Biografia Gli studi e le attività negli anni del sacerdozio Figlio di Angelo e Giuseppa Guadagnino, nato a Canicattì (AG) l’11 luglio 1885, trascorse nella città natale l’infanzia e, dopo le scuole primarie, vi frequentò la Regia Scuola Tecnica ivi eretta sin dal 1864; completò il corso di studi filosofici e teologici nel seminario di Agrigento, dove fu ordinato sacerdote il 12 luglio 1908; inviato subito dopo a Ribera, manifestò ben presto particolare impegno sociale e interessi spirituali e culturali che ne avrebbero caratterizzato la vita anche come arciprete di Canicattì, docente di lettere classiche nelle scuole statali a Caltagirone e Agrigento, professore di lettere e S. Scrittura nel seminario diocesano di Agrigento.

Il 27 giugno 1914 conseguì la laurea in lettere classiche all'Università di Palermo con una tesi su «La posizione di San Girolamo nella storia della cultura», ottenendo il massimo dei voti e la lode, relatore il professor Vincenzo Ussani, fra i massimi filologi del tempo, che considerava Ficarra uno dei suoi migliori allievi. Notevole era anche la stima che di lui aveva il filosofo Giovanni Gentile, anch’egli docente a Palermo, che pare abbia detto: «Quando lo studente Ficarra alza la mano, sono in imbarazzo».

Profondo conoscitore di san Girolamo, Ficarra pubblicò nel 1916 il primo volume del saggio La posizione di san Girolamo nella storia della cultura, cui sarebbe seguito il secondo nel 1930. Secondo Agostino Gemelli, fondatore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, si trattava di un'opera in grado di segnare «un apporto definitivo sul pensiero del grande dalmata». Nel 1920 compose il Florilegium Hieronymianum, apprezzato dal segretario di Stato vaticano Federico Tedeschini, che nel 1921 chiese invano al vescovo di Girgenti, Bartolomeo Lagumina, il trasferimento del sacerdote a Roma per nominarlo vicesegretario della Segreteria delle Lettere Latine.

Pur restando in Sicilia (era infatti stato nominato arciprete di Canicattì nel 1919 e dal 1928 docente di lettere nel seminario di Agrigento), e nonostante il servizio militare prestato in periodo di guerra nell’Ospedale militare principale di Padova, Angelo Ficarra poté continuare i suoi studi, culminati nel 1928 con la redazione della voce San Girolamo per l'Enciclopedia Treccani, su incarico del suo antico maestro Giovanni Gentile, direttore scientifico dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Come docente di lettere classiche e S. Scrittura, oltre che Vicario generale e punto di riferimento culturale per l’intera diocesi, rimase ad Agrigento fino al 1936, quando fu nominato vescovo di Patti.

Il ministero episcopale e gli attriti con la gerarchia Ordinato vescovo il 22 novembre 1936 da monsignor Giovanni Battista Peruzzo, assistito dai vescovi conconsacranti Giovanni Iacono di Caltanissetta e Giuseppe Cognata di Bova, fece il suo ingresso nella diocesi di Patti il 3 gennaio 1937.

Dedito alla meditazione e alla preghiera, ma attento alla pastorale e desideroso di trasmettere della Chiesa l'immagine del servizio, Ficarra mantenne sempre una posizione di ferma distanza dal potere politico, il che gli avrebbe procurato censure, ostilità e provvedimenti disciplinari. Nel 1938 fu richiamato dal cardinal Pacelli, il futuro Pio XII, per aver messo fine ad una festa religiosa a Librizzi (ME) dove si era proiettato un documentario sul viaggio di Mussolini in Sicilia.

Alieno da ogni mira di potere e refrattario ad ogni collusione con esso il suo ministero pastorale, oltre che a rivitalizzare il gusto dei buoni studi in seminario, si sviluppa soprattutto su tre direttive, che rappresentano gli impegni propri di un vescovo: catechesi, vita spirituale e carità, cui il vescovo dedicò le sue forze del corpo e dello spirito, nonché la sua cultura, con l’organizzazione meticolosa delle scuole di catechismo, con la visita periodica alla diocesi, con la promozione di Congressi, incontri di studio e manifestazioni religiose e con le lettere pastorali che educavano, formavano ed esortavano clero e fedeli.

Lo scoppio della guerra, pur condizionando e frenando questo processo, offrì tuttavia al vescovo l’opportunità di testimoniare il suo stile pastorale: quando Patti nell’agosto del 1943 subì i bombardamenti degli Alleati, esortato a mettersi in salvo, egli decise di rimanere al suo posto per confortare gli altri, esortandoli alla solidarietà e alla speranza, anche con 4 lettere pastorali che dal 1941 al 1947 offrono a sacerdoti e fedeli luce e orientamenti; la stessa guerra, senza trascurarne la barbarie e la tragicità (firmerà l’appello per la pace di Stoccolma), viene considerata anche occasione di redenzione spirituale e di nuova solidarietà; e i gravi problemi postbellici videro il vescovo Ficarra attento ai bisogni e impegnato nella ricostruzione materiale e spirituale di clero, fedeli e strutture.

Dopo la Liberazione, risultò particolarmente inviso agli esponenti locali della Democrazia Cristiana, che addebitavano alla mancata mobilitazione del clero la sconfitta dello scudocrociato nelle elezioni a Patti e in altri comuni della diocesi il 20 ottobre 1946 e in quelle del 1948.

Nell'estate del 1950, fece scalpore la firma di mons. Ficarra in appoggio alla petizione pacifista contro la proliferazione nucleare (appello di Stoccolma) promossa dai Partigiani della Pace, guidati dal premio Nobel, e comunista, Frédéric Joliot-Curie. Essa sembrava infatti in aperta violazione della scomunica di Pio XII verso i comunisti e in particolare del divieto ad appoggiarne le associazioni da essi organizzate "anche se camuffate sotto altri nomi". La firma offrì ulteriore motivo alla sua destituzione.

Come raccontato da Leonardo Sciascia nel saggio Dalle parti degli infedeli, la Sacra Congregazione Concistoriale, allora presieduta dal cardinale Piazza, chiese invano le dimissioni di mons. Ficarra, ufficialmente a causa di un testo (peraltro allora inedito) nel quale il vescovo sottolineava gli elementi tradizionali ed esteriori della religiosità dei siciliani, attaccati agli aspetti rituali e paganeggianti del culto. Secondo taluni, dal saggio trasparivano le simpatie del presule per le tesi moderniste, suffragate peraltro dalla corrispondenza avuta in gioventù con Ernesto Buonaiuti, esponente di spicco del modernismo italiano e per questo motivo scomunicato.

La Congregazione pose quindi sotto tutela il vescovo e, con lettera del 10 gennaio 1952, rilevando alcune deficienze pastorali, imputabili anche a «indebolimento nella vista e nell’udito» giudicava «inderogabile» che il vescovo rinunciasse alla diocesi; mons. Ficarra, in una lettera dignitosa e accorata al cardinale di Palermo Ernesto Ruffini, confuta in dettaglio le accuse, definisce mito di menzogna le notizie sulla sua salute, sottolinea che la sua vista è ottima e più che sufficiente l’udito, e rifiuta di dimettersi; la Congregazione allora, nel 1953, gli affiancò un ausiliare non richiesto (sedi datus), nella persona di monsignor Giuseppe Pullano. Nel 1955, non essendo nel frattempo giunte le dimissioni di Ficarra, convinto di non avere colpe, monsignor Pullano fu nominato amministratore apostolico sede plena; in tal modo Ficarra, pur restando a capo della diocesi (sede plena), era nei fatti sollevato da ogni incarico, perché l’amministratore Pullano operava da reggente direttamente a nome del Papa.

La vicenda si risolse il 2 agosto 1957, quando monsignor Ficarra fu promosso arcivescovo titolare di Leontopoli di Augustamnica, in partibus infidelium: la nomina ad una sede fittizia rappresentava di fatto un esautoramento definitivo per il vescovo, il quale trovava anche la forza di ironizzare sul titolo (Leontopoli: città dei leoni), che riteneva inappropriato al suo carattere e al suo stile. Dopo la morte di Pio XII, eletto Giovanni XXIII, mai rassegnato all’ingiustizia subita, mons. Ficarra presentò istanza di revisione del suo caso, ma la richiesta fu ritenuta non opportuna dalla Congregazione Concistoriale.

Mons. Angelo Ficarra morì il 1º giugno 1959e venne seppellito nella chiesa madre di Canicattì, città in cui era nato 74 anni prima. Archivio Capitolare di Patti, Cronotassi dei Vescovi, Libro Maestro, f. IX; D. De Gregorio, Mons. Angelo Ficarra: dalla nascita all’episcopato, in A. Sidoti (ed.), Mons. Angelo Ficarra Vescovo di Patti (1936-1957), Patti 1999, pp. 17–21; 33-34; 54-55.

Lorenzo Rosoli, "Il vescovo che piaceva a Gentile", Avvenire, 25 giugno 2004, p. 24.

Cfr. D. De Gregorio, Mons. Angelo Ficarra: dalla nascita all’episcopato, cit. p. 35.

Ib., p. 43.

Ib., p. 36.

Cfr. A. Ficarra, Girolamo, s., in Enciclopedia Italiana, ed. 1949, XVII, pp. 284–286.

Cfr. D. De Gregorio, Mons. Angelo Ficarra: dalla nascita all’episcopato, cit., pp. 59–64.

D. M. Cheney, Angelo Ficarra, in Catholic Hierarchy.

Cfr. Bollettino Diocesano Patti (1937), Numero speciale, in Archivio Storico Diocesano.

Cfr. F. Renda, Profilo storico: Chiesa e società in Sicilia dall’Unità al Vaticano II, in Aa. Vv., La Chiesa di Sicilia dal Vaticano II al Vaticano II, Caltanissetta-Roma 1994, I, p. 90. Nel 1925 il fratello Vincenzo, socialista, era stato aggredito a morte dai fascisti per aver rifiutato di tributare loro rispetto durante una manifestazione che inneggiava al regime. Questo episodio aveva probabilmente esacerbato la distanza dal fascismo da parte di Ficarra, ma i suoi intenti primari erano di natura religiosa e pastorale.

Pur accogliendo l’interpretazione di Sciascia (Dalle parti degli infedeli, in C. Ambroise (ed.), Leonardo Sciascia. Opere 1971-1983, Milano 2001, pp. 856–857) che vede nel provvedimento una reazione al regime fascista, è opportuno rilevare che il vescovo si rifaceva ad una norma dei vescovi siciliani sul cinema; oltre a richiamare il decreto dei vescovi dell’isola, mons. Ficarra sottolinea che il divieto è assoluto, indipendentemente dal soggetto della rappresentazione, e precisa che la Curia di Patti aveva proibito in altre ricorrenze persino la proiezione di un film sulla vita di S. Giovanni Bosco (cfr. Lettera al Segretario Federale del P. N. F, del 27 ottobre 1938-XVI, in Archivio Storico Diocesano, Corrispondenza, Patti 1938; cfr. pure F. M. Stabile, L’episcopato siciliano, in Aa. Vv., La Chiesa di Sicilia dal Vaticano II al Vaticano II, Caltanissetta-Roma 1994, I, pp. 182–183).

Il vescovo era ragionevolmente orgoglioso del suo seminario che, tolte le diocesi di Catania e Caltanissetta, riteneva «non inferiore a nessuno degli altri», sottolineando che il rettore Angelo Tricoli era stato scelto direttamente dalla Congregazione (cfr. Lettera a Mons. Pullano del 18 luglio 1954, in Archivio Storico Diocesano, 1954); per l’attenzione al seminario e alla promozione degli studi cfr. B. Rinaudo, Il Seminario Vescovile di Patti e la Biblioteca «Divus Thomas». Profilo storico documentato (1588-2008), Patti 2009, pp. 182–187.

Sulla carità del vescovo Ficarra, che pensava al corpo senza dimenticare lo spirito, e viceversa, cfr. la vivace testimonianza di un allora ragazzo della zona che ricorda le distribuzioni di vestiario e generi alimentari nel periodo postbellico, ma anche l’attenzione agli studi e la disponibilità del vescovo per ripetizioni di greco (R. Magistri, Mons. Ficarra e i ragazzi “d’arreti ‘u casteddu, in A. Sidoti (ed.), Mons. Angelo Ficarra Vescovo di Patti (1936-1957), cit., pp. 177–179.