Acireale, città siciliana in provincia di Catania, ha una storia lunga secoli, che confonde le proprie radici nella leggenda della ninfa Galatea e del pastorello Aci. Storicamente il borgo assunse importanza a partire dal XVI secolo affermandosi poi nei secoli successivi.
Dalle origini ad Aquilia Nuova Xiphonia
Secondo tradizione Acireale e le altre Aci trassero la propria origine da Xiphonia, misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa. I poeti Virgilio e Ovidio fanno risalire il mito della fondazione alla storia d'amore tra una ninfa chiamata Galatea ed un pastorello chiamato Aci, ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo. Scomparsa Xiphonia, in epoca romana nello stesso territorio nacque una città chiamata Akis, e che storicamente partecipò alle guerre puniche.
Medioevo Nel Medioevo il borgo si consoliderà attorno al castello (oggi in territorio di Aci Castello), cambiando la propria denominazione in Jachium, sotto i bizantini, Al-Yag con gli arabi e quindi in Aquilia. Del periodo normanno è la fondazione del Santuario di Valverde. Nel 1169 il territorio fu sconvolto da un terribile terremoto che provocò la dispersione della popolazione nell'entroterra e la nascita delle varie borgate di Aci. In particolare alcuni profughi fondarono nel promontorio a monte del castello un borgo chiamato Aquilia. Alla fine del XIV secolo una decina di nuclei familiari, si spostò ancora più a nord dove diedero vita ad Aquilia la nuova (anche Aci Aquilia) in contrapposizione alla precedente denominata da allora la vetere. Aquilia nuova fu il primo nucleo della città attuale, di quel periodo si tramanda storicamente l'esistenza della taverna di un certo "Zu Spiranza" posta proprio nella odierna piazza del Duomo.
Dopo le distruzioni angioine causate dalla Guerra del Vespro e dalla peste del 1466, il borgo si arricchì di un tempio votivo dedicato originariamente a San Sebastiano Martire che, dopo il terremoto del 1693, venne dedicato a Sant'Antonio di Padova e conserva tutt'oggi un bellissimo portale, in stile gotico lombardo del 1475, unico ricordo dell'antico edificio e di Aquilia Nuova. Il borgo apparteneva alla parrocchia sacramentale di Aci San Filippo. A favore del nuovo borgo vi fu anche la benevolenza dei sovrani aragonesi che rafforzandolo volevano porre un freno alle ambizioni espansionistiche della vicina Catania, spesso ribelle alla casata regnante. La tradizione popolare vuole che solo sul finire del medioevo le reliquie dell'amata Santa Patrona Venera tornassero in città (anche se in momenti diversi) ed a più riprese.
Il XVI secolo Il 1500 fu un secolo importantissimo per la città di Acireale, dove si stava consolidando un forte ceto mercantile. Già nel 1528 dietro il pagamento di 72.000 fiorini, l'imperatore Carlo V liberava Aci ed il suo territorio da ogni vassallaggio, mantenendola nel demanio ed erigendola a Comune. Nel 1553 Aquilia corse il pericolo di essere rivenduta e soltanto un donativo di 100 onze, da ricavarsi da una nuova gabella del vino e dei mosti, la fece scampare al pericolo di ricadere sotto il dominio baronale.
Così nel fervore nel 1548 sorgeva, di fronte alla Cattedrale, l'ospedale, la prima vera opera pubblica realizzata in città. L'opera sarà poi lesionata dal terremoto del 1693 e quindi abbattuta (1811) per ampliare la piazza. Nel 1587 si iniziarono i lavori della costruzione della via di Santa Maria La Scala (Le chiazzette).
In ambito religioso nel 1554 veniva elevato il campanile sud della Cattedrale e nel 1558 la chiesa dell'Annunziata (attuale Duomo) veniva elevata a sacramentale (parrocchia) dal Vescovo di Catania, monsignor Nicolò Caracciolo. Di fatto la città finiva di dipendere dalla chiesa di Aci San Filippo: si sanciva così l'ascesa di Aquilia anche in campo religioso.
Nel 1571 don Vincenzo Gravina definì lo stemma cittadino: questo presentava a destra il castello merlato con in cima un leone coronato rampante con una bandiera, a sinistra i tre faraglioni uscenti dal mare con in alto le lettere A.G. a ricordo del mito di Aci e Galatea. Nei sigilli compare anche la dicitura: Acis civitas amplissima et fida regibus. Lo stendardo venne custodito all'interno del castello e portato fuori per la festa patronale. Nel 1577 un tumulto spontaneo e sanguinoso contro talune imposizioni delle milizie spagnole costava alla città 17 impiccagioni e 15.000 scudi per ottenere l'amnistia. La città in quel periodo oscillava tra i sei ed i settemila abitanti.
Nel 1582 nell'attuale frazione di Santa Tecla sbarcarono da ben sette galee turche circa trecento pirati comandati da Luccialì. Grazie però alla mobilitazione della popolazione questa incursione fallì ed i pirati furono costretti alla fuga.
È del 1594 il documento più antico sul Carnevale di Acireale (mandati di pagamento, vol. II, 1586-1595, libro 6 foglio 72v), data in cui si fanno risalire le origini del carnevale.
Espansione del XVII secolo
Nel XVII secolo, la città oramai in ascesa si affermò ulteriormente come centro commerciale. Questa rapida ascesa causò una serie di contrasti e rivalità con gli altri casali, che ottennero di costituirsi in universitas (città). Nacquero: Aci Bonaccorsi (1652), Aci Castello (1647) (comprendente anche Aci Trezza), Aci San Filippo ed Aci Sant'Antonio (1628) (comprendente anche l'antica "Aci "Valverde, Aci Santa Lucia ed Aci Catena).
La città vide realizzati importanti interventi di architettura religiosa, civile e militare. Alla fine del XVI secolo risalgono le realizzazioni di alcune importanti opere di fortificazione del litorale, fra cui la Torre Alessandrano, la torre quadrata di Sant'Anna a Capo Mulini (1585), la garitta di Santa Tecla e la Fortezza seu Bastione del Tocco sulla Timpa di Santa Maria La Scala (1592-1616). La fortezza del Tocco venne progettata dall'ingegnere Camillo Camilliani (in seguito vi partecipò l'ingegnere acese Vincenzo Geremia - detto porcellana - cui si deve nel 1674 l'aggiunta di un cannoncino portatile). Queste opere furono rese necessarie dall'intensificarsi delle scorrerie turche dopo la battaglia di Lepanto. Il forte, da cui si godeva un ampio panorama sulla costa era a pianta irregolare ed ospitava un grande cannone che, sparando un colpo ad ogni avvistamento di navi pirata, avvertiva la popolazione del pericolo. Nel settore civile 1659 si avviano i lavori per la costruzione del palazzo comunale, ovvero la Loggia Giuratoria. Tra il 1658 ed il 1687 viene realizzata la cappella barocca di Santa Venera nella Cattedrale, per conservare le reliquie della Santa, che fino ad allora erano state conservate nella chiesa di Gesù e Maria.
Alla città vennero riconosciuti i privilegi della Fiera Franca e della demanialità. Nel 1616 la Fiera Franca viene trasferita ad Aquilia Nuova, facendo crescere il malcontento degli altri casali. Nel 1642 Filippo III, re di Sicilia e di Spagna, conferì alla città lo status di città demaniale (reale appunto), dietro corresponsione di una grossa elargizione di denaro. Contemporaneamente si perse il sostantivo "Aquilia".
Nel 1669, la città accolse i numerosi profughi dalla eruzione dell'Etna che incombeva su Catania (Il capoluogo etneo contava in quel periodo sui 16.000 abitanti, Acireale circa 11.000).
L'esuberanza di Acireale anche nel campo della cultura permise nel 1671 la fondazione dell'Accademia degli Zelanti.
La città prese parte alla guerra franco-spagnola a partire dal 1675 che fu combattuta in molte parti della Sicilia. Acireale parteggiò per gli spagnoli e quando i messinesi coperti dai francesi occuparono la piazzaforte di Taormina, il Senato e la popolazione, sostenuta dal Viceré Aniello de Gusman (o de Guzman), marchese di Castel Roderigo, fortificarono la città, il mare presso l'attuale Capomulini e la parte boschiva a settentrione della città. Proprio a Capomulini durante i lavori per la fortificazione si rinvennero notevoli quantità di frammenti di statue marmoree databili all'epoca romana, fra cui un busto marmoreo che raffigurerebbe Giulio Cesare, noto come Cesare di Acireale e che ora è visibile alla Pinacoteca Zelantea. Venne inoltre eretta una porta fortificata (1676) nell'attuale piazza Gusmana, su disegno dell'ingegnere militare Carlos de Grunembergh, di cui oggi non rimane alcuna traccia. Nella battaglia che avvenne nel 1677 presso le alture della vicina San Leonardello (già nel territorio della contea di Mascali), gli acesi batterono alcuni reparti francesi arrivati in soccorso dei messinesi e successivamente respinsero un attacco dal mare, cannoneggiando la flotta avversa dalla fortezza del Tocco e dalla Torre di Sant'Anna. Nel 1678 il re Carlo II di Spagna e Sicilia concesse alla città il titolo di Amplissima per la fedeltà dimostrata.
Nel 1680 venne eletta Patrona della città Santa Venera dal vescovo di Catania monsignor Michelangelo Bonadies.
Il 1693 e la ricostruzione
I processi di ascesa economica del XVI secolo e di affermazione della città nel XVII secolo vennero bruscamente interrotti la mattina dell'11 gennaio 1693, quando la città fu danneggiata dal terremoto che sconvolse tutta la Sicilia sud-orientale. Vennero rovinate: la corte del capitano di giustizia, la loggia dei giurati, tutte le chiese e i monasteri."... le Chiese, Oratori, e lochi pii, tutte rovinarono eccettuatene alcune poche, come la Chiesa Maggiore ... che si mira destrutta nelle volte dell'ale e del Mattello, e pure nella Cupola, e parte del Campanile ...", mentre la basilica collegiata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo ... "patì alcune fessure e precipitò la volta del Cappellone Maggiore dipinta da un insigne pittore messinese unitamente la Sagristia e la Cappella collaterale di Gesù e Maria, rovinò la Chiesa di S. Sebastiano buttando al suolo il coro dipinto dal vago pennello d'un esimio pittore acitano ...". Pagina 31, Cherubino Alliotta, Le tre corone, Catania, 1693. Ristampa anastatica in C. Cosentini. "Il Terremoto del 1693 ad Acireale" - "Memorie e rendiconti", serie IV, vol. III, Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, Acireale, 1993. Si è stimato che almeno il sessanta per cento del patrimonio edilizio fu rovinato. Si contarono 739 vittime su una popolazione di quasi 13.000 abitanti. La scossa fu preceduta da alcune piccole e brevi scosse: l'usanza di allora di rifugiarsi in chiesa subito dopo una scossa sismica, fu per molti fatale. Nonostante gli ingenti danni riportati (comunque minori rispetto alle cittadine del Val di Noto), iniziarono ben presto i lavori di ricostruzione e già nel 1705 si apriva il cantiere della chiesa di San Sebastiano, che verrà poi arricchita dalla facciata (1713) e dalle opere di Pietro Paolo Vasta. Superato il dramma della distruzione e avviati una serie di processi per la ricostruzione della città praticamente dalle fondamenta già nel 1713 la città iniziava a crescere superando i 12.000 abitanti.
XVIII secolo