La finanza d'impresa o finanza aziendale, anche nota con il nome inglese corporate finance, è un'area della finanza che si occupa delle decisioni di natura finanziaria che le società (incluse le società per azioni) devono prendere per sostenere finanziariamente le loro attività e come analizzarle e valutarle, ad esempio analisi costi-benefici e analisi di sistema input-output. Con l'espressione finanza gestionale ci si riferisce invece a tutte le forme giuridiche d'impresa e non solo alle multinazionali (corporation).
Questo insieme di conoscenze si può applicare a svariate forme giuridiche d'impresa; se si prende il nome in inglese, è implicito però un riferimento specifico alle società per azioni (in inglese statunitense corporation). Tuttavia, molti concetti sono in comune tra corporate finance e managerial finance e a loro volta si sovrappongono con la conoscenza delle fonti del diritto societario, la contabilità finanziaria e la conoscenza del banking.
Questo campo ha alcuni collegamenti con la contabilità finanziaria siccome determinate scelte in finanza d'impresa impattano sui dati nel foglio di bilancio. Si lega pure all'analisi di bilancio (in particolare la valutazione d'azienda) perché determinate scelte finanziarie e dunque cambi nei dati nei report finanziari cambiano la valutazione positiva o negativa di un'azienda agli occhi degli investitori. Siccome svariati concetti sono in comune, la finanza d'impresa e la valutazione aziendale si possono studiare insieme o dopo la contabilità finanziaria. L'analisi di bilancio non va confusa con la valutazione d'azienda, in cui si calcola il valore di un'azienda, tipicamente in contesto di acquisto da parte di un'altra azienda.
Generalità In rapporto alla finanza, come appena accennato, la finanza d'impresa è una delle sue principali aree (finanza pubblica, finanza aziendale e finanza commerciale).
Una figura legata alla finanza d'impresa è quella del finanziere aziendale, ovvero il gestore di questa funzione aziendale. Se è uno dei senior manager/top executive di una corporation, esso è il Direttore finanziario (CFO), una figura che pianifica le attività finanziarie e che in alcuni ordinamenti può affiancare l'Amministratore delegato (CEO) e il Presidente e Vice-presidente dell'azienda.
Di base, la finanza d'impresa illustra quali prodotti finanziari hanno a disposizione le varie forme giuridiche d'impresa (e.g. le società per azioni) per raccogliere liquidità, come si può strutturare il capitale, come bilanciare il livello di debito quando le risorse sono prese a debito (e.g. mutui in banca e investimenti di obbligazionisti) e quando si acquistano beni e servizi o si effettuano operazioni (e.g. materia prima, macchinari, servizi di leasing, affitto, franchising, assicurazione, certificazione, imballaggio merci, caricamento e spedizione, ecc.) e sia come che quanto finanziare un progetto di cui si conosce il costo. Infine, spiega come analizzare e valutare dal punto di vista finanziario una decisione per capire se è conveniente/efficiente e efficace: infatti, una decisione per essere tale deve perseguire il miglior equilibrio possibile tra le risorse/fonti già disponibili in azienda e gli impieghi su cui investirle. Pertanto, la finanza d'impresa ha dei punti di contatto con l'analisi finanziaria dei progetti.
Prendere decisioni convenienti e efficaci nell'ambito dell'amministrazione finanziaria di un'azienda è una delle basi per perseguire una gestione finanziaria il più efficace possibile, tale per cui le risorse sono racimolate e allocate in modo oculato in base alla loro disponibilità immediata o alla capacità di raccoglierle, all'obiettivo da raggiungere e in parte anche in base alla propria filosofia di investimento (alcuni manager o investitori, e.g. azionisti, possono essere più o meno avversi ai vari tipi di rischio, ai progetti innovativi e all'indebitamento, da cui in particolare si origina il rischio di credito).
A sua volta, la gestione finanziaria più efficace possibile (nell'ambito della business administration, esistono più ambiti come ad esempio la gestione della catena di distribuzione) porta l'azienda a non soffrire delle perdite economiche, contribuisce a tenere attivo il suo business, genera un ritorno sull'investimento/sul capitale investito (return on investment/on invested capital), le permette di espandersi e, come conseguenza finale, migliora e accresce il valore dell'azienda agli occhi degli stakeholder verso di essa; se ci si riferisce di preciso agli azionisti/shareholder, si parla di aumento dello shareholder value, cioè del valore dell'azienda agli occhi degli azionisti. Questo valore andrebbe incrementato continuamente e massimizzato. Un'azienda che genera utili aumenta la sua attività anche agli occhi di potenziali creditori, oltre che di potenziali investitori (azionisti vari, incluse le banche, le compagnie assicurative e lo Stato).
Alcuni dei suoi principi su cui si basa sono l'equilibrio tra risorse già disponibili e gli impieghi/obiettivi prefissati, ben definiti e capaci di generare utili/profitti/eccedenze/surplus (indipendentemente che abbiano un orizzonte temporale di breve, medio o lungo termine), rendere il rendimento del capitale investito superiore al costo del capitale senza esporsi a rischi eccessivamente alti e investire in progetti e attività di business in cui le condizioni di mercato e la concorrenzialità dell'azienda portino ad avere un VAN (valore attuale netto) positivo (positive net present value) il quale, in forza del principio di additività del VAN, viene sommato al precedente valore aziendale.
Due macro-aree di quest'area sono il capital budgeting (come raccogliere capitale per finanziare i progetti che realizzano la missione aziendale cristallizzata nell'oggetto sociale scritto nello statuto e in una sorta di motto detto mission statement). La seconda macro-area è il working capital management, cioè la gestione del capitale circolante, ovvero i fondi e risorse (denaro e scorte, in inglese inventory) della corporation per operazioni nel breve termine (short-term, in contrapposizione a medium-term e long-term), prestiti nel breve termine e dei pagamenti dilazionati concessi ai clienti/compratori (e.g. i pagamenti a 30, 60, 90 giorni dall'emissione della fattura o di un documento che attesta il caricamento della merce sul mezzo del primo spedizioniere/vettore, come una polizza di carico marittima/Bill of Lading). Questi ultimi costituiscono un credito nei confronti della corporation, che però può scontare il titolo in banca tramite girata e dunque incassare immediatamente/a vista/at sight (e.g. una cambiale tratta/bill of exchange scontata a una banca): il cliente cessa di essere creditore verso la corporation e diventa creditore verso la banca.
Dal lato dei finanziamenti, l'obiettivo è quello di scegliere il giusto bilanciamento nella struttura finanziaria, ossia il livello di debito ed il livello di equity tale da massimizzare il valore aziendale tramite il beneficio fiscale del debito, il quale non è soggetto ad imposta in quanto risulta un costo per l'azienda, ma ponendo allo stesso tempo attenzione all'aumento dell'incidenza dei costi di insolvenza finanziario (financial distress): questi ultimi si presentano con l'aumento della probabilità di insolvenza o fallimento collegato incapacità dell'azienda di fare fronte alle passività aziendali in scadenza, aumentando di conseguenza il rischio di credito (il rischio massimo è quello di liquidazione della corporation; nell'ordinamento italiano, in dei casi è coatta, cioè forzata).
Le società per azioni, alle borse e a concetti correlati di finanza