Chopin è un saggio biografico scritto dal compositore e pianista Franz Liszt sull'opera e la vita di Fryderyk Chopin quasi tre anni dopo la morte del musicista polacco e pubblicato nel 1852. Questo volume rappresenta una delle più importanti opere dedicate a Chopin, offrendo una preziosa prospettiva sulla sua vita artistica e personale.
Si è a lungo discusso sull'effettiva paternità di Liszt nei riguardi di questo libro; il musicista non era uno scrittore né un musicologo e la prosa ridondante fa ritenere che sia opera in gran parte della principessa Carolyne zu Sayn-Wittgenstein, compagna di Liszt fin dal 1847, ovviamente su indicazioni e suggerimenti che solo chi aveva a lungo frequentato Chopin poteva dare.Michele Campanella, Prefazione a Franz Liszt, Chopin, Roma, Castelvecchi, 2015. La grande conoscenza che Liszt aveva di Chopin come amico e collega gli permise di realizzare un saggio considerando anche la vita del compositore polacco. Nonostante la stima non fosse reciprocaChopin era sinceramente amico di Liszt, ma non ne apprezzava molto l'opera e che l'amicizia si fosse incrinata già da qualche anno,Gastone Belotti, Chopin, Torino, EDT, 1984 in Chopin, Liszt offre un'analisi attenta e appassionata del carattere del musicista, della sua musica e del contesto storico-culturale in cui visse, con lunghe digressioni sul popolo polacco, la sua storia, le sue passioni e anche sui difetti. Pur essendo la sua un'opera prevalentemente celebrativa e apologetica,Piero Rattalino, Fryderyk Chopin. Ritratto d'autore, Torino, EDT, 1991, ISBN 978-88-7063-120-3. la prosa ricca ed eloquente e le descrizioni vivide consentono ai lettori di immergersi nella vita e nel mondo interiore di Chopin, scoprendo le sfumature emotive che si riflettono nella sua straordinaria produzione musicale.
Liszt iniziò a scrivere su Chopin subito dopo la sua morte. Parlò con gli amici e i conoscenti, in particolare con Jane Stirling, amica e allieva del musicista scomparso che gli era stata vicina negli ultimi tempi, informandosi su fatti e avvenimenti della sua vita. Il 14 novembre 1849, a quasi un mese dalla morte, scrisse alla sorella di Chopin, Ludwika, sottoponendole una serie di domande su particolari della giovinezza e delle relazioni avute dal fratello. Le richieste furono considerate poco opportune dalla famiglia e quanto comunicato non fu di molta utilità al lavoro di Liszt. Il compositore ungherese iniziò subito a pubblicare a puntate il suo testo sulla rivista France Musicale già nel 1851. L'opera finita fu stampata per la prima volta a Parigi nel 1852; successivamente l'autore pubblicò una seconda edizione che presenta integrazioni ad alcuni capitoli.
Struttura
Il libro è articolato in nove capitoli: Il carattere generale delle opere di Chopin Le Polacche Le Mazurche Il virtuosismo di Chopin L'individualità di Chopin La giovinezza di Chopin LéliaProtagonista di un romanzo di George Sand del 1833 Ultimi tempi, ultimi istanti Conclusione
Il carattere generale delle opere di Chopin Secondo Liszt il vero apprezzamento per le opere di Chopin avverrà in futuro; le novità che ha introdotto nella forma e le modalità insolite non facilitano al momento la piena comprensione della sua musica. Al di là della popolarità di cui comunque gode, l'opera di Chopin verrà considerata dai posteri in modo più serio e meno frivolo. Gli studiosi comprenderanno che l'impronta lasciata nella sua musica è vastissima grazie al suo genio melodico, agli allargamenti innovativi del tessuto armonico pur mantenendo una perfetta giusta misura della forma. Chopin ha voluto limitarsi a un solo ambito, il pianoforte, rinunciando volontariamente alla grandiosità dell'orchestra e ciò probabilmente ha sminuito la sua fama.
Fare un'analisi compiuta delle opere di Chopin è impossibile. Il suo tessuto armonico è nuovo, la sua originalità non eccede mai, le ornamentazioni sono come gocce di rugiada sulla linea melodica. Liszt ritiene però che la vivacità delle prime opere sia andata perduta in quelle più mature per poi svanire nelle ultime più elaborate. Per sottolineare la grandezza dello stile chopiniano cita il secondo movimento del Concerto n. 2 e la Marcia funebre dalla seconda sonata che fu eseguita ai suoi funerali.
L'autore accenna anche al carattere di Chopin, non facile da comprendere; la familiarità e la franchezza in lui non implicavano la confidenza, evitava ogni argomento che riguardasse sentimenti intimi. D'altronde il fisico debole del compositore gli impediva ogni manifestazione di passioni in modo energico, era invece sempre solo affettuoso e gentile. Scriveva però pagine in cui a tratti affiorava quell'insofferenza che non riusciva a manifestare, arrivando anche a un'irascibilità tormentata nelle ultime opere.
Le Polacche Tra le composizioni di Chopin le Polacche sono fra le più ispirate, ma poco studiate per via delle difficoltà nell'esecuzione. Ben lontane da quelle un po' stucchevoli che erano in voga nel XVIII secolo, le Polacche di Chopin racchiudono nobiltà di sentimento per la patria; in esse si ritrovano la risolutezza e l'eroismo dei polacchi di un tempo, sempre animati di dignità e grandezza d'animo. In alcune di queste composizioni si possono sentire i passi decisi di uomini che con valore affrontarono le avversità del destino, con atteggiamento nobile e vestiti con ricchi costumi sullo sfondo di un tempo passato.
È difficile poter risalire al carattere originale della Polacca tanto è mutata nel tempo. Liszt descrive con dovizia di particolari quali furono le usanze e le particolarità che accompagnarono nel tempo l'evolversi di questa danza. Egli ricorda l'aspetto al tempo stesso marziale e cortese della Polacca, ballo che era destinato particolarmente agli uomini. Nelle famiglie importanti, in occasioni di feste, i padroni di casa aprivano le danze con le dame più in vista a cui seguivano via via le altre personalità, formando un corteo che si snodava nei vari ambienti e nei giardini. Ogni cavaliere cercava di superare in bravura il precedente e le dame seguivano con andamento ritmato e armonioso.
Chopin nacque troppo tardi per conoscere l'originalità e lo spirito di queste Polacche, ma attraverso i ricordi della sua infanzia e la storia della sua terra, riuscì a rendere eterna questa danza. Le antiche musiche delle polacche non hanno molto valore in ambito artistico. Le più note erano quella detta di Kościuszko e quelle del conte Michał Kleofas Ogiński, oscure e languide. Fu Weber a ridare vigore a questa danza, rifondendole vita e splendore. Chopin però lo superò, per il numero di composizioni e per le novità armoniche. In particolare la Polacca in La maggiore e quella in La bemolle maggiore per il loro slancio si avvicinano a quelle di Weber. Il grande merito di Chopin è stato quello di aver presentato nelle sue Polacche tutte le luci e le ombre suggerite dal ricordo, di aver cantato la gloria e anche il dolore. Fra le sue opere di più grande intensità per Liszt vi è la Polacca in Fa diesis minore in cui, in modo bizzarro, intercala una Mazurca quasi fosse la narrazione di un sogno ricco di incoerenze e passaggi inconsueti. Nella Polacca-Fantasia in La bemolle maggiore, che appartiene all'ultimo periodo compositivo, la musica è pervasa da un'ansia frenetica ed è priva di immagini luminose; non si avvertono più i passi dei cavalieri e la loro audacia, ciò che predomina è una malinconia elegiaca alternata a sussulti.
Le Mazurche Le Mazurche di Chopin si differenziano dalle Polacche per carattere. I colori forti e complessi sono qui sostituiti da sfumature più delicate e l'elemento femminile diventa più presente; la fierezza è in esse sempre venata di malinconia. Chopin ha reso questi caratteri con grande appropriatezza completandoli con il suo stile unico. I suoi ricordi della terra natale lo hanno aiutato a creare racconti che, grazie alla sua opera, hanno valicato i confini della terra in cui sono nati.
Secondo Liszt, per comprendere quanto siano appropriati i colori e le sfumature dei sentimenti che Chopin ha trasfuso nelle sue composizioni, bisognerebbe aver assistito a una Mazurca danzata in Polonia, solo in questo modo si sarebbe potuto comprendere come questo ballo fosse orgoglioso e delicato al tempo stesso.
L'autore descrive le caratteristiche della Mazurca, di come sia rappresentativa della Polonia e della sua grande attrattiva presso la gente. Al contrario di Valzer, Polka e Minuetto, la Mazurca coinvolge anche gli spettatori che aspettano con attenzione il turno delle varie coppie che si esibiscono con le loro varie figure. In Polonia, tutte le donne, anche quelle meno portate, conoscono i passi di questa danza. Chopin ha amplificato quanto di poetico era già presente, a volte appena accennato, nelle antiche Mazurche. Mantenendo il ritmo caratteristico, ha dato nobiltà alla melodia e ha introdotto innovazioni armoniche; egli ha disegnato con chiaroscuri dei quadri in cui si trovano sensazioni, fantasie, passioni, vanità; nelle Mazurche si concentrano un'infinità di emozioni. L'elemento femminile conferisce a questa danza una dolcezza ineguagliabile, poiché, secondo Liszt, le donne slave hanno caratteristiche incomparabili, tanto da oltrepassare i confini di tutti i paesi; intelligenti, seducenti, generose e attratte dall'eroismo, le donne polacche sono state oggetto d'attenzione durante le cadenze delle Mazurche, suscitando passioni e interessi inattesi.
Le Mazurche di Chopin sono ricche di quell'aurea amorosa che si libra intorno ad altre sue composizioni quali i Preludi, i Notturni e gli Improvvisi, dove sono presenti tutti gli aspetti delle passioni; sentimenti dagli infiniti aspetti, ricchi di poesia e bellezza. Nelle Ballate, nei Valzer e negli Studi, invece, si può cogliere il sentore di poesie accennate, idealizzate fino a divenire fiaba. Nelle Mazurche è sempre presente una grande varietà di impressioni; sotto la leggerezza della danza è spesso percepibile il suono degli speroni unito al fruscio delle stoffe e al rumore dei ventagli. In alcune è avvertibile un dolore nascosto che la leggerezza della festa non riesce a dissimulare; in altre si sentono ricordi di fanfare, memori di antiche glorie. In ognuna però, come del resto in tutta la sua opera, è presente quel sentimento che riunisce in sé rammarico, dispiacere, angoscia che Chopin definiva con un unico termine polacco: zal.
Il virtuosismo di Chopin
Dopo aver parlato del compositore e di alcune sue opere, Liszt vorrebbe accingersi a descrivere il talento esecutivo di Chopin, ma pensa di non avere né il coraggio né la forza per rievocare ciò che rimane nel profondo dei più intimi sentimenti personali; è inoltre impossibile riuscire a far comprendere, a coloro che non l'hanno mai ascoltato, il fascino e la poesia delle esecuzioni di Chopin.
Il musicista polacco sapeva bene che il proprio talento non poteva aver riscontro presso la multitudine e che poteva essere apprezzato soltanto in ambienti ristretti, con poche persone. Egli stesso ammetteva di non essere adatto ai concerti, si sentiva intimidito dal grande pubblico. Non si esibì infatti molte volte, e dopo i concerti del 1831 a Vienna e Monaco suonò solo, rare volte, a Parigi. Gli mancava comunque l'acclamazione popolare, consapevole della propria superiorità, si domandava fino a che punto le élite dei salotti potessero comprendere la sua musica; non ebbe però mai atteggiamenti da "genio incompreso", dissimulò sempre le ferite del suo amor proprio. Secondo Liszt invece di lavorare per cercare di essere graditi a tutti, è bene seguire l'esempio di Chopin lasciando un'eco imperitura di tutte le proprie passioni e sentimenti.