La Battaglia di Kamenec-Podol'skij () fu la fase finale dei combattimenti della grande offensiva Proskurov-Černovcy, sferrata dall'Armata Rossa il 4 marzo 1944 per liberare l'Ucraina occidentale, durante la seconda guerra mondiale sul Fronte Orientale.

Le armate corazzate sovietiche del 1º Fronte ucraino del maresciallo Georgij Žukov raggiunsero inizialmente brillanti vittorie e avanzarono in profondità raggiungendo il 29 marzo il centro strategico di Černivci sul fiume Dnestr; in questo modo accerchiarono nella regione di Kamenec-Podol'skij, in collaborazione con le forze del 2º Fronte ucraino del maresciallo Ivan Konev, l'intera 1. Panzerarmee tedesca con oltre venti divisioni, al comando del generale Hans-Valentin Hube.

Nonostante la situazione apparentemente disperata, il feldmaresciallo Erich von Manstein e poi il feldmaresciallo Walter Model, riuscirono ad evitare la distruzione delle divisioni accerchiate che ripiegarono verso ovest fino a rientrare in contatto, dopo una drammatica marcia per quasi duecento chilometri, con il fronte principale tedesco stabilito sui Carpazi dopo l'abbandono di tutta l'Ucraina occidentale.

Per l'alto comando sovietico la battaglia di Kamenec-Podol'skij e la mancata distruzione totale delle truppe tedesche accerchiate fu una delusione, ma dal punto di vista strategico generale la campagna dell'inverno-primavera 1944 si concluse ugualmente con una decisiva vittoria dell'Armata Rossa che completò la liberazione dell'intera Ucraina della riva destra del Dnepr, e indebolì in modo irreversibile le forze della Wehrmacht.

Storia L'offensiva sovietica del marzo 1944

Dopo la drammatica battaglia di Korsun' che si era conclusa con una sanguinosa vittoria sovietica, Stalin e lo Stavka avevano deciso di riprendere al più presto l'offensiva generale dell'inverno 1943-44 nel settore meridionale del Fronte orientale per non dare tregua ai tedeschi, nonostante le pesanti perdite subite anche dall'Armata Rossa e le difficoltà climatiche dell'imminente disgelo, la cosiddetta Rasputiza, che avrebbe inondato di fango campi e strade dell'Ucraina occidentale.

Il 18 febbraio 1944 Stalin aveva diramato le nuove direttive per il 1º Fronte ucraino del generale Nikolaj Vatutin e per il 2º Fronte ucraino del maresciallo Ivan Konev; i nuovi ordini prevedevano di impegnare tutte e sei le armate corazzate dell'Armata Rossa in un'offensiva combinata, e raggiungere almeno la linea del fiume DnestrAA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 4, pp. 1292-1294.. Il 4 marzo 1944 il 1° Fronte ucraino, passato al comando diretto del maresciallo Georgij Žukov dopo l'uccisione del generale Vatutin in un agguato di nazionalisti ucraini, aveva attaccato per primo, sfondando completamente il fronte tedesco del Gruppo d'armate Sud del feldmaresciallo Erich von Manstein, e avanzando in profondità fino a intercettare la linea ferroviaria Leopoli-Odessa.

Il feldmaresciallo von Manstein cercò di controllare la situazione trasferendo d'urgenza in aiuto della 4. Panzerarmee del generale Erhard Raus, che era stata attaccata, alcune Panzerdivision del 3º Panzerkorps del generale Hermann Breith e del 48º Panzerkorps del generale Hermann Balck che riuscirono a frenare la spinta sovietica, coprendo a nord-ovest Ternopol e a sud-est Proskurov, e contrattaccando le unità corazzate sovietiche della 3ª Armata corazzata delle guardie del generale Pavel Rybalko e della 4ª Armata corazzata del generale Dmitrij Leljušenko, che avanzavano rapidamente verso sudD.Glantz/J. House, La grande guerra patriottica dell'Armata Rossa, pp. 280-281.. Per alcuni giorni si susseguirono violenti scontri tra le Panzerdivision e i carri armati sovietici che vennero rallentati e in parte fermati, anche se alcuni reparti continuarono a guadagnare terreno a sud della linea ferroviariaAA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 4, p. 1294.. La precaria stabilizzazione raggiunta dai tedeschi a partire dall'11 marzo tra Ternopol e Proskurov venne però subito messa in pericolo dal crollo del fronte della 8. Armee del generale Otto Wöhler che, schierato più a sud, era stata molto indebolito dal trasferimento delle riserve corazzate alla 4. Panzerarmee e alla 1. Panzerarmee del generale Hans-Valentin HubeP. Carell, Terra bruciata, p. 547..

Il 5 marzo 1944 infatti il maresciallo Konev diede inizio alla massiccia offensiva del 2° Fronte ucraino e ottenne subito un successo totale; il fronte tedesco venne sfondato e le sue tre armate corazzate avanzarono a grande velocità raggiungendo e conquistando il 10 marzo, nonostante l'accanita resistenza tedesca, il grande centro logistico di Uman' e il nodo ferroviario di Christinovka. I carri armati del maresciallo Konev quindi non trovarono più forte opposizione e diedero inizio alla famosa "marcia nel fango" che in pochissimi giorni li portò a superare il fiume Bug e raggiungere e attraversare anche il Dnestr, il 17-18 marzo, costituendo una importante testa di ponte a Mogilëv-Podol'skijAA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, vol. 4, p. 1297..

Il 21 marzo 1944 il maresciallo Žukov riprese con la massima energia la sua offensiva, dopo aver portato avanti ulteriori riserve corazzate; l'attacco principale venne sferrato dalla 1ª Armata corazzata del generale Michail Efimovič Katukov e dalla 4ª Armata corazzata del generale Leljušenko, rinforzate da tre armate di fucilieri; nonostante le crescenti difficoltà di movimento a causa del fango, i carri armati riuscirono ad avanzare in profondità. I piani del maresciallo Žukov, confermati dallo Stavka, prevedevano come obiettivo principale il grande centro strategico di Černivci, mentre le armate sul fianco sinistro avrebbero puntato su Kamenec-Podol'skij per coordinare le operazioni del 1° Fronte ucraino con l'avanzata del fronte del maresciallo Konev. L'avanzata sovietica divenne rapidamente incontrollabile per i tedeschi; in particolare la 1ª Armata corazzata superò il 24 marzo il Dnestr a Zaleščiki e liberò la citta di Kolomyja; dopo aver superato il fiume, la brigata corazzata di punta continuò subito ancora più a sud e il 29 marzo 1944 raggiunse il Prut; il fiume venne attraversato a guardo e subito dopo i carristi sovietici liberarono Černovcy, ottenendo in questo modo un successo strategico importantissimo.

Accerchiamento a Kamenec-Podol'skij

Mentre le armate al centro del 1° Fronte ucraino avanzavano quasi inarrestabili, prima fino al Dnestr e poi oltre il Prut, le armate del fianco sinistro del maresciallo Žukov avevano ripreso gli attacchi verso Proskurov che venne liberata il 25 marzo; la 4ª Armata corazzata del generale Leljušenko invece puntava su Kamenec-Podol'skij che venne raggiunta con successo il 26 marzo 1944. In questo modo la 1. Panzerarmee del generale Hube, in cui erano concentrate la maggior parte delle Panzerdivision più efficienti, rischiava di essere tagliata fuori completamente tra il Bug e il Dnestr. La situazione tedesca era ancora più difficile perché il maresciallo Konev, mentre raggiungeva con la "marcia del fango" il Dnestr e girava verso sud con parte delle sue armate per collaborare, secondo le direttive di Stalin, con il 3º Fronte ucraino del generale Rodion Malinovskij che avanzava su Odessa, aveva inviato il 51º Corpo di fucilieri della 40ª Armata verso ovest in direzione di Chotín per sbarrare la strada ad un eventuale sortita della 1. Panzeramree verso sud e contribuire alla chiusura definitiva della sacca intorno alle divisioni tedescheJ. Erickson, The road to Berlin, p. 185..

Il 28 marzo 1944 tre divisioni sovietiche del 51º Corpo fucilieri raggiunsero e liberarono Chotin tagliando la strada per il Prut; la sacca sembrava quindi chiusa e la 1. Panzerarmee in trappola tra le città di Černovcy, Dunaevcy, Studenica e Kamenec-Podol'skij; il maresciallo Žukov sembrava in grado di ottenere una vittoria decisiva distruggendo le migliori formazioni della Wehrmacht all'est; egli schierava a est della sacca la 18ª Armata e la 38ª Armata che erano avanzate dopo aver liberato Vinnica, Žmerinka e Chmel'nickij, a nord si trovava la 1ª Armata della Guardia, a ovest la 4ª Armata corazzata rinforzata dal 30º Corpo fucilieri, e a sud il 51º Corpo della 40ª Armata del fronte del maresciallo Konev. Le altre armate del 1° Fronte ucraino coprivano le spalle delle forze sovietiche intorno alla sacca; il maresciallo Žukov aveva schierato la 60ª Armata e la 13ª Armata a copertura del fronte ovest contro la 4. Panzerarmee, in direzione di Marijampol' e Ternopol', mentre la 1ª Armata corazzata del generale Katukov dopo la brillante avanzata si trovava tra Stanislav e StorožinecJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 185-186..

In realtà il blocco organizzato in fretta dal maresciallo Žukov intorno alla 1. Panzerarmee del generale Hube non era completamente impenetrabile; in particolare la 4ª Armata corazzata era rimasta a Kamenec-Podol'skij, dopo la lunga avanzata, con solo sessanta carri armati ed era anche gravemente carente di carburante e munizioni; inoltre tra il fronte della 4ª Armata corazzata e quello della 1ª Armata della Guardia era rimasto un varco di quasi venti chilometri che non era coperto dalle truppe sovietiche. La 3ª Armata corazzata della Guardia, completamente logorata, era stata ritirata nelle riserveG. Žukov, Memorie e battaglie, p. 580.. Dopo le vittorie e le audaci avanzate le forze sovietiche erano in parte esaurite e il sostegno logistico era divenuto precario; le condizioni delle strade ostacolarono il rapido rafforzamento dell'anello di accerchiamento; inoltre le forze aeree, a causa del maltempo, non poterono fornire il necessario sostegno, mentre insufficiente fu la raccolta di informazioni sui movimenti tedeschi; gli alti comandi, rimasti indietro rispetto alle unità di testa, non riuscirono a controllare rigidamente la situazione tattica.

Fin dal 23 marzo il feldmaresciallo von Manstein era pienamente consapevole della gravità della situazione operativa del Gruppo d'armate Sud; la 1. Panzerarmee del generale Hube era già praticamente accerchiata tra il Bug e il Dnestr e rischiava una catastrofe come a Stalingrado; i rifornimenti per le truppe erano possibili solo per mezzo di rifornimenti aerei resi particolarmnte difficili dalle avverse condizioni climatiche. Il comandante tedesco riteneva che in caso di disfatta totale con distruzione delle forze accerchiate sarebbe stato impossibile consolidare il Fronte orientale e impedire l'irruzione definitiva dell'Armata Rossa nel cuore dell'EuropaP. Carell, Tera bruciata, pp. 551-552.. Il generale Hans Hube, comandante della 1. Panzerarmee, era un ufficiale esperto e combattivo, veterano della battaglia di Stalingrado, dove aveva già sperimentato l'esperienza drammatica dell'accerchiamento. Egli aveva preso sotto il suo comando oltre venti divisioni tedesche divise in quattro corpi d'armata, 3º Panzerkorps, 46º Panzerkorps, 24º Panzerkorps e LIX Corpo d'armata di fanteria; si trattava di nove Panzerdivision, tra cui la 1. SS-Panzer-Division "Leibstandarte SS Adolf Hitler" e la 2. SS-Panzer-Division "Das Reich", ridotte in realtà a modesti Kampfgruppe, nove divisioni di fanteria, una divisione motorizzata e numerosi reparti ausiliari. Il generale Hube aveva preso provvedimenti immediati per razionalizzare le modeste riserve di carburante e munizioni, abbandonando tutti i mezzi motorizzati e gli equipaggiamenti non essenziali; in questo modo la 1. Panzerarmee era riuscita a mantenere la possibilità di movimento e a contenere la pressione crescente delle forze sovietiche da tutte le direzioniP. Carell, Terra bruciata, p. 552..