Fu discepolo di Cristoforo UnterpergerCristoforo Unterperger (Cavalese, 27 maggio 1732 – Roma, 25 gennaio 1798) era nipote di Michelangelo Utenperger. Avviato alla pittura dallo zio Francesco Sebaldo Unterperger andò a perfezionarsi a Vienna e poi a Roma dove affrescò varie sale dei palazzi e dei musei vaticani e dipinse varie pale nelle chiese dello stato pontificio.; imparò l'arte dell'affresco da Valentino Rovisi.Valentino Rovisi (Moena, dicembre 1715 – Moena, 12 marzo 1783) è stato un pittore tiepolesco trentino

Biografia

Antonio Longo nacque a Varena nell'allora Contea del Tirolo il 14 aprile 1742.Il padre mag. co. Giovanni Stefano nacque a Varena il'11 marzo 1704 dove morì l'11 settembre 1760; il 18 giugno 1736 sposò Maddalena Delvai di Carano (1716-1766) da una delle più antiche famiglie della Valle di Fiemme. Nel 1762 presentò il titulm mensaeLa dotazione patrimoniale di Antonio Longo tratta dall'Archivio della Curia Vescovile di Trento è pubblicata da Camillo Rasmo in Antonio Longo pittore, Bortolazzi-Stei, San Giovanni Lupatoto (VR) 1984, pp. 162 che, giudicato sufficiente, gli rese possibile l'ordinazione sacerdotale il 24 maggio 1766, dopo che aveva studiato la morale per tre anni a Trento. Anche il fratello primogenito Giovanni Battista (Cavalese 1739 - Trento 1767) aveva abbracciato la carriera ecclesiastica divenendo minore francescano; il Longo gli ha fatto un ritratto nel 1770 che si può vedere nel Museo provinciale di Trento.

Nel 1767 il Longo viveva a Varena, senza particolari incarichi, ed abitava, dopo l'incendio della casa paterna avvenuto nel 1765, in una casa del beneficio Bonelli, non senza godere spesso per i pasti dell'ospitalità del fratello.In un interrogatorio del 1767 conservato nell'Archivio della Curia Vescovile di Trento e riportato da Nicolò Rasmo in Antonio Longo pittore, Bortolazzi-Stei, San Giovanni Lupatoto (VR), 1984, pp. 163, Longo afferma: Dopo l'incendio seguito avanti due anni abito in una casa del Beneficio Bonelli, solo, andando a mangiare qualche volta nella casa paterna con mio fratello e sorella. Del resto non gli mancavano i mezzi per vivere e, compiuti i suoi doveri di sacerdote, si divertiva a dipingere. Non si sa quando e come si fosse avviato alla pittura; probabilmente si è formato da sé copiando i dipinti che allora esistevano in abbondanza in casa Unterperger a Cavalese e che venivano messi volentieri a disposizione dei giovani artisti. Fu molto legato a Ignazio Unterpergher, nipote di Michelangelo, e soprattutto a Cristoforo Unterperger, con cui intrattenne intense relazioni sia di amicizia sia professionali, divenendone discepolo e primo biografo. In un disegno datato 1763, posseduto dagli eredi ma ora introvabile, c'erano delle annotazioni biografiche che lo indicavano come il suo primo disegno fatto da quando, abbandonato lo svago della caccia, che esercitava ancora nel 1767, aveva deciso di dedicare il suo tempo libero alla pittura. Nell'autoritratto del 1770 le figure allegoriche alludenti alla vittoria della scienza e dell'arte del piacere della caccia sanciscono definitivamente i suoi orientamenti: la prima ha vinto sull'allegra figura della seconda che tenta di trascinarlo lontano dai severi studi all'aperto dove, appoggiato ad un albero, lo attende un fucile da caccia.

Nello stesso anno il Longo restaura la casa paterna che viene ricostruita dopo il terribile incendio del 17 luglio 1765 nel quale restarono incenerite le case di cinquanta famiglie, decorandola all'esterno con affreschi di gusto settecentesco. Attorno alle finestre del lato ovest sono riprodotte le allegorie della quattro stagioni; sul lato sud ci sono tre busti di divinità pagane ed al piano inferiore una meridiana e la scritta: Familiarum comodo / et Loci ornamento / anno MDCCLXXV post incendium/ PALNella sigla PAL oltre che Antonio Longo la P vuol significare sia Presbiter che Pictor, mentre sul lato est ci sono fregi più semplici e in una finestra della soffitta si affaccia un gatto, illusione scherzosa al soprannome che avevano gli abitanti di Varena. Non è documentato dove abbia appreso la tecnica dell'affresco ma è probabile un suo contatto con Valentino Rovisi di Moena, che a quel tempo era ricercato come affrescatore e che nella stessa Varena nel 1764 aveva dipinto le stazioni della Via Crucis che cingevano il cimitero; tra l'altro tra il 1776 e il 1778 rivestì l'incarico di cappellano della chiesa di Moena ed ebbe la possibilità di frequentare il Rovisi.

Nella primavera del 1780 il Longo coronò il sogno di trasferirsi a Roma dove, con una lettera dell'agente imperiale presso la santa sede Gianfrancesco Brunati di Rovereto, ottenne il posto di cappellano presso la chiesa dell'Anima che raccoglieva la colonia imperiale tedesca. I suoi compiti ecclesiastici non erano molto gravosi e gli permisero di visitare la città e di spingersi fino a Napoli dove poté ammirare dei capolavori che vedeva per la prima volta.

Per supplire alla sua scarsa formazione pittorica si iscrisse allAccademia del Nudo sul Campidoglio imparando così a calcolare e a rappresentare le proporzioni dei corpi in modo preciso e realistico. Questa sua frequentazione dellAccademia del Nudo gli permise di fregiarsi del titolo di accademico romano. Si dedicò anche allo studio delle opere di illustri pittori del passato.

Nel 1785 diceva di aver sospeso la frequentazione dell'Accademia del nudo e di essersi per qualche tempo dedicato a studi teologici, aggiungendo però che avrebbe presto ripreso a dipingere. Nel 1788 realizzava, con un motivo iconografico nuovo, la pala della Madonna del Rosario per la chiesa parrocchiale di Cavalese della quale si conserva il bozzetto definitivo a Varena. Alle commissioni che gli venivano dal Trentino si erano andate aggiungendo, nell'ultimo decennio del Settecento, quelle dell'ambiente romano. Diverse sue opere, eseguite durante il periodo romano, si trovano sparse in chiese e canoniche della penisola.

La Repubblica Romana, instaurata dai Francesi nel 1798, ordinò l'espulsione di tutti gli stranieri che non fossero francesi così il Longo, cittadino austriaco, dovette partire e nell'estate di quell'anno rientrò a Varena dove, per le insistenze dell'amico RiccabonaGiovanni Francesco Riccabona fu nominato parroco di Cavalese il 2 maggio 1770 dove rimase per trentun anni. Morì all'età di 67 anni l'8 agosto 1801 e fu sepolto davanti all'altare maggiore della pieve. Antonio Longo sulla parete a destra del portale della pieve nel 1809 ha dipinto un affresco con il ritratto dell'arciprete Giovanni Francesco Riccabona con sotto una iscrizione commemorativa., arciprete di Cavalese, accettò contro voglia il posto di vicecurato. Il Longo non perse mai la speranza di poter ritornare a Roma dove aveva lasciato quadri, libri e più della metà del suo cuore. In una lettera del 4 maggio 1800 al sig, Giuseppe Valadier architetto in Roma pubblicata da Camillo Rasmo in Antonio Longo, 1984, pp. 174, scrive Io me ne sto in queste montagne del Tirolo occupato in grande parte nella mia vocazione e divertito anche nella pittura in tutta tranquillità. Sospiro peraltro di sentir appianate le cose specialmente della Chiesa e casa dell'Anima per poter ancora riveder Roma, ma fin tanto che il cardinale ministro H. o altri in sua vece non accompagnerà costà il nuovo pontefice ci ho da sperar di questo ristabilimento,In una lettera ad Ambrogio Rosmini del 10 agosto 1804, pubblicata da Camillo Rasmo in Antonio Longo pittore, Bortolazzi-Stei, San Giovanni Lupatoto (VR), 1984, pp. 167 scrive: La poca speranza che mi rimane per diverse ragioni di potermene ritornare alla mia nicchia di Roma, l'obbligo sacrosanto di passarmela a dirozzar questi miei patrioti senza educazione ecc., tutto contribuisce a gettarmi in un'inazione malinconica, ma il gusto e l'esercizio che conservo nelle mia arte del disegno, la pia conversazione che tengo più con i morti che coi vivi, mi fa passare insensibilmente gli anni.In una lettera all'arciprete Malanotti del 10 settembre 1800 pubblicata da Camillo Rasmo in Antonio Longo pittore, Bortolazzi-Stei, San Giovanni Lupatoto (VR), 1984, pp. 175, scrive: L'Agente Brunati, che credeva entro questo mese di poter riaprire l'ufiziatura della chiesa dell'Anima, mi fa di novo sapere che la cosa andrà in lungo ed io temo che l'ascendente che pretenderanno e piglieranno i Francesi in Roma farà che allunghi o si sospenda del tutto. In allora addio Roma per don Longo. Intanto mi convien contro genio seguitar la sostituzione in questa benché piccola per me pesante Cura di Varena.

Nel 1801 Antonio Longo dipinge un affresco al centro della facciata della chiesa francescana di San VigilioSan Vigilio (Roma 355 - Val Rendena 405) terzo vescovo di Trento, fu missionario nelle valli dell'Adige e della zona di Trento. Fu ucciso con bastoni e zoccoli (sgalmere). I suoi attributi iconografici sono il pastorale del vescovo, la palma e lo zoccolo in ricordo del martirio. a Cavalese dove San Vigilio è raffigurato con il pastorale vescovile, la palma e lo zoccolo ai piedi simboli del martirio.

Il Longo si interessò anche di problemi architettonici: nel 1803 ricostruì e sopraelevò la torre civica della chiesa di San Sebastiano a CavaleseLucia Longo Endres, La chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano in "Cavalese", Litotipografia Alaciobe, Lavis (TN), 2014, pp. 304-306.; nel 1804 progettò la sopraelevazione del campanile della chiesa di Teserodai Diari personali del Longo pubblicati da Camillo Rasmo in Antonio Longo pittore, Bortolazzi-Stei, San Giovanni Lupatoto (VR) 1984, pp. 180; 15 giugno 1805, A Beppe Unterperger. Si fabbrica pure il campanile della piazza che era stato guastato da un fulmine, Lo vogliono a forma di torre, li diedi diversi disegni, li feci il modello in legno acciò non fosse successo come l'anno decorso in Tesero che per non intendersi ed avendo tutti voluto comandare non è riuscita la cosa come doveva, Sempre più mi s'accresce il desiderio di ritornare in Roma mentre qui, benché sia ben provveduto,a motivo delle cedole etc.Nicolò Rasmo, Tesero immagini del passato, Arti Grafiche Manfrini, Calliano (TN), 1979, pp. 206.. Progettò anche l'ampliamento della chiesa di Zianodai Diari personali del Longo pubblicati da Camillo Rasmo in Antonio Longo pittore, Bortolazzi-Stei, San Giovanni Lupatoto (VR), 1984, pp. 168: Varena 21 aprile 1806 (...) V'è pure la necessità d'ingrandire la Chiesa curata di Ziano, che non cape in oggi che la metà di quella popolazione e per questa ho fatto tre piante e due alzati interni che ridussi poi in un sol foglio con idea, fatta che sarà la scelta di spedirli a VS. per avere il Suo sentimento. e ideò la costruzione dell'ospedale di Tesero. Nel 1809 intagliò in legno il tabernacolo ed i due altari della chiesa di Varena.In una lettera ad Ambrogio Rosmini del 26 settembre 1809 pubblicata da Nicolò Rasmo in Antonio Longo pittore, Bortolazzi-Stei, San Giovanni Lupatoto (VR), 1984, pp. 169 scrive: Da tre anni non ho, né pittura né in architettura verun impiego, ma mi sono divertito bel bello nel tabernacolo in questa mia Chiesa, fatto a tempio con due nicchie a lato, con otto colonne e secondo ordine (...) Dopo aver superato alcune passeggere indisposizioni presentemente sto bene ma m'invecchio a gran passi,

Dal 1806 il Longo si dedicò all'esecuzione di Vie Crucis molto richieste nelle chiese ispirandosi a prototipi di Cristoforo Unterperger ma per la fretta dell'esecuzione produceva delle opere mediocri forse anche perché la collaborazione degli allievi non era eccellente.