Per le sue azioni ricevette il soprannome di Catena, ma proprio i metodi da lui usati per prostrare la classe dirigente britannica sarebbero uno dei motivi che portarono nell'arco di alcuni decenni alla fine del dominio romano nell'isola. Fu poi mandato in Egitto, dove si comportò con altrettanta durezza. In seguito fu condannato ad essere bruciato vivo per i suoi crimini dall'imperatore Giuliano attorno al 362.
Bibliografia Ammiano Marcellino, Res gestae libri xxxi, xiv.5.6-9.
Categoria:Britannia romana