Operazione Undertone fu il nome in codice di una massiccia offensiva sferrata dalle forze armate degli Stati Uniti d'America e della Francia nella regione della Saarland-Palatinato a partire dal 12 marzo 1945, durante gli scontri del fronte occidentale della seconda guerra mondiale; l'operazione rientrava nei più vasti eventi della campagna della Renania del febbraio-marzo 1945.
L'operazione rappresentò il capitolo finale delle offensive sferrate dagli Alleati occidentali nelle terre a ovest del Reno; dopo aver sfondato il settore centrale del fronte all'inizio di marzo con l'operazione Lumberjack, la regione della Saarland-Palatinato rimaneva l'ultima posizione rimasta ai tedeschi sulla sponda occidentale del fiume. L'operazione si sviluppò come un attacco a tenaglia da parte di due armate alleate: a sud la Seventh United States Army del generale Alexander Patch, parte del Sixth United States Army Group franco-statunitense del generale Jacob Devers, avrebbe attaccato frontalmente le posizioni tenute dai tedeschi al confine tra Francia e Germania; nel mentre a nord-ovest la Third United States Army del generale George Smith Patton, parte del Twelfth United States Army Group del generale Omar Bradley, avrebbe attaccato il fianco tedesco lungo il fiume Mosella e preso alle spalle le forze che difendevano il fronte contro Patch.
La sproporzione di forze fu tale che l'esito dell'operazione non fu mai in dubbio. Per quanto la 1. Armee del generale Hermann Foertsch fosse riuscita a rallentare la spinta offensiva della Seventh Army grazie alle fortificazioni della Linea Sigfrido, il fronte della Mosella tenuto dalla debole 7. Armee del generale Hans Felber crollò ai primi urti delle forze di Patton. Ai tedeschi non restò altro da fare che intraprendere una difficile ritirata fino alle sponde del Reno, tormentati per tutto il tragitto dalle forze aeree degli Alleati. L'operazione ebbe termine il 24 marzo con l'evacuazione sulla sponda orientale del Reno degli ultimi reparti tedeschi scampati all'annientamento.
Antefatti La situazione strategica
All'inizio del febbraio 1945 le forze degli Alleati occidentali avevano spinto la loro avanzata fino ai confini della Germania nazista ed erano pronte a sferrare l'offensiva finale contro il cuore della macchina bellica tedesca. La pianificazione strategica di massima stilata precedentemente allo sbarco in Normandia prevedeva, per questa fase della campagna, l'organizzazione di due potenti movimenti offensivi a tenaglia: il braccio settentrionale avrebbe colpito la parte nord della regione tedesca della Renania, proiettando le forze alleate oltre la barriera del fiume Reno e muovendo verso il cuore dell'industria pesante tedesca rappresentato dal bacino industriale della Ruhr; il braccio meridionale sarebbe invece avanzato dal confine tra Francia e Germania, avrebbe occupato la zona industriale della Saarland e si sarebbe quindi ricongiunto con il braccio settentrionale oltre il Reno alle spalle della Ruhr, chiudendo quest'ultima e le forze che la difendevano in una sacca. Con le sue principali industrie belliche occupate dagli Alleati, qualunque ulteriore resistenza della Germania sarebbe risultata completamente vana...
Questo piano di massima venne rivisto dal comandante supremo delle forze degli Alleati occidentali, il generale statunitense Dwight D. Eisenhower, alla luce delle esperienze registrate dalle sue forze durante le avanzate verso il confine tedesco del settembre-ottobre 1944. Benché la cosa non fosse accolta positivamente da molti dei suoi sottoposti, Eisenhower decise di ampliare il settore d'attacco fino ad abbracciare fondamentalmente l'intero fronte: le forze alleate sarebbero avanzate in maniera coordinata sferrando non un unico colpo in profondità in un settore ristretto del fronte, ma piuttosto una serie di offensive in successione in più settori distinti; in particolare, nessun attraversamento del Reno sarebbe stato tentato fino a che tutti i principali raggruppamenti di forze alleati non si fossero allineati lungo la sponda occidentale del fiume. Questa strategia puntava a razionalizzare la distribuzione dei rifornimenti, evitando una nuova crisi della logistica come quella seguita alla troppo rapida avanzata delle forze alleate attraverso la Francia settentrionale nel settembre precedente; avrebbe inoltre impedito ai tedeschi di concentrare le loro truppe in un unico settore minacciato, obbligandoli a disperdere le loro riserve, ormai in rapido esaurimento, lungo tutto il fronte occidentale. Non secondariamente, la strategia del "fronte ampio" di Eisenhower consentiva di distribuire l'onore delle operazioni e il prestigio che ne derivava in maniera uguale su tutte le forze degli Alleati, senza favorire in maniera particolare una certa nazione rispetto a un'altra: un tema politicamente sensibile, che periodicamente emergeva in particolare nei rapporti tra gli alti comandi britannici e statunitensi.
L'avanzata alleata verso il Reno
Dei tre gruppi d'armate in cui erano organizzate nel febbraio 1945 le forze agli ordini di Eisenhower, il più meridionale era in effetti già in parte posizionato lungo le sponde dell'alto corso del Reno. Dopo gli sbarchi dell'operazione Dragoon in Provenza del 15 agosto 1944, il generale statunitense Jacob Devers aveva diretto le sue forze (dal 15 settembre designate come Sixth United States Army Group) in una rapida avanzata verso nord: la Seventh United States Army del generale Alexander Patch aveva risalito la valle del Rodano fino a ricongiungersi alle truppe uscite dalla testa di ponte della Normandia, per poi proseguire la marcia in direzione del confine franco-tedesco nella regione dell'Alsazia con, sul fianco destro, la 1re armée francese del generale Jean de Lattre de Tassigny. Le forze franco-statunitensi di Devers avevano conosciuto una battuta d'arresto in ottobre, quando i tedeschi avevano riorganizzato la loro resistenza appoggiandosi al terreno montuoso della regione dei Vosgi, la più impervia di tutto il fronte occidentale. La battaglia dei Vosgi era quindi proseguita fino in novembre: le forze di Patch superarono i Vosgi innevati e liberarono Strasburgo il 23 novembre, estendendo quindi il loro controllo sulle rive del Reno a nord e sud della città; più a sud, tra il 18 e il 25 novembre le unità francesi di de Lattre de Tassigny liberarono Belfort, Altkirch e Mulhouse raggiungendo poi l'alto corso del Reno poco a nord di Basilea. Il terreno in mezzo a queste due punte avanzate, incentrato sulla cittadina di Colmar, rimase tuttavia in mano ai tedeschi asserragliati sui rilievi meridionali dei Vosgi..
Devers voleva sfruttare il momento favorevole e spingere per un assalto attraverso il Reno nella zona di Strasburgo, sfruttando il varco apertosi tra le armate tedesche che lo fronteggiavano; fedele alla sua strategia del "fronte ampio", Eisenhower respinse però il piano e ordinò piuttosto a Devers di spostare le forze di Patch più a nord per appoggiare gli attacchi in Renania degli altri gruppi d'armate alleati, mentre i francesi di de Lattre de Tassigny dovevano occuparsi dell'eliminazione della "sacca di Colmar" rimasta in Alsazia. Entro la metà del dicembre 1945 la Seventh Army statunitense si era quindi spostata in Lorena attestandosi lungo un fronte da Bitche a Wissembourg; ostacolata dal clima pessimo e dalla carenza di rifornimenti, la 1re armée non era invece riuscita a eliminare la sacca di Colmar e alla fine di novembre si era fermata per consolidare le ultime conquiste ottenute..
La situazione sul fronte del Sixth Army Group rimase stazionaria fino alla fine del 1944. Il 31 dicembre 1944 la Wehrmacht tedesca sferrò una massiccia offensiva nel nord dell'Alsazia con l'obiettivo di riconquistare Strasburgo, ma l'azione (operazione Nordwind) si arenò per il 25 gennaio 1945 con solo modeste conquiste territoriali per i tedeschi. Eisenhower spostò in Alsazia alcune divisioni statunitensi tenute in riserva, e con questo supporto il 20 gennaio la 1re armée riprese i suoi attacchi per eliminare la sacca di Colmar: ostacolata dal clima pessimo, dal terreno impervio e dalla dura resistenza dei tedeschi, l'operazione fu portata a termine il 9 febbraio seguente al prezzo di perdite per gli alleati e circa il doppio per i tedeschi, ricacciati sulla sponda orientale del Reno. Nel frattempo, la Seventh Army di Patch condusse alcuni attacchi con obiettivi limitati per raddrizzare la sua linea del fronte, avanzando nella valle dei fiumi Moder e Saar stabilendo, entro la fine del mese di febbraio, una testa di ponte poco a sud di Saarbrücken...
La serie di offensive in successione progettata da Eisenhower per prendere la Renania stava nel frattempo prendendo piede. Il primo a muovere fu il 21st Army Group del feldmaresciallo Bernard Law Montgomery, che l'8 febbraio attaccò il nord della regione con la First Canadian Army (operazione Veritable), facendo seguire l'azione con una seconda offensiva il 23 febbraio più a sud lungo il fiume Roer con la Ninth United States Army (operazione Grenade). Le scarse riserve tedesche furono richiamate a nord per fronteggiare questo attacco, semplificando il lavoro del Twelfth United States Army Group del generale Omar Bradley che il 1º marzo attaccò al centro nel settore delle Ardenne (operazione Lumberjack): la First United States Army del generale Courtney Hodges si aprì la strada attraverso una resistenza tedesca in totale disgregazione, raggiungendo le sponde del Reno già il 3 marzo, prendendo Colonia il 6 marzo e arrivando anche, il 7 marzo, a catturare intatto un ponte sul Reno nei pressi di Remagen; nel frattempo, la Third United States Army del generale George Smith Patton irruppe attraverso le difese tedesche nella regione montuosa dell'Eifel e dilagò nelle retrovie, attestandosi entro il 10 marzo lungo le rive del Reno tra Brohl e Coblenza con il fianco destro ancorato alla valle del fiume Mosella. All'appello rimaneva ormai il solo Sixth Army Group di Devers, che aveva già iniziato a stilare i piani per la sua offensiva nella Saarland...
Il terreno
L'area che le forze di Devers si apprestavano ad attaccare era, dopo il bacino della Rhur, la zona industriale più importante della Germania. Anche nel marzo 1945 la Saarland e il Palatinato contribuivano per circa il 10% alla produzione totale di acciaio della Germania e, nonostante bombardamenti aerei degli Alleati fattisi ormai quasi quotidiani, inviavano una dozzina di treni al giorno carichi di carbone agli impianti industriali nel resto del paese; ad Homburg si trovava uno dei relativamente pochi centri di produzione di carburante sintetico ancora in funzione in Germania, mentre a Ludwigshafen un impianto della IG Farben forniva tra il 40 e il 50% dell'intera produzione nazionale tedesca di prodotti chimici. Geograficamente, il Palatinato offriva molti favorevoli punti di attraversamento del Reno che gli Alleati potevano sfruttare, in particolare nella zona compresa tra Magonza e Mannheim. Ma per arrivare a essi, le forze degli Alleati dovevano affrontare un terreno non facile: a nord la valle del fiume Mosella, separante Renania e Palatinato, era scoscesa e profonda, e contornata a meridione dal massiccio montuoso dello Hunsrück; a ovest e sud i fiumi Saar e Lauter offrivano un simile ostacolo, aumentato nel secondo caso anche dalla presenza della zona montuosa dello Haardt, densamente boscosa. La zona a occidente dello Haardt presentava tuttavia un corridoio stretto ma relativamente pianeggiante, utile per operazioni militari meccanizzate, esteso tra i centri di Saarbrücken e Kaiserslautern e quindi noto come "varco di Kaiserslautern"; una seconda e più ampia zona aperta, comunemente nota come "varco di Wissembourg", si trovava invece più a oriente, compresa tra le colline della Foresta del Palatinato (Pfälzerwald) a ovest e la riva del Reno a est, ed era da secoli una via di accesso tradizionale per le operazioni militari nella regione..