Lo Yasa (mo:ᠶᠡᠬᠡ ᠽᠠᠰᠠᠭ, Их засаг, Ikh Zasag), anche Yassa, Yasaq, Jazag o Zasag, era il codice di diritto civile e penale, volendo utilizzare una terminologia giuridica moderna, dei Mongoli. Tramandato oralmente, lo Yasa fu la legge de facto dell'Impero mongolo, seppur legge "segreta" e mai pubblicata. Sembra ebbe origine nei decreti del tempo di guerra, successivamente codificati e ampliati per includere convenzioni culturali e di stile di vita. Mantenendo segreto lo Yasa, i decreti potevano essere modificati e utilizzati in modo selettivo. Si ritiene che il primo Yasa sia stato promulgato da Gengis Khan e dal suo fratellastro Shikhikhutag, nominato Alto giudice dell'Impero,. mentre il secondo figlio di Gengis, Chagatai, fu incaricato di vigilare sull'esecuzione delle leggi. Non ne sono pervenute copie originali e la ricostruzione del suo contenuto è oggi frutto di congetture e d'acceso dibattito storico-scientifico.

Lo Yasa non è da confondere con il Törü, ai posteri ancor meno noto, che costituiva un codice orale di diritto religioso rivelato ai Mongoli dalla loro divinità suprema, Tengri, parimenti oggetto di aspro dibattito accademico.

Etimologia La parola yasa o yassa esiste in entrambe le lingue mongolica e turca. Si ritiene che la parola derivi dal verbo mongolo as- o yas- che significa "mettere in ordine". Yasa avrebbe quindi un duplice valore: "legge" tanto quanto "ordine"/"potere".. Tsereg zasakh è una frase che si trova comunemente in antichi testi mongoli come la e significa «mettere in ordine i soldati», cioè radunarli e schierarli prima della battaglia. L'organo esecutivo supremo dell'attuale governo mongolo è chiamato Zasag-in gazar, letteralmente "luogo di Zasag", ovvero "luogo dell'ordine". Zasag, nella Cina della dinastia Qing di origini manciù, si riferiva ai governatori provinciali nativi della Mongolia. L'ufficio locale chiamato Zasag-in gazar fungeva da tribunale di prima istanza e comprendeva segretari e altri funzionari. Il verbo zasaglakh significa "governare" in mongolo. Il verbo turco yas- che significa "diffondere" ebbe probabilmente origine nella lingua uigura e fu usato per la prima volta dagli Uiguri.

Dal XV al XIX secolo, nella lingua russa figurava l'etimo "yasak" con significato di tassa..

Nella lingua turca moderna (usata attualmente in Turchia), la parola "legge" è yasa e l'aggettivo "legale" è yasal. L'etimo per "costituzione", inclusa la Costituzione della Turchia, è Anayasa, letteralmente "madre-legge".

Storia Lo Yasa fu promulgato dall'allora Temujin del clan Borjigin presumibilmente durante il Kuriltai, il concilio politico-militare dell'aristocrazia mongola, del 1206 che sancì la sua ascesa quale Gengis/Chinggis Khan (lett. "Sovrano Universale") del "Grande stato mongolo" (mo. Yekhe Mongol Ulus).. Data la sua importanza per il governo del neonato Impero mongolo (1206–1368), lo Yasa divenne subito una questione di famiglia per Khagan ("imperatore") Gengis: il suo fratellastro Shikhikhutag fu nominato Alto giudice dell'Impero, mentre il suo secondo figlio, Chagatai, fu incaricato di vigilare sull'esecuzione delle leggi.

Questo primo Yasa era quasi certamente un insieme di leggi e comandamenti volti ad organizzare e gestire il neonato impero (organizzazione dell'esercito e della struttura di potere, rapporti con gli stati vassalli, tassazione, ecc.), lontano dalla forma di un qualsivoglia codice di legge degli imperi dell'epoca, tanto in Cina quanto in Europa. Pur tuttavia, la cita l'espresso ordine di Gengis di vergare su «fogli azzurri, legandoli poi in libro, le decisioni riguardanti le divisioni dei patrimoni familiari, come pure le deliberazioni dei tribunali. Non sia cambiato in eterno quanto è stato da me legittimato su proposta di Shikhikhutag e incluso nei libri legati, scritti con lettere azzurre su carta bianca.» Quanto citato porterebbe a supporre la volontà "codificatrice" del Khagan o quanto meno l'ordine di dare forma scritta ufficiale ai procedimenti legali.

Fu Ögödei Khan, terzo figlio e successore di Gengis come Khagan dell'Impero (r. 1229–1241), a riproclamare lo Yasa presentandolo come un corpo integrale di precedenti, confermando la continua validità dei comandi e delle ordinanze di suo padre e aggiungendone di suoi per garantirsi il controllo su di un impero sempre più grande (e non ancora al suo zenit): es. codificò leggi suntuarie, la condotta da tenersi durante i Kuriltai, ecc. Ögödei fu insomma il primo a rimaneggiare la legge paterna per scopi propri.. I suoi due immediati successori, il figlio Güyük (r. 1246–1248) ed il nipote Munke (r. 1251–1259), non apportarono sostanziali modifiche o reinterpretazioni dello Yasa, che nel frattempo entrava nell'immaginario collettivo mondiale grazie ai viaggiatori eurasiatici che, soprattutto al tempo di Munke, raggiunsero la corte del Khagan ed applicando schemi politici propri iniziarono a descrivere la legge gengiscanide come un "codice". Con la dissoluzione dell'Impero mongolo, principiata dalla guerra civile toluide (1260–1264) tra i fratelli di Munke, lo Yasa prese ad essere oggetto di continue manipolazioni da parte delle varie fazioni gengiscanidi: es. Kaidu, discendente di Ögödei e rivale del V Khagan Kublai Khan (r. 1260–1294), difese il suo diritto al trono imperiale con uno Yasa-nameh (it. Libro dello Yasa);. gli Ilkhan di Persia, discendenti di Tolui, ultimo figlio di Gengis Khan, dichiararono sé stessi unici legittimi eredi in quanto unici ortodossi osservanti dello Yasa;. ecc.

I khan sparsi nei grandi potentati gengiscanidi in cui si frazionò l'impero, anzitutto il già citato Kublai Khan che ebbe l'onere di dover integrare la tradizione mongola nel vissuto quotidiano dell'Impero cinese, iniziarono poi ad aggiungere allo Yasa le leggi necessarie nelle loro aree. Memoria e persino implementazione e sviluppo dello Yasa si mantenne nei vari Khanati dell'Asia centrale (es. il Khanato di Bukhara, 1500–1785) ancora sino al XVIII secolo.

Fonti

Resiste un ridottissimo numero di atti legali ufficiali riconducibili allo Yasa di Gengis Khan: fond. i codici legali cinesi lasciati dalla dinastia Yuan (1271–1368) fondata da Kublai Khan, e le traduzioni russe degli yarlik, gli atti ufficiali, dei khan dell'Orda d'Oro (1242–1502). Queste fonti contengono alcune singole note sul Grande Yasa e diversi regolamenti che, come ritengono gli studiosi, facevano probabilmente parte dello Yasa.

Lo Yasa trovò fortunatamente spazio, anche se ridotto, nelle memorie e nelle cronache storiche di autori non-mongoli del XIII e XV secolo.

Anzitutto, la testimonianza diretta del missionario italiano Giovanni da Pian del Carpine (1182-1248) e del suo compagno di viaggio Benedetto Polacco che giunsero fino a Karakorum, capitale dell'impero, nel 1245-1247, regnante Khagan Munke. Poco dopo fu il turno di Guglielmo di Rubruck (1220–1293) e Jean de Joinville (1224–1317). Scarsa utilità, per la ricostruzione delle Yasa, ha invece Il Milione di Marco Polo (1254–1324) che pur soggiornò alla corte di Kublai Khan e lo servì come ambasciatore per oltre vent'anni. Gli armeni Vardan Areveltsi (1200–1271) e Gregorio d'Akner (1250–1335), il siro Barebreo (1226–1286) ed il bizantino Giorgio Pachimere (1242–1310) furono testimoni diretti dell'arrivo delle orde mongole in Asia centrale e nel Vicino Oriente. In ambito persiano, fondamentale l'opera di 'Ata Malik Juwayni (1226–1283), autore della Tarīkh-i Jahān-gushā (it. "Storia del conquistatore del mondo"), che fu funzionario dell'Impero mongolo al seguito di Hulagu Khan, fratello di Munke e Kublai, ancor prima che suo storico, tanto quanto di Rashid al-Din Hamadani (1247–1318), autore dell'importante Jami' al-tawarikh (it. "Compendio delle storie") per conto di Ilkhan Ghazan Khan (r. 1295–1304), discendente di Hulagu e fondatore dell'Ilkhanato (1256–1335) di Persia, oltre ai testi di Wassaf, Khafiz Abru e Mirkhond (1433–1498). Sempre al Trecento datano le opere degli arabi Ibn Fadlallah al-Umari (1301–1349), Ibn Battuta (1304–1369), il sociologo ante litteram Ibn Khaldun (1332–1406), e Al-Maqrizi (1364–1442) che comunque attinse a piene mani dall'opera di Khaldun che attinse da al-Umari..

Molte fonti forniscono congetture sugli effettivi articoli dello Yasa, non ultimo perché la sua fama fece sì che le culture non-mongole se ne appropriarono e ne adattarono parti o lo rielaborarono per fini di propaganda negativa: es. il numero di reati per i quali veniva inflitta la pena di morte era ben noto ai contemporanei. Alcuni studiosi hanno per esempio osservato che i Mamelucchi d'Egitto, rivali dei Mongoli (v.si Invasioni mongole della Siria), assorbirono lo Yasa e lo svilupparono nello Siyasa, uno Yasa conforme alla Shari'a...

Descrizione La legge dell'Impero mongolo è un aspetto della storia di questo stato poco esplorato causa l'assenza di fonti documentali che potrebbero consentire sia di avere una visione autentica del sistema legale imperiale mongolo, sia di analizzarne le fonti giuridiche, i principi ed i regolamenti. Si pensava che i decreti dello Yasa fossero completi e specifici ma non è stato trovato alcun rotolo o codice mongolo che li ha preservati. Come sopra anticipato, è possibile estrarre citazioni dello Yasa da molte cronache arabo-persiane e/o europee,. tanto da poterne derivare un contenuto congetturale (v.si seguito).

L'assenza di qualsiasi documentazione fisica dello Yasa pone un serio problema. Agli storici rimangono fonti secondarie, congetture e speculazioni, che descrivono gran parte del contenuto della panoramica. La certezza storica sullo Yasa è debole rispetto al molto più antico Codice di Hammurabi (XVIII secolo a.C.) o agli Editti di Aśoka (III secolo a.C.). Quest'ultimo è stato scolpito in modo che tutti potessero vederlo su piedistalli di pietra, alti da 12 a 15 m, che si trovavano in tutto l'impero di Ashoka, occupante gli attuali India, Nepal, Pakistan e Afghanistan. Lo Yasa, che si pensa fosse scritto in caratteri mongoli uiguri su rotoli, era conservato in archivi segreti, conosciuto e letto solo dalla famiglia reale gengiscanide.

Oltre ad essere un codice di leggi, lo Yasa potrebbe aver incluso elementi filosofici, spirituali e mistici e quindi potrebbe essere stato pensato come un testo quasi sacro o magico, se non alternativo, quanto meno parallelo al Törü, il codice orale di diritto religioso rivelato ai Mongoli dalla loro divinità suprema, Tengri, dio del cielo azzurro..

Lo Yasa delineava le leggi per vari membri della comunità mongola (soldati, ufficiali, medici, ecc.) e miravano a tre obiettivi: (i) l'obbedienza al Khagan; (ii) la creazione di un legame giuridico tra i diversi popoli/clan dell'Impero nomade; e (iii) soggiogare con la paura di spietate punizioni i sudditi tanto quanto i nemici dell'Impero. Si occupava di persone, non di proprietà. A meno che un uomo non confessasse, non veniva giudicato colpevole.. Lo scopo di molti decreti era probabilmente eliminare controversie sociali ed economiche tra i mongoli e i futuri popoli sudditi/alleati. Tra le regole c'erano il divieto di abigeato, l'obbligo di condividere il cibo con i viaggiatori, la vendita di donne di altre famiglie e il divieto di diserzione per i soldati. Rappresentava un insieme di norme quotidiane per le persone sotto il controllo mongolo che veniva applicato rigorosamente.