Mammut è un genere estinto della famiglia Mammutidae all'interno dell'ordine dei Proboscidati. Era diffuso principalmente in Nord America, dove è documentato dal Miocene superiore, circa nove milioni di anni fa, fino alla fine del Pleistocene, circa anni fa. Il suo rappresentante più noto è il mastodonte americano. Singole specie sono state segnalate anche in Eurasia, ma la loro attribuzione certa a Mammut non è del tutto sicura. Se tale attribuzione fosse corretta, questi rappresentanti del genere si sarebbero estinti già nel passaggio dal Pliocene al Pleistocene.

I membri del genere Mammut erano grandi proboscidati, caratterizzati da un corpo e da un cranio allungati. Le zanne erano presenti quasi esclusivamente nella mascella superiore e potevano essere dritte o ricurve verso l'alto. Le zanne inferiori erano regredite, talvolta presenti solo come formazioni rudimentali. I denti posteriori si distinguevano per creste trasversali affilate. Tutte le specie del genere Mammut vivevano prevalentemente in ambienti forestali e si nutrivano soprattutto di vegetali teneri, come foglie, aghi e ramoscelli. È possibile che formassero già, in modo simile agli odierni elefanti, piccoli gruppi familiari.

Il nome del genere Mammut fu introdotto scientificamente già nel 1799, ma si impose soltanto verso la metà del XX secolo. In precedenza la maggior parte degli studiosi classificava i suoi rappresentanti con la denominazione "Mastodon", oggi ritenuta non valida. Spesso il nome scientifico Mammut, appartenente ai Mammutidae, viene confuso con il termine comune "mammut", che in realtà si riferisce al genere Mammuthus, più strettamente imparentato con gli elefanti e quindi appartenente a una linea evolutiva distinta all'interno dei proboscidati.

Descrizione Mammut era un grande rappresentante dei proboscidati e, nell'aspetto generale, somigliava agli elefanti attuali. Tuttavia, la sua conformazione complessiva era più bassa, con un dorso più allungato e arti più robusti. Per lo scheletro quasi completo del cosiddetto "mastodonte di Warren" del fiume Hudson, nello Stato di New York, appartenente al mastodonte americano (Mammut americanum), sono stati indicati una lunghezza totale di 455 cm e un'altezza alla spalla di 278 cm.Henry Fairfield Osborn, The Proboscidea, New York, Part 1 (1936), pp. 1-802 e Part 2 (1942), pp. 805-1675. Il peso corporeo stimato, calcolato tramite comparazioni dimensionali basate sul femore lungo circa 106 cm, era di 7,8 t. Altri femori, lunghi da 98 a 122 cm, hanno fornito stime di peso comprese tra 3,6 e 11 t, con un'altezza massima al garrese di 325 cm. Ancora più grande era la specie Mammut borsoni, il cui femore raggiungeva 150 cm di lunghezza, corrispondente a un'altezza alla spalla di 410 cm e a un peso di circa 16 t, che la colloca tra i più grandi proboscidati conosciuti.

Il cranio era allungato, simile a quello di Zygolophodon, ma più fortemente convesso, tanto da poter essere definito a forma di cupola. Non raggiungeva comunque l'elevata altezza dei crani degli elefanti odierni. A differenza di altri mammutidi, Mammut possedeva solo zanne superiori, ben distanziate, che erano per lo più diritte o ricurve verso l'alto. Nel "mastodonte di Warren" le zanne superiori misuravano, lungo la curvatura, 262 cm, di cui circa 60 cm (quasi un quarto) erano inseriti nei robusti alveoli. Per altri individui si indicano lunghezze comprese tra 200 e 290 cm, diametri di 19-22 cm e un peso stimato tra 56 e 88 kg. La particolare conformazione cranica faceva sì che le zanne uscissero dagli alveoli in posizione quasi orizzontale, mentre negli elefanti, dotati di crani più compatti, emergono quasi verticalmente. Anche Zygolophodon presentava zanne orizzontali, ma queste si incurvavano poi verso il basso e possedevano una sottile fascia di smalto esterna, assente in Mammut. Nella mandibola di Mammut le zanne erano rare e, quando presenti, piccole o rudimentali; di conseguenza, anche i loro alveoli, originariamente collocati ai lati della sinfisi mandibolare, erano ridotti. Questa regressione portò a un accorciamento della sinfisi stessa, conferendo a Mammut un carattere brevirostro (muso corto). Al contrario, Zygolophodon manteneva robuste zanne inferiori e una lunga sinfisi mandibolare, quindi un aspetto longirostro (muso lungo).

La dentatura mostra tratti che avvicinano Mammut a proboscidati più evoluti, come gomfoteri ed elefanti. Tra questi vi è il ricambio dentario orizzontale: nuovi denti si formavano continuamente nella parte posteriore della mascella, mentre quelli anteriori si usuravano e venivano sostituiti, cosicché pochi denti erano in funzione simultaneamente. Ciò contrasta con il ricambio verticale della maggior parte dei mammiferi, in cui tutti i denti si trovano contemporaneamente in posizione funzionale. Come negli elefanti moderni, Mammut sviluppava fino a sei generazioni di denti. La formula dentaria è indicata frequentemente come . La struttura dei denti, però, presenta nette differenze rispetto ad altri gruppi di proboscidati. Mammut, come gli altri mammutidi, possedeva denti chiaramente zigodonti e zigolofodonti, caratterizzati da creste trasversali affilate che univano piccoli tubercoli opposti. Di solito una scanalatura longitudinale divideva le creste in due metà, e tra le creste si aprivano profonde depressioni che conferivano alla superficie un aspetto a tetto. Nei gomfoteri, con la loro dentatura bunodonte, piccole cuspidi aggiuntive riempivano le scanalature, creando un disegno più irregolare; negli elefanti, invece, la superficie è formata da lamelle parallele. Nei molari superiori di Mammut le creste erano orientate perpendicolarmente all'asse del dente, mentre negli inferiori erano leggermente inclinate. Premolari e molari differivano per numero di creste: i due premolari anteriori erano bilofodonti (due creste), il terzo premolare e i primi due molari trilofodonti (tre creste), e l'ultimo molare possedeva quattro o più creste, oltre a un robusto cingolo terminale (un rilievo di smalto). Procedendo dal primo premolare all'ultimo molare, la dimensione dei denti aumentava: il primo misurava in media 3,3 cm di lunghezza, l'ultimo poteva raggiungere 19 cm. Rispetto a Zygolophodon, Mammut sviluppò denti con corona più alta e maggiore larghezza.

Nello scheletro postcraniale, la maggior parte dei grandi proboscidati presenta una struttura simile, con poche particolarità. Le ossa degli arti erano in generale massicce e robuste, con omero e femore come elementi più grandi. L'ulna (osso dell'avambraccio) era particolarmente robusta all'estremità inferiore, sostenendo gran parte del peso dell'arto anteriore. Tibia e perone erano completamente separati; il perone terminava in un'estremità distale piatta ma sporgente lateralmente. Mani e piedi, come in tutti i proboscidati, erano composti da cinque dita; le singole ossa erano corte e compatte, ma nel complesso il piede era più stretto della mano.

Distribuzione e habitat Il genere Mammut era diffuso sia in Nord America sia in Eurasia. Tuttavia, per quest'ultima area la questione non è del tutto chiara, poiché alcuni studiosi assegnano i reperti eurasiatici in parte o del tutto al genere Zygolophodon. In Nord America questi animali erano presenti dal Grande Nord, corrispondente agli attuali Alaska e Territorio dello Yukon, fino al Messico. Gran parte dei ritrovamenti si concentra nella parte nord-orientale e centrale del continente. Il punto di rinvenimento più meridionale è rappresentato da un molare proveniente dal nord dell'Honduras, ma la sua precisa provenienza stratigrafica resta incerta. A differenza di alcuni rappresentanti dei gomfoteri, suoi contemporanei, Mammut non raggiunse mai il Sud America. Nel Nord America centrale il genere era diffuso dall'Atlantico al Pacifico, con importanti concentrazioni di ritrovamenti nella regione dei Grandi Laghi e nell'attuale Florida. Nonostante l'ampia distribuzione geografica, vi sono marcate differenze cronologiche: la maggior parte dei reperti risale all'ultima glaciazione e appartiene alle specie Mammut americanum e Mammut pacificus, comprendendo anche scheletri eccezionalmente ben conservati. Al contrario, le testimonianze più antiche, soprattutto quelle delle fasi evolutive iniziali, sono più rare, frammentarie e sparse.

In Eurasia il principale centro di distribuzione si trova nella parte orientale e sud-orientale dell'Europa, soprattutto dall'attuale Grecia verso nord fino all'Ucraina. Alcuni ritrovamenti molto occidentali provengono dalla Spagna, mentre nell'Europa centrale la presenza del genere è piuttosto sporadica. Le segnalazioni più orientali si estendono attraverso il Vicino Oriente fino all'Asia orientale, ma per ora si limitano a pochi reperti.

Paleobiologia Alimentazione Le informazioni sulla paleobiologia dei mammutidi in generale e del genere Mammut in particolare provengono soprattutto dallo stadio terminale della linea evolutiva, rappresentato dal mastodonte americano, che sopravvisse fino alla fine del Pleistocene. Le varie specie di Mammut si nutrivano principalmente di vegetazione tenera, prediligendo foglie, ramoscelli e materiale simile. Questa dieta è indicata dal carattere zigodonte e zigolofodonte dei molari, le cui creste trasversali e profonde valli erano perfettamente adattate a tale tipo di alimentazione. La conferma proviene anche da resti vegetali conservati sui denti, in coproliti e nel contenuto gastrico, nonché da analisi isotopiche condotte sul mastodonte americano. Il frequente ritrovamento di resti scheletrici in prossimità di antichi bacini idrici suggerisce inoltre una dipendenza dall'acqua, simile a quella degli elefanti attuali. Nella fase finale della loro storia evolutiva, i Mammut nordamericani convivevano con varie specie di elefanti del genere Mammuthus, come il mammut colombiano (Mammuthus columbi) e il mammut lanoso (Mammuthus primigenius), caratterizzati invece da una dieta prevalentemente erbivora. Le differenti abitudini alimentari, confermate anche dalle analisi polliniche dei siti fossili, indicano che le due linee di proboscidati occupavano habitat diversi, riducendo così la competizione: si ritiene che Mammut prediligesse soprattutto ambienti forestali e Mammuthus i paesaggi aperti.

Comportamento sociale Le questioni relative alla sociobiologia sono molto più difficili da chiarire, poiché un confronto diretto con gli elefanti attuali risulta problematico. Tuttavia, nel mastodonte americano è documentato un dimorfismo sessuale, che interessa tra l'altro la mandibola: spesso gli individui maschi presentano mandibole più massicce. Le piccole zanne inferiori, talvolta presenti, non rappresentano però – secondo alcune analisi – un carattere esclusivo dei maschi, ma si riscontrano in entrambi i sessi. Anche le differenze di crescita e dimensione delle zanne superiori possono essere interpretate come sessualmente specifiche. Negli elefanti odierni il marcato dimorfismo sessuale è legato a una struttura sociale gerarchica. In alcune zanne delle femmine si osservano anomalie di crescita che interrompono, ogni tre o quattro anni, l'aumento continuo delle dimensioni: un fenomeno spiegabile, ad esempio, con periodiche carenze minerali, come quelle dovute alla produzione di latte per la prole. L'intervallo tra le nascite nelle femmine degli elefanti attuali, compreso tra quattro e otto anni, corrisponde bene ai cicli di crescita riscontrati nelle femmine di mastodonte americano. Anche l'età del primo manifestarsi di tali anomalie, attorno ai dieci anni, coincide con il raggiungimento della maturità sessuale sia nelle femmine sia nei maschi degli elefanti moderni.