La messa pontificale è una messa officiata da un vescovo o da un sacerdote godente di diritti particolari, secondo lusus antiquior del rito romano che la distinguono per imponenza e magnificenza dalle altre forme della messa tridentina, non solo dalla bassa, ma anche dalla solenne. Victor Daniel Boissonnet, Dictionnaire alphabetico-méthodique des cérémonies et des rites sacrés, Paris, 1818, Tome 2, col. 476 Differisce dalle altre forme pure in quanto la parte chiamata "messa dei catecumeni" è celebrata o al trono episcopale o al faldistorio.Francesco G. Tolloi, "Breve descrizione della liturgia pontificale"
È diffuso chiamare messa pontificale o pontificale anche la messa solenne celebrata dal vescovo secondo il Caeremoniale Episcoporum del 1984, che la chiama però Messa stazionale.
Partecipanti
Celebrante
Il celebrante della messa pontificale è un vescovo o un presbitero a cui è concesso l'uso di almeno alcune insegne pontificali, chiamate anche pontificalia. Tali insegne pontificali possono essere fino a otto: calze e sandali episcopali, chiroteche e anello, tunicella e dalmatica, croce pettorale e mitra. Il pastorale non è elencato con queste, essendo legato alla missione del vescovo nei confronti dei suoi fedeli, e non all'episcopato generico, e essendo simbolo anche della cura delle anime esercitata dall'abate di un monastero benedettino. Il privilegio delle insegne pontificali è stato concesso per indulto papale ad alcuni abati, protonotari e canonici, a volte a un intero capitolo.
Le concessioni non riguardavano necessariamente tutte le insegne pontificali e generalmente non potevano essere usate fuori della celebrazione della messa; potevano anche essere limitate in diverse maniere, per esempio escludendo la partecipazione di un presbitero assistente.
Con il motu proprio Pontificalia insignia del 21 giugno 1968 il papa Paolo VI decretò che a partire da tale data potranno usare le insegne pontificali, oltre ai vescovi, solo i rappresentanti pontifici, i prelati territoriali e gli abati territoriali, gli amministratori apostolici permanenti e gli abati regulares de regimine dopo ricevuta la benedizione; e inoltre, ma senza cattedra e pastorale, gli amministratori apostolici non permanenti e i vicari e i prefetti apostolici. Fuori di questi, chi per concessione individuale o collegiale godeva di un simile privilegio prima di tale data poteva o conservarlo o rinunciarvi.Acta Apostolicae Sedis 1968, pp. 374–377
Ministri
Gli assistenti sono dodici:Andrea Ferrigni-Pisone, Catechismo liturgico (Gabinetto Letterario, 1857), tomo IV, p. 22] due cerimonieri un presbitero assistente un diacono e un suddiacono: di solito fungono da diacono e suddiacono due presbiteri.Massimo Cicero, Verità e bellezza del rito antico, Edizioni Lindau, 2021, Appendice 3 sette ministri inferiori: due ceroferari il turiferario il chierico che sostiene il libro il chierico che porta la bugia (candeliere provvisto di manico e bocciolo in cui viene infilata la candela) il chierico che sostiene la mitra il chierico che sostiene il pastorale
Si poteva ottenere la dispensa dalla partecipazione inoltre di due diaconi assistenti.Decreta authentica Congregationis Sacrorum Rituum, p. 40 La partecipazione di questi non è perciò sempre richiesta.Guglielmo Sillani, Manuale di Sacri Riti nella celebrazione della S. Messa non che in altre funzioni si ordinarie che estraordinarie e nella Visita Pastorale, Roma e Torino, 1866, p. 156
Svolgimento
Nella messa pontificale il vescovo indossa la pianeta, la tunicella, la dalmatica, calzari e chiroteche ed è accompagnato da un prete assistente con il piviale, eventualmente da due diaconi assistenti con dalmatica sul rocchetto, suddiacono e diacono della messa con tunicella e dalmatica sul camice. I compiti dei diaconi e del suddiacono possono essere svolti da presbiteri rivestiti con i paramenti da diacono o suddiacono.
Generalmente la messa pontificale è preceduta e seguita da una processione durante la quale il vescovo, che nella messa porta la pianeta, indossa il piviale o la cappa magna di colore paonazzo (per i vescovi), il cui strascico è sostenuto da un caudatario.
La messa pontificale è una celebrazione molto lunga ed elaborata, nella quale trovano ampio spazio riti accessori e accompagnamenti musicali sia corali sia organistici, che danno oltre alla solennità anche bellezza artistica alla liturgia.
Dopo la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II Anche dopo la riforma liturgica del rito romano successiva al Concilio Vaticano II si continua a celebrare a volte la messa pontificale. La celebrarono per esempio il cardinale Joseph Ratzinger a Weimar il 17 aprile 1999, il cardinale Darío Castrillón Hoyos a Westminster il 14 giugno 2008, l'arcivescovo Alexander King Sample a Washington il 28 aprile 2018, il cardinale Raymond Leo Burke a Glasgow il 10 ottobre 2019, monsignor David Michael O'Connell a Trenton il 14 febbraio 2014, monsignor Bernard Tissier de Mallerais a Colmar il 16 novembre 2003.
Dal 2007 al 2021, in quelle parrocchie in cui esisteva stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco non solo poteva ma doveva ("accolga volentieri le loro richieste") permettere celebrazioni della messa tridentina, limitatamente nelle domeniche e nelle festività a una celebrazione al giorno. Il parroco doveva pure concedere il permesso in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi. Nelle chiese non parrocchiali e non conventuali, spettava al rettore concedere la stessa licenza.Summorum Pontificum, articolo 5
Secondo l'istruzione Universae Ecclesiae emanata dalla Pontificia commissione "Ecclesia Dei" nel 2011 i responsabili dei santuari e luoghi di pellegrinaggio (parroci o altri) dovevano offrire ai gruppi di pellegrini che lo richiedano la possibilità di celebrare la messa secondo lusus antiquior, se era presente un sacerdote idoneo.Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Universae Ecclesiae, 18
La stessa istruzione stabiliva che era permesso l'uso del Pontificale Romanum e del Caeremoniale Episcoporum in vigore nel 1962.Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Universae Ecclesiae, 35
Il 17 gennaio 2019, papa Francesco ha soppresso la Pontificia commissione "Ecclesia Dei". Dal 16 luglio 2021, i compiti riguardanti la liturgia sono stati trasferiti alla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e gli altri compiti alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica.
Secondo i responsa ad dubia pubblicati nel 2021 dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, i sacramenti non possono più essere amministrati secondo il Pontificale Romanum precedente alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, nemmeno nelle parrocchie canonicamente erette.
A partire dal 16 luglio 2021, spetta al vescovo diocesano autorizzare la celebrazione nella sua diocesi di qualsiasi forma della messa tridentina.Traditionis custodes, articolo 2 In conformità con questa direttiva, Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, ha celebrato la messa pontificale nella parrocchia personale di San Carlo a Marsiglia il 9 gennaio 2022 e l'arcivescovo Fernando José Monteiro Guimarães, C.SS.R., ordinario militare per il Brasile, nella sua cattedrale il 2 febbraio 2022. Monsignor Robert William Finn, vescovo emerito di Kansas City-Saint Joseph, ha conferito il suddiaconato il 12 febbraio 2022 agli alunni tonsurati del seminario di Nostra Signora di Guadalupe della Fraternità Sacerdotale San Pietro, secondo il Pontificale Romanum.
La Santa Sede permette ad alcuni istituti di adoperare all'interno delle proprie chiese e dei propri oratori il Messale, il Rituale, il Pontificale e il Breviario vigenti nel 1962, facoltà che possono usare in altre chiese solo con il consenso dell'Ordinario locale, eccetto nella celebrazione privata della messa.
Messa stazionale
Da quando è stato rivisto nel 1984, il Caeremoniale Episcoporum non usa mai l'espressione "messa pontificale". In esso la più importante forma della messa episcopale è la messa stazionale, definita come l'eucaristia celebrata dal vescovo, come grande sacerdote del suo gregge, nella chiesa cattedrale, circondato dal suo presbiterio e dai ministri, con la partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio.Caeremoniale Episcoporum, 119 In questo, essa ricorda l'antica messa stazionale romana, la grande assemblea liturgica alla quale si convocava tutto il clero e tutti i fedeli, addirittura presumendone la presenza, e in comparazione con la quale, veramente pubblica perché a essa partecipava la Chiesa romana nella sua interezza, le altre messe erano private. Louis Duchesne, Origines du culte chrétien: Études sur la liturgie latine avant Charlemagne, Paris, 1920, pp. 171–172
La messa stazionale è menzionata pure nell'attuale Messale Romano: «Si raccomanda vivamente che, soprattutto nel Tempo di Quaresima, si conservi e si incrementi, almeno nelle città principali, nel modo più adatto per i singoli luoghi e secondo la tradizione, l'uso di riunire la Chiesa locale nella forma delle «stazioni» romane».Messale Romano, III ediz. italiana, 2020, Tempo di Quaresima, p. 68 E il Messale Romano dice pure, nell'Ordinamento generale: «Particolare importanza si deve dare a quella concelebrazione in cui i presbiteri di una diocesi concelebrano con il proprio vescovo nella Messa stazionale soprattutto nei giorni più solenni dell'Anno liturgico [...]».Ordinamento Generale del Messale Romano, 203, Messale Romano, III ediz. italiana, 2020, p. XXXVI
La messa pontificale si distingue da questa tra l'altro per il "presbitero assistente", per la partecipazione di un diacono e di un suddiacono (o di due presbiteri che indossano i paramenti di questi, per la celebrazione della liturgia della Parola al trono o al faldistorio, per l'uso del "Canon Missae Pontificalis" e l'assenza delle cartaglorie, per l'uso delle insegne pontificali (concesse anche a prelati non vescovi). Michael Buchberger, Walter Kasper, Konrad Baumgartner, Lexikon für Theologie und Kirche, Herder, 1983, volume 8, p. 417]Canon Missae Pontificalis, Typographia Vaticana, 1729 Diversi autori notano anche altre differenze tra la messa stazionale e la pontificale. Sven Conrad, Liturgischer Akt oder liturgische Feier? Zur Theologie der außerordentlichen Meßform im Licht der Gnadenlehre und des Konzilsdekrets »Presbyterorum ordinis« in Una Voce-Korrespondenz, primo trimestre 2013, p. 41 La liturgia a la luz de su reforma, Centre de Pastoral Litúrgica, 2019, p. 11Gianluca Biccini, Celebrazioni eucaristiche sempre più curate e partecipate, L'Osservatore Romano, 26 aprile 2008
La messa stazionale si distingue dall'ordinaria celebrazione eucaristica non per l'apparato cerimoniale, ma per la partecipazione di tutti i membri del popolo di Dio, che manifesta sia l'unità della Chiesa locale raccolta intorno al suo pastore sia la diversità dei suoi ministri (presbiteri, diaconi, accoliti e lettori istituiti). Non prevede un numero fisso e limitato di ministri, tra i quali un solo presbitero assistente con piviale, ma invita tutti i sacerdoti a concelebrare con il loro vescovo e diversi diaconi a esercitare il proprio ministero. El obispo y la liturgia diocesana, Cuadernos Phase, aprile 1994, p. 31 Se nella diocesi mancano diaconi che partecipino, i loro compiti sono svolti da presbiteri parati come membri del proprio ordine e che, come gli altri presbiteri partecipanti, concelebrano la messa stazionale. La cattedra del vescovo non è più chiamata "trono" né ha l'aspetto di un trono, come quando era prescritto che fosse elevato sopra tre gradini, coperto da tappeti e sormontato da un baldacchino.Enciclopedia cattolica, voce "Trono"