La chiesa di San Simone Apostolo, più nota come chiesa di San Simon, è un edificio di culto cattolico di Vallada Agordina, in provincia di Belluno e diocesi di Belluno-Feltre. La chiesa venne dichiarata monumento nazionale nel 1877.

Storia

Il mito di Celentone Secondo la leggenda tramandataci da Agostino Tomaselli, un maestro di Vallada vissuto nei primi anni del XIX secolo, nel 720 il pio Celentone giunse nella valle del Biois per sfuggire alle feroci incursioni barbariche. Durante sette anni di permanenza convertì le popolazioni locali ed intraprese, da solo, sulle pendici del monte che prenderà il suo nome, i lavori per la costruzione di una primitiva chiesa, poco sotto l'antico centro abitato “le Piane”.

Rifacendosi a questa leggenda alcuni affermano che la pietra oggi incastonata sulla facciata risalirebbe al 720 d.C. e che la “C” scolpita su di essa sarebbe l'iniziale di “Celentone”.

L'ipotesi, seppur suggestiva è però infondata: la stele sulla facciata sembra essere una semplice pietra tombale del tutto simile all'arca del 1736 conservata nella chiesa di Carfon, riportante l'abbreviazione “HIC” (probabilmente “hic iacet”, qui giace) seguito dal nome della persona sepolta, probabilmente nel XVIII secoloL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, edito a cura delle parrocchie dell'antica Pieve di Canale d'Agordo 2007, p. 67..

Glauco Benito Tiozzo propone una versione alternativa al mito messo per iscritto da Agostino Tomaselli e tuttora vivo fra la popolazione: forse l'anno poteva essere il 572, anziché il 720, e il Celentone un “centurione” romano dell'impero d'Oriente giunto nella valle con un manipolo di soldati sbandati di fronte all'irruenza degli ultimi invasori, i Longobardi, calati in Italia nel 568Da “San Simon a Vallada” di C. B. Tiozzo, L. Rui, L. Tortani e L. Mottes, Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, 1989, p. 11.

Secoli XII-XIV La prima traccia storica della presenza della chiesa è in una bolla pontificia di papa Lucio III dell'ottobre del 1185 che ricorda la chiesa “Sancti Simonis Canalis de supra”. Essa viene citata fra le cappelle dipendenti dalla Pieve di Agordo, a Vallada infatti non risiedeva ancora un Pievano ma si ricorreva a quello di Agordo che vi giungeva per celebrare la messa.

Tra il XII e il XIV secolo l'importanza della chiesa dedicata ai santi Simone e Giuda Taddeo crebbe gradualmente tanto da diventare luogo privilegiato per ricevere indulgenze e per le processioni votive. Grazie ad una traduzione e sintetizzazione delle “dodici Pergamene dei Privilegia” della chiesa di San Simon, redatta nel 1505 dal cappellano di Cencenighe Agordino, Pelegrino de Chalegari, sappiamo che la prima indulgenza a noi nota fu concessa alla chiesa di San Simon nel 1354Archivio Arcipretale di Canale d'Agordo, Pergamene, pergamena n. 9, 4 aprile 1505, Cencenighe, busta 113; sintetizza la pergamena del 4 agosto 1354, oggi perduta. Cfr. L. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 69..

Negli anni cinquanta del Trecento venne fondata a San Simon la Confraternita della Beata Vergine dei Battuti, un'associazione laica che si occupava di soccorrere i poveri e, in parte, anche del mantenimento della chiesa. Al vertice del sodalizio stava il “gastaldo”, affiancato da un tesoriere, il “massaro”. Grazie al contributo dei primi “regolieri” venne edificato l'altare dedicato a San Bartolomeo.

Durante il Trecento la chiesa venne deturpata da ripetuti atti sacrileghi: nel 1361, nel 1379-1380 e in un anno non precisato di fine Trecento.

Sempre dalla pergamena di Pelegrino de Chalegari veniamo a sapere che il vescovo Francesco da Serravalle, inviato da Giacomo Goblin, vescovo-conte di Belluno e Feltre, il 28 ottobre 1361 consacrò nuovamente la chiesa, il cimitero e l'altare laterale di San Bartolomeo, non si sa se a causa di un furto o di una vera e propria profanazioneArchivio Arcipretale di Canale d'Agordo, Pergamene, pergamena n. 9, datata 4 aprile 1505, Cencenighe, busta 113; sintetizza la pergamena del 5 novembre 1361, oggi perduta. Cfr. L. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 69..

Secoli XV-XVII

Il 3 settembre 1458, con il favore di papa Callisto III, San Simon divenne comparrocchiale o "sorella matrice" della chiesa di San Giovanni Battista, sorta a Canale d'Agordo tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo; le due cappelle che fino ad allora, pur essendo unite, non erano ancora formalmente una pieve, assumevano ora tutti i diritti parrocchialiL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 73.. Il rettore delle due antiche cappelle, Bartolomeo di Lambrutio, che fino a quel momento dipendeva dall'arcidiacono di Agordo divenne il nuovo legittimo pievano.

Gli inventari del 1484 e del 1504 attestano che la pieve di San Simon poteva contare su oltre un centinaio di boschi, masi, prati e campi, che nel giro di cinquant'anni oltrepassarono il numero di 170, come dimostra chiaramente l'inventano del 1539Archivio Comparrocchiale di Vallada, Inventario dei beni immobili e delle rendite di San Simon e l'altare di Sant'Antonio, Pergamene, pergamena n^ 11, 2 ottobre 1539. Cfr. L. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 74..

Il 29 luglio 1600 il vescovo Luigi Lollino, in visita alla pieve di Canale d'Agordo, rimane suggestionato dal fascino della chiesa di San Simon come si percepisce dalla relazione della visita:

Il vescovo, con non comune sensibilità artistica, ordinò di non accendere le candele troppo vicine al muro a cui era addossato l'altare di sant'Antonio per non rovinare gli affreschi di Paris Bordon.

La crescente devozione indusse alcuni fedeli a fondare, verso il 1634 la Confraternita di sant'Antonio abate.

Grazie a un lascito di Pietro Micheluzzi, nel 1681 la popolazione di Vallada poté richiedere un "mansionario" a san Simon. Per l'occasione, nel 1686, fu edificata a Sachet la prima canonica.

Secoli XVIII-XX Nel 1741 fu allestita una Via Crucis, forse la prima istituita nella valle, e, nel 1752, il prestigio della chiesa di San Simon indusse i Regolieri di Vallada e Carfon-Fregona-Feder a chiedere al vescovo di Feltre Giovanni Battista Bortoli, di poter conservare una reliquia di San SimonL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 81..

Attorno al 1760 alcuni capi famiglia, determinati a ottenere la conservazione del Santissimo Sacramento anche nella chiesa di San Simon, falsificarono i documenti inducendo il vescovo Giovanni Battista Sandi ad acconsentire alla richiesta. La denuncia di alcuni Regolieri spinse il prelato a ritirare immediatamente la concessione, che fu data nuovamente solo ottanta anni più tardi, il 1º luglio 1839 dal vescovo Luigi ZuppaniL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 82..

Nel 1760 i paesi di Cogul, Andrich e Sachet decretarono l'istituzione di una nuova “mansioneria” nella chiesa di San Simon, chiamata “primissaria” o “mansioneria del Santo”, in quanto dedicata a sant'Antonio di Padova.

Nel 1764 fu consegnata al primissario don Antonio Bet (1760-1771) la nuova canonica che ancora oggi si può vedere inserita in una costruzione più ampia dietro l'oratorio di Andrich.

La chiesa fu dunque servita da due mansionari, il Primissario — che abitava ad Andrich - e il mansionario principale, che risiedeva a Sachet. Nel 1837 morì l'ultimo Primissario, don Luigi Soppelsa, in quell'occasione fu infatti deciso, data la carenza di sacerdoti e delle rendite, l'accorpamento delle due mansionerie, in modo da permettere un miglior sostentamento ad un solo prete.

Alla metà dell'Ottocento aumentò tra i cittadini di Vallada la volontà dell'autonomia di San Simon dalla Pieve di Canale. Il primo passo in questa direzione fu la fondazione, nel 1855, della Fabbriceria Comparrocchiale di San Simon, che separava l'amministrazione delle due chiese di san Simon e di san Rocco dalla Fabbriceria di Canale.

Il 4 novembre 1866 l'Agordino passò dal Regno Lombardo-Veneto al Regno d'Italia. In quel periodo vennero attuati dei profondi cambiamenti nell'amministrazione delle chiese: tutti i possedimenti erano infatti stati messi all'asta dopo la legge statale di confisca del 1867. Fortunatamente il 25 marzo 1877 la chiesa di San Simon fu dichiarata monumento nazionale dallo Stato italiano e poté da allora in poi passare sotto la tutela della Nazione.

Durante la Grande guerra una bomba scoppiata nei pressi di Celat frantumò le vetrate dell'abside e l'8 aprile 1918 si diffusero in tutta la vallata i colpi sordi dei martelli che frantumavano le secolari campane della chiesa.

Fasi della costruzione Dell'antico impianto tipico delle cappelle medievali dolomitiche - caratterizzato un'unica navata a capriate a vista, un piccolo catino absidale e una torre campanaria di modeste dimensioni - sono testimoni le finestre medievali e la porta del campanile, con arco a tutto sesto, forse risalente all'XI secolo.

Durante la prima metà del Cinquecento il vecchio soffitto a capriate lignee fu coperto e affrescato da Paris Bordone.

Sappiamo che fin dal 1613 il tetto della chiesa e del campanile era di scandoleL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 77.. Il vescovo Giulio Berlendis, nel 1662, ordinò di ricostruire in pietra il pavimento e gli scalini dell'abside e di chiudere il coro con dei cancelliL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 78..

Nel 1736 venne innalzato un nuovo pulpito e nel 1742 il vecchio pavimento di tavole dell'aula fu sostituito con uno nuovo, sempre di legno.

Alla fine del Settecento, a causa del miglioramento delle condizioni di vita e alla derivante crescita demografica, la chiesa di San Simon non era più adeguata alle esigenze del paese. Secondo la leggenda, non riuscendo a trovare un accordo tra chi voleva allargare la chiesa e chi la voleva distruggere e ricostruire più a valle, durante la notte un gruppo di paesani salì a San Simon e abbatté l'abside e il soffitto del tempio costringendo così il resto della popolazione a optare per la prima risoluzioneL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 84.. Nel 1768 le “Parti" delle Regole di Vallada e Carfon-Fregona-Feder deliberarono infatti l'ampliamento dell'antica pieve. I lavori furono eseguiti tra il 1770 e il 1776. La navata fu coperta da una nuova volta e l'abside fu allargata in modo sproporzionato rispetto all'aula. L'interno fu poi decorato da un grande cornicione e ridipinto con le tinte riportate alla luce nella zona absidale dai restauri del 2005. Gli affreschi furono coperti di calce per dare maggiore uniformità al nuovo stile della chiesa.

Tuttavia l'ingrandimento della chiesa non sembrava sufficiente e nel 1789 cominciò a farsi largo tra gli abitanti di Vallada l'idea di abbattere la chiesa e di ricostruirla più a valle, nel villaggio di Sachet. La Regola di Vallada iniziò quindi le pratiche di richiesta al Senato di Venezia e incaricò Antonio Piaz di seguire il progetto. Grazie alla ferma opposizione della Regola di Carfon-Feder-Fregona che lo riteneva assurdo, dopo l'ingrandimento dell'edificio effettuato pochi anni prima, l'antica Chiesa fu salvata. Vennero eseguiti solo alcuni lavori di completamento di quanto era stato fatto durante gli anni settanta e fu risistemato il cimitero.