La lingua istrorumena (nome nativo: rumârește o anche vlășește) è una lingua neolatina in via di estinzione, parlata dal popolo istrorumeno, poche centinaia di persone nella parte centro-orientale dell'IstriaGoran Filipi, Atlante linguistico istroromeno, Pula, Znanstvena zadruga Mediteran, 2002, p.25..
Caratteristiche
L'istrorumeno, assieme al meglenorumeno, al macedorumeno (o arumeno) e al dacorumeno (o rumeno vero e proprio), è un sottogruppo del gruppo linguistico rumeno parlato in Istria e a sud del Danubio.
Dopo la ritirata aureliana, alcuni daci-romanizzati emigrarono a sud del Danubio, mentre altre popolazioni dello stesso ceppo linguistico (costoboci, carpi, daci dell'est ecc.) continuarono a coabitare sin dall'epoca romana. Secondo la storiografia più recente, questa popolazione romanizzata o parzialmente latinizzata tornò in Valacchia e in Dobrugia a partire dal XIII secolo. Durante questi secoli di isolamento a sud del fiume, però, la lingua venne influenzata prevalentemente dai dialetti slavi che si parlavano nel corso del Medioevo e questo lo si nota, nel rumeno, attraverso l'utilizzo dei verbi all'infinito e dagli articoli determinativi posposti al nome. Nell'istro-rumeno troviamo però il caratteristico rotacismo della lettera n, il che fa sospettare una qualche derivazione di questo - dopo la scoperta del primo documento scritto (1521) in rumeno a Brașov - dalla lingua parlata dai daci dell'ovest e dai transilvani (abitanti all'interno della Dacia Felix). Oltretutto, i valacchi sono già menzionati in un documento vescovile del XII secolo a Trento. . La successiva sconfitta dei magiari da parte dei germani forzò l'insediamento stabile di questi ultimi in Pannonia; fatto che provocò l'isolamento tra gli slavi del nord (polacchi e cechi) e quelli del sud (serbi e croati).
I valacchi dell'Istria continuarono quindi a vivere come una cellula isolata dalla madrepatria.
Storia
Le analisi linguistiche suggeriscono, che gli istroromeni siano discendenti dei fuggiaschi spinti dalle invasioni ottomane nei Balcani, che per un certo periodo vissero nell'entroterra dalmata, nelle zone di Dinara e VelebitGoran Filipi, Atlante linguistico istroromeno, Pula, Znanstvena zadruga Mediteran, 2002, p.52.. Nel XV e nel XVI secolo questi gruppi vennero colonizzati nell'Istria centrale, nei pressi di Trieste e sull'isola di Veglia, occupando un territorio largamente spopolato a causa di epidemie e invasioni. L'area linguistica istrorumena si ridusse poi a causa dell'assimilazione linguistica da parte della maggioranza croata.
Nei tempi dell'Impero austro-ungarico non venne messa in atto nessuna tutela della minoranza istro-romena. Il Regno d'Italia, al contrario, intraprese politiche favorevoli alla minoranza istrorumena, utile strumento per contrastare la maggioranza slava dell'Istria interna. Venne creato un comune istrorumeno (Valdarsa) e si aprì una scuola in lingua romena. Andrea Glavina, il primo sindaco di Valdarsa, fu il principale promotore della rinascita degli istroromeni in quegli anni: già nel 1905 pubblicò il "Calendario lu Rumen din Istria", dove raccolse vocaboli, proverbi e racconti in uso tra i cici per tramandarne la memoria. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1925, la scuola romena venne comunque sostituita da scuole italianeNerina Feresini, Il comune istro-romeno di Valdarsa, Trieste, Edizioni Italo Svevo, 1925.
Dopo la seconda guerra mondiale molti istrorumeni furono coinvolti nell'esodo istriano.
L'istrorumeno sopravvive in Istria solamente nei villaggi di Seiane, Susgnevizza, Lettai, Sucodro, Costorciani, Grobenico, Villanova d'Arsa e Berdo, ma è parlato in altre parti dell'Istria dove le famiglie sono emigrate (e anche in paesi intorno al mondo - gli Stati Uniti, Australia, Italia, e altrove).
La lingua istrorumena ed il suo popolo sono considerati a rischio estinzione dall'Unione europea e dalle Nazioni Unite.
Grafia e fonetica
Grafia
Quasi ogni ricercatore ha trascritto l'istrorumeno usando una diversa convenzione. Attualmente la grafia più utilizzata è quella di Kovačec, adottata anche dai linguisti rumeni Richard Sârbu e Vasile Frățilă, ispirata in gran parte da quella di Sextil Pușcariu, con elementi derivati dalla grafia del croato. Vrzić propone invece una grafia più vicina a quella del croato con l'aggiunta di tre sole lettere. Questa grafia è pensata per i locutori istrorumeni che hanno familiarità con grafia del croato e che vogliono imparare a scrivere nella propria lingua. Di seguito vengono riportati i grafemi che risultano differenti da quelli del rumeno standard in almeno una delle due grafie:
+ IPA Istrorumeno Kovačec 1998Questa grafia viene utilizzata nella versione del 2010 del dizionario online di Kovačec. Vrzić 2009 [ɒ]/[wɒ] å å [ǝ]/[ɨ] â â [k] davanti a a, å, â, o et u c k [k] davanti a e, ę et i k k [t͡ʃ] č č [d͡z] d̦ dz [ε]/[e̯a] ę ę [ɣ] ɣ g [d͡ʒ] ǧ đ [j] i̯ j [ʒ] žSârbu et Frățilă usano j al posto di ž. ž [ʎ] ľ lj [ɲ] ń nj [ŋ] ŋ n [ʃ] ș š [c] t″ ć [t͡s] ț c [w] ṷ u
Fonetica e fonologia
L'istrorumeno presenta alcune particolarità di pronuncia rispetto al rumeno standard (con la trascrizione di Kovačec)Per la pronuncia del rumeno standard vedere Lingua romena. La pronuncia dell'istrorumeno può essere ascoltata sul sito Očuvęj vlåška ši žejånska limba, page Pronuncia.:
La å ha una diversa resa a seconda del suono che la precede, talvolta suona come la vocale [ɒ], (per esempio in čåsta «questo, questa»), altre volte come il dittongo ([wɒ]), ad esempio in cårle «chi, che». Questa vocale è sempre accentata e la sua dittongazione è più sistematica nel dialetto del nord, quello di Žejane, che in quelli del sud. La lettera ę viene resa, a seconda del suono che la precede, talvolta come la vocale [ε], altre volte come il dittongo [e̯a]. Anche in questo caso la dittongazione è più frequente a Žejane. A differenza del rumeno le vocali [ǝ] e [ɨ] non si distinguono nettamente. Talvolta si sente una, talvolta l'altra e talvolta un suono intermedio fra le due. Per questo motivo Kovačec et Vrzić le trascrivono con la stessa lettera, â. In istrorumeno ci sono tre consonanti palatali che esistono anche in qualche dialetto dacorumeno, per esempio quello di Maramureș: [ʎ], come la gli italiana – esempio: l’epur «lepre, coniglio»; [ɲ], come la gn italiana: ńivę «campo»; [c], come la cj friulana : t″åro «tre». Due consonanti sono molto rare in istrorumeno e sono presenti solo nei prestiti da altre lingue: [d͡z] in d̦ero «zero»; [d͡ʒ] in Ǧermanii̯e «Germania».
Certi suoni si sono evoluti diversamente in rumeno e in istrorumenoSi veda Sala 1989 in bibliografia, p.275; dexonline.ro; Kovačec 2010.:
+ Latino Rumeno Istrorumeno Traduzione [a] finale non accentata: LINGUA > chiusura più importante: limbă chiusura meno importante: limbę lingua [e] accentata: FERRUM > dittongazione: fier fl’er ferro [i] accentata: LIGAT > dittongazione: leagă non dittongazione: lęgę lui/lei lega/legge [o] accentata: NOCTEM > dittongazione: noapte non dittongazione: nopte notte [kl]: CLAMARE > caduta della de [l]: chema palatalizzazione de [l]: cl’emå chiamare [gl]: *GLEMUSVengono marcate con un asterisco (*) le parole non attestate ma ricostruite dai linguisti. > caduta della [l]: ghem palatalizzazione di [l]: gl’em gomitolo [n] intervocalica semplice : BENE > immutata: bine rotacismo: bire bene [mn]: SCAMNUM > scaun scånd sedia, tavola [nv]: *INVITIARE > a învăța ânmețå imparare [l] + Consonante ALBUM > immutata: alb caduta della [l] : åb bianco [ll] + desinenza al singolare: VITELLUS > [l] semplice: vițel caduta di [ll]: vițe vitello [gw] + [e] o [i]: SANGUEM > Trasformazione in affricata della [g]: sânge Trasformazione in fricativa della [g]: sânže sangue [g] + [e] o [i]: GENUC(U)LUM > Trasformazione in affricata della [g]: genunchi Trasformazione in fricativa della [g]: žeruŋclʼu ginocchio
Altre particolarità comuni ai dialetti istrorumeni sono: talvolta la caduta della [a] iniziale non accentata : (a)flå vs. rumeno a afla «imparare, sapere, trovare»; assenza della [j] dopo consonante a fine parola: omir vs. oameni ’gens’; assenza dei dittonghi discendenti con [w] : av dat vs. au dat «hanno dato»; vocale + [v] vs. vocale + [u]: avzi vs. a auzi «sentire».
Alcune particolarità sono specifiche di uno o dell'altro dialetto:
Nel dialetto di Šušnjevica c'è la tendenza a non distinguere [s] da [ʃ]. Così il nome del villaggio viene qui pronunciato Șușńevițę o Sușńevițę. Inoltre, a differenza degli altri dialetti, in questo si pronuncia [t͡s] al posto di [t͡ʃ] e [z] al posto di [ʒ]: țer «cielo», fețor «ragazzo», sânze «sangue», zeruŋclʼu «ginocchio», zos «giù». Nel dialetto di Žejane, /g/ si realizza normalmente come [ɣ]. Sempre a Žejane anziché [ε]/[e̯a] la lettera finale delle parole femminili si pronuncia [a], in tal modo senza un contesto adeguato al femminile non si distingue fra la forma con articolo definito da quella senza articolo: limba significa «lingua» ma anche «la lingua».
Grammatica e sintassi
L'istrorumeno ha molte caratteristiche morfologiche e sintattiche della lingua latina. La struttura dei verbi è semplificata, ma conserva l'infinitivo ed il participio della lingua latina.
VERBI ISTRORUMENI
Coniugazione I, II, III, IV Infinitivo: cl´amå, ramaré, båte, durmí altri verbi di I coniugazione: stå, turnå, zucå altri verbi di II coniugazione: ve, tiré, be altri verbi di III coniugazione: årde, pl'erde, zacl'ide altri verbi di IV coniugazione: avzí, fi, cuperí altri verbi di IV coniugazione formati con -éi ed -úi: bivéi, movéi, piséi, frustikéi, carúi, radúi.
I verbi che finiscono in -véi ed -úi sono interattivi, mentre quelli che finiscono in -éi sono perfettivi od imperfettivi.
Coniugazione I, II, III, IV Gerundio: rugánda, tiránda, tragánda, avzínda, copéinda Presente Coniugazione I, II, III, IV 1.pl.: rugån, tirén, mézen, avzín 3.pl.: rógu, tíru, mégu, åvdu Imperfetto
Coniugazione I, II, III, IV 1.sg.: rugåiam, cadéiam, trazéiam, avzíiam 2.sg.: rugåiai, cadéiai, trazéiai, avzíiai 3.sg.: rugåia, cadéia, trazéia, avzíia 1.pl.: rugåian, cadéian, trazéian, avzíian 2.pl.: rugåiat, cadéiat, trazéiat, avzíiat 3.pl.: rugåia, cadéia, trazéia, avzíia
Passato remoto
Il passato remoto è formato col participio passato e viene associato col verbo ausiliare "ve" nel presente. 1.sg. rugåt-am 2.sg. tirút-ai 3.sg. tras-a 1.pl. avzít-am 2.pl. verít-at 3.pl. copéit-a(v)
Congiuntivo presente è identico all'indicativo presente, ma viene preceduto dalla congiunzione "se" o "neca". Condizionale presente res, rei, re, ren, ret, re) + rugå
Condizionale passato (res, rei, re, ren, ret, re) + fost + rugå
Condizionale futuro Coniugazione I, II, III, IV 1.sg.: rugår, tirúr, trasér, avzír, copéir 2.sg.: rugåri, tirúri, traséri, avzíri copéiri 3.sg.: rugåre, tirúre, trasére, avzíre, copéire 1.pl.: rugårno, tirúrno, trasérno, avzírno, copéirno 2.pl.: rugåret, tirúret, traséret, avzíret, copéiret 3.pl.: rugåru, tirúru, traséru, avzíru, copéiru
Il vocabolario è molto simile a quello della lingua latina, come si può vedere ad esempio dai pronomi personali: io/ego; tu/tu; ie/illus; io/illa; noi/nos; voi/vos; el'i/illi; eale/illae.
Una caratteristica dell'istrorumeno è il "rotacismo", cioè la tendenza a sostituire la "n" colla "r". Ad esempio il latino "lumina" (luce) diventa "lumira" in istrorumeno.
A continuazione si citano alcuni proverbi istrorumeni, con traduzione in lingua italiana: Nuie carne far de ose / non c'è carne senza ossa Bure lemne face bur foc / buona legna fa buon fuoco Ce a facut maia va face si feta / ciò che fa la madre lo fa la figlia Roba nu face frataru / l'abito non fa il monaco
Toponimi locali
Si riporta di seguito la trascrizione in lingua istrorumena dei toponimi ufficiali croati di otto villaggi, in cui è ancora parlato l'istrorumeno (con, tra parentesi, indicazione del nome in lingua italiana: Jeiăn / cr. Žejane (it. Seiane) Şuşńeviţa o Şuşńeviţe / cr. Šušnjevica (it. Valdarsa)