Formia è un comune italiano di abitanti della provincia di Latina nel Lazio.
Geografia fisica Territorio Il territorio comunale si trova stretto tra le ultime propaggini meridionali dei monti Aurunci dell'Antiappennino laziale, che comunque arrivano a toccare i del monte Altino e la costa del Golfo di Gaeta dove, tra le spiagge più note, si citano quelle di Vindicio e di Gianola. Verso sud-est il territorio si fa sempre più pianeggiante, aprendosi verso la piana di Minturno.
Clima "O temperatae dulce Formiae litus…", la mitezza del clima declamata da Marziale nell'epigramma dedicato all'amico Apollinare e alla sua villa formiana non è una semplice espressione poetica ma una realtà; grazie alla sua posizione sul mare, protetta da Gaeta a ovest e dalle colline alle spalle, Formia vanta una invidiabile condizione climatica.
Classificazione climatica: zona C, 967 GR/G
Origini del nome Il toponimo Formia protrebbe essere derivato dal greco antico Hormiai, Όρμιαι, approdo, a indicare la tranquillità del riparo fornito dal golfo. Un'altra origine potrebbe essere quella dal latino formus, "caldo", che a sua volta rimanderebbe direttamente ad una radice indoeuropea.
Storia Di origine aurunca, antica popolazione osca, la città di Formia appare per la prima volta nella storia nel 338 a. C., durante la Guerra latina. Da qui passava la regina viarum, la via Appia.
Adagiata proprio al centro del golfo di Gaeta, che per oltre due millenni era chiamato Sinus Formianus, Formia ha origini che si perdono nel mito e si riallacciano alla leggenda di Troia e al peregrinare di Ulisse sulla via del ritorno. Tutta la mitica tradizione ricorda questa zona come terra dei Lestrigoni,Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 59. popoli rudi e primitivi, e alla città di questi giganti cannibali approdarono le navi di Ulisse e dalla quale solo la sua riuscì a salvarsi.
Con reperti archeologici che dimostrano che la zona era abitata da popolazioni preitaliche, come la lunga e poderosa cinta di mura poligonali, in buona parte conservata lungo la costa e nel quartiere di Castellone, dopo la conquista del territorio da parte dei Romani tra il V e IV secolo a.C., entra a far parte del Latium adiectum. Nell'ordinamento romano, Formia diventa civitas sine suffragio nel 338 a.C. (o forse 332 a.C.), perché il passaggio attraverso il suo territorio era sempre stato sicuro. Tale passaggio è stato strategicamente importante per i Romani, tanto che per la città viene fatta passare la via Appia nel 312 a.C. Nel 188 a.C., Formia riceve la piena cittadinanza romana.
Formia è stata una località turistica molto apprezzata in epoca romana come testimoniano i numerosi resti di ville, tra le quali celebri erano quelle di Mamurra e Gaio Clinio Mecenate. Anche Marco Tullio Cicerone venne a realizzare una delle sue predilette case di campagna su questo tratto del golfo. Proprio a Formia Cicerone ebbe la morte dai sicari di Marco Antonio nel dicembre 43 a.C. mentre tentava di fuggire alle proscrizioni. Il luogo in cui fu ucciso divenne noto con il nome di Vindicio, ed è oggi una frazione del comune.
Con la caduta dell'impero romano d'Occidente Formia fu depredata e i suoi abitanti, dopo la calata dei barbari e la guerra greco-gotica, fuggirono sulle vicine colline, spopolando la cittadina e dividendosi poi in due nuclei, divenuti poi sobborghi di Gaeta: quello marittimo di Mola, che prendeva nome dai mulini che vi erano in attività, presso i quali fu eretto un fortilizio alla fine del XIII secolo da Carlo II d'Angiò, e quello di Castellone, nella zona collinare. Il nome Castellone deriva dal castello (Castel Leone, Castel Lione e infine Castellone) costruito da Onorato I Caetani, conte di Fondi, attorno alla seconda metà del XIV secolo.
Giardini con ricchi agrumeti hanno separato per secoli i due rioni, come mostrano anche carte corografiche dei secoli XVI e XVIII. Nel 1820 i borghi di Mola e Castellone vennero fusi in un unico comune che, nel 1862, assunse l'attuale denominazione. Nel 1928 incorporò i comuni di Castellonorato e Maranola.
Il 26 novembre 1943 è ricordato per la Strage della Costarella, dove vennero uccisi otto inermi civili dai tedeschi.
La città, durante il secondo conflitto mondiale, ha subito pesantissimi danni nel gennaio del 1944 e nei mesi successivi, in quanto posta ai margini della Linea Gustav (nota soprattutto per i drammatici eventi della distruzione di Montecassino e per le sanguinose battaglie tra le montagne di Mignano Monte Lungo). Gran parte del patrimonio storico e artistico di Formia è così andato perduto.
Simboli In data 5 dicembre 1863, l'assise presieduta dal sindaco dell'epoca, Gaetano Rubino, incaricava il pittore formiano Pasquale Mattej di disegnare lo stemma della città, che ambiva a risorgere con nuovo splendore dopo secoli di buio.
Il Mattej realizzò in pochi giorni un bozzetto ad acquerello che rappresentava l'Araba Fenice risorta e in procinto di spiccare il volo fra le fiamme scaturite da un rogo, rivolta verso un sole splendente raffigurato in alto alla sua destra, con il motto latino Post fata resurgo scritto in basso.
Dopo circa un anno e mezzo, in data 17 aprile 1865, con regio decreto viene adottato ufficialmente come stemma della Città, secondo il bozzetto del Mattej:
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di Sant'Erasmo Vescovo e Martire, chiesa a tre navate di stile rinascimentale, si trova nel cuore del borgo medievale di Castellone. Conserva all'interno un dipinto anonimo del XVIII secolo, un dipinto di Sant'Albina, una lastra funeraria dei duchi di Marzano del 1698 e l'altare settecentesco contenente la statua lignea del santo.
Le antiche chiese dei Santi Lorenzo e Giovanni Battista nei pressi del borgo marinaro di Mola risalivano all'831 e al 1566 e fino al Settecento erano divise da un muro, distrutto poi nell'Ottocento, facendole diventare un'unica chiesa a navata unica. La chiesa di San Giovanni era adiacente al castello, con due navate e un portico. Distrutta dagli eventi bellici, la nuova chiesa risale al 1938 e conserva all'interno la pregevole statua lignea barocca del patrono di Formia, una tavola di un anonimo antoniazzano del XV secolo, rappresentante la Madonna con Bambino tra San Sebastiano e San Lorenzo, opere superstiti della vecchia chiesa e un dipinto della Madonna di Ponza del pittore Geronimo Stabile del XVI secolo, ex pala d'altare della chiesa di Ponza. Chiesa di Sant'Anna, già di Santa Maria del Forno perché eretta nelle vicinanze di un forno, risale al X secolo, ma è stata rifatta in stile moderno e conserva all'interno un affresco absidale rinascimentale di scuola napoletana a soggetto la nascita della Vergine e altre opere del XVIII-XIX secolo. Chiesa di San Rocco del 1474, a navata unica, conserva un pregevole trittico seicentesco raffigurante la Madonna tra i Santi Rocco e Sebastiano (opera di Girolamo Stabile) e resti di un affresco sulla lunetta. Restaurata recentemente, si trova fuori dalla cinta muraria di Castellone. Eremo di Santa Maria della Noce e ruderi, ex monastero attiguo risalente all'XI secolo, costruita dai monaci benedettini cassinesi. La chiesa a due navate, conserva un olio su tavola di ignoto del XVI secolo di Madonna con bambino su albero di noce tra i santi Benedetto ed Erasmo. La cupola e il campanile sono di origine bizantina. Chiesa di San Remigio del 1490, a navata unica con all'interno tracce di affreschi floreali sulle pareti, un quadro raffigurante il santo e sull'altare la teca con la sua reliquia. Danneggiata durante gli eventi bellici, si trova nell'omonima villa d'epoca che fu anche di proprietà dei Piccolomini ed è attualmente di proprietà privata in località San Remigio. Chiesa di Santa Maria del Castagneto, adiacente al cimitero, del 1170 e quindi la più antica di Formia. Restaurata nel 1935, fu fondata dai monaci benedettini e all'epoca si doveva trovare nel folto di un bosco di castagni da cui il nome. Il campanile fu restaurato nel 1936 e per la costruzione della chiesa furono utilizzate parti di un antico tempio romano. All'interno vi si trovano i resti dell'antico pavimento cosmatesco in ceramica e resti di affreschi medievali. Chiesa e convento di Santa Teresa d'Avila del 1700, a navata unica e con interno barocco ed essenziale, fiancheggiata da cappelle. L'ex monastero carmelitano, risalente all'Ottocento, è in attesa di un restauro oramai da diversi anni, mentre la chiesa è stata riaperta dopo quattro anni di restauri. Santuario della Madonna di Ponza, in prossimità dell'omonima località, risale al XV secolo e conserva sull'altare l'antico quadro dedicato all'omonima Madonna portato dai monaci provenienti dall'isola. Chiesa e convento di Sant'Antonio di Padova. Chiesa della Madonna del Carmine, risalente al 1600 e completata nel 1700. Ampliata nel 1800, fu danneggiata dal terremoto di Avezzano del 1915 e distrutta durante la seconda guerra mondiale. La ricostruzione iniziò nel 1958.
Chiesa di San Giuseppe Lavoratore. Chiesa del Cuore Immacolato di Maria. Chiesa della Stella Maris. Chiesa del Sacro Cuore di Gesù. Chiesa del Cuore Eucaristico di Gesù. Chiesa della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Architetture civili Villa Rubino (XVI secolo), detta di Cicerone (privata), costituita da terrazze con giardini e da due ninfei digradanti sul mare nei pressi del porticciolo romano di Caposele. È al di sopra delle strutture voltate di una più vasta villa romana. Fu restaurata dai Borboni, poi dal principe di Caposele e frequentata come albergo di lusso da colti personaggi che la resero famosa in tutta Europa. È il luogo dove fu firmata la resa di Gaeta e quindi la cessazione del Regno delle Due Sicilie nel 1861. Garitta borbonica 1854 presso Villa Rubino, per difendere il soggiorno di Ferdinando II di Borbone. Gli eleganti palazzi d'epoca di Via Vitruvio, restaurati di recente. Villa Torlonia, risalente alla fine del 1800 e immersa in un orto botanico secolare, fu realizzata dai principi di Torlonia, con all'interno decorazioni a stucco e magnifica scala elicoidale con ampio belvedere dal terrazzo. La cappella Stella Maris risale agli anni cinquanta. Dopo i vari passaggi di proprietà e restauri, è divenuta oggi struttura alberghiera. La villa in rossi mattoni degli Amante e quella scenografica di Alberto Sordi, testimoniano la ricercatezza di Vindicio. Palazzo Forcina del XVIII secolo, ex sede comunale e oggi abitazioni private. Villa comunale di Formia, risalente al 1893.
Architetture militari
Castello medievale di Castellone, che ha perduto la turrita cinta muraria durante il secondo conflitto mondiale. Delle dodici torri originarie, ne sono rimaste soltanto due, una dalla caratteristica forma ottagonale del XIV secolo (con tre stratificazioni diverse ovvero una base poligonale romana, un'altra di età repubblicana e infine il torrione dei Caetani), sulla sommità dell'antica rocca romana, e quella definita dell'Orologio (sulla Porta degli Spagnoli), per la presenza di un orologio maiolicato settecentesco, di recente ripristinato nelle sue funzioni. La fortificazione è appartenuta al ramo della famiglia Gaetani d'Aragona dei conti del Castelmola (ricevuta in castellania dal 1460 direttamente da Ferrante d'Aragona). Il borgo di Castellone presenta strutture romane e medievali, fra colonne e capitelli dell'arce romana e antichi portali e sorse per contrastare le invasioni dal mare. Mura megalitiche bugnate e lisce del V-IV secolo a.C., con sovrapposta cortina in opus incertum del II secolo a.C. Resti del castello del borgo di Mola, risalente al X secolo, con torrione cilindrico alto 27 metri del XIII secolo. Danneggiato durante il secondo conflitto mondiale, è usato come spazio espositivo per mostre.
Siti archeologici Cisternone romano, di epoca imperiale romana. È una monumentale opera idraulica interrata.