La battaglia di Sedan ebbe luogo fra il 31 agosto ed il 2 settembre 1870; fu lo scontro decisivo della seconda fase della guerra franco-prussiana (19 luglio 1870-10 maggio 1871) e si concluse con il totale accerchiamento e la resa incondizionata dell'armata francese "di Châlons" al comando inizialmente del Maresciallo di Francia Patrice de Mac-Mahon, e, dopo il ferimento di quest'ultimo, dei generali Ducrot e de Wimpffen.

L'imperatore Napoleone III, presente sul campo di battaglia con le sue truppe, fu costretto alla capitolazione, il 2 settembre, insieme ai resti dell'armata, di fronte alla schiacciante superiorità dell'esercito prussiano guidato dall'abile feldmaresciallo von Moltke. A causa della catastrofe, a Parigi venne rapidamente decisa (il 4 settembre) la deposizione dell'imperatore e la fine del Secondo Impero.

Premesse

Nella metà di agosto del 1870, dopo le prime sconfitte sulla frontiera alsaziano-lorenese, l'esercito francese era diviso in due corpi principali: l'armata di Châlons, guidata dal maresciallo di Francia Patrice de Mac-Mahon e concentrata dal 16 agosto appunto nella omonima cittadina sulla Marna, dove era presente anche l'imperatore Napoleone III, e l'armata del Reno, guidata da un altro maresciallo di Francia, François Achille Bazaine.

Il maresciallo Bazaine, impegnato contro la parte principale dell'esercito prussiano (I e II armata), dopo aver respinto un primo tentativo di manovra aggirante tedesca il 16 agosto (battaglia di Mars-la-Tour), aveva mancato di contrattaccare e sfruttare il momento favorevole, ripiegando verso la piazzaforte di Metz. Nella decisiva battaglia di Gravelotte del 18 agosto il maresciallo, pur infliggendo gravi perdite al nemico, perse nuovamente alcune occasioni favorevoli, non impiegò l'interezza delle proprie truppe e venne alla fine battuto e respinto, pur disponendo ancora di forze molto ingenti ( uominiHoward2001, p. 256.), in una posizione strettamente difensiva nella piazzaforte di Metz (Assedio di Metz, 3 settembre-23 ottobre 1870), circondata dalla II armata prussiana, al comando del principe Federico Carlo di Prussia e forte di uomini.

Mentre il maresciallo Bazaine combatteva queste battaglie per cercare, invano, di sfuggire alla manovra avvolgente tedesca e ripiegare oltre la Mosa, i tre corpi d'armata francesi (I, V e VII) impegnati più a sud, dopo essere stati a loro volta battuti nelle aspre battaglie di Wissembourg e di Froeschwiller, avevano invece precipitosamente ripiegato, sotto la guida del maresciallo Mac-Mahon, verso ovest, sfuggendo alle truppe della III armata tedesca del Principe ereditario di Prussia e riuscendo a raggiungere Châlons, dove erano in afflusso ulteriori truppe di riserva francesi per ricostituire una nuova massa di manovra a protezione della regione pariginaHoward2001, p. 126 e p. 183..

Il dilemma strategico francese

L'armata francese di Châlons, composta da circa uomini e munita di 423 cannoniHoward2001, p. 183., venne costituita con l'unione del I corpo (generale Ducrot), del V corpo (generale de Failly), del VII corpo (generale Félix Douay), tutti reduci delle sconfitte in Alsazia e, in ultimo, dal XII corpo (prima al comando del generale Trochu e quindi dal generale Lebrun), costituito frettolosamente dopo l'inizio della guerra con una divisione di fanteria di marina (inizialmente destinata a sbarcare sulle coste tedesche), alcuni reparti regolari e numerose reclute. Alcuni reggimenti della Garde mobile, inizialmente assegnati a rinforzare l'armata, ritenuti infidi e inadatti al combattimento, vennero ritirati e inviati a ParigiHoward2001, pp. 183-187..

Al campo di Châlons era giunto Napoleone III (molto sofferente per una sua grave malattia neoplastica), il quale, dopo aver ceduto il comando supremo dell'esercito a Bazaine fin dal 12 agosto, aveva abbandonato il 14 agosto l'armata del Reno assieme al principe ereditario e aveva raggiunto, scortato dalle sue guardie a cavallo, Verdun il 16, per poi raggiungere l'esercito di Mac-Mahon nella serata dello stesso giorno in un vagone ferroviario. L'imperatore, dopo aver delegato il potere politico alla consorte imperatrice Eugenia de Montijo e il comando dell'esercito al maresciallo Bazaine, di fatto, non deteneva più alcun potere decisionale né militare né politicoHerre93, pp. 319-320..

L'armata, in mancanza di un collegamento con le forze del maresciallo Bazaine rimaste a Metz, non aveva dimensioni sufficienti per sperare di respingere una eventuale avanzata tedesca su Parigi e, in effetti, sembrò che Mac-Mahon fosse, piuttosto, dell'opinione di concentrarsi all'interno delle fortificazioni della capitale, a rinforzo della guarnigione cittadina, per dar tempo alla nuova mobilitazione generale in corso in tutta la Francia.

Nei giorni successivi si succedettero freneticamente discussioni e consigli di guerra per decidere il miglior impiego della forza al comando di Mac-Mahon. Durante l'importante conferenza del 17 agosto, Napoleone, Mac-Mahon, Trochu (l'influente comandante del XII corpo) e il Principe Napoleone Girolamo decisero, soprattutto su consiglio del Principe Girolamo, di rinunciare alla marcia su Metz e di organizzare invece il ripiegamento su ParigiHoward2001. pp. 185-186.. Ma questa decisione venne rapidamente revocata dall'imperatore, dopo l'arrivo di un messaggio ottimistico di Bazaine (scritto dopo la battaglia di Mars-la-Tour) e dopo l'intervento del capo del governo Cousin-Montauban, entrambi favorevoli (come anche l'imperatrice EugeniaHerre94, p. 320-321; l'imperatrice telegrafò queste parole a Napoleone: "Non torni, o scatenerà una rivoluzione tremenda".) ad una audace avanzata per accorrere in aiuto delle forze bloccate a Metz. Questo mutamento di strategia era motivato dal timore di rivolgimenti politici violenti a Parigi come conseguenza di una sconfitta sul campo dell'imperatore.Howard2001. p. 186..

Mac-Mahon, completamente all'oscuro dei piani di Bazaine, manteneva grandi riserve su questi piani offensivi; in una conversazione del 21 agosto con il presidente del Senato, Eugène Rouher, che gli aveva fatto visita, il maresciallo si disse convinto che una marcia verso est si sarebbe inevitabilmente tradotta in una disfatta; in assenza di notizie da Bazaine entro il 23 agosto, il maresciallo garantì che avrebbe proceduto a ritirarsi su ParigiHoward2001. p. 189..

Tutto dipendeva, quindi, dalle notizie circa il destino di Bazaine e dell'armata del Reno. Mac-Mahon scelse di guadagnare tempo e il 21 agosto mosse su Reims, posizione dalla quale egli stimava di poter assistere Bazaine, nel caso quest'ultimo fosse uscito da Metz e che gli consentiva allo stesso tempo di ripiegare relativamente indisturbato su ParigiHoward2001. p. 188..

Ciò che lo indusse alla fine a muovere su Metz fu un telegramma di Bazaine, giunto il 21 agosto, ma inviato alcuni giorni prima, il 19 agosto, giorno successivo alla battaglia di Gravelotte e precedente a quello in cui i Prussiani interruppero le comunicazioni telegraficheHoward2001. pp. 189-190. Un nuovo messaggio di Bazaine del 20 agosto, molto meno ottimistico, raggiunse Chalons la sera del 23 agosto. Mac-Mahon in seguito affermò di non averlo mai letto. Una dichiarazione, quest'ultima, smentita dalla testimonianza diretta di un suo collaboratore dello stato maggiore.. Il messaggio assicurava: "Conto ancora di muovermi verso Châlons via Montmedy... ovvero via Sedan, od anche Mezieres". Mac-Mahon e Napoleone III, ulteriormente sollecitati ad agire da un messaggio di Cousin-Montauban del 22 agosto, vollero quindi credere che Bazaine avesse già lasciato Metz e decisero di raggiungerlo sulla strada di Montmedy, attraversando la Mosa a Stenay.

La decisione, raggiunta dopo tante tergiversazioni e ripensamenti e basata su argomenti di natura militare, ma anche e soprattutto politici, si sarebbe risolta in un disastro. Un eventuale ripiegamento su Parigi dell'imperatore e dell'esercito sconfitto e l'abbandono delle ingenti forze di Bazaine a Metz, avrebbe potuto innescare sviluppi rivoluzionari catastrofici per il Secondo Impero. Per i militari e la casa reale divenne quindi inevitabile giocare il tutto per tutto proseguendo il piano originario di ricongiungimento delle due armate francesi. Sollecitata ad accorrere in aiuto di Bazaine e ingannata dai contraddittori messaggi provenienti dall'armata del Reno sulle velleità offensive di quest'ultimo, l'armata di Mac-Mahon e di Napoleone III avrebbe dovuto marciare verso Metz, contando soprattutto sulla capacità e sulla volontà del maresciallo bloccato nella fortezza di aprirsi la strada verso nord.

La marcia di Mac-Mahon e il ripiegamento su Sedan

L'avanzata francese e la manovra di avvolgimento prussiana L'armata di Châlons lasciò quindi le proprie posizioni a Reims il 23 agosto ed iniziò la marcia verso nord-est, in direzione di Montmédy e verso i confini del Belgio: si sperava di avanzare a grande velocità per evitare di rimanere agganciata dai prussiani prima di ricongiungersi a sud con l'esercito di Bazaine. La disorganizzazione, l'impreparazione e lo scarso coordinamento dell'armata resero il movimento, nondimeno, particolarmente confuso e lento: carenze nei rifornimenti costrinsero le truppe ad approvvigionarsi con le risorse locali; Mac-Mahon fu addirittura costretto a deviare momentaneamente a nord per facilitare l'arrivo per ferrovia di altre vettovaglie; solo il 26 agosto i francesi ritornarono nuovamente a est per marciare verso la MosaHoward2001, pp. 194-195..

I Prussiani, dopo il riuscito accerchiamento dell'armata francese del Reno intorno alla fortezza di Metz, avevano energicamente proseguito la loro avanzata verso il cuore della Francia, marciando in direzione della Marna e di Parigi, divisi in due masse separate: a sud, lungo la Mosa a Commercy, la III armata del Principe reale di Prussia, costituita dal I (generale von der Tann) e II corpo bavarese (generale von Hartmann), dal V corpo prussiano (generale von Kirchbach) e dal XI corpo assiano (generale von Bose); più a nord la nuova IV armata - denominata anche Maasarmee, armata della Mosa - del Principe reale di Sassonia, appena costituita con il IV corpo prussiano (generale Gustav von Alvensleben), il XII corpo sassone (principe Giorgio di Sassonia) e la prestigiosa Guardia reale prussiana (reduce dalle pesanti perdite subite a Gravelotte, sempre al comando del principe Augusto di Württemberg), formazioni distaccate dalla II armata del Principe Federico Carlo rimasta sul fronte di MetzHoward2001, pp. 190-191.. Le due armate contavano uomini e 700 cannoni. Le armate erano opportunamente precedute dallo schermo della cavalleria tedesca collocata come avanguardia con lo scopo di agganciare il nemico, che si presumeva schierato a difesa della capitale, e individuarne la posizione e le intenzioni.

Von Moltke, il capace e preparato capo di stato maggiore dell'Esercito prussiano, diramò gli ordini dettagliati per la riorganizzazione dell'esercito e per la marcia in direzione della Marna, il 21 agosto; la manovra avrebbe avuto inizio il 23Howard2001, p. 190.. La situazione rimaneva tuttavia pericolosa: Bazaine era ancora solidamente schierato intorno a Metz con le sue truppe e teneva impegnate cospicue forze prussiane, mentre la direzione del movimento del nuovo esercito francese di MacMahon, come i piani del maresciallo, rimanevano oscuri.