La storia della Slovacchia è strettamente dipendente dalla definizione che si assume come corretta per collocare storicamente la "Slovacchia" stessa. Una "storia della Slovacchia", infatti, può essere rintracciata solo in modo piuttosto retrospettivo, poiché, come stato nazionale, la Slovacchia non esiste fino al 1939, per poi essere nuovamente inglobata nella Cecoslovacchia e tornare indipendente nel 1993. In precedenza, infatti, la Slovacchia poteva essere vista unicamente come una regione facente parte di altre entità politiche, a lungo priva di una decisiva e consapevole omogeneità culturale "slovacca", bensì abitata da numerose minoranze, soprattutto magiare, ceche, austriache e tedesche. Si presenta qui la storia del territorio che rientra nei confini dell'attuale Repubblica Slovacca.
Nel corso della storia, diverse parti del territorio attuale appartennero al Regno di Samo (il primo ente politico conosciuto degli Slavi), al Principato di Nitra, alla Grande Moravia, al Regno d'Ungheria, all'Impero austro-ungarico e alla Cecoslovacchia. Uno stato slovacco indipendente è esistito brevemente durante la seconda guerra mondiale, quale stato fantoccio della Germania nazista dal 1939 al 1944. Dal 1945 la Slovacchia tornò a far parte nuovamente della Cecoslovacchia. La Repubblica Slovacca e la Repubblica Ceca sono nate il 1º gennaio 1993 dalla divisione, sancita dal parlamento, della Cecoslovacchia, che già dal 1990 aveva assunto il nome di Repubblica Federale Ceca e Slovacca.
Preistoria
I più antichi reperti trovati in territorio slovacco, in particolare nella zona a nord di Bratislava, fanno risalire la presenza umana in questa regione al Paleolitico inferiore. Si tratta per lo più di pietre lavorate in tecnica olduvaiana databili fra 600.000 e 300.000 anni fa.
La transizione al neolitico in Europa centro-orientale avvenne a partire dall'inizio del VI millennio a.C., con l'avvento delle prime tecniche agricole e della pastorizia (cultura danubiana) Più in particolare, la Slovacchia occidentale sperimentò la cultura della ceramica lineare (occidentale), mentre in Slovacchia orientale la cultura Starčevo-Körös, sviluppatasi lungo il fiume Tisza, cedette il passo alla cultura dell'Alföld, prima variante della cultura della ceramica lineare orientale. Il neolitico intermedio (dalla fine del VI millennio a.C. alla metà del V millennio a.C.) nella Slovacchia occidentale vide l'apice della cultura della ceramica lineare. Si diffuse l'uso della "casa lunga" come tipica struttura abitativa e le sepolture iniziarono ad essere raggruppate in necropoli. Nella produzione ceramica si diffuse l'uso di decorazioni "a note musicali" (cultura della ceramica a note musicali).
Durante l'età del rame in Slovacchia si verificarono cambiamenti radicali delle strutture economiche e sociali, con conseguenze sull'insediamento, sul commercio, sui modelli culturali e religiosi. Vennero introdotte nuove tecniche agricole (primordiali aratri, gioghi, l'uso di buoi da tiro...). Lo sviluppo della manifattura locale del rame, soprattutto nella Slovacchia centrale ed occidentale, divenne presto un'importante fonte di ricchezza per le popolazioni locali. L'uso dei metalli velocizzò il processo di differenziazione delle proprietà e rinforzò la posizione sociale maschile, con il passaggio a strutture marcatamente patriarcali. Assieme ad insediamenti fortificati su zone elevate coesistevano comunità agricole sparse nelle zone pianeggianti. Nella parte occidentale del paese permase inizialmente la cultura di Lengyel, sebbene gli insediamenti si spostarono verso le zone elevate e verso nord. Nella zona orientale del paese si registra una continuità con la cultura tardo-neolitica di Tiszapolgár, la quale giunse progressivamente ad altissime quantità di produzione di rame. A partire dalla seconda metà del IV millennio a.C., e per quasi mille anni, l'intera Slovacchia venne unificata sotto la Cultura di Baden.
L'età del Bronzo in Slovacchia è datata fra il 2300 a.C. e il 750 a.C. A questo periodo appartiene la cultura funeraria dei tumuli, presenti nel territorio slovacco nelle varianti carpatica e del medio Danubio.
Il potere locale dei principi della Cultura di Hallstatt scomparve nel territorio slovacco durante l'ultimo periodo dell'Età del ferro, dopo i conflitti scoppiati tra il popolo Scito-Trace e le tribù celtiche che avanzavano da sud verso nord seguendo i corsi d'acqua della regione. La vittoria finale dei Celti segnò l'inizio della tarda età del Ferro. Intorno al 200 a.C. la tribù celtica dei Boii fondò il primo insediamento significativo nei pressi di Bratislava, una fortificazione (oppidum) e stabilì anche una zecca, che coniò monete d'argento conosciute come biatecs. La loro occupazione del territorio slovacco ebbe termine con l'inizio delle incursioni delle popolazioni germaniche e con l'espansione dell'Impero romano.
Dominazione romana
Il periodo di dominazione romana iniziò nel 6 d.C. con l'arrivo delle legioni per sconfiggere i Marcomanni ed i Quadi. La regione slovacca cadde sotto l'influenza dei Romani dal I al IV secolo e fu parte del Limes Romanus, sistema difensivo di confine. Dal I al V secolo il confine dell'Impero romano coincise con il fiume Danubio. Una città romana chiamata Gerulata, con un castellum (fortezza militare) era posizionata dove ora c'è Rusovce, nella zona sud di Bratislava. Qui stazionò sotto Domiziano lAla I Cannanefatium civium romanorum. A Devín fu costruita una fortezza; varie costruzioni di origine romana sono state scoperte in diverse parti della città. I romani introdussero la coltivazione della vite e quindi cominciarono la tradizione della viticoltura, tuttora presente. Tuttavia, nonostante le loro vittorie sulle tribù barbare, i Romani occuparono solo una piccola parte del territorio slovacco. Solo nel 174 l'imperatore Marco Aurelio penetrò più all'interno nelle vallate di Váh, Nitra e Hron. Durante la seconda spedizione nel 179, la legione II Adiutrix lasciò un'iscrizione sulla roccia del castello di Trenčín, chiamando il luogo Laugaricio e lasciando così la testimonianza del punto più estremo raggiunto dalla presenza romana.
L'arrivo degli Slavi
La prima testimonianza che fa riferimento agli Slavi (Venedes) appare nell'opera di Erodoto di Alicarnasso intorno al 400 a.C. La menzione di una presenza slava si trova nell'opera di Plinio il Vecchio e di Tacito. La prima forma latinizzata per le popolazioni slave, Souveni, appare negli scritti di Claudio Tolomeo nel 160. Le popolazioni slave che vivevano nel corso centrale del Danubio prima dell'VIII secolo usavano la forma Sloveni (Slověne). Gli Slovacchi e gli Sloveni che emersero da queste popolazioni continuarono a usare questa denominazione.
Ricerche recenti hanno scoperto prove che dimostrano la coesistenza di popolazioni slave e celtiche nella regione di Liptov nel nord della Slovacchia, nell'area di Liptovská Mara. Nel II e nel III secolo le popolazioni unne iniziarono ad abbandonare le steppe dell'Asia Centrale ed attraversarono il Danubio nel 377, occupando la Pannonia che usarono per circa 70 anni come base per le loro scorrerie in Europa. Nel 451, sotto il comando di Attila essi attraversarono il Reno devastando la Gallia e poi i Pirenei devastando la Catalogna. Tuttavia la morte di Attila nel 453 portò alla graduale scomparsa degli Unni e nel 568 la popolazione semi-Mongola degli Avari iniziò a calare in Europa Centrale.
Il regno di Samo e il principato di Nitra
Gli Slavi arrivarono dopo gli Avari, tra il V ed il VI secolo nel periodo della migrazione. La locale tribù slava si ribellò e stabilì il Regno di Samo (623-658), la prima entità politica slava conosciuta, che ottenne l'autonomia da Franchi e Avari, sconfiggendo l'esercito franco di re Dagoberto I nella battaglia di Wogastisburg nel 631. Tuttavia, il regno non sopravvisse alla morte di Samo, avvenuta fra il 658 ed il 660.
La supremazia degli Avari venne definitivamente spezzata nell'803 quando Carlo Magno li sconfisse con l'aiuto degli Slavi a nord del Danubio e del principato di Nitra. La prima testimonianza scritta di sovrani slavi in Pannonia risale all'803. Nell'805 la presenza del principe Vratislav, signore del castello di Bratislava, marca il secondo periodo della presenza slava nella regione. Il documento dell'anonimo geografo bavarese dal titolo Descriptio Civitatum et Regionum ad septemtrionalem plagam Danubiti fa menzione nell'817 di 30 castelli nel territorio del principato di Nitra e di 11 castelli nel territorio del principato di Moravia.
L'epoca della Grande Moravia
Alla fine dell'VIII secolo si costituì il Principato di Moravia, nell'area corrispondente all'odierna Moravia sud-orientale, a Záhorie nella Slovacchia sud-occidentale e a parti dell'Austria Inferiore. Nell'833 questo divenne lo Stato della Grande Moravia, con la conquista del Principato di Nitra (l'odierna Slovacchia e parti dell'Ungheria settentrionale). La Grande Moravia raggiunse la sua massima espansione territoriale negli anni 890, sotto il regno di Svatopluk I. A quell'epoca l'impero occupava il territorio delle odierne Repubblica Ceca e Slovacchia, la parte occidentale dell'odierna Ungheria (Pannonia), oltre alla Lusazia (nell'odierna Germania) e alla Slesia e al bacino dell'alta Vistola (nella Polonia Meridionale). Dopo la morte di Svatopluk, nell'895, i principi moravi lasciarono il regno per diventare vassalli di Arnulfo di Carinzia, e lo Stato moravo cessò di esistere dopo essere stato schiacciato dagli invasori Magiari nel 906-7.
Nel IX secolo i castelli di Bratislava (Brezalauspurc) e di Devín (Dowina) furono importanti centri degli stati slavi dei principati di Nitra e della Grande Moravia. Alla fine del IX secolo un'ulteriore tribù nomade, i Magiari, fecero il loro ingresso nella pianure della Pannonia.
Cirillo e Metodio
Dopo aver invano cercato la protezione del Papa, nell'862-863 il principe Rastislav (Ratislao), duca della Grande Moravia, chiese al basileus bizantino Michele III di inviargli una missione evangelizzatrice per sottrarsi all'imperialismo di Ludovico il Germanico, re di Baviera, che aveva iniziato un'opera di penetrazione culturale tramite l'evangelizzazione dei missionari franco-germanici provenienti dalle diocesi di Salisburgo e Passavia. Con l'appoggio del patriarca di Costantinopoli Fozio, il basileus inviò in Moravia Cirillo e Metodio. Lì i due iniziarono la traduzione dei testi liturgici e biblici in lingua paleoslava (detta anche glagolitico). I missionari franco-germanici li accusarono di eresia e nell'867 li costrinsero a giustificare il proprio operato davanti a papa Adriano II. Il papa, che non vedeva di buon occhio l'egemonia culturale del regno di Baviera in Europa centrale, appoggiò l'iniziativa dei due missionari bizantini, permettendo loro di ordinare sacerdoti, e ripristinò la giurisdizione ecclesiastica di Sirmio sulla Moravia e sulla Pannonia, consacrando Metodio come legato pontificio per i popoli slavi (Cirillo morirà a Roma nell'869 a causa di una malattia). Al suo ritorno, Metodio fu arrestato e incarcerato per tre anni da un sinodo di vescovi bavaresi per invasione di giurisdizione ecclesiastica; il papa non vi si oppose, per via delle crescenti dispute teologiche tra Roma e Bisanzio.