Il terremoto del Val di Noto del 9 e dell'11 gennaio 1693 è, assieme ai terremoti del 1169 e del 1908, uno degli eventi catastrofici di maggiori dimensioni che abbiano colpito la Sicilia orientale in tempi storici.IL TERREMOTO DEL 9 GENNAIO 1693 a cura di M. Stucchi, P. Albini, A. Moroni, I. Leschiutta, C. Mirto e G. Morelli. in L. Decanini e G.F. Panza (A cura di), Scenari di pericolosità sismica ad Augusta, Siracusa e Noto. CNR-Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti - Roma, 2000, 200 pp. ISBN 88-88151-07-9 Studi recenti ipotizzano che potrebbe essersi trattato non di un unico sisma, ma di due eventi distinti.
Per la sua magnitudo momento pari a 7,32 è considerato il terremoto più forte e più disastroso mai registrato sull'intero territorio italiano.Mario Cosentino, dell'Ist.di Geologia e Geofisica dell'Università di Catania in L'epicentro in mezzo al mare, dossier 300 anni dopo, alleg. a La Sicilia, gennaio 1993. CataniaTuttavia, alcuni autori ritengono il sisma del 1169 ben più grave di quello seicentesco, ma l'assenza di dati riscontrabili e di fonti specifiche rende arduo il lavoro dei ricercatori. Vedi:
L'evento sismico provocò la distruzione totale di oltre 45 centri abitati, interessando con effetti pari o superiori all'XI grado della scala Mercalli una superficie di circa 5600 km², causando un numero complessivo di circa vittime, secondo il censo ufficiale di maggio 1693, o di . Fu seguito da un maremoto che colpì le coste ioniche della Sicilia e lo Stretto di Messina e, secondo alcune simulazioni, sembra abbia interessato anche le isole Eolie.A. Piatanesi - S. Tinti, A revision of the 1693 eastern Sicily earthquake and tsunami, «Journal of Geophysical research», vol. 103, n. B2, 10 febbraio 1998, pp.2749-2758
La sequenza temporale
La prima forte scossa (circa VIII grado MCS) della sequenza sismica che comprende questo terremoto arrivò improvvisamente la sera del venerdì 9 gennaio 1693, alle ore 21 circa, con epicentro tra Melilli e Sortino.. Crollarono numerosi edifici un po' dappertutto e vi furono vittime; altri edifici si lesionarono seriamente. Dato che il giorno dopo, il sabato, passò senza forti scosse, la gente si illuse che tutto fosse finito. La domenica mattina, 11 gennaio, alle ore 9 si ebbe una nuova forte scossa ed un'altra circa un'ora dopo.
Ma l'evento principale (XI grado MCS), la tremenda e distruttiva scossa di 7,3 Mw, avvenne alle 13:30, provocando la distruzione e l'innesco del successivo maremoto. Si è ipotizzato che il secondo evento, il cui epicentro è stato identificato al largo del porto di Catania, non facesse parte dell'evento accaduto due giorni prima, ma che si si sia trattato di un vero e proprio secondo terremoto che coinvolse un'ampia area della Sicilia e della Calabria, con attestazioni di effetti anche sull'isola di Malta; tuttavia l'estrema vicinanza tra i due eventi e l'assenza di dati tecnici rilevati non permettono di stabilire con precisione la natura dei due eventi.
Un testimone oculare racconta dell'evento dell'11 a Catania: "Vide che alle due mezza improvvisamente rovinò tutta la città con la morte di più di 160 persone e che durante il terremoto si era ritratto il mare di due tiri di schioppo e per la risacca conseguente aveva trascinato con sé tutte le imbarcazioni che erano ormeggiate in quell'insenatura […] State certi che non c'è penna che possa riferire una tale sciagura."Relacion de lo refirio el Patron Marco Calapar que vino de Zaragoza. Augusta y Catania en Santa Cruz de Mesina en 15 del coriente mies de Enero de 1693. Citazione contenuta nel testo di
Lo sciame sismico con le scosse di assestamento, anche forti, si protrasse ancora per circa 2 anni con un numero elevatissimo di repliche (circa 1.500 eventi).La Sicilia- Dossier: 300 anni dopo
Le distruzioni e le vittime
Secondo le fonti, il numero di vittime fu molto elevato: a Catania morirono 16.000 persone su una popolazione di circa 20.000; a Modica morirono 3.400 persone su una popolazione di 18.200; a Ragusa morirono circa 5.000 persone su 9.950; a Lentini vi furono 4.000 vittime su 10.000 abitanti; ad Occhiolà (l’attuale Grammichele), che contava 2.910 abitanti, ne perì il 52%; a Siracusa vi furono circa 4.000 vittime su 15.339 abitanti; a Militello si ebbero circa 3.000 vittime su una popolazione di quasi 10.000; a Mineo i morti furono 1.355 su 6.723 abitanti; a Licodia Eubea vi furono 258 vittime, censite su una popolazione di circa 4.000 abitanti. Gli altri centri ebbero dal 15% al 35% di morti rispetto alla popolazione residente; più di 1.000 le vittime a Caltagirone, anch'essa in gran parte rasa al suolo, su una popolazione di circa 20.000 persone; Palazzolo Acreide e Buscemi lamentarono la scomparsa del 41% degli abitanti.Salvatore Nicolosi. Apocalisse in Sicilia, Il terremoto del 1693. Catania, Tringale
Anche il Val Demona, a nord del Simeto, fu duramente colpito. Il De Burigny fa ascendere a circa duemila i morti ad Acireale,"... le Chiese, Oratori, e lochi pii, tutte rovinarono eccettuatene alcune poche, come la Chiesa Maggiore ... che si mira destrutta nelle volte dell'ale e del Mattello, e pure nella Cupola, e parte del Campanile ...", mentre la basilica collegiata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo ... "patì alcune fessure e precipitò la volta del Cappellone Maggiore dipinta da un insigne pittore messinese unitamente la Sagristia e la Cappella collaterale di Gesù e Maria, rovinò la Chiesa di S. Sebastiano buttando al suolo il coro dipinto dal vago pennello d'un esimio pittore acitano ...". Pagina 31, Cherubino Alliotta, Le tre corone, Catania, 1693. Ristampa anastatica in C. Cosentini. "Il Terremoto del 1693 ad Acireale" - "Memorie e rendiconti", serie IV, vol. III, Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, Acireale, 1993. su una popolazione che il Vigo stima in 12.000 abitanti. Colpito, anche se solo marginalmente, il Messinese; antiche cronache riportano rovine nella città di Savoca, dove subirono gravi danni il castello di Pentefur e la chiesa di San Nicolò.
Inestimabili furono i danni per il patrimonio artistico e culturale della parte orientale dell'isola. Il vescovo Francesco Fortezza riporta che dei 64 monasteri della diocesi di Siracusa, solo i tre di Butera, Mazzarino e Terranova (oggi Gela) rimasero in piedi, mentre tutti gli altri vennero distrutti.Lucia Trigilia, 1693 Illiade funesta. La ricostruzione delle città del Val di Noto Inoltre, secondo una stima dei Senatori di Siracusa al Consiglio Supremo d'Italia a Madrid, furono "rovinati e demoliti in tutto: 2 vescovadi, 700 chiese, 22 collegiate, 250 monasteri, 49 città e morte 93.000 persone.Relazione dei Senatori di Siracusa al Consiglio Supremo d'Italia a Madrid intorno al terremoto del 1693.
Le valutazioni attuali del sisma
Le caratteristiche dell'evento principale consentono di considerarlo, per molti aspetti, simile al terremoto del 1169 e suggeriscono che la struttura sismogenetica sia posta in mare, non lontano dalla costa tra Catania e Siracusa. Una indiretta conferma di questa ipotesi è fornita dal maremoto associato all'evento sismico che, anche in questo caso come nel 1169, colpì la costa ionica della Sicilia.Mario Cosentino, dell'Ist. di Geologia e Geofisica dell'Università di Catania in L'epicentro in mezzo al mare, dossier 300 anni dopo, 1993. Catania La profondità ipocentrale stimata per l'evento principale è di circa 20 km. Di recente sono state effettuate indagini approfondite per identificarne la sorgente; l'ipotesi odierna più accreditata è quella del sistema Ibleo-Maltese, anche sulla scorta delle evidenze dello tsunami.Boschi Enzo, Ferrari G., Gasperini Paolo, Guidoboni E., Smriglio G., Valensise G.: Catalogo dei Forti Terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1980, ING e SGA, Bologna,(1995)
Nella cultura di massa Va specificato, quando si parla di questo devastante evento naturale (che di fatto cambiò per sempre l'aspetto del siracusano), che esso nelle cronache universali dell'epoca ebbe pochissimo spazio (soprattutto in quelle estere), nonostante abbia causato in tutta l'area la gravissima cifra di 60.000/70.000 vittime.Domenico Ligresti, Dinamiche demografiche nella Sicilia moderna: 1505-1806, 2002, p. 71; Aurelio Musi, Le città del Mezzogiorno nell'età moderna, 2000, p. 168. Il motivo del perché non arrivarono gli aiuti umanitari dall'esterno, né si percepì la gravità di quanto accaduto (a differenza, ad esempio, degli eventi quasi analoghi di Lisbona e di Reggio e Messina, che ebbero invece notevole eco e supporto) va individuato nell'isolamento politico e sociale della Sicilia del Seicento: solamente il re di Spagna e il viceré di Sicilia venivano costantemente aggiornati su ciò che capitava in questa terra. Le numerose cronache locali e l'assenza di cronache straniere su un evento di simile portata sono un evidente indizio di ciò..
Su esso è incentrata la leggenda di don Arcaloro, secondo la quale la mattina del 10 gennaio 1693 una strega disse al barone Arcaloro Scamaccache che l'indomani la città di Catania avrebbe "ballato senza musica", ovvero che aveva sognato Sant'Agata che aveva tentato di implorare il Signore di salvare la città dal terremoto; tuttavia Gesù aveva negato la grazia per punire i peccati dei catanesi. Don Arcaloro si rifugiò allora nella sua residenza di campagna, salvandosi.
Un'altra leggenda è relativa a Francesco Antonio Carafa, vescovo di Catania dal 1687 al 1692, che, grazie alle sue preghiere, avrebbe salvato Catania dal terremoto per due volte. Tuttavia, proprio dopo la sua morte avvenuta nel 1692, non poté evitare il terremoto dell'anno seguente, come indicato sull'iscrizione scolpita sulla sua tomba situata nel duomo di Catania: Naro, città dell'Agrigentino, si dice fu preservata dal terremoto e la popolazione vi riconobbe la palese protezione del suo patrono San Calogero. Ogni anno si ricorda questo evento con una processione proprio l’11 gennaio. A Vittoria, nel Ragusano, sono concentrate due leggende riguardanti il terremoto. La prima riguarda la vecchia chiesa madre di San Giovanni Battista, rimasta distrutta nel terremoto, e la statua del Santo, ritrovata decapitata tra le macerie; secondo la tradizione popolare, il Santo protesse la città dal sisma "offrendo Chiesa e Capo all'Altissimo, per liberare la sua diletta Vittoria". Un'altra parla invece di un'urna in cui i cittadini misero i nomi di tutti i Santi che si veneravano in quella zona; secondo la leggenda, il nome di San Giovanni Battista uscì tre volte, perciò fu nominato patrono della città. Ogni anno, per ricordare l'evento, che a Vittoria costò la vita a 40 bambini, e tutte le altre vittime del Val di Noto, si celebra la Festa di San Giovanni di Gennaio. In molte altre città della zona interessata dal sisma, l'11 gennaio di ogni anno si celebra la Festa del Patrocinio, per ringraziare il Santo Patrono per la sua intercessione in occasione del terremoto.