Durante la seconda guerra mondiale molti governi, organizzazioni e individui collaborarono con le potenze dell'Asse "per convinzione, disperazione o sotto coercizione"..

I nazionalisti a volte accolsero le truppe tedesche o italiane vedendoli come liberatori dalla colonizzazione. I governi della Danimarca, del Belgio e della Francia di Vichy cercarono di negoziare con gli invasori nella speranza di mitigare i danni ai loro cittadini ed economie. Alcuni Paesi collaborarono con l'Italia e la Germania perché volevano riconquistare i territori persi durante e dopo la prima guerra mondiale. Altri, come la Francia, avevano già in crescita un proprio movimento fascista in crescita o un sentimento antisemita, che gli invasori rafforzarono. Individui come Hendrik Seyffardt nei Paesi Bassi e Theodoros Pangalos in Grecia videro nella collaborazione una via verso il potere politico personale. Altri credettero che la Germania avrebbe prevalso e cercarono di trovarsi dalla parte dei vincitori per il timore di essere tra i perdenti.

Le forze militari dell'Asse reclutarono molti volontari, a volte sotto la minaccia delle armi, più spesso con promesse poi non mantenute, oppure arruolarono i prigionieri di guerra che cercavano di sfuggire alle terribili condizioni dei campi di detenzione. Altri volontari aderirono perché convinti delle ideologie naziste o fasciste.

Stanley Hoffman nel 1968 usò il termine "collaborazionista" per descrivere coloro che collaborarono per motivi ideologici. Anche Bertram Gordon usò i termini "collaborazionista" e "collaboratore" per distinguere tra la collaborazione ideologica e non ideologica. "Collaborazione" descrive la cooperazione, a volte passiva, con una potenza vincitrice. Stanley Hoffmann differenziò la collaborazione involontaria, considerata alla pari di un riconoscimento riluttante della necessità, e volontaria, opportunistica o avida, nonché il collaborazionismo "servile", che cerca di essere utile, e "ideologico", che sostiene a gran voce l'ideologia dell'occupante.

Collaborazione in Europa occidentale Belgio

Il Belgio fu invaso dalla Germania nazista nel maggio 1940 d.c. e rimase occupato fino alla fine del 1944 d.c.

La collaborazione politica assunse forme diverse seguendo la divisione linguistica già presente. Nelle Fiandre, di lingua olandese, l'Unione Nazionale Fiamminga (in fiammingo: Vlaamsch Nationaal Verbond o VNV), chiaramente autoritario e antidemocratico oltre che influenzato dalle idee fasciste, all'interno del Movimento fiammingo prebellico, divenne un attore importante nella strategia tedesca di occupazione, anche impiegando i politici del VNV nell'amministrazione civile belga. Il VNV e la sua posizione relativamente moderata vennero via via emarginati dal DeVlag, movimento più radicale e filo-tedesco.

Nella Vallonia francofona il Partito Rexista di Léon Degrelle, autoritario e cattolico-fascista esistente già prima della guerra, fu l'equivalente vallone del VNV, anche se il nazionalismo belga del Rex lo metteva in contrasto con il nazionalismo fiammingo del VNV e con la Flamenpolitik tedesca. Dopo il 1941 Rex divenne sempre più radicale, fino a dichiararsi parte delle Waffen-SS.

Sebbene il governo belga precedente alla guerra fosse in esilio dal 1940, la funzione pubblica rimase in vigore per gran parte del periodo di occupazione. Il Comitato dei segretari generali, un gruppo amministrativo di funzionari pubblici, pur concepito come un'istituzione puramente tecnocratica, fu accusato di aver contribuito all'attuazione delle politiche di occupazione tedesche. Nonostante la sua intenzione di mitigare i danni ai belgi, non fu in grado di moderare le politiche tedesche come la persecuzione degli ebrei e la deportazione dei lavoratori in Germania, anche se riuscì a ritardare quest'ultima fino all'ottobre 1942.. Delegare alcuni compiti al Comitato rese l'attuazione di queste politiche molto più efficiente di quella che si sarebbe potuta ottenere con la forza.. Dato che il Belgio dipendeva dalla Germania per le importazioni di cibo, il Comitato era sempre svantaggiato nei negoziati.

Il governo in esilio criticò il Comitato per aver aiutato i tedeschi. I segretari generali erano malvisti anche all'interno del Belgio. Nel 1942 il giornalista Paul Struye li descrisse come "oggetto di una crescente e quasi unanime impopolarità". Essendo il volto dell'autorità di occupazione tedesca, erano invisi all'opinione pubblica, che li incolpò di mettere in pratica le richieste tedesche. Dopo la guerra diversi segretari generali furono processati per collaborazionismo. La maggior parte fu rapidamente assolta. Gérard Romsée, l'ex segretario generale per gli affari interni, fu condannato a vent'anni di reclusione; Gaston Schuind, della polizia giudiziaria di Bruxelles,, a cinque. Molti fecero carriera in politica dopo la guerra. Victor Leemans fu senatore del Partito Sociale Cristiano di centro-destra (PSC-CVP) e presidente del Parlamento europeo. Anche la polizia belga fu accusata di collaborazionismo, soprattutto per quanto riguarda l'Olocausto.

Verso la fine della guerra le milizie dei partiti collaborazionisti compirono attivamente rappresaglie per punire gli attacchi della Resistenza, arrivando ad uccidere alcune figure di spicco sospettate di essere simpatizzanti o coinvolte nella Resistenza, come Alexandre Galopin, capo della Société Générale, assassinato nel febbraio 1944. Tra le rappresaglie contro i civili vi fu il massacro di Courcelles, in cui 20 persone furono uccise dai paramilitari rexisti per l'omicidio di un borgomastro, e il massacro di Meensel-Kiezegem, dove furono uccise 67 persone.

Isole del Canale Le Isole del Canale furono l'unico territorio britannico in Europa occupato dalla Germania nazista. La politica dei governi delle isole fu definita "relazioni corrette" con gli occupanti. Gli isolani non opposero alcuna resistenza armata o violenta. Dopo il 1945 vi furono indagini per sospetto collaborazionismo. Nel novembre 1946 il ministro degli Interni britannico comunicò alla Camera dei ComuniHansard (Commons), vol. 430, col. 138 che la maggior parte delle accuse era priva di sostanza; furono considerati perseguibili solo dodici casi di collaborazionismo. Il Director of Public Prosecutions li escluse perché non c'erano sufficienti motivi legali per procedere contro coloro che si presumeva avessero fornito alle autorità di occupazione informazioni contrarie agli interessi dei loro concittadini.

Nelle isole di Jersey e Guernsey vennero approvate leggiWar Profits Levy (Jersey) Law 1945War Profits (Guernsey) Law 1945 che disponevano la confisca retroattiva dei guadagni realizzati dai profittatori di guerra e dagli operatori del mercato nero. Dopo la liberazione i soldati britannici dovettero intervenire per scongiurare le azioni di vendetta contro le donne sospettate di aver fraternizzato con i soldati tedeschi.Occupation Diary, Leslie Sinel, Jersey 1945

Danimarca

Quando il 9 aprile 1940 le forze tedesche invasero la neutrale Danimarca, violarono il trattato di non aggressione firmato l'anno precedente, pur sostenendo che avrebbero "rispettato la sovranità e l'integrità territoriale danese e la neutralità".Jørgen Hæstrup, Secret Alliance: A Study of the Danish Resistance Movement 1940–45. Odense, 1976. p. 9. Il governo danese si arrese rapidamente e il parlamento mantenne il controllo sulla politica interna. L'opinione pubblica danese in genere appoggiò il nuovo governo, in particolare dopo la caduta della Francia nel giugno del 1940.Henning Poulsen, "Hvad mente Danskerne?" Historie 2 (2000) p. 320.

Il governo danese collaborò con gli occupanti fino al 1943 e contribuì a organizzare le vendite di prodotti industriali e agricoli alla Germania. Attuò una serie di politiche per compiacere la Germania e mantenere l'ordine sociale; la censura limitò la possibilità di essere pubblicati degli articoli e delle notizie "che avrebbero potuto mettere a repentaglio le relazioni tedesco-danesi", il 25 novembre 1941 la Danimarca aderì al Patto anticomintern.. Il governo danese e il re Cristiano X scoraggiarono ripetutamente il sabotaggio e incentivarono le delazioni sul movimento di Resistenza. I combattenti della Resistenza venivano imprigionati o giustiziati; dopo la guerra gli informatori furono condannati a morte.

Prima, durante e dopo la guerra la Danimarca applicò una politica restrittiva nei confronti dei rifugiati; consegnò alle autorità tedesche almeno 21 rifugiati ebrei che erano riusciti ad attraversare il confine;, Vilhjálmur Örn Vilhjálmsson and Bent Blüdnikow, Jewish Political Studies Review Vol. 18, No. 3/4 (Fall 2006), pp. 3–29 (27 pages) Published By: Jerusalem Center for Public Affairs, accesso febbraio 14, 2023 nei campi di concentramento morirono 18 di queste persone, tra cui una donna e i suoi tre figli. Nel 2005 il primo ministro Anders Fogh Rasmussen si scusò ufficialmente per queste politiche.

In seguito all'invasione tedesca dell'Unione Sovietica (22 giugno 1941), le autorità tedesche chiesero l'arresto dei comunisti danesi. Il governo danese si adeguò, ordinando alla polizia di arrestare 339 comunisti iscritti nei registri segreti. 246 di questi, compresi i tre membri comunisti del Parlamento danese, furono imprigionati nel campo di Horserød, in violazione della Costituzione danese. Il 22 agosto 1941 il Parlamento danese approvò la Legge sui comunisti, mettendo fuori legge il Partito Comunista danese e le attività comuniste, un'altra violazione della Costituzione danese. Nel 1943 circa la metà dei comunisti imprigionati fu trasferita nel campo di concentramento di Stutthof, dove morirono in 22.

La produzione industriale e il commercio, in parte a causa della realtà geopolitica e delle necessità economiche, furono orientati verso la Germania. Molti funzionari governativi consideravano l'espansione commerciale verso la Germania di vitale importanza per mantenere l'ordine sociale in Danimarca:. si temeva che l'aumento della disoccupazione e della povertà potesse portare a disordini civili, con la conseguente repressione da parte dei tedeschi.Poulsen, Historie, 320. I sussidi di disoccupazione potevano essere negati se in Germania erano disponibili posti di lavoro, così circa 20.000 danesi lavorarono nelle fabbriche tedesche durante i cinque anni di guerra.

Il gabinetto danese, tuttavia, respinse le richieste tedesche di una legislazione discriminatoria nei confronti della minoranza ebraica, così come le richieste di pena di morte e quelle di concedere ai tribunali militari tedeschi la giurisdizione sui cittadini danesi e di trasferire le unità dell'esercito danese alle forze armate tedesche.

Francia

Francia di Vichy

Il maresciallo Philippe Pétain, eroe della prima guerra mondiale, divenne il capo dello Stato francese post-democratico, governato non da Parigi ma da Vichy, quando la Terza Repubblica francese crollò dopo la battaglia di Francia. Il primo ministro Paul Reynaud si dimise piuttosto che firmare l'armistizio. L'Assemblea Nazionale diede quindi a Pétain il potere assoluto di convocare l'assemblea costituente per scrivere una nuova costituzione, ma Pétain usò i suoi poteri plenari per istituire l'autoritario Stato francese (l'État Français).

Pierre Laval e gli altri ministri diedero inizialmente la priorità al salvare le vite e al rimpatriare i prigionieri di guerra francesi. L'illusione dell'autonomia fu importante per il regime di Vichy, che voleva a tutti i costi evitare il dominio diretto del governo militare tedesco.