Il metodo Paulo Freire consiste in una proposta di alfabetizzazione per adulti che si caratterizza per i tempi ridotti in cui si raggiungono i risultati, per il numero ridotto di parole generatrici (parole usate come base per imparare fonemi, sillabe e altre parole), per l'uso di parole vicine alla realtà sociale degli educandi e per l'accoppiamento dell'apprendimento linguistico al processo di emancipazione degli educandi.

Il metodo fu testato la prima volta nel 1963, mentre Paulo Freire era direttore del Dipartimento di Espansione Culturale dell'Università di Recife, con un gruppo di prova nella città di Angicos, nel Rio Grande do Norte. In questa occasione, si riuscirono ad alfabetizzare 300 tagliatori di canna da zucchero in soli 45 giorni. Il processo si svolse in sole quaranta ore di lezione e senza sillabario.

Visti i notevoli risultati, João Goulart, presidente del Brasile all'epoca, affidò a Paulo Freire l'organizzazione del Piano Nazionale di Alfabetizzazione. Il progetto mirava ad alfabetizzare 5 milioni di persone in due anni. I percorsi avevano la durata di due mesi e coinvolgevano 30 educandi per volta. Il progetto, iniziato nel gennaio 1964, venne interrotto a causa del golpe di aprile 1964.

Il metodo qui descritto si basa sul curriculum che venne utilizzato nel 1964 dai centri di alfabetizzazione degli stati di Rio Grande do Norte e Guanabara.

Prima parte: conoscenza del contesto socioculturale e degli educandi La prima parte è quella preparatoria. In essa, gli educatori e gli educandi si conoscono e, attraverso discussioni in gruppi di conversazione, gli educatori raccolgono le informazioni riguardanti il contesto sociale, culturale e politico degli educandi. Tali informazioni saranno necessarie alla strutturazione della successiva alfabetizzazione.

I temi discussi emergono spontaneamente durante conversazioni preliminari e interviste fra educatori ed educandi. Dopo di ché, schemi e materiali visivi vengono preparati dagli educatori e presentati ai gruppi per la discussione. Esempi di temi che furono affrontati dai gruppi brasiliani dei primi anni sessanta sono: nazionalismo, analfabetismo, esclusione degli analfabeti dal diritto di voto (in vigore in Brasile fino al 1985), sviluppo nazionale, democrazia.

Inoltre, il fatto che durante questi incontri gli educatori e gli educandi abbiano l'occasione di conoscersi a vicenda permette lo sviluppo di una certa familiarità e fiducia reciproca. L'aspetto relazionale è importante per la buona riuscita del corso: per esempio, educandi adulti potrebbero trovare imbarazzante descrivere e discutere disegni e fotografie, in quanto potrebbero associare tale metodo ad una "educazione per bambini". Lo stesso potrebbe verificarsi al momento di ripassare quanto appreso utilizzando attività ludiche, in modo da non appoggiarsi esclusivamente sulla faticosa lettura di grafemi.

Seconda parte: alfabetizzazione e sviluppo di coscienza critica La seconda parte del percorso consiste nello svolgimento del corso di alfabetizzazione vero e proprio.

L'alfabetizzazione per Freire è da intendersi come processo attivo, in cui gli educandi partecipano ad un percorso di democratizzazione sia a livello metodologico che a livello contenutistico. Secondo Freire, gli educandi non dovrebbero essere "spettatori pazienti che sopportano l'abisso tra la loro conoscenza e il contenuto [della lezione]". L'alfabetizzazione non dovrebbe essere il prodotto del lavoro di un docente distante che gli impartisce un apprendimento, puramente mnemonico, di frasi sconnesse dalla loro realtà quotidiana. Bensì dovrebbero sentirsi essi stessi fautori della propria alfabetizzazione. Per far ciò, sul piano prettamente linguistico il metodo freiriano , grazie all'esiguo numero di parole generatrici, chiede e permette agli educandi di sperimentarsi fin da subito nella creazione di nuove parole. Sul piano psicologico, essi, grazie ai primi incontri del corso, assumono una coscienza della necessità di alfabetizzarsi e una motivazione che fa sì che siano loro stessi padroni del loro percorso. Si alfabetizzeno inoltre discutendo di temi che li toccano direttamente perché riguardanti la loro condizione sociale e politica. Si costruiscono così contemporaneamente la capacità di leggere e scrivere, un'emancipazione sul piano sociale e politico, e le basi per una cittadinanza attiva in una nazione democratica.

Praticamente, Freire propone la preparazione del suo metodo nelle seguenti cinque fasi:

Indagine del vocabolario del gruppo. In questa fase, che si svolge durante la parte precedentemente descritta, si verifica la trascrizione di parole nella lingua oggetto dell'alfabetizzazione, nel rispetto della lingua tipica dei membri del gruppo. Selezione delle "parole generatrici", seguendo i criteri della ricchezza fonetica, della difficoltà fonetica, e della rilevanza pragmatica della parola rispetto alle realtà sociali, culturali e politiche del gruppo e/o delle sue comunità di appartenenza. Tali parole vengono ordinate dalle più semplici alle più complesse, tenendo congiuntamente conto dei tre criteri. Ad esempio, la parola chuva (pioggia), è più semplice della parola governo sia foneticamente che dal punto di vista delle discussioni che può attivare (vedi dopo). Creazione di situazioni esistenziali caratteristiche del gruppo. Si tratta di situazioni inserite nella realtà locale, che devono essere discusse con l'obiettivo di aprire prospettive per un'analisi critica consapevole dei problemi locali, regionali, e globali riguardanti tutti i componenti del gruppo. Creazione delle schede di sceneggiatura. Contengono indicazioni di possibili sottoargomenti collegati alle parole generatrici e suggerimenti di indicazioni per l'analisi dei temi selezionati, che funzionino solo come suggerimenti di sceneggiatura per i dibattiti. Questi scritti furono di grande aiuto soprattutto all'inizio del lavoro, quando anche l'insegnante di alfabetizzazione era alle prime armi. Creazione delle schede verbali per scomporre le parole generatrici in sillabe e generare le corrispondenti "famiglie fonetiche" (vedi dopo).

Per quanto riguarda il contenuto degli incontri, si distinguono due momenti: i primi incontri hanno come obiettivo la costruzione dell'attitudine e della motivazione degli educandi, nei seguenti invece si passa all'alfabetizzazione vera e propria, trattando le tematiche individuate durante la parte preparatoria e sviluppando l'apprendimento attorno alle parole generatrici scelte.

Incontri preliminari: cultura In questi primi incontri, si parte da una discussione che riguarda la definizione di cultura. Per Freire, la relazione tra uomo e mondo naturale non necessita di linguaggio per sussistere. Per trarre dal mondo circostante informazioni, non occorre sapere una lingua: ogni persona è in grado di captare informazioni, interpretarle e generare conoscenza. Saranno così le conoscenze che gli educandi già posseggono e quelle che produrranno durante il percorso che verranno infine espresse attraverso il linguaggio. Freire nota inoltre come un approccio costruttivo alla conoscenza sarebbe proprio della coscienza critica e funzionale alla democratizzazione dell'individuo.

Il primo obiettivo di questi incontri è quello di riuscire a far nascere negli educandi una concezione antropologica di cultura. Per l'approccio freiriano, la cultura è umana e, in particolare, non dipende dal livello di alfabetizzazione degli individui. Questo perché la cultura è da intendersi come acquisizione sistematica di esperienza umana, come incorporare critico e creatore. Di conseguenza, si noterà che tanto il letterato quanto l'analfabeta costruiscono costantemente cultura. Saranno esempi di cultura tanto una famosa opera lirica che un piatto tipico che uno dei membri del gruppo sa cucinare.

I primi incontri si centrarono su tale percorso. Di volta in volta, alcune rappresentazioni grafiche servivano come punto di partenza delle discussioni: attraverso questo espediente, si riusciva a superare l'ostacolo di una comunicazione non-scritta e al tempo stesso, richiedendo al gruppo un'azione di decodifica, li si coinvolgeva come membri attivi dell'incontro. Le immagini utilizzate rappresentavano:

Una persona di fronte alla natura e "nella" realtà. La natura - mediatrice della comunicazione tra l'uomo e il mondo della cultura. Un cacciatore illetterato con arco e frecce. Ha cultura, la costruisce, la trasmette. Un cacciatore civilizzato con fucile. Ha cultura, la costruisce, la trasmette. Un gatto cacciatore. Caccia ma senza generare cultura. Persone che modellano un vaso d'argilla. L'uomo trasforma la materia della natura con il suo lavoro. Un vaso di terracotta con fiori. Creazione di cultura: prodotto del lavoro dell'uomo sulla materia della natura. Un libro con una poesia. Creazione di cultura: prodotto del lavoro dell'uomo. Un gaucho e un mandriano del Brasile settentrionale. Confronto e mantenimento della propria identità culturale. Un circolo culturale. Persone che si educano insieme, trasmissione di cultura. Infine, si prende come obiettivo la discussione della democratizzazione della cultura. Una volta che si è concepita la cultura come universale e costruibile da chiunque, si può dibattere su chi ne abbia accesso e in che misura. Che si verifichi o meno questo specifico dibattito, è bene riuscire a far trasparire il vantaggio di poter trasmettere ed acquisire cultura in maniera sistematica. Per farlo, le società ricorrono alla scrittura ed alla lettura in una determinata lingua. Di conseguenza, sorge infine negli educandi la necessità di alfabetizzarsi. L'alfabeto deve essere visto come strumento che ogni soggetto ha per formarsi, per costruire la propria cultura, e per ottenere altri strumenti ancora. Essi gli serviranno per avere più possibilità di "leggere il mondo" in cui vivono e per indirizzare meglio il loro agire all'interno di esso.

Esempi di frasi espresse dagli educandi alla fine di questa prima fase furono: «Faccio scarpe, [...] però ora scopro che ho lo stesso valore del dottore che fa libri,» e «Ora so che sono colto. [Lo so] perché lavoro e lavorando trasformo il mondo».

Incontri successivi: alfabetizzazione ed emancipazione Poste le basi del corso di alfabetizzazione, si passa alla discussione delle tematiche individuate nella prima parte. Esse devono essere direttamente rilevanti per gli educandi. Per quanto riguarda gli aspetti linguistici, ogni incontro di alfabetizzazione si basa sulla "parola generatrice" specifica per il contenuto dell'incontro stesso. Le parole scelte diventano incontro dopo incontro più complesse sia foneticamente che dal punto di vista delle tematiche che sollevano.

Ad ogni incontro, si parte presentando il materiale grafico preparato per codificare la situazione esistenziale del giorno. Ciò inizialmente sorprende gli osservatori e fa partire i dibattiti. Dopo un periodo di discussione, gli educandi dovrebbero decodificare l'immagine presentata ed arrivare ad individuare la parola generatrice sottesa. Per esempio, la prima parola generatrice del curriculum del 1964 fu favela.

Il numero di parole generatrici può variare approssimativamente tra 15 e 18 parole.

Una volta individuata la parola generatrice, l'educatore la scrive davanti a tutti, accanto all'immagine rappresentata. Non per la memorizzazione ma per la visualizzazione. Si stabilisce così il legame semantico tra la rappresentazione scritta della parola, il materiale grafico presentato ed il contenuto della discussione.

Si mostra poi nuovamente la parola generatrice, ma in forma isolata, senza più il materiale grafico.

Si spezza la parola generatrice in sillabe.