LAnalitica trascendentale è una porzione dell'opera Critica della ragion pura (1781; seconda edizione 1787), del filosofo prussiano Immanuel Kant (1724-1804).. Tale porzione è a sua volta parte della Logica trascendentale, che si compone anche di una Dialettica trascendentale.
La Critica della ragion pura è così suddivisa: Dottrina trascendentale degli elementi Estetica trascendentale Logica trascendentale Analitica trascendentale Dialettica trascendentale Dottrina trascendentale del metodo
LAnalitica trascendentale è a sua volta suddivisa in una Analitica dei concetti e in una Analitica delle proposizioni fondamentali (o Analitica dei principî).
Obiettivi e struttura Il ruolo dell'analitica trascendentale è ritrarre l'intelletto, cioè la facoltà di pensare e giudicare, e di mostrare i termini della conoscenza empirica, e cioè come gli oggetti intuiti, ma anche gli stessi spazio e tempo, diventino oggetto del pensiero. L'analitica dunque esamina la struttura dell'esperienza, ma dal lato intellettuale e concettuale, così come nell'estetica trascendentale era stato esaminato l'aspetto intuitivo dell'esperienza. Il compito appare assai più arduo che per l'estetica, sia perché il dubbio scettico humeano appare in questa sede anche più robusto, sia perché tocca all'analitica di illustrare il rapporto con la componente sensibile della conoscenza (mentre nell'estetica non si dava alcun livello di cognizione intermedio tra l'intuizione e l'oggetto)..
L'analitica trascendentale è divisa in tre parti: Libro I (Analitica dei concetti), Libro II (Analitica delle proposizioni fondamentali) e un'appendice (Sull'anfibolia dei concetti di riflessione).
Nell'analitica dei concetti, Kant sostiene che esistono dodici concetti puri (che egli chiama "categorie"): essi sono a priori e stanno alla base di tutti i concetti empirici. L'indicazione della loro origine è offerta in un capitolo dedicato alla "deduzione metafisica". Resta dubbio che la loro applicazione alle intuizioni sia legittimo: per cercare di superare questo dubbio, Kant imbastisce anche una "deduzione trascendentale". Qui Kant illustra quella che egli chiama "appercezione", indicata come condizione fondamentale di ogni cognizione.. Questa nozione viene indicata da Kant con diversi nomi: "appercezione trascendentale", "l'originale e necessaria coscienza dell'identità del sé", l'"appercezione pura", l'"appercezione originale", l'"unità trascendentale della coscienza di sé" o, ancora, l'"unità trascendentale dell'appercezione"..
Nel primo capitolo dell'analitica delle proposizioni fondamentali, Kant illustra la nozione di "schematismo", sostenendo che le categorie devono essere adattate perché siano applicabili alle intuizioni. Segue poi un Sistema dei principi dell'intelletto puro, diviso in quattro parti, dedicate rispettivamente agli assiomi dell'intuizione, alle anticipazioni della percezione, alla analogie dell'esperienza, ai postulati del pensiero empirico. Particolarmente importante è la parte dedicata alle analogie, scritta soprattutto in polemica con David Hume. Nella sezione sui postulati Kant inserisce (nella seconda edizione) una Confutazione dell'idealismo, tesa a rimarcare le contraddizioni dello scetticismo. Relativamente estraneo al tema centrale dell'analitica è infine un capitolo sulla distinzione tra fenomeno e noumeno. Chiude l'analitica l'appendice sull'anfibolia..
Difficoltà interpretative L'analitica trascendentale è una delle porzioni più difficili da interpretare di tutta la prima Critica. Nel testo sembrano esserci sovrapposizioni nella trattazione dei problemi e di certi punti è difficile dire se rappresentino passaggi consecutivi in direzione di una data soluzione o piuttosto rielaborazioni di risultati già ottenuti. Neppure è chiaro fino a che punto deduzione metafisica e deduzione trascendentale siano distinguibili o entrambe necessarie o se la trattazione dello schematismo sia davvero essenziale alla trattazione o, ancora, se la confutazione dell'idealismo aggiunga davvero qualcosa alle deduzioni o alla parte sulle analogie dell'esperienza. Resta quindi materia di dibattito tra gli studiosi in che punto esattamente Kant senta di aver illustrato a sufficienza il rapporto tra intelletto e sfera dell'empirico. La sostanza dei problemi interpretativi dell'analitica era stata spiegata, agli inizi del Novecento, all'interno della cosiddetta patchwork theory, portata avanti in particolare da Benno Erdmann, Erich Adickes, Hans Vaihinger e da Norman Kemp Smith, secondo cui la prima Critica sarebbe il risultato testuale della collazione di fogli sparsi (lose Blätter), porzioni redatte in momenti assai distanti della vita e dello sviluppo del pensiero di Kant, tanto da contenere anche elementi pre-critici (un approccio, peraltro, non più tanto in voga)...
Risulta poi problematico fissare adeguatamente il rapporto tra gli obbiettivi dell'analitica e l'adesione kantiana all'idealismo trascendentale. La spiegazione più ovvia è che Kant intendesse puntellare ulteriormente la posizione idealista trascendentale, stavolta dal lato dell'attività dell'intelletto (dopo aver analizzato la capacità di intuire nell'estetica), sostenendo la verità necessaria del principio di causalità e del concetto di sostanza (nei limiti concessi dall'esperienza sensibile), per giungere poi alla determinazione dell'idealità trascendentale degli oggetti, sulla scorta del loro adeguamento ai modi umani della conoscenza (la cosiddetta "rivoluzione copernicana" di Kant).. Questa spiegazione non è pero adeguatamente supportata testualmente, dato che ai concetti puri Kant non sembra attribuire lo stesso statuto che egli ha assicurato (in rapporto alla soggettività della conoscenza) alle intuizioni pure di spazio e tempo nell'estetica. Kant sembra infatti intendere le categorie come concetti fondamentali in opera nell'esperienza degli oggetti in generale (non degli oggetti in quanto conformi al nostro modo di conoscerli). Non è quindi chiaro in che termini gli oggetti non sarebbero intrinsecamente caratterizzati da questi concetti (ad esempio, dal rapporto tra causa ed effetto)..
Analitica dei concetti L'analitica dei concetti è "la scomposizione di tutta quanta la nostra conoscenza a priori negli elementi della conoscenza pura dell'intelletto".. Questa conoscenza intellettuale andrà esposta secondo un'"idea di totalità" (Idee des Ganzen), in una "connessione sistematica" (una Zusammenhang in einem System, per la quale Kant è debitore a Wolff).. Per mezzo di questa idea del tutto sarà possibile per Kant organizzare i concetti a priori (che Kant chiama categorie) in una "tavola" (Tafel) che li raccolga con completezza. Tale completezza non potrà però consistere nell'aggregare elementi cui non si possa aggiungere nulla dopo faticosa ricerca... La connessione sistematica delle categorie illustrate dovrà piuttosto essere assicurata da una regola, un principio, una "guida" o "filo conduttore" (Leitfaden). Tale guida è rappresentata dalla funzione unificatrice connessa all'attività di giudizio.. Un ritratto completo dell'attività intellettuale consisterà dunque nella ricostruzione di un diagramma (o tavola) contenente, scrivono Burnham e Young, "tutti i tipi fondamentali o puri di funzione o giudizio dell'intelletto, cioè tutti i modi fondamentali in cui un atto mentale può determinare unità"..
L'analitica dei concetti è dunque divisa in due capitoli, il primo dedicato alla "deduzione metafisica", il secondo alla "deduzione trascendentale". Una "deduzione metafisica" dovrà mostrare l'origine dei concetti puri, mentre la dimostrazione dei termini della loro validità oggettiva dovrà avvenire attraverso una "deduzione trascendentale".. Deduzione (Deduktion), come nota Dieter Henrich, è termine che Kant ricava dal linguaggio giuridico, dove indicava un'argomentazione tesa a legittimare la rivendicazione di un diritto di proprietà.. Scrive infatti Kant:
In effetti, nel primo capitolo l'espressione "deduzione metafisica" è del tutto assente: solo al paragrafo 26, quasi al termine del capitolo sulla deduzione trascendentale, Kant chiarisce che il primo capitolo riguarda la deduzione metafisica.
Il capitolo dedicato alla deduzione metafisica si intitola Della guida per scoprire tutti i concetti puri dell'intelletto ed è diviso in tre sezioni, intitolate Sull'uso logico in generale dell'intelletto, Sulla funzione logica dell'intelletto nei giudizi e Sui concetti puri dell'intelletto, o categorie. Si parte, dunque, da un esame generale dell'intelletto, per poi considerare le funzioni logiche in opera quando formuliamo giudizi (e qui Kant offre una tavola dei giudizi tipo); nell'ultima sezione, è presentata una tavola delle categorie dell'intelletto puro. "Il discorso", osserva Marcucci, "si svolge quindi su piani diversi – logico e trascendentale", che vanno tenuti distinti..
La deduzione metafisica Kant tratta la deduzione metafisica nel capitolo intitolato Della guida per scoprire tutti i concetti puri dell'intelletto.
La deduzione metafisica mira ad enumerare i concetti che fungono da condizione della conoscenza. Kant muove dai giudizi, postulando che l'attività dell'intelletto si serva di concetti sostanzialmente per operare giudizi. A questo scopo, Kant provvede a fornire una tavola delle forme fondamentali di giudizio (operanti nella sfera della logica generale) per poi passare ai concetti puri (o categorie), intesi come rappresentazioni non prive di contenuto. Da un punto di vista logico, la funzione dei giudizi è di ridurre a unità il molteplice. Nella formulazione di un giudizio opera sempre una funzione di unità..
All'inizio del capitolo, Kant rimarca ancora le differenze tra sensibilità e intelletto:
L'intuizione è quindi uno stato che affetta il soggetto e rinvia alla sensibilità intesa come capacità. L'intelletto è invece una facoltà che, esprimendo spontaneità, opera una funzione..
I concetti sono usati solo per operare giudizi: essi sono "predicati di giudizi possibili".. Mentre l'intuizione si rapporta immediatamente all'oggetto, il concetto è riferito o ad un'intuizione o ad un altro concetto, ma all'oggetto solo mediatamente. In tal senso, osserva Kant, "il giudizio è la conoscenza mediata di un oggetto, e perciò la rappresentazione di una rappresentazione del medesimo". In un giudizio è sempre presente un concetto, che si riferisce ad una pluralità di rappresentazioni e, tra queste ultime, deve sempre esservi una rappresentazione che si riferisca immediatamente all'oggetto. Gli oggetti sono rappresentati mediatamente dal concetto. Ne consegue ciò: "Tutti i giudizi sono [...] funzioni dell'unità (Functionen der Einheit) tra le nostre rappresentazioni [...]". Tutta l'attività intellettuale è insomma riconducibile a giudizi e l'intelletto è la facoltà di giudicare.