Il manierismo a Napoli è una declinazione del manierismo e dell'architettura manierista evolutasi nel corso del Cinquecento nella capitale partenopea del Vicereame spagnolo e nei centri più rappresentativi della vita culturale del periodo. L'arco temporale della corrente s'inquadra tra il secondo decennio del secolo e il primo decennio del secolo successivo, affiancando nelle fasi iniziali al declino della stagione più matura del Rinascimento avviatasi con il regno aragonese e concludendosi negli ultimi due decenni a cavallo dei due secoli con l'avvento della prolifica stagione barocca del Regno.
Il manierismo nella città di Napoli, e anche del suo regno, differisce da quello sviluppatosi presso le altre corti italiane per la presenza in continuità delle ultime personalità operative nel solco del classicismo rinascimentale, rendendolo quasi del tutto irriconoscibile nei primi decenni di sviluppo della corrente artistica. La fase più matura e densa si verificò a partire dalla metà del secolo con l'arrivo di artisti forestieri educati alla corte papale di Roma e agli esiti post-michelangioleschi della corte medicea del Granducato di Toscana che introdussero rilevanti novità figurative e compositive.
Il regno vicereale e il passaggio dalla Corona aragonese a quella asburgica Il passaggio di testimone dagli aragonesi napoletani al Regno cattolico di Spagna
Le ultime fasi della corona aragonese furono tra le più tumultuose della penisola italiana alla fine del Quattrocento. Alla morte di Ferdinando I di Napoli nel 1494 gli succedette il figlio Alfonso. Contemporaneamente sullo scacchiere politico internazionale il re di Francia, Carlo VIII di Valois, avanzò importanti pretese dinastiche sul regno. Per circa un decennio la situazione politica restò in balia degli eventi internazionali di destabilizzazione del potere, a complicare la situazione fu l'aiuto esterno di Ludovico Sforza a sostegno della causa filo-francese con lo scopo di destituire il nipote Gian Galeazzo Sforza e la sua consorte Isabella d'Aragona, figlia del re di Napoli Alfonso II il cui matrimonio segnò l'alleanza tra Napoli e Milano.
Nella discesa verso sud, Carlo VIII trovò una labile resistenza da parte degli Stati centritaliani arrivando ad occupare il regno aragonese in una decina di giorni. La corte aragonese trovò rifugio in Sicilia e invocò aiuto alla corona spagnola cercando il sostegno di Ferdinando il Cattolico che attraverso la figura del capitano Gonzalo Fernández de Córdoba riuscì a riportare sotto il controllo della corona aragonese la Calabria, contemporaneamente l'espansione francese sulla penisola preoccupò non poco il papato e Alessandro VI, della dinastia spagnola dei Borgia, e l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo costituirono la lega contro Carlo di Valois sconfiggendolo nella Battaglia di Fornovo e costringendolo ad arretrare. La guerra distrasse la corona aragonese dal proprio obiettivo di coesione e prosperità del Regno. Ad approfittare di questo vuoto fu la Repubblica di Venezia nel disperato tentativo di arginare la propria crisi interna che iniziò ad occupare i porti adriatici dell'Italia meridionale nel vano sforzo di espandere le proprie rotte commerciali.
Nel 1496 salì al trono di Napoli Federico I di Napoli, la cui pace non prese piede poiché la corona francese tentò nuove pretese regali sul regno. Carlo VIII lasciò il posto, nel 1498, a Luigi d'Orleans. Sullo scacchiere europeo delle Guerre d'Italia furono stipulati accordi segreti di alleanza tra Ferdinando il Cattolico e Luigi XII di Francia. In gran segreto a Granada fu ratificata e stipulata, nell'anno 1500, la spartizione, tra i due monarchi, dell'intero regno aragonese a discapito di suo cugino Federico di Napoli. Ai francesi, secondo gli accordi, andarono Napoli, Terra di Lavoro e l'Abruzzo, nonché il titolo di Re di Gerusalemme; mentre agli spagnoli andarono Puglia e Calabria e la successiva soppressione del titolo di Re di Sicilia, sancita dalla bolla papale del 1500, causarono la diretta annessione alla Spagna dell'isola.
Nonostante le forti divergenze delle due corone europee nell'attuazione del trattato, Ferdinando il Cattolico tentò un nuovo accordo con Luigi di Francia. L'atto prevedeva che la figlia del re di Francia, Claudia, andasse in sposa al futuro imperatore Carlo V d'Asburgo e in tale manovra politica i territori spagnoli in Italia andavano in mani francesi. Per altre vicende il fidanzamento non si attuò e la figlia del re di Francia sposò il futuro re Francesco d'Orleans. Intanto le truppe spagnole che stanziavano in Calabria e in Puglia, capitanate da Gonzalo de Córdoba, disattesero gli accordi internazionali e decisero di estromettere la corona francese dai possedimenti acquisiti, perdendo nella famosa Battaglia del Garigliano nel 1503. Ferdinando il Cattolico divenne così l'unico monarca incontrastato nell'Italia meridionale. Il colpo di mano attuato dalla Spagna estinse definitivamente la dinastia aragonese napoletana e quindi l'autonomia del Regno.
La Spagna del XVI secolo iniziò ad assumere sempre più l'aspetto dell'incontrastata potenza mercantile e militare del secolo. La dipendenza di Napoli alla corona di Spagna non fermò il fermento culturale che la Capitale viveva in quei periodi di tumulto. Il regno fu declassato a Viceregno e al governo del territorio vennero nominati dal Consiglio di Stato le figure designate al comando. Il primo viceré fu lo stesso Gonzalo de Córdoba, al quale seguirono, per poco più di duecento anni, altrettante figure di nomina reale.
L'accentramento statale voluto dal nuovo corso della storia del regno portò a due importanti conseguenze che influenzeranno non poco la vita politica e sociale dei regnicoli: dal punto di vista civile ci fu un progressivo rafforzamento del sistema feudale; sul versante religioso, i progressi della Controriforma, videro un accrescimento del potere temporale e morale degli ordini religiosi storici e quelli di nuova costituzione. Questi ultimi saranno i protagonisti del rinnovamento artistico a partire dalla metà del secolo.
L'influenza della Spagna iniziò a farsi sentire sin dalle prime ore, tra i primi provvedimenti presi sotto il Regno di Ferdinando il Cattolico ci furono quelli contro la corruzione, il clientelismo, il gioco d'azzardo e l'usura, questi provvedimenti divennero la base - a partire dalla seconda metà del secolo - per la nascita delle prime bande di criminali organizzati che lucravano sul gioco d'azzardo illegale della morra. Nel 1510 si tentò l'introduzione dell'Inquisizione spagnola e i primi provvedimenti restrittivi per gli ebrei.
L'ascesa del casato asburgico e gli attriti con la Francia
Con la salita di Carlo V d'Asburgo, che aveva ereditato un vasto territorio legato a intricate relazioni parenterali, mise nuovamente in allarme la Francia che si trovò chiusa a tenaglia tra il Sacro Romano Impero e l'Impero spagnolo entrambi governati da Carlo. La prima mossa francese fu quella di conquistare nuovamente il Ducato di Milano, ma l'azione di Carlo V fu ferma e tempestiva recuperando Milano fino all'avvento degli austriaci due secoli dopo. Francesco I di Francia, nel 1526, stipulò un'alleanza contro Carlo V, la cosiddetta Lega Santa insieme alla Repubblica di Venezia, Firenze e Roma con il fine di scacciare dall'Italia l'enorme potere assunto dalla Corona Spagnola. Dopo anni di lunghi assedi alle città del regno e alla Capitale sotto il comando di Odet de Foix, Carlo V con l'aiuto della flotta genovese, capovolse le sorti della guerra sconfiggendo la Francia e nel 1528 arrivò la nomina del titolo imperiale. Contemporaneamente Venezia perse i territori pugliesi.
Sotto il regno di Carlo d'Asburgo venne nominato a viceré Pedro de Toledo dal 1532 al 1553, eccezione tra tutti i mandati di nomina reale in duecento anni. La longevità straordinaria del suo operato politico, venti anni, sono caratterizzati dal riassetto politico e sociale del viceregno e in particolare per la capitale dopo l'epidemia di peste del 1529 che provocò oltre sessantamila decessi. Nonostante il nuovo tentativo di reintrodurre l'inquisizione spagnola nel viceregno, fu celere ad emettere, nel 1542 il decreto di espulsione degli ebrei dal territorio napoletano.
Nel frattempo, la Francia, guidata da Enrico II, continuò le ostilità verso la Spagna e verso Napoli. I Francesi, sollecitati dal principe di Salerno Ferrante Sanseverino, si allearono con gli Ottomani per tentare l'assalto al viceregno. La flotta turca riuscì a sconfiggere la flotta imperiale spagnola comandata da Andrea Doria e da don Giovanni de Mendoza al largo di Ponza nell'estate del 1552; intanto la marina francese non riuscì in tempo ad unirsi con i suoi alleati fallendo l'ennesimo tentativo di invasione.
Nel 1555 ci fu la svolta di Carlo V che abdicò, dividendo tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando d'Asburgo l'immenso regno. Al primo andarono tutti i territori della Corona di Spagna, compreso il Regno di Napoli; al secondo i territori del Sacro Romano Impero. Sotto il regno di Filippo non ci furono significativi miglioramenti delle condizioni di pace tra la Spagna e le potenze emergenti nell'Atlantico e nel Mediterraneo, se da un lato ebbe problemi con la nascente flotta militare elisabettina che culminò con la sconfitta dell'Invincibile Armata nel quadro della Guerra anglo-spagnola, su teatro mediterraneo Filippo dovette fare conti con la pirateria turca che devastava le coste dell'Italia meridionale. Le politiche assunte da Filippo II non furono di riassetto del territorio e delle città, che furono lasciate a se stesse sotto l'incontrollata espansione religiosa controriformistica, ma di difesa attraverso la costruzione di torri di avvistamento e di piccoli castelli sul mare, nonché il rafforzamento del Porto di Napoli con un nuovo arsenale militare.
Con la pace di Pace di Cateau-Cambrésis, stipulata nel 1559, furono dichiarate ufficialmente cadute le pretese francesi sul Regno di Napoli, fino alla rivoluzione di Masaniello di un secolo dopo. La fase più concitata del Cinquecento napoletano trovò un barlume di distensione e pace, consolidando anche il successo contro la flotta turca a Lepanto nel 1571 e la fine delle incursioni turche. Successe a Filippo II il figlio Filippo III di Spagna. Nei decenni conclusivi del secolo furono intraprese alcune opere di riassetto del territorio e furono significativi, nello sviluppo della cultura occidentale moderna, i processi di eresia a Tommaso Campanella e Giordano Bruno.
La prima fase del manierismo (1510 - 1545) L'eredità del linguaggio mormandeo nell'architettura e nell'arte lapicida napoletana
Nei primi due decenni del Cinquecento, l'affermazione del linguaggio classico del rinascimento iniziò a generare nella città di Napoli una folta rete di maestranze e di architetti poco noti che reinterpretarono lo stile di Giovanni Francesco Mormando. Gli scarsi resti pervenuti, a causa di continue manomissioni succedutesi nei secoli successivi, testimoniano la presenza di lapicidi in grado di recepire in piena autonomia l'insegnamento principale. Il portale mormandeo, che rappresentava l'elemento figurativo più imitato, alcuni esempi sono ancora ravvisabili in Via San Giovanni in Porta al n. 31, in via Tribunali al n. 231, II vico Foglie a Santa Chiara al. I e in Via San Paolo al n. 24 Pag. 140. Quest'ultimo riadattato nel Settecento con un nuovo arco di piperno mistilineo, presenta ancora piedritti in stile mormandeo piuttosto slanciati rispetto agli altri summenzionati.