Biografia Dopo aver conseguito le lauree in giurisprudenza, economia e commercio e scienze politiche, ha ottenuto la specializzazione in Giustizia amministrativa presso l’Università di Bologna. Ha inoltre conseguito le lauree specialistiche in Scienze della sicurezza economico-finanziaria e in Scienze internazionali e diplomatiche.

Carriera militare Entrato nella Guardia di Finanza con il grado di sottotenente nel 1964, ha ricoperto nel corso della carriera numerosi incarichi di comando. Con il grado di colonnello ha diretto il Nucleo centrale di polizia tributaria di Roma. Successivamente, promosso generale di brigata, è stato capo di stato maggiore del Comando generale della Guardia di Finanza dall’aprile 1993 all’agosto 1997.

In seguito alla promozione a generale di divisione, ha assunto l’incarico di vicesegretario generale del CESIS.

Il 15 ottobre 2001 è stato nominato direttore del SISMI dall’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, assumendo la guida del servizio di informazione e sicurezza militare nel contesto successivo agli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2002 ha chiamato Nicola Calipari a ricoprire l’incarico di capo divisione del servizio.

È rimasto alla direzione del SISMI fino al 20 novembre 2006, quando gli è succeduto Bruno Branciforte. Ha concluso la carriera militare con il grado di generale di corpo d’armata.

Carriera accademica e istituzionale Il 25 gennaio 2007 il governo ne ha deliberato la nomina a consigliere di Stato, incarico assunto il 9 febbraio successivo, contestualmente al conferimento di un incarico speciale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Ha fatto parte della II sezione consultiva del Consiglio di Stato fino al collocamento a riposo, avvenuto nella primavera del 2016.

Ha svolto attività didattica come docente di diritto tributario presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, la Libera Università Mediterranea «Jean Monnet» di Casamassima e l’Accademia della Guardia di Finanza.

Vicende processuali

Rapimento di Abu Omar

Dal gennaio 2007 Pollari è stato imputato nel processo celebrato davanti al Tribunale di Milano per il rapimento dell’imam egiziano Abu Omar, avvenuto il 17 febbraio 2003 nell’ambito di un’operazione di extraordinary rendition organizzata dalla CIA. Il procedimento, che vedeva coinvolte complessivamente trentacinque persone, è stato considerato il primo processo relativo al programma statunitense delle extraordinary rendition.

Nel corso delle indagini, la DIGOS di Milano effettuò intercettazioni telefoniche nei confronti di agenti del SISMI al fine di accertare l’eventuale coinvolgimento dell’intelligence italiana nel sequestro dell’imam egiziano.

Il 16 febbraio 2007 Pollari, Marco Mancini, all’epoca responsabile del controspionaggio, ventisei agenti della CIA — tra cui Robert Seldon Lady, già responsabile della sede CIA di Milano, e Jeff Castelli, responsabile dell’intelligence statunitense in Italia — nonché diversi funzionari del SISMI, furono rinviati a giudizio con l’accusa di concorso nel sequestro di persona di Abu Omar.

Parallelamente, il Governo Prodi II promosse davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sostenendo che l’attività investigativa della procura e il conseguente rinvio a giudizio avessero violato la disciplina sul segreto di Stato, utilizzando documentazione classificata e dati riguardanti appartenenti al SISMI.

Il processo ebbe inizio l’8 giugno 2007 presso il Tribunale di Milano.

Processo di primo grado

La fase dibattimentale si svolse dinanzi alla IV sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta dal giudice Oscar Magi. Nella requisitoria del 30 settembre 2009 il pubblico ministero Armando Spataro chiese la condanna di Pollari a tredici anni di reclusione. Pene comprese tra dieci e tredici anni furono richieste anche per gli altri imputati, tra cui Marco Mancini e i ventisei agenti della CIA coinvolti nell’operazione, mentre per tre funzionari del SISMI fu richiesto il proscioglimento.

Con la sentenza del 4 novembre 2009 il Tribunale dichiarò il non luogo a procedere nei confronti di Pollari e Mancini. Furono invece condannati Robert Seldon Lady a otto anni di reclusione, Pio Pompa e Luciano Seno a tre anni e gli altri agenti della CIA a pene mediamente pari a cinque anni.

Processo d’appello

Il 28 ottobre 2010 il sostituto procuratore generale di Milano Piero De Petris chiese per Pollari una condanna a dodici anni di reclusione.

Il 15 dicembre 2010 la Corte d’appello di Milano confermò il non luogo a procedere nei confronti di Pollari e Mancini in ragione dell’operatività del segreto di Stato. La Corte confermò inoltre le condanne degli agenti della CIA, con pene comprese tra sette e nove anni di reclusione, e rideterminò la pena per Pio Pompa e Luciano Seno in due anni e otto mesi.

Il 19 settembre 2012 la Corte suprema di cassazione annullò con rinvio la sentenza di non luogo a procedere pronunciata nei confronti di Pollari e Mancini, disponendo un nuovo giudizio d’appello limitatamente alla valutazione degli elementi probatori non coperti da segreto di Stato. La stessa decisione rese definitive le condanne nei confronti degli agenti della CIA, di Pio Pompa e di Luciano Seno per il reato di sequestro di persona.

Il 12 febbraio 2013 la Corte d’appello di Milano condannò Pollari a dieci anni di reclusione e Mancini a nove anni.

Sentenza della Corte costituzionale sul segreto di Stato

Il 14 gennaio 2014 la Corte costituzionale accolse il ricorso promosso dal Governo italiano in materia di segreto di Stato, riconoscendo la fondatezza delle censure formulate nei confronti della decisione della Corte di cassazione.

Corte di cassazione e assoluzione definitiva

Il 24 febbraio 2014 la Corte suprema di cassazione, recependo la pronuncia della Corte costituzionale, annullò senza rinvio la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’appello di Milano il 12 febbraio 2013. Furono conseguentemente prosciolti in via definitiva Pollari, Mancini e gli agenti Giuseppe Ciorra, Raffaele Di Troia e Luciano Di Gregori, in quanto l’azione penale non poteva proseguire per effetto del segreto di Stato.

Le polemiche sul processo Abu Omar

Il procedimento relativo al caso Abu Omar è stato oggetto di un ampio dibattito pubblico e politico. Tra gli elementi emersi nel corso delle udienze vi fu il coinvolgimento di un maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, non appartenente al SISMI, che avrebbe collaborato con i servizi di intelligence statunitensi.

Nel dibattito successivo alla conclusione del processo è stata inoltre richiamata un’intervista rilasciata a ‘‘La Stampa’’ dall’ex agente della CIA Sabrina De Sousa, la quale sostenne che Pollari si fosse espressamente rifiutato di autorizzare operazioni di ‘‘extraordinary rendition’’ sul territorio italiano.

Archivio riservato del SISMI

Dal giugno 2007 Pollari e l’ex funzionario del SISMI Pio Pompa furono indagati dalla Procura della Repubblica di Roma con le accuse di peculato e detenzione abusiva di informazioni riservate.

Nel febbraio 2013 entrambi furono prosciolti dal giudice dell’udienza preliminare di Perugia. Tale decisione venne tuttavia annullata dalla Corte suprema di cassazione, che dispose la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria perugina per una nuova valutazione.

Nel corso dell’udienza preliminare celebrata a Perugia nel settembre 2015, il giudice riqualificò l’originaria imputazione di procacciamento di informazioni da fonti aperte nel reato di abuso d’ufficio, dichiarandone contestualmente la prescrizione.

Per quanto concerneva invece l’accusa relativa al versamento di euro al giornalista Renato Farina, noto con lo pseudonimo di «agente Betulla», gli imputati furono prosciolti in ragione dell’esistenza del segreto di Stato. Prima di ritirarsi in camera di consiglio, il giudice informò le parti dell’esistenza di un conflitto di attribuzione promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Secondo la tesi sostenuta dal Governo, la Procura di Perugia non avrebbe potuto esercitare l’azione penale poiché la materia oggetto del procedimento era coperta da segreto di Stato.

Note

Voci correlate Caso Abu Omar Extraordinary rendition SISMI Scandalo Telecom-Sismi Nigergate

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