I Guasco, discendenti dai signori di Belmonte, sono stati uno dei casati nobili più antichi ed illustri di Alessandria. La famiglia partecipò alla fondazione della città ed ebbe spesso ruolo primario nella vita del comune. Si stabilì in Bergoglio, quartiere separato dal resto della città dal fiume Tanaro su cui riuscì ad esercitare, tre XIV e XVI secolo, un potere talvolta incontrastato.. Tradizionalmente appartenenti alla fazione guelfa, ne furono spesso a capo insieme ai Dal Pozzo e ai Trotti; diversi Guasco furono podestà di importanti comuni dell'Italia medievale, servirono i signori e duchi di Milano, militarono nelle armate francesi, imperiali e pontificie. Delle numerose ramificazioni le principali furono quelle dei Guasco di Bisio, di Solero e di Castelletto.

Storia Signori di Belmonte

La famiglia vantò tra i suoi antenati leggendari un crociato, Scipione Guasco, identificandolo con quel Guasco cantato dal Tasso nella Gerusalemme Liberata.. In tempi moderni l'araldista Francesco Guasco e il suo allievo Aldo di Ricaldone hanno sostenuto la discendenza di questa famiglia dalla stirpe Manfredingia... La storia dei Guasco, tuttavia, inizia ad essere tracciabile sui documenti dagli anni della fondazione di Alessandria.

La famiglia faceva parte della curia marchionale del Monferrato. Il 13 giugno 1178, nella concordia con gli alessandrini, il marchese Guglielmo V del Monferrato riconobbe a Guglielmo di Belmonte detto "Guasco" e ai suoi uomini il diritto di abitare in Alessandria, mentre i suoi consortes sarebbero dovuti ritornare con le loro genti ai rispettivi luoghi di origine: « Guasco vero Guillelmo de Belmonte et eius hominibus idem faciet et observabit quod faciet hominibus Porte Gamundi et Marenci: consortes vero eorum cum suis hominibus redeant per eorum loca salvis iusticiis eorum et Marchionis ». Dello stesso atto è testimone un Rufino Guasco.. La famiglia condivideva con altre, probabilmente di uno stesso consortile, la signoria del castello di Belmonte, come risulta dall'atto di cessione alla città di Alessandria nel 1192, in cui tra i domini de Belmonte figura un Ugo de Gasco.. Presenti dal 1183 nel consolato di Alessandria., agli inizi del Duecento risultano anche impegnati in attività creditizia, come testimonia un prestito di 48 lire al marchese d’Incisa.. Nel corso di poche generazioni i Guasco divennero una delle principali famiglie della città e col passare dei decenni consolidarono la loro posizione al punto che la storia di Alessandria si legò indissolubilmente a loro.

Il figlio di Guglielmo, Ruffino (*? †post 18.VI.1178), anch'egli detto "Guasco", ebbe numerosa discendenza, tra cui Giovanni [I] (*? †1206), che fu consigliere e successivamente console di Alessandria nel 1183. Giovanni fu padre, tra gli altri, di due importanti personaggi della famiglia: Ruffino [II] (fl. 1224-1237), che nel 1224 rappresentò Alessandria come ambasciatore nella rinnovazione della Lega e dell'amicizia tra gli Alessandrini e gli Acquesi.; ricoprì, in seguito, la carica di podestà a Torino e Pinerolo nel 1228, a Vercelli nel 1234 e a Bologna nel 1237..; Bonifacio [II] (fl. 1191-1232), console di Alessandria nel 1191, a lui l'imperatore Federico II dona, nel 1232, la quarta parte del feudo di Alice..

Signori di Alice Dal Bonifacio [II], signore di Alice, discese Ruffino [III] (? †post 1274), membro del Consiglio di Alessandria, che a sua volta generò Bonifacio [III] (*? †post 1319), signore di SezzèFeudo, concesso dal marchese Giovanni I del Monferrato alcuni anni prima, che il 27 marzo 1304 vendette a Pagano Firuffini Calcamuggi, figlio del patrizio alessandrino Pietro (cfr. )., si distinse per il suo sostegno a Roberto d'Angiò durante la conquista di Alessandria. Come riconoscimento, il re di Napoli lo nominò cavaliere aurato al suo ingresso solenne nella città nell'agosto del 1310. Nonostante la sua lealtà verso Roberto d'Angiò, Bonifazio non trascurò mai i suoi doveri di cittadino verso la sua città. Quando Ugo del Balzo, luogotenente del re, abusò del suo potere cercando di sottomettere la città, Guasco si unì a Tomaso Dal Pozzo per protestare contro di lui intimandogli di lasciare Alessandria. Così Del Balzo fu costretto a rifugiarsi ad Asti. Successivamente, nel 1316, Guasco fu designato podestà di Milano. da Matteo Visconti, il cui partito aveva sostenuto vigorosamente. Tuttavia, quando si accorse che Visconti alimentò le tensioni anziché favorire la pace, proteggendo la fazione ghibellina, Guasco, guelfo fedele e a capo di quella parte, si schierò contro di lui. Terminato il suo mandato di podestà di Milano nel 1319, Guasco fece ritorno ad Alessandria e contribuì a mantenere l'ordine contrastando i disordini causati dai ghibellini. Verso la metà del 1314, Guasco acquistò il castello e la terra di Conzano dalla città di Alessandria.; Viviano (fl. 1293-1300), podestà di alessandrina nel 1300. Offrì a molti cittadini, con il diritto ai loro eredi, il privilegio di costruire mulini lungo l'asse del fiume Tanaro, nell'ambito del territorio controllato da Alessandria. Questa concessione era finalizzata a beneficio e utilità della città stessa. In cambio, si richiedeva loro di pagare un canone annuale di 4 lire e 3 denari, espressi in moneta tortonese, per ciascun mulino..

Un altro membro dei signori di Alice fu il beato Tommaso (*1283 †1346), nacque ad Alessandria e si ignorò per lungo tempo a quale famiglia appartenesse. La scoperta di un documento del 31 agosto 1335 colmò questa lacuna. Il prezioso ritrovamento fu opera di Carlo Guasco, marchese di Solero, autore di numerose memorie sulla città di Alessandria. Dopo aver trascorso 46 anni nell'Ordine dei Servi di Maria, Tommaso morì in odore di santità all'età di 63 anni il 15 luglio 1346. Il 15 luglio di ogni anno è venerato sugli altari come beato... Di Giovanni [III], ambasciatore del Gian Galeazzo Visconti nel 1397, di Bonifacio [III], nacque Rainerio (viv. 1372), generale della repubblica di Venezia nella guerra contro i Padovani del 1372., raffigurato in una statua erettagli a Padova, al Prato della Valle, fra gli uomini celebri di ogni tempo.

Centramente il componente più il lustre di questo ramo fu Uberto Guasco (*? †1291), signore di Alice, membro del Consiglio di Alessandria, valoroso capitano, detto "il primo degli Alessandrini". La più illustre impresa di Uberto fu la sua spedizione del 1290, contro marchese Guglielmo VII del Monferrato che sconfisse, tra Castelletto e San Salvatore, in una battaglia iniziata con grande ardore da entrambi gli schieramenti. Il marchese si vide costretto ad un tentativo di fuga ma Uberto lo inseguì e lo catturò il 10 settembre 1290, venne imprigionato e morì miseramente il 6 febbraio 1292, consumato dalla rabbia e dal dolore. In riconoscimento del suo successo, Uberto Guasco fu nominato podestà di Milano.. In precedenza, nel 1250, aveva anche ricoperto la carica di podestà a Novara. Uberto morì nel primo semestre del 1291, mentre amministrava la podesteria di Milano. Al termine della sua vita ottenne dagli alessandrini il più prestigioso dei titoli che un cittadino potesse ambire, quello di Pater Patriæ.

Dei suoi cinque figli: Giovanni (*? †ante 1369), fu Signore di San Giorgio, o Castel San Giorgio, detto pure "Castello dei Guaschi", e membro del Consiglio di Alessandria. Con la moglie Argenta Spinola, figlia di Ingo, fra gli altri figli, Beltramo di cui si tratta nella sezione di questa voce dedicata all'armoriale; Lodovico (viv. 1377), podestà della Valtellina nel 1377. Da Lodovico, fra gli altri figli, ebbe Gabriele Guasco (*? †1411), che fu eletto capitano generale di Alessandria quando la città si liberò dal dominio straniero nel 1403. Infatti, con la morte di Gian Galeazzo Visconti, gli alessandrini vollero dotarsi di un governo indipendente e Gabriele divenne «Gubernator, Capitaneus, Defensor Status Civitatis Alexandriæ et districtus». Le lotte tra guelfi e ghibellini erano all'ordine del giorno, anche Alessandria si trovò divisa nel corso di una disputa tra fazioni sostenute dai Firrufini, ghibelline, e le fazioni, guelfe, guidate da Gabriele Guasco.. Il periodo intorno agli inizi del XV secolo rappresentò uno dei più oscuri per la storia di Alessandria e, infatti, le vicende si conclusero drasticamente nel 1411 quando Gabriele fu fatto decapitare da Facino Cane, insieme con il fratello Cristoforo (*? †1411) e con i figli Viviano (*? †1411) e Francesco (*? †1411), tutti nemici capitali di Facino, quali capi della fazione guelfa alessandrina.

Figlia di Gabriele fu Imelda (*1384 †~1408), protagonista di una commovente storia d'amore. Due infelici fidanzati, Imelda e il nobile Domenico Trotti, i quali in mezzo alle lotte fra guelfi e ghibellini, e sotto la tirannide di Facino Cane, invano lottarono per il conseguimento della loro felicità. Su ordine di suo padre, cercò rifugio nel castello di San Giorgio insieme al fratello Viviano, per sfuggire all'ira di Facino Cane. Per obbedienza al padre, Imelda rinunciò a sposare il Trotti. Questo avvenne perché, vedendo la situazione precipitare per i guelfi e temendo per la sicurezza della sua fidanzata, il Trotti aveva escogitato uno stratagemma: si era finto nemico di Viviano di fronte a Facino Cane, ottenendo il permesso di assediare il castello di San Giorgio con il diritto di essere il primo a entrare. In questo modo, aveva contribuito a mettere al sicuro Imelda. Nonostante fosse stato chiarito che ciò era stato fatto per proteggere Imelda, suo padre si mostrò inesorabile, rifiutando di permettere che sua figlia sposasse un uomo che sembrava un traditore. Imelda, quindi, sacrificò il suo amore e lasciò Alessandria per diventare una monaca nel convento di Santa Caterina ad Asti, assumendo il nome di Suor Margherita della Carità. Quattro anni dopo, Imelda morì e anche Domenico intraprese la vita monastica, allontanandosi da Alessandria e ritirandosi in un convento di religiosi..

Signori di San Michele e San Paolo La genesi del ramo si verificò nel 1444, grazie all'acquisto dei feudi di Marchetto Ricci da parte di Lodovico (viv. 1447), o Luigi, figlio di Giacomo Guasco (viv. 1408), dei signori di Alice, e Isotta Balbo. Fu dunque Signore di San Michele e di San Paolo e, mentre si trovava a Chieri con i suoi genitori, costretti all'esilio a causa delle crudeltà di Facino Cane, fu accettato nell'esercito di Renaud du Dresnay, generale al servizio di Carlo VII di Francia. In breve tempo salì al grado di capitano e, insieme al Dresnay, si recò ad Alessandria e introdusse il suo esercito a Bergoglio, costringendo gli abitanti a giurare fedeltà al re di Francia nel 1447. Successivamente si spostò a Frugarolo, dove ottenne la resa volontaria senza spargimento di sangue. Da tre figli di Ludovico ebbero inizio altrettanti nuovi rami della famiglia: con Cristoforo II (viv. 1467) quello dei Signori di Spigno, con Giovanni Giacomo (? †post 22.IV.1477) la linea dei patrizi alessandrini dalla quale nacquero due vescovi di Alessandria e con Bonifacio (viv. 1486) il ramo dei Signori di Rocchetta e Cengio.

Signori di Spigno