LEx Ospedale Maggiore SantAndrea di Vercelli era un'istituzione di assistenza ai pellegrini, agli indigenti e agli infermi, fondata nel 1224 e attiva fino a metà del XX secolo. La struttura è situata nella parte nordoccidentale del centro storico della città, nel rione Monrosa (anticamente contrada di S. Andrea), nell'area delimitata dalle vie Galileo Ferraris, Dante Alighieri, Giovanni Battista Viotti e viale Giuseppe Garibaldi.

Storia Contesto della fondazione Il capillare fenomeno dell'ospitalità medievale emerse in età carolingia, quando le abbazie furono incaricate di accogliere i viandanti, soprattutto se situate lungo le principali vie di comunicazione. In ciò si affiancavano alla consolidata tradizione di accoglienza propria delle comunità di canonici regolari situate presso le grandi direttrici viarie..

A partire dal XII secolo sorsero numerosissime istituzioni ospitaliere nelle città, per una concomitanza di motivi: il generale impoverimento della popolazione, la necessità di controllare le conseguenti masse di indigenti, la volontà di tutelare i movimenti dei pellegrini, il desiderio di impegno religioso dei laici senza le restrizioni della vita ecclesiastica. La capacità degli ospedali di soddisfare tali necessità, dunque, li rese strumento principe per l'esercizio della carità cristiana nelle mani degli ecclesiastici. Alle istituzioni era generalmente garantita una considerevole indipendenza, la personalità giuridica e la gestione pratica era affidata a confraternite di laici o religiosi.

In tale contesto a Vercelli, snodo fondamentale degli itinerari medievali piemontesi posto sulla via Francigena. ed essa stessa meta di pellegrinaggio in quanto custode delle spoglie di sant'Eusebio, è documentata la fondazione di numerosi ospedali tra XII e XIII secolo. Oltre al Sant'Andrea si ricordano: Santa Brigida e Santa Maria del Fasano per i pellegrini, rispettivamente nel 1113 e 1263; San Martino di Lagatesco per gli infermi, nel 1271; San Graziano e Santo Spirito per gli indigenti, rispettivamente nel 1140 e 1214; infine San Sepolcro, San Giacomo di Cascine e San Giovanni, rispettivamente nel 1135, 1179 e 1282..

XIII secolo L'ospedale fu fondato nel 1224 presso la porta di Sant'Andrea, contestualmente alla basilica di Sant'Andrea e alla relativa abbazia, per volere del cardinale Guala Bicchieri.La fonte colloca la fondazione nell'anno 1227, che tuttavia è errato, essendo l'anno di completamento e inaugurazione della sola basilica, non dell'ospedale. invece riporta il 1223.. Il cardinale fin da principio lo destinò «ad refectionem pauperum», riferendosi con tale espressione a tutti i poveri, sia sani che malati, ma anche pellegrini e bambini.

Prima ancora dell'edificazione, giocarono un ruolo fondamentale nella nascita dell'istituzione alcuni canonici della Congregazione di San Vittore (vittorini o sanvittorini) giunti col cardinale da Parigi nel 1219: per volere del porporato, lo stesso anno del loro arrivo i frati Simone e Pietro entrarono in possesso di diverse sue terre da utilizzarsi a favore degli erigendi chiesa e ospedale, mentre a Tommaso Gallo fu affidata la fabbrica del monastero e dell'ospedale.. Completato l'edificio, a quel tempo consistente dell'ambiente in seguito noto come Salone Dugentesco e del relativo portico colonnato antistante, il cardinale incaricò della gestione gli stessi vittorini, ponendo Tommaso a capo dell'intero complesso (basilica, monastero e ospedale), in qualità di priore....

Prossimo alla morte, nel maggio 1227 Guala Bicchieri redasse testamento, mediante il quale predispose a favore dell'istituto un cospicuo legato, ammontante a 1000 marchi di sterline...

Pochi giorni dopo la morte del fondatore, il 30 maggio papa Gregorio IX emise una bolla con cui pose canonica e ospedale sotto la propria protezione, stabilì gli obblighi dei canonici vittorini verso l'ospedale.., pose l'abate di S. Andrea a capo sia della canonica che dell'ospedale, impose che quest'ultimo fosse considerato una dipendenza dell'abbazia, dotato tuttavia di amministrazione distinta.. L'amministratore era indicato nei documenti come ministro, ministrale, rettore o preposto, sebbene la prima espressione ricorresse più frequentemente. Tommaso Gallo, elevato al titolo di abate nel 1225 dall'imperatore Federico II di Svevia, nel 1227 elesse a ministro dell'ospedale frate Andrea, seguito nel 1230 da prete Ardizzone (un sacerdote secolare), nel 1233 da D. Ottone e nel 1237 da D. Anfosso, che a sua volta divenne abate dopo Tommaso nel 1246.. Nei piani del fondatore, in realtà, i ministri dovevano essere scelti tra i religiosi conversi, non tra i canonici. Tuttavia la cosa non fu possibile, essendo sovente i primi non all'altezza del compito, per mancanza di cultura o autorità, quindi la carica rimase appannaggio dei più insigni canonici.

Con gli statuti del 1241 il comune di Vercelli prese sotto la propria egida le istituzioni ospitaliere cittadine, garantendo protezione giuridica sia agli enti che ai loro possedimenti, in un'apposita sezione intitolata De religione divina. Curiosamente il Sant'Andrea non fu incluso nella redazione originale degli statuti, ma aggiunto in un secondo momento mediante un'apposita nota a margine. Tale discrepanza è attribuita all'utilizzo di statuti del secolo precedente (quando il Sant'Andrea ancora non esisteva) come base per i nuovi e che la redazione del 1241 avesse erroneamente trascurato gli istituti più recenti.

Le relazioni della visita all'ospedale dell'abate Anfosso il 22 giugno 1255 riportano con precisione l'entità e la natura del personale operante: il ministro fra Alberto, due frati conversi, cinque frati redditi, tre suore converse e tre suore reddite.

La presenza di due medici in città fin dall'inizio del secolo e l'istituzione di due insegnamenti universitari di medicina nel 1228 portarono ad un generale e progressivo aumento delle cure sanitarie, fenomeno a cui l'ospedale non rimase estraneo: a metà del secolo vi era garantita l'assistenza agli ammalati grazie all'ingaggio di medici, chirurghi e speziali. Al tempo stesso si ampliò il ventaglio di attività che i vittorini offrivano: dalla raccolta delle elemosine e la preparazione dei pasti per gli indigenti, all'accudimento dei loro figli, fino alla scuola per i bambini.

Il repentino incremento delle attività assistenziali, probabilmente stimolato dalla concorrenza coi numerosi istituti cittadini, rese necessaria l'aggiunta di un ulteriore corpo di fabbrica aggettante sul lato sud-orientale (abbattuto poi nel 1461). Ragionando per parallelismo con la struttura di istituti altrettanto complessi come quelli di Tortona e Novara, all'epoca l'ospedale doveva essere circondato da un recinto ed includere una chiesa e un chiostro.

Nel 1284, al tempo dell'abate Uguccione Bondoni (o Ugoccione De Bondonis) e del ministro frate Ugone, i beni del monastero furono nettamente separati da quelli dell'ospedale..

XIV secolo L'importanza dell'istituzione portò dopo alcuni decenni all'assorbimento di diversi ospedali minori, ormai svuotati della loro originale funzione: nel 1290 l'ospedale di Marco Morando; nel 1304 l'ospedale di Santa Maria del Fasano, su richiesta del vescovo Aimone di Challant, e dell'ospedale di San Graziano; nel 1345 l'ospedale di Santa Brigida (degli Scoti), su proposta degli stessi vittorini che ne avevan constatato la cattiva gestione da parte dell'amministrazione. L'annessione di quest'ultimo fu concessa mediante una bolla di papa Clemente VI, nonostante le rimostranze del vescovo, che fino ad allora ne aveva personalmente nominato gli amministratori, rimostranze che furono ricomposte mediante un accordo in sede processuale.. L'assorbimento dei suddetti ospedali valse al Sant'Andrea l'appellativo di Ospedale Maggiore, il cui patrimonio si arricchì notevolmente di mobilio e suppellettili, aumentando il numero di posti letto disponibili.

Sebbene iniziato nel secolo precedente, il processo di assorbimento degli ospedali minori da parte del Sant'Andrea era in linea con la tendenza delle grandi città italiane del XIV secolo: mediante opportuni interventi legislativi, le grandi masse povere della società tardomedievale (un quinto della popolazione, quindi una minaccia per l'ordine pubblico) erano indirizzate e confinate in strutture assistenziali progressivamente accorpate, la cui amministrazione veniva sempre più centralizzata. Tali strutture riuscivano a garantire centinaia di posti letto ed erano talvolta affiancate da enti minori specializzati..

Le relazioni della visita all'ospedale dell'abate Uguccione il 6 gennaio 1311 ci aggiornano sul personale operante, che vede il numero di suore dimezzato rispetto al periodo dell'abate Anfosso, su un totale di circa quaranta unità impiegate in tutta l'abbazia.

Tuttavia, la crescente complessità delle attività impose la redazione di un vero e proprio statuto nel 1314. Le norme prescrivevano che la distribuzione di grano e vino avvenisse in appositi locali e che fossero offerti ai bisognosi solo carne e vino di qualità, che il personale si occupasse unicamente delle attività di carità e non ospitasse consanguinei, che conversi e converse utilizzassero dormitori separati, che nei letti si utilizzassero le lenzuola.

Nel 1341, ad un secolo esatto dai precedenti, sotto il dominio dei Visconti furono redatti i nuovi statuti del Comune di Vercelli, che confermavano la protezione degli enti ospedalieri cittadini..

Tra le molte proprietà dell'istituto, nel XIV secolo si ha notizia di numerose località, poste lungo la fascia collinare, fonti di cospicue entrate: Gattinara, Roasio, Masserano, Lessona, Candelo, Cavaglià, Viverone e Roppolo.

XV secolo Nel 1459 i canonici vittorini pagarono a caro prezzo il lungo coinvolgimento nelle vicende politiche della città: il 1º marzo, su richiesta di Ludovico di Savoia, che descriveva l'abbazia abbandonata in uno stato di deplorevole incuria, papa Pio II emise una bolla con cui affidava l'istituzione ai canonici regolari lateranensi. Nei precedenti vent'anni i lateranensi avevano già notevolmente accresciuto la propria importanza in città e il favore del pontefice è testimoniato dall'ottenimento, l'anno precedente, della prepositura del monastero di Santa Chiara (prima di allora noto come convento dei SS. Graziano e Felino). In seguito al cambio di amministrazione, i vittorini furono espulsi dall'abbazia.. I mutamenti nella gestione coinvolsero l'anno seguente lo stesso ospedale, che fu separato dall'abbazia e dotato di una propria amministrazione in commendam: dapprima gli stessi abati vittorini espulsi dall'abbazia, in seguito altri dignitari..

Col passaggio all'amministrazione dei commendatari, si registrò un declino delle attività caritative, riprese tuttavia con decisione già pochi anni più tardi, durante il mandato di Giacomo Avogadro di Casanova, ministro dal 1433 al 1468: nel 1456 eran distribuite le elemosine a più di mille bisognosi tre volte a settimana, mentre i malati erano assistiti in cinquanta posti letto.

L'incremento delle attività rese necessari importanti ampliamenti alla struttura, apportati nel 1461: il salone duecentesco fu convertito in cappella, al suo lato sud-occidentale fu aggiunto un portico con volte a crociera e fu eretta una grande corsia a croce latina, con l'altare posto all'incrocio dei bracci. La corsia, pur mancando del braccio sinistro, seguiva le proporzioni ad quadratum (nove moduli nell'asta della croce, tre nei bracci), secondo lo schema dell'ospedale Ca' Granda di Milano preso a modelloL'aderenza allo schema cruciforme e l'ospedale milanese preso a modello furono rigorosamente stabiliti un secolo più tardi, nel capitolo XVII delle Costituzioni del 1564 ()..

XVI secolo Tra gli ultimi ministri commendatari, incaricato tra il 1550 e il 1554, si ricorda il cardinale Giovanni Angelo Medici, futuro papa Pio IV..