Le opere di Ugo Foscolo, così come la sua biografia, sono esemplari per capire le passioni, gli ideali, i problemi di quella generazione di giovani intellettuali che vissero nel periodo napoleonico.

Primo periodo: dal 1796 al 1803

Foscolo iniziò precocemente la sua attività letteraria; se i risultati di questa produzione sono scarsi, essi rimangono tuttavia importanti. In essi infatti si possono già cogliere alcuni tratti della formazione del poeta che incideranno sulla sua futura evoluzione.

La separazione tra l'esperienza autobiografica e quella letteraria è decisamente netta. Infatti, se sul piano autobiografico, come emerge dalle lettere, si scorge un animo appassionato e ribelle dominato da un senso triste della vita, legato agli affetti familiari e ossessionato dal pensiero della morte; sul piano letterario Foscolo agiva in un'altra direzione, esercitandosi, con un utile apprendistato tecnico, su modelli come Metastasio e l'Arcadia in generale.

Solamente tra il 1795 e il 1797 Foscolo inizia ad esprimersi con degno valore stilistico, mettendo a frutto le sue conoscenze enciclopediche, ma soprattutto liberando l'animo da quella materia sentimentalmente bruciante e non ancora del tutto definita che scaturiva dalla sua indole ribelle e nello stesso tempo venata di tristezza.

Risalgono a questo periodo i quattro sonetti In morte del padre, l'elegia In morte di Amaritte e Le Rimembranze, dove si sente l'influsso del preromanticismo inglese (nella prima viene ricordato Young e in due terzine della seconda si sentono gli echi della Lettera di Eloisa ad Abelardo del Pope e delle Notti dello stesso Young). In questa seconda elegia, dove si fa cenno del sofferto amore del poeta per una Laura, viene presentata una scena simile a quella descritta nella lettera di Jacopo Ortis del 14 maggio 1798, che prova in modo indiretto che nelle Ultime lettere si trova traccia del romanzo di Laura (Laura, lettere) menzionato nel Piano di studi.

Sempre a questo periodo appartengono le odi Ai novelli repubblicani e A Bonaparte liberatore, la sua prima tragedia intitolata Tieste, il Sesto tomo dell'io e gli sciolti Al Sole, che risentono d'echi ossianeschi e younghiani ma segnano un passo verso l'originalità. Terminato in un certo senso il suo apprendistato poetico, Foscolo si cimenta nella prima opera importante, le Ultime lettere di Jacopo Ortis, che rappresenta un punto fondamentale del suo percorso spirituale e letterario.

Tieste

Composta probabilmente nell'ottobre del 1795 e revisionata da Melchiorre Cesarotti, rappresentata per la prima volta il 4 gennaio 1797 al Teatro Sant'Angelo di Venezia e data alle stampe nello stesso anno, è la tragedia intitolata Tieste, che ricalca il modello alfieriano. Priva in realtà di grande pregio artistico, diede fama al giovanissimo poeta e lo fece conoscere al pubblico.

A Bonaparte liberatore

A Bonaparte liberatore fu pubblicata nel 1797 a Bologna. Dopo alcune ristampe, fu ripubblicata a Genova nel novembre 1799, durante l'assedio della città, accompagnata da una lettera dedicatoria rivolta a Bonaparte nella quale chiamò il generale a soccorrere gli italiani. La lettera è piena di amor patrio, in difesa della libertà contro il trattato di Campoformio e contro i pericoli della dittatura. Dopo i comizi di Lione il poeta non volle più pubblicare l'ode fra i suoi componimenti.

Sesto tomo dell'io

Il Sesto tomo dell'io composto tra il 1799 e il 1801, è un abbozzo di romanzo autobiografico rimasto incompiuto nella forma di silloge di brani.

Ultime lettere di Jacopo Ortis

Le Ultime lettere di Jacopo Ortis dopo varie vicende vennero pubblicate nel 1802 a Milano; l'opera fu più tardi ripresa e una nuova edizione, con l'aggiunta di lettere importanti come quella famosa sull'incontro con Parini, venne pubblicata a Zurigo nel 1816, ma con falsa data: Londra 1814Storia della letteratura italiana, a cura di E. Cecchi e N. Sapegno, vol. VII, Milano, Garzanti, 1969, p. 105.. Il romanzo, scritto in forma epistolare e di carattere chiaramente autobiografico, segna il momento estremo del pessimismo foscoliano. Se pur modesto dal punto di vista artistico, l'Ortis ha un grande valore nella storia della nostra letteratura come primo libro romantico intriso dal mal du siècle che aveva contagiato l'Europa. Esso, fortemente influenzato da Werther di Goethe e dagli eventi di Campoformio, ebbe grande diffusione in Europa e anche in America.

Le Odi Allo stesso periodo delle Ultime lettere di Jacopo Ortis e dei Sonetti risale la composizione delle due Odi che esaltano la bellezza femminile. La prima, A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, fu composta nel 1800; la seconda, All'amica risanata, risale al 1802. Esse vennero pubblicate insieme con i Sonetti e in edizione definitiva nel 1803.

A Luigia Pallavicini caduta da cavallo

A Luigia Pallavicini caduta da cavallo è la prima ode di carattere neoclassico di Foscolo, composta nella primavera del 1800 a Genova, dove il poeta era capitano dell'esercito napoleonico comandato dal generale Masséna e assediato dagli austro-russi. Lo spunto viene dato all'autore da un fatto di cronaca riferito ad una giovane gentildonna, Luigia Pallavicini, che s'infortunò durante una cavalcata sulla spiaggia, oggi scomparsa, tra Cornigliano e Sestri Ponente.

Foscolo scrive così un'"augurale consolatoria" per la contessa, augurandole di ritrovare la sua bellezza, che, cadendo dalla cavalcatura, vide deturpata .

Ne nasce un componimento che, escludendo il dramma, si trasferisce in'aura remota e favolosa in una specie di Eden dove le donne si trasformano in dee. I riferimenti al mito di Adone (come simbolo della caducità della bellezza individuale) e a quello di Artemide (che rappresenta la fugacità della bellezza universale) innalzano l'ode a più alte interpretazioni. Il Foscolo non celebra in questa ode solamente una donna, ma la bellezza come espressione di un mondo armonioso nel quale potersi rifugiare, dove la bellezza femminile viene contemplata con trepidazione perché soggetto a decadimento.

All'amica risanata

All'amica risanata, scritta nel 1802 in occasione della guarigione da una malattia di Antonietta Fagnani Arese, residente in una villa di Robecchetto in provincia di Milano, è un canto pieno di gioia per la salute che l'amica, della quale lo scrittore era perdutamente innamorato, riacquista. Come nell'ode precedente, il tema è quello della bellezza minacciata e risorgente e del suo alto valore consolatorio nella vita. Come in "Luigia Pallavicini" il motivo è solo un pretesto per cantare non tanto una donna ma l'idea pura della bellezza come contemplazione che aiuta ad elevarsi a pura idealità. Nell'ode compare anche un altro tema, fondamentale poi in tutte le opere di Foscolo: quello della poesia eternatrice che rende sublime il vivere, la bellezza e i valori dell'umanità.

I sonetti

Sul fascicolo IV dell'ottobre 1802 del «Nuovo Giornale dei letterati» di Pisa, Foscolo pubblicò, con il titolo Poesie, otto sonetti, per lo più di carattere amoroso, nei quali si percepisce il senso della tristezza ineluttabile e si affronta il tema della bellezza come ristoratrice per l'animo del poeta: Non son chi fui, perì di noi gran parte, Che stai?, Te nutrice alle Muse, E tu ne' carmi avrai perenne vita, Perché taccia il rumor di mia catena, Così gl'interi giorni in luogo incerto, Meritamente, però ch'io potei, Solcata ho fronte.

Solo nell'edizione definitiva, che venne pubblicata a Milano il 2 aprile 1803 con dedica all'amico fiorentino Giovanni Battista Niccolini, sempre con il titolo Poesie, egli aggiunse altri quattro sonetti che vengono considerati tra i più belli della letteratura italiana: Alla sera, A Zacinto, Alla Musa, In morte del fratello Giovanni.

Malgrado l'apparente organicità i dodici, imponenti sonetti riflettono i diversi periodi della loro produzione e raggiungono obiettivi anch'esse differenti.

Secondo periodo: dal 1803 al 1806 Il periodo della lirica, intenso ma breve, finirà proprio con l'ode All'amica risanata e il Foscolo non ritornerà più alle forme chiuse del sonetto e dell'ode ma cercherà di coordinare, in un insieme organico e strutturato, i convincimenti maturati in quegli anni di carattere filosofico, morale, politico e civile.

Per tre anni la poesia tace completamente e lascia il posto all'attività dello studioso e del traduttore.

Pubblica infatti, nel 1803, la traduzione in endecasillabi sciolti della Chioma di Berenice di Callimaco e lavora intanto alla traduzione dellIliade (sarà del 1807 L'esperimento di traduzione dell'"Iliade" di Omero) e del Viaggio sentimentale di Sterne, dal quale nascerà l'ispirazione del personaggio di Didimo Chierico. Dedicandosi così a questa intensa elaborazione culturale egli si impadroniva della tecnica dell'endecasillabo sciolto che sarà il metro usato nei Sepolcri e nelle Grazie e che egli sperimenterà nella lettera, scritta in versi a Boulogne-sur-Mer tra il 1804 e il 1806, A Vincenzo Monti.

Terzo periodo: dal 1806 al 1809 Durante gli anni dei Sepolcri Foscolo si era nuovamente impegnato nella vita politica e nell'attività educativa come docente all'Università di Pavia e ciò era servito ad allontanare la disperazione che lo rendeva inerte e a sperare ancora nel futuro con rinnovato ardore. In questo clima aveva potuto nascere l'opera civile Dei Sepolcri e l'orazione inaugurale al corso che aveva tenuto a Pavia nell'anno 1808-1809 dal titolo "Dell'origine e dell'ufficio della letteratura" che lesse il 22 gennaio del 1809.

Dei sepolcri

I Sepolcri, o come lo intitolò il Foscolo, Dei Sepolcri è un carme composto da 295 versi endecasillabi sciolti, scritto tra il giugno e il settembre del 1806, pubblicato nel 1807 a Brescia. Nel 1804, il decreto napoleonico di Saint-Cloud aveva ordinato, per motivi igienici, la sepoltura dei morti al di fuori dalle mura cittadine in cimiteri costruiti appositamente e che avessero una tomba comune per tutti. Il poeta, di ritorno dal soggiorno nelle Fiandre, aveva discusso dell'argomento con l'amica Isabella Teotochi Albrizzi e soprattutto con Ippolito Pindemonte, che stava scrivendo il poemetto dal titolo I Cimiteri, per riaffermare il senso del culto cristiano.

Non si possiede una esatta documentazione riguardo l'elaborazione del carme, ma la maggior parte dei critici ritiene che Foscolo abbia composto i Sepolcri sotto forma di lettera indirizzata al Pindemonte, in varie riprese, fra l'agosto 1806 e il gennaio 1807.

L'opera si accosta alla poesia preromantica anglosassone, che si ispirava al tema dei cimiteri (soprattutto alle Notti di Edward Young e all'''Elegy Written in a Country Churchyard di Thomas Gray), e a quella produzione letteraria che aveva per argomento i sepolcri, nata in Francia al tempo del Direttorio. L'opera di Foscolo, però, presenta un intento nuovo, rivolto soprattutto ad esaltarne la funzione civile.

Presentazione delle Opere di Raimondo Montecuccoli Il capitano Ugo Foscolo, per ingraziarsi il generale Augusto Caffarelli, aiutante di campo di Napoleone e ministro della Guerra del Regno d'Italia curò una edizione delle opere di Raimondo Montecuccoli, con una ricca premessa sull'arte della guerra. L'opera si inserisce anche in una polemica con Madame de Staël sull'attitudine militare degli italiani.

Dell'origine e dell'ufficio della letteratura