Il discorso di Vladimir Putin alla 43ª Conferenza sulla Sicurezza a Monaco del 2007, su invito del presidente Horst Teltschik, fu il primo intervento di un capo di Stato russo alla conferenza. Il tema principale dell'evento era Pace attraverso il dialogo: crisi globali – responsabilità globale. I punti centrali del discorso di Vladimir Putin, tenutosi il 10 febbraio 2007, furono l'ordine mondiale unipolare, l'allargamento della NATO a est, il disarmo e il programma nucleare iraniano.
Il discorso è considerato un messaggio della Russia all’Occidente, con cui Mosca rifiutava di accettare un ruolo subordinato agli Stati Uniti nella politica globale. Questo segnò un cambiamento significativo nella politica estera russa, indicando una posizione più assertiva e indipendente a livello internazionale. Putin chiarì che la Russia era pronta a difendere i propri interessi e ad assumere un ruolo più attivo nel plasmare l’ordine globale..
Il discorso suscitò scalpore mondiale. Partecipanti e media lo descrissero, a volte con toni scioccati, come unarringa infuocata e un preludio a un nuova Guerra Fredda.
In retrospettiva, i critici vedono le dichiarazioni di Putin come segnali precoci di una svolta imperialista russa, che avrebbe portato alla guerra in Ucraina e minacciato l’ordine occidentale. Il governo russo e i sostenitori del discorso, invece, lo interpretano come un avvertimento precoce e chiaro di Putin contro la pretesa egemonica degli Stati Uniti. Secondo questa visione, USA, NATO e UE avrebbero ignorato tale monito, provocando successivamente un conflitto militare nell’Europa orientale invece di accettare e promuovere un ordine mondiale multipolare
Il discorso di Putin
Nel suo discorso Putin ha criticato quello che ha definito il dominio monopolistico degli Stati Uniti nelle relazioni globali e il suo «uso eccessivo e quasi incontrollato della forza nelle relazioni internazionali». Ha detto che il risultato di tale dominio è che «nessuno si sente sicuro! Perché nessuno può sentire che il diritto internazionale è come un muro di pietra che lo proteggerà. Naturalmente una tale politica stimola una corsa agli armamenti». Putin ha citato un discorso del 1990 di Manfred Wörner, all'epoca segretario generale della NATO, per sostenere la sua posizione secondo cui la NATO aveva promesso di non espandersi in nuovi paesi dell'Europa orientale, affermando che Worner «disse all'epoca che: "il fatto che siamo pronti a non posizionare un esercito della NATO al di fuori del territorio tedesco dà all'Unione Sovietica una solida garanzia di sicurezza." Dove sono queste garanzie?»
Benché la NATO avrebbe invitato l'Ucraina e la Georgia a diventare suoi membri soltanto nel 2008, Putin, un anno prima, sottolineava come la Russia percepisse l'espansione verso est una minaccia: «Penso che sia ovvio che l'espansione della NATO non ha alcuna relazione con la modernizzazione dell'Alleanza stessa o con la garanzia della sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una grave provocazione che riduce il livello di fiducia reciproca. E abbiamo il diritto di chiederci: contro chi è destinata questa espansione?». Putin dichiarò anche: "Forse ho frainteso il Ministro della Difesa italiano quando ha affermato che l'ONU, l'UE e la NATO sono le organizzazioni internazionali che possono legittimare l'uso della forza. Noi crediamo che solo l'ONU possa farlo".
In merito all'Accordo sull'adattamento del trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (CFE II): «Sono passati sette anni e solo quattro Stati hanno ratificato questo documento, inclusa la Federazione Russa», dal quale la Russia sospenderà la partecipazione nel luglio 2007. Nel corso del G8 di Heiligendamm Putin si opporrà ai piani per uno scudo missilistico statunitense in Europa e il 7 giugno 2007 presenterà al presidente statunitense George W. Bush una controproposta, che verrà rifiutata.
Reazioni
Il Segretario della Difesa degli Stati Uniti, Robert Gates, ha reagito alle dichiarazioni affermando: "Nessuno vuole una nuova Guerra Fredda con la Russia". Nel suo discorso del giorno successivo, Gates ha osservato che molti degli ascoltatori provenivano da contesti diplomatici o politici e che, come il secondo oratore del giorno precedente, Vladimir Putin, anche lui aveva avuto una carriera nell'intelligence. "E immagino che i vecchi agenti abbiano l'abitudine di parlare in modo schietto". Gates ha espresso preoccupazione per le forniture di armi russe e ha sottolineato che Mosca era tentata di utilizzare le risorse energetiche per fini politici, con possibili rischi per la stabilità internazionale. Tuttavia, ha anche evidenziato la presenza di sfide comuni che dovevano essere affrontate in partenariato con altri Paesi, inclusa la Russia.
Gates ha spiegato che la NATO non aveva semplicemente "trionfato" sul Patto di Varsavia con la fine della Guerra Fredda tra il 1989 e il 1991. Secondo lui, furono le idee di libertà e diritti umani a dimostrare la loro superiorità rispetto alle forze della repressione. Ha inoltre preso le distanze dalle distinzioni tra "Vecchia" e "Nuova" Europa, concetto che il suo predecessore Donald Rumsfeld aveva utilizzato, suscitando critiche tra i partner della NATO. Gates ha reagito con calma e stupore alle accuse di Putin e ha ricordato l'invito a Mosca ricevuto dal presidente russo e dal ministro della Difesa, Sergej Borisovič Ivanov.
Nelle sue memorie, Gates ha rivelato di aver detto al presidente George W. Bush dopo la conferenza di ritenere che l'Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, avessero sottovalutato l'umiliazione provata dalla Russia dopo la fine della Guerra Fredda. "Quello che non dissi al presidente fu che credevo che le relazioni con la Russia dopo il 1993 fossero state gestite molto male". Gates ha definito gli accordi tra gli Stati Uniti e i governi di Romania e Bulgaria per la rotazione delle truppe come una "provocazione inutile" e ha criticato il tentativo di far entrare Georgia e Ucraina nella NATO, definendolo un esempio di "sconsiderata ignoranza nei confronti di ciò che i russi consideravano un loro interesse vitale".
Il senatore Joe Lieberman ha definito il discorso di Putin "provocatorio" e caratterizzato da "una retorica che ricordava la Guerra Fredda". L'ex segretario generale della NATO, Jaap de Hoop Scheffer, ha giudicato l'intervento "deludente e poco costruttivo".
L'ex segretario della NATO Jaap de Hoop Scheffer lo ha definito «deludente e di nessun aiuto». I mesi successivi al discorso di Monaco venivano segnati da tensioni e da un'ondata di retorica su entrambe le sponde dell'Atlantico; tuttavia, sia i funzionari russi che quelli statunitensi negavano l'idea di una nuova Guerra fredda. L'Istituto polacco per gli affari internazionali ha descritto la citazione di Putin del discorso di Manfred Wörner come fuori contesto, affermando che il discorso di Wörner «riguardava solo il mancato dispiegamento delle forze NATO sul territorio della Germania dell'Est dopo la riunificazione».
Sviluppi Successivamente Putin ha tenuto altri discorsi che riprendevano i concetti sostenuti a Monaco di Baviera, tra cui: il discorso al Club Valdai il 19 settembre 2013; il discorso sull'annessione della Crimea alla Russia all'Assemblea federale russa il 18 marzo 2014; il discorso al Club Valdai il 24 ottobre 2014, il cui tema era «L'ordine mondiale: nuove regole o un gioco senza regole»; il discorso per il 70º anniversario della fondazione delle Nazioni Unite all'Assemblea generale dell'ONU a New York il 28 settembre 2015 («Mi sento spinto a chiedere a coloro che hanno creato questa situazione: vi rendete conto almeno adesso di quello che avete fatto?»).
Conseguenze Prima e dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina del 2022, il discorso di Putin del 2007 è stato riveduto e alcuni analisti lo hanno ritenuto come un momento rivelatore delle successive intenzioni del presidente russo.
Secondo l'analista Andrew A. Michta i leader occidentali nel 2007 non sono riusciti a capire che il discorso «equivaleva a una dichiarazione di guerra all'Occidente». Altri commentatori, come John Mearsheimer e Stephen F. Cohen, lo considerano come l'avvertimento più esplicito di Putin secondo cui la Russia percepiva l'espansione della NATO verso est come una minaccia alla sua sicurezza.
Nel maggio 2022 Harlan K. Ullman, collaboratore del centro studi statunitense Atlantic Council, ha scritto un articolo per il giornale The Hill, nel quale osservava: «Alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza Putin ha scatenato una bordata rabbiosa contro gli Stati Uniti in quanto "monopotenza" e contro l'espansione della NATO. I partecipanti sono rimasti scioccati dall'intensità degli attacchi di Putin, ma per il resto li hanno essenzialmente respinti. È stato un errore. Era chiaro che Putin riteneva che gli Stati Uniti e la NATO gli mancassero di rispetto e lo emarginassero, accrescendo il suo crescente risentimento per il trattamento paternalistico con cui riteneva che la Russia fosse trattata.»
Scienza e giornalismo
Richard Sakwa (2014) Lo studioso britannico di politica russa Richard Sakwa sostenne che il discorso di Putin esprimeva una delusione profonda. Sakwa evidenziò esempi dell’esclusione della Russia dai processi decisionali, il rifiuto occidentale di riconoscere una politica estera russa indipendente e l’insensibilità verso le prospettive di Mosca. Citò un rapporto di William H. Hill, presidente dell’OSCE (1999–2006), che criticava l’esclusione sistematica della Russia dai negoziati sul conflitto in Transnistria. Sakwa notò come anche politici statunitensi, come Robert Gates e Angela Stent, avessero criticato l’eccezionalismo e l’arroganza degli Stati Uniti, con Stent che sottolineava possibilità di cooperazione costruttiva.
Horst Teltschik (2019) Nel capitolo 10 del suo libro Russisches Roulette: Vom Kalten Krieg zum Kalten Frieden (2018), l’ex consigliere di Helmut Kohl e analista politico Horst Teltschik analizzò il discorso di Putin nel contesto degli sviluppi dal 1989 al 2018. Basandosi su incontri personali con Putin, Teltschik interpretò il discorso come frutto di una frustrazione profonda. Criticò i media per aver citato selettivamente il discorso, omettendo temi chiave e ignorando le aperture al dialogo. Teltschik sostenne che le preoccupazioni russe riguardavano la sicurezza e il mantenimento dello status di potenza indipendente, e che le tensioni NATO-Russia derivavano da una «spirale di sfiducia reciproca». Accusò i leader NATO e UE di rigidità nel periodo 2007–2008, citando il rifiuto di ratificare il Trattato CFE e il bombardamento della Jugoslavia del 1999 senza approvazione ONU come fattori di escalation. La recensione di Renate Nimtz-Köster sulla Süddeutsche Zeitung (26 febbraio 2019) criticò Teltschik per aver dipinto l’Ucraina come «disfunzionale» e minimizzato le responsabilità russe, pur riconoscendo la sua analisi della «doppia strategia NATO» (forza e distensione). Lutz Lichtenberger (Die Zeit, 26 aprile 2019) lodò il libro per aver esortato la NATO a comprendere gli interessi russi, citando John F. Kennedy: «Prima capisci gli interessi dell’avversario. Qualcuno crede davvero che la Russia cederà senza reciprocità?».
Philip Short (2022)