Cima Manga è una montagna delle Prealpi Bresciane e Gardesane appartenente al gruppo del monte Caplone e con la sua cima, raggiunge i s.l.m.
Geografia fisica Situata nel territorio comunale di Magasa nel Parco Alto Garda Bresciano, la montagna fa parte con la sua sommità di una lunga cresta dalla direzione nord-sud che collega Cima Rest con monte Camiolo e che si eleva longitudinalmente tra la Valle del Droanello e quella del Magasino. Cima Manga è caratterizzata da zone boscose ove predomina il faggio e il pino silvestre, la vetta, non segnalata, è di aspetto erboso con un pendio ripido, roccioso, digradante a strapiombo nella sottostante valle del Droanello e in quella del torrente Magasino.
La geologia della Cima Il tratto del percorso antico che si snoda da Bocca Croce di monte Camiolo lungo il versante sud del Monte, è molto ripido e la roccia che forma lo "scheletro" della montagna, non coperta dal terreno e dalla vegetazione, affiora qua e là in superficie, intaccata dal passaggio del tracciato. La roccia presenta una colorazione grigiastra, come sporca, in quanto la sua superficie è alterata dal gelo, dalla pioggia e dal sole e spesso "macchiata" da colonie di minuscoli licheni. Sotto questa "crosta" essa mostra una tinta più chiara, che conferma la sua appartenenza alle rocce calcaree, ovvero composte prevalentemente dal sale "carbonato di calcio" (il comune calcare). Più precisamente. queste rocce appartengono al gruppo dei cosiddetti "Calcari grigi" ed hanno un'età di circa 190 milioni di anni. Si sono formate sul fiordo di un antichissimo mare in seguito al progressivo deposito di particelle minerali trasportate nel mare dai corsi d'acqua. Questo processo è durato milioni di anni ed ha subito frequenti interruzioni e variazioni, che oggi sono testimoniate dalla struttura stratificata della roccia, ovvero dalla presenza di strati sovrapposti. Dopo la pietrificazione del deposito di sedimenti, la roccia è stata spinta verso l'alto dalle immani forze che hanno creato le Alpi, per cui gli strati hanno in parte perduto l'originaria disposizione orizzontale.
Nel 1881 l’I.R. Istituto Geologico di Vienna svolgeva un'indagine scientifica sulla struttura geologica delle Giudicarie, Val Sabbia, Val Vestino e il geologo Alexander Bittner pagine 219 - 370, responsabile del progetto, pubblicò nei due fondamentali contributi sull'annuario del reale istituto di geologia: "La Cima Manga è un residuo di queste dolomiti più alte nella zona degli strati neri. Dalla sella sud-ovest della Cima Manga attraverso i prati scendendo verso Turano, la roccia nera risulta di natura ancora più calcarea, in parte come vero calcare nero, piatto, senza petrefattiNel linguaggio scientifico è il detto di materiale organico che, per cause naturali (fossilizzazione) o artificiali, ha acquistato consistenza lapidea., così come sembrava il massiccio principale di queste rocce scure essere assolutamente privo di petrefatti. Al di sotto di questi massi, nel profondo della Val Magasina e nei pressi di Turano nella stessa Val Toscolano, si trova una dolomia più lucida, addossata e depositata in modo conforme. Da Turano verso Armo si attraversano rocce scure, alternativamente dolomitiche e più calcaree del tipo descritto, sull'altura sopra Armo si trova ancora una massa più spessa di dolomite scura a ponte, che è anche opposta sulla sponda sinistra, ma molto gradualmente verso sud pendio della Costa Rango sembra fondersi con le rocce più chiaramente stratificate, sottili e più calcaree. I pendii di queste rocce, soprattutto quelli sotto Costa Rango, così come i versanti meridionali della cresta tra Armo e Persone, anche quelli ovest sopra Moerna, ed infine tra Moerna e Hano, sono caratterizzati dall'assenza di qualsiasi formazione rocciosa, verde coperte di prati ed enormi cumuli di cupi detriti che colorano di nero i loro pendii più bassi, tanto che non danno lontanamente l'impressione dei principali paesaggi dolomitici. Come già accennato il collegamento di queste rocce scure si estende sul Monte Stino e attraverso la Val Piombino verso il Bondone, dove sono esposte fin nelle gole della strada della Valle sotto le chiare masse dolomitiche, nonché tutto lo spessore delle masse nella discesa da Bondone fino alla Valle del Chiese, e qui si alternano spesso a strati intermedi a forma di dormiente (così come sopra Storo in Val Ampola); chiudere sopra Bondone (alle sorgenti) vi sono anche tracce di pesci"Jahrbuch der Geologischen Bundesanstalt,Geologische Bundesanstalt,volume 31, 1881, pag. 297.
Origine del nome L'origine della parola potrebbe derivare dallo spagnolo “manga”, che a sua volta deriva dal latino “manica” (da cui deriva anche il termine italiano “manigoldo”) e significa letteralmente “accolta” e, in senso dispregiativo, “accozzaglia” per cui il significato etimologico del toponimo è “covo di accozzaglia”. Quindi indicherebbe un luogo rifugio di malfattori. Questa interpretazione è coerente con le diverse notizie secondo le quali questo territorio di confine tra il Principato vescovile di Trento e la Repubblica di Venezia già a partire dal 1500 era infestato da briganti e loro sodali come Giovanni Beatrici detto Zanzanù di Gargnano e Eliseo Baruffaldi di Turano. Nelle vicinanze, sul Monte Camiolo di Mezzo e di Fondo, si trovano le località Mangana. Il toponimo potrebbe derivare dalla famiglia Grezzini di Armo di soprannome Mangana proprietaria da secoli dei due fondi, o dallo spagnolo "manga" oppure dalla parlata lombarda "manghèn" o dal veneto "manganer". Difatti ai tempi della Serenissima i manganeri erano gli artigiani che rifinivano i tessuti di lana e seta per renderne liscia la superficie. Il nome derivava dallo strumento che usavano, il mangano, un macchinario a forma di grande ruota che serviva appunto a dare lucentezza ai panni. Nell'"Atlas Tyrolensis" del cartografo Peter Anich, stampato a Vienna nel 1774, che è la prima carta geografica dettagliata della Contea del Tirolo, non viene indicata così pure nella carta geografica della Contea di Lodrone del XVIII secolo, mentre nella cartellonistica del CAI del 2022 e nelle pubblicazioni geografiche e scientifiche austriache del 1800 viene chiamata erroneamente Cima Monga contrariamente all'attribuzione locale e alla cartografia dell'Istituto Geografico Militare italiano.
Storia 1511, la grande divisione di pascoli e boschi dei monti Camiolo, Tombea, Dos di Sas e della costa di Ve
Lo studio compiuto da don Mario Trebeschi, ex parroco di Limone del Garda, di una sgualcita e a tratti illeggibile pergamena conservata presso l’Archivio Parrocchiale di Magasa, portò a conoscenza dell’intensivo sfruttamento dei pascoli d’alpeggio, dei boschi, delle acque torrentizie in Val Vestino che fu spesso causa di interminabili e astiose liti fra le sei comunità. In special modo nelle zone contese dei monti Tombea e Camiolo; ognuna di esse rivendicava, più o meno fortemente, antichi diritti di possesso o transito, con il risultato che il normale e corretto uso veniva compromesso da continui sconfinamenti di mandrie e tagli abusivi di legname. Pertanto agli inizi del Cinquecento, onde evitare guai peggiori, si arrivò in due fasi successive con l’arbitrato autorevole dei conti Lodron ad una spartizione di questi luoghi tra le varie ville o “communelli”. Infatti questi giocarono un ruolo attivo nella vicenda, persuadendo energicamente le comunità alla definitiva risoluzione del problema con la sottoscrizione di un accordo che fosse il più equilibrato possibile, tanto da soddisfare completamente ed in maniera definitiva le esigenti richieste delle numerose parti in causa. Il 5 luglio del 1502 il notaio Delaido Cadenelli della Valle di Scalve redigeva a Turano sotto il portico adibito a cucina della casa di un tale Giovanni, un atto di composizione tra Armo e Magasa per lo sfruttamento consensuale della confinante valle di Cablone (nel documento Camlone, situata sotto il monte Cortina). Erano presenti i deputati di Armo: Bartolomeo, figlio di Faustino, e Stefenello, figlio di Lorenzo; per Magasa: Antoniolo, figlio di Giovanni Zeni, e Viano, figlio di Giovanni Bertolina. Fungevano da giudici d’appello i conti Francesco, Bernardino e Paride, figli del sopra menzionato Giorgio, passati alla storia delle cronache locali di quei tempi, come uomini dotati di una ferocia sanguinaria. Il 31 ottobre del 1511 nella canonica della chiesa di San Giovanni Battista di Turano, Bartolomeo, figlio del defunto Stefanino Bertanini di Villavetro, notaio pubblico per autorità imperiale, stipulava il documento della più grande divisione terriera mai avvenuta in Valle, oltre un terzo del suo territorio ne era interessato. Un primo accordo era già stato stipulato il 5 settembre del 1509 dal notaio Girolamo Morani su imbreviature del notaio Giovan Pietro Samuelli di Liano, ma in seguito all’intervento di alcune variazioni si era preferito, su invito dei conti Bernardino e Paride, revisionare completamente il tutto e procedere così ad una nuova spartizione. Alla presenza del conte Bartolomeo, figlio del defunto Bernardino, venivano radunati come testimoni il parroco Bernardino, figlio del defunto Tommaso Bertolini, Francesco, figlio di Bernardino Piccini, tutti e due di Gargnano, il bergamasco Bettino, figlio del defunto Luca de Medici di San Pellegrino, tre procuratori per ogni Comune, ad eccezione di quello di Bollone che non faceva parte della contesa (per Magasa presenziavano Zeno figlio del defunto Giovanni Zeni, Pietro Andrei, Viano Bertolini), e si procedeva solennemente alla divisione dei beni spettanti ad ogni singolo paese. A Magasa veniva attribuita la proprietà del monte Tombea fino ai prati di Fondo comprendendo l’area di pertinenza della malga Alvezza e l’esclusiva di tutti i diritti di transito; una parte di territorio boscoso sulla Cima Gusaur e sul dosso delle Apene a Camiolo, in compenso pagava 400 lire planet alle altre comunità come ricompensa dei danni patiti per la privazione dei sopraddetti passaggi montani. Alcune clausole stabilivano espressamente che il ponte di Nangone (Vangone o Nangù nella parlata locale) doveva essere di uso comune e che lungo il greto del torrente Toscolano si poteva pascolare liberamente il bestiame e usarne l’acqua per alimentare i meccanismi idraulici degli opifici. Al contrario il pascolo e il taglio abusivo di piante veniva punito severamente con una multa di 10 soldi per ogni infrazione commessa. Alla fine dopo aver riletto il capitolato, tutti i contraenti dichiaravano di aver piena conoscenza delle parti di beni avute in loro possesso, di riconoscere che la divisione attuata era imparziale e di osservare rispettosamente gli statuti, gli ordini, le provvisioni e i decreti dei conti Lodron, signori della comunità di Lodrone e di quelle di Val Vestino. Poi i rappresentanti di Armo, Magasa, Moerna, Persone e Turano giuravano, avanti il conte Bartolomeo Lodron, toccando i santi vangeli, di non contraffare e contravvenire la presente divisione terriera e, con il loro atto, si sottoponevano al giudizio del foro ecclesiastico e ai sacri canoni di CalcedoniaG. Zeni, Al servizio dei Lodron. La storia di sei secoli di intensi rapporti tra le comunità di Magasa e Val Vestino e la nobile famiglia trentina dei Conti di Lodrone, Comune e Biblioteca di Magasa, Bagnolo Mella, 2007, pp. 45-59..
I primi giorni della Grande Guerra. L'avanzata dei bersaglieri italiani