Il "genere": un'utile categoria di analisi storica è un articolo di Joan Scott, pubblicato nel 1986Il saggio di Scott iniziò a circolare in varie versioni già dalla fine del 1983, per essere poi presentato nel dicembre 1985 alla Conferenza annuale degli storici americani. Cfr.: ; . nella rivista American Historical Review con il titolo Gender: A Useful Category of Historical Analysis.
Il concetto di "gender", nato negli Stati Uniti in campo medico-psichiatrico negli anni cinquanta del Novecento e successivamente utilizzato nel dibattito femminista statunitense in opposizione al determinismo biologico, viene analizzato da Scott in questo articolo nei suoi diversi usi, significati e limiti; attraverso la formulazione di un nuovo impianto teorico basato sulle teorie post-strutturaliste, l'autrice lo propone come categoria di analisi e di ipotesi per l'indagine storica, in grado di mettere in discussione i concetti dominanti della disciplina..
L'articolo, presentato per la prima volta in un seminario dell'Institut for Advanced Study di Princeton nell'autunno 1985, lasciò gli storici presenti particolarmente sconcertati per il suo uso della teoria post-strutturalista e per la sua impostazione, avvertita più vicina alla filosofia che alla storia.. A breve distanza dalla sua pubblicazione, tuttavia, cominciò a godere di un'ampia diffusione: registrò e mantenne per decenni il primato di visualizzazioni tra gli articoli della prestigiosa rivista in cui fece la sua prima apparizione, diventò una lettura in numerosi programmi di studio accademici e costituì il principale riferimento storiografico e metodologico per coloro che, dentro e fuori degli Stati Uniti, erano interessati alla storia delle donne...
In Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1987 nella Rivista di storia contemporanea e successivamente come saggio nel volume collettaneo Altre storie. La critica femminista alla storia, curato da Paola Di Cori (1996); nel 2013 è stato inserito nella raccolta di scritti di Joan Scott intitolata Genere, storia, politica (2013), pubblicata da Viella a cura di Ida Fazio.
Contesto
Negli anni settanta il dibattito storiografico negli Stati Uniti registra una profonda crisi all'interno della disciplina storica, delle sue teorie interpretative e tradizioni metodologiche, incalzato dalle novità e suggestioni provenienti dalle correnti filosofiche post-strutturaliste francesi.. Gli autori che vengono tradotti e che ricevono ampia diffusione nelle università statunitensi sono Althusser e Foucault, Derrida e Lyotard, i cui scritti promuovono la critica all'ideologia e alla divisione gerarchica tra discipline, una lettura nuova e radicale del potere, un'attenzione particolare al corpo e alla sessualità, alla narrazione e alla rappresentazione. Insieme alla crescente influenza degli studi legati alla linguistica e alla psicanalisi, essi contribuiscono a mettere in discussione la concezione lineare e progressista propria del modello storicista e marxista prevalenti in campo storiografico, l'universalismo di soggetti e categorie concettuali, e a sollecitare un cambiamento di prospettiva nel modo di interpretare la realtà sociale e umana, riorientando la ricerca..
L'influenza delle teorie post-strutturaliste si diffonde anche nel campo delle scienze sociali e della critica letteraria e raggiunge un folto gruppo di intellettuali femministe, mentre un altro grande cambiamento sta intervenendo nella composizione etnica e sociale dei protagonisti del dibattito femminista e del campo progressista e radicale: sempre più numerosa è la presenza di intellettuali non bianchi e non occidentali, e comincia a delinearsi la questione del multiculturalismo..
Il contesto da cui nasce l'articolo, ricordato dall'autrice nella sua nota di apertura, è quello del dibattito avviato nei primi anni ottanta da femministe e studiose al Centro Pembroke per l'insegnamento e la ricerca sulle donne della Brown University, fondato da Scott con Elizabeth Weed, alla quale l'autrice dedica l'articolo e che definirà in un'intervista la sua "mentore"...
In quegli anni all'interno del movimento femminista statunitense era in corso un'analisi critica dei fondamenti e dello status della storia delle donne, a due decenni dal suo avvio; ciò che veniva posto in discussione era il suo carattere "compensativo", la centralità assegnata alla dimostrazione dell'importanza delle donne nella storia, evidenziando i loro contributi e risultati. Il termine "gender" in numerose pubblicazioni era diventato sostitutivo di "donne", e la preoccupazione di legittimazione accademica stava spesso comportando un allontanamento dalla "politica" del femminismo e dai concetti di ineguaglianza e potere, in direzione di una richiesta di integrazione delle donne nella storia tradizionale..
La "gender history", in sostituzione della definizione, ritenuta più debole, di "women's history", era un'espressione già utilizzata da diverse femministe per indicare "la costruzione sociale delle differenze sessuali", fondata sul rifiuto del determinismo biologico contenuto nel termine "sesso", e sull'orientamento, proposto fin dal 1975 in un pionieristico articolo dalla storica Natalie Zemon Davis, citata da Scott, verso un più ampio terreno di indagine, di carattere sociale e relazionale, esteso anche agli uomini e alla mascolinità;Natalie Zemon Davis, sostenendo la necessità di superare la storia delle donne come compilazione di "donne illustri", aveva indicato come obiettivo "la comprensione del significato dei sessi e dei gruppi sessuati [gender groups] nella storia". Cfr.: altre, come la storica Joan Kelly, ritenevano che in quanto categoria di analisi, il genere potesse assumere la stessa importanza dei concetti di classe e di razza, e rinnovare la storia.. Un allargamento di campo al quale tuttavia altre storiche e settori del femminismo si opponevano, ritenendo che la prospettata gender history consistesse in "un ridimensionamento conservatore, una ricerca di rispettabilità o un abbandono dello studio dei gruppi emarginati e oppressi"..
Scott interviene in questo momento critico riassumendo nel suo articolo i termini del dibattito e le problematicità individuate, esaminando tutti i punti di vista e offrendo rassicurazione. Nello stesso tempo, avvertendo la necessità di dotarsi di una nuova strumentazione, propone una prospettiva teorica per gli studi futuri, ispirata alle teorie post-strutturaliste - in particolare al decostruzionismo di Derrida e alla formulazione del potere disperso di Foucault - da lei ritenute in grado di condurre la storia delle donne fuori dalle secche in cui si trovava e di promuovere un profondo cambiamento in ambito storiografico, non solo per quanto riguarda quello specifico campo di ricerca, ma per l'intera disciplina, sollecitando una profonda riconcettualizzazione della storia..
Scott ricorda come l'interesse per il genere come categoria analitica e come "modo di parlare dei sistemi di relazione sociale o sessuale" si sia manifestata all'interno del movimento femminista verso la fine del Novecento, in concomitanza con la critica alle scienze sociali avviata dalle dottrine umanistiche, interessate al significato più che alla ricerca delle cause, e all'empirismo e all'umanesimo da parte del post-strutturalismo..
In un successivo saggio l'autrice preciserà: "non avevo inventato le questioni affrontate nel mio articolo, ma stavo dando voce ad alcune delle idee e delle domande che erano state poste dal movimento femminista, cercando di trasformare in problemi storici le domande politiche". L'articolo - aggiunge l'autrice, negando di aver coniato il concetto di "gender" e dichiarandosi rappresentante di "uno sforzo collettivo" - rappresenta "l'amalgama di due diverse suggestioni: una proveniente dalla storia e l'altra dalla letteratura". Della prima si dichiara debitrice della storica Natalie Zemon Davis; della seconda, dell'ambiente delle studiose femministe e delle critiche letterarie conosciute alla Brown University..
Titolo
in un suo intervento del 2008, Scott racconta che quando presentò l'articolo alla redazione dellAmerican Historical Review per la sua pubblicazione, intitolato Il genere è una categoria utile per l'analisi storica?, le venne richiesto di togliere il punto interrogativo finale, perché non ammesso, e il titolo cambiò in Il "genere": un'utile categoria di analisi storica. Anziché rappresentare una domanda posta alla comunità scientifica e ai lettori, di cui la stessa autrice non anticipava la risposta, acquistò il valore di un'affermazione, una certezza; i due punti posti dopo il termine gender resero particolarmente astratto l'aggettivo “utile” e difficoltoso il discernimento di eventuali contesti e parametri grazie ai quali tale utilità si rendeva fattibile, mentre l'aggettivo indeterminativo che lo precedeva, presentò questa categoria come una tra le tante esistenti, che si richiedeva venisse inclusa tra le altre, considerata la sua utilità..
A ventiquattro anni dalla sua pubblicazione, Scott avrebbe continuato a sostenere che "il termine gender è utile solo come strumento di interrogazione", indica la direzione verso specifiche ricerche di significati, non è un concetto "dai parametri e dai referenti fissi, da applicare universalmente"; sebbene le venga riconosciuto il merito di aver sviluppato una "teoria del genere", l'autrice precisa di non aver voluto scrivere "un trattato programmatico o metodologico", considerando la teoria come un processo che si realizza attraverso domande, intese come "mezzo attraverso il quale presupposti dati per scontati vengono contestati e diventano possibili nuovi modi di pensare e di analizzare.".. Secondo Scott non esiste un'ontologia del "genere": non ha un significato unico, ma più significati, e il genere non può essere studiato prescindendo dai modi in cui essi vengono prodotti e dagli scopi per cui vengono utilizzati, che non sono fissi ma variabili nel tempo.
Contenuti Da un punto di vista espositivo il saggio può esser diviso in due parti: si apre con l'esame del significato attribuito al termine "gender" nel dibattito sulla storia delle donne in corso tra le femministe statunitensi, e dopo avere passato in rassegna le diverse posizioni teoriche su cui si fonda e dimostrato la loro inadeguatezza a spiegare le persistenti diseguaglianze tra uomini e donne, prosegue formulando la proposta di un diverso approccio al genere, assegnandogli una nuova centralità e potenzialità, dal punto di vista epistemologico, all'interno della disciplina storica..
Storia delle donne e teorie femministe Nella prima metà del saggio Scott riassume in due categorie - descrittiva e causale - il tipo di approccio utilizzato fino a quel momento dalla maggior parte delle studiose femministe per analizzare l'origine dei rapporti ineguali tra i sessi; la prima, quella descrittiva, risulta inefficace in quanto limitata alla rilevazione di una realtà e non alla sua spiegazione, mentre secondo Scott la definizione di una teoria è necessaria sia per indicare le cause dell'oppressione delle donne, la presenza di continuità e discontinuità e di esperienze sociali radicalmente diverse, sia perché l'aver evidenziato le donne come soggetto storico non è servito ad intaccare il carattere di marginalità e irrilevanza attribuito alla storia delle donne all'interno della disciplina storica..
Il secondo approccio, quello di tipo causale, viene esaminato dall'autrice nelle tre principali teorie interpretative in cui si articola. La prima è quella femminista, espressa dal concetto di patriarcato, spiegata con il «bisogno» maschile di dominare il femminile e fondata sulla differenza biologica tra i due sessi, quindi su un aspetto universale e immutabile, che second Scott non può essere accettato dagli storici perché presuppone l'astoricità del genere stesso..