L’abate è il titolo spettante al superiore di una comunità monastica di dodici o più monaci, particolarmente utilizzato nella Chiesa cattolica. Quando l'abate ha dignità vescovile, è comunemente detto abate mitrato.

Non va confusa con la carica di priore, cui compete la responsabilità e il governo delle questioni più concrete e quotidiane legate alla vita del monastero, e che è seconda dopo quella dell'abate.

In Francia il termine abbé (abate) indica invece un presbitero ed è usato come trattamento di cortesia, come padre in altri paesi, o in Italia il don per i preti diocesani.

Etimologia

La parola deriva dal latino ecclesiastico abbas, derivato dall'aramaico ܐܒܐ (abba, cioè "padre"). In Siria ed in Egitto esso venne inizialmente utilizzato come titolo onorifico e fu tributato ad ogni monaco di venerabile età o di eminente santità, non comportando originariamente l'esercizio di alcuna autorità sulla comunità religiosa. Dall'oriente poi, la parola passò in occidente, dove entrò nell'uso generale per designare il superiore di un'abbazia o di un monastero.

Origini storiche del termine Le prime comunità monastiche egiziane organizzate si formarono all'inizio del IV secolo. Intorno all'anno 305, sant'Antonio abate introdusse una nuova forma di vita comunitaria organizzando gli eremiti che si erano raggruppati intorno a lui nella Tebaide; un secondo tipo di monachesimo, quello conventuale, fu istituito da san Pacomio che, all'incirca nello stesso periodo, fondò il suo primo coenobium, o monastero conventuale, a Tabennae, un'isola nell'estremo sud dell'Egitto. Ambedue i sistemi si diffusero rapidamente e presero presto piede in Palestina, Siria, Mesopotamia, e Anatolia. Dalla metà del IV secolo il monachesimo apparve anche in Europa dove, all'inizio del VI secolo, san Benedetto da Norcia, gli diede la forma definitiva e lo fornì delle costituzioni che gli avrebbero permesso di affermarsi in tutto l'occidente. Ogni gruppo di eremiti ed ogni coenobium aveva naturalmente il suo superiore. Il titolo che gli spettava variava da organizzazione ad organizzazione. Ad oriente di solito il più anziano veniva designato come il padre del monastero. In Asia Minore e fra i greci veniva generalmente chiamato archimandrita (da archos, capo, e mandra, moltitudine) o hegumenos.

In origine tra le due parole sembra non ci fossero differenze di significato, ma in seguito, sotto Giustiniano, il titolo di archimandrita fu riservato esclusivamente ai superiori dei monasteri più antichi o più importanti. Entrambi i titoli sono stati conservati ed a tutt'oggi vengono utilizzati per designare i superiori dei conventi della Chiesa Orientale. San Cassiano abate, che all'inizio del V secolo aveva importato il monachesimo egiziano in Gallia, veniva chiamato Abbas, Pater, e Dominus; egli stesso definì il superiore del monastero Praepositus. La parola praepositus, nel significato di superiore monastico, appare anche nell'Africa romana ed in altri luoghi dell'occidente, ma già verso la fine del V secolo era stata completamente sostituita dal termine abbas. San Benedetto, nella sua Regola scritta intorno al 540, assegnò al praepositus una posizione subordinata e limitò l'uso del titolo di abbas al superiore del monastero. Grazie alla Regola del grande Patriarca del monachesimo occidentale, l'uso del titolo di abbas fu definitivamente sancito e fu utilizzato in tutti i conventi europei.

L'ufficio di abate La concezione benedettina di una comunità monastica era chiaramente quella di una famiglia spirituale. Ogni singolo monaco doveva essere figlio di quella famiglia, l'abate suo padre, ed il monastero la sua casa permanente. Sull'abate perciò, come su qualsiasi padre di famiglia, ricadono le incombenze di indirizzo e di governo di coloro che sono affidati alle sue cure; il suo operato dovrebbe essere caratterizzato da una paterna sollecitudine. San Benedetto dice che «un abate degno di essere responsabile di un monastero dovrebbe sempre ricordare a che titolo è chiamato», e che «considerando che è stato chiamato in Suo nome, nel monastero rappresenta la persona di Cristo» (Regola di San Benedetto, II). Il sistema monastico stabilito da San Benedetto era completamente basato sulla supremazia dell'abate.

Sebbene la Regola dia all'abate indicazioni di governo, gli fornisca i principi in base ai quali agire e lo costringa a seguire determinate prescrizioni, come la consultazione con altri per questioni particolarmente complicate, i monaci sono obbligati a rispettare senza domande o esitazioni le decisioni del superiore. È chiaramente superfluo dire che questa obbedienza non vale in caso di ordini volti a fare del male. L'obbedienza mostrata all'abate è considerata come obbedienza dovuta a Dio stesso, e tutto il rispetto e la reverenza con cui viene trattato dai fratelli gli vengono dati grazie all'amore per Cristo, perché come abate (padre) è il rappresentante di Cristo in mezzo ai fratelli. L'intero governo di una casa religiosa ricade sulle spalle dell'abate. La sua volontà è suprema in tutte le cose; come dice la Regola, nulla sarà insegnato, sarà comandato, o sarà ordinato oltre i precetti di Dio.

Tutti coloro che lo assistono nel governo della casa vengono nominati da lui e da lui derivano la loro autorità. L'abate può congedarli a sua discrezione. In virtù del suo ufficio è anche l'amministratore dei beni materiali della comunità, esercita la supervisione generale per il mantenimento della disciplina monastica, provvede alla custodia della Regola, punisce e, in caso di bisogno, scomunica il refrattario, presiede il coro durante la recita dell'ufficio e del servizio divino e impartisce le benedizioni. In parole povere, unisce nella sua persona l'ufficio di padre, insegnante e direttore, ed è suo preciso dovere assicurarsi che tutte le cose della casa del Signore siano amministrate saggiamente.

Tipi di abate

Abate regolare Secondo il diritto canonico, viene definito abate regolare un Abate regolarmente eletto e confermato che eserciti i doveri del suo ufficio. Gli abati regolari sono prelati nel vero senso della parola e la loro dignità è divisa in tre gradi.

Un abate che presiede solamente ecclesiastici e laici legati al suo monastero appartiene al grado più basso e la sua giurisdizione comporta quella che è chiamata esenzione passiva (exemptio passiva) dall'autorità del vescovo diocesano. Se la giurisdizione di un Abate si estende, oltre i limiti della sua abbazia, sugli abitanti, sia ecclesiastici che laici, di un certo distretto o territorio che formano parte integrante della diocesi di un vescovo, appartiene al grado intermedio (praelatus quasi nullius dioecesis) e la sua esenzione è chiamata attiva (exemptio activa). Infine, quando un Abate ha giurisdizione sul clero e sui laici di un distretto o territorio (comprendente una o più città) che si estende su più diocesi, la sua abbazia è disegnata vere nullius dioecesis (di nessuna diocesi) e, , per il suo esercizio è richiesto lordo episcopalis. La sua autorità è pari a quello di un vescovo. Questo è il terzo e più alto grado della dignità di Abate. Negli Stati Uniti d'America e nel Regno Unito non c'è alcuna abbazia vere nullius. Negli altri paesi, fra le abbazie di questa classe possono essere menzionate: in Italia, l'arciabbazia di Montecassino, fondata da san Benedetto intorno al 529; l'abbazia di Subiaco, attualmente composta da una sola parrocchia; l'abbazia di Santa Maria V.G. e i XII Apostoli in Bagnara Calabra, fondata dal conte Ruggero I di Sicilia l'anno 1085; l'abbazia di Montevergine, nei pressi di Avellino e fondata da san Guglielmo da Vercelli nel 1124, l'abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, fondata nel 1011 e l'abbazia di Monte Oliveto Maggiore, fondata nel 1313 da san Bernardo Tolomei. In Svizzera, l'abbazia di Einsiedeln, fondata intorno al 934. In Ungheria, l'arciabbazia di San Martino (Martinsberg), fondata nel 1001 da santo Stefano, re d'Ungheria. In Australia occidentale l'abbazia di Nuova Norcia.

Tutte le abbazie esenti, non importa a quale titolo canonico o quale sia il grado della loro esenzione, sono sotto la giurisdizione diretta della Santa Sede. Il termine esente non si applica ad un Abate nullius perché la sua giurisdizione è completamente extraterritoriale. All'interno dei limiti del suo territorio tale Abate ha, con poche eccezioni, i diritti ed i privilegi di un vescovo, e si assume anche tutti i suoi obblighi. In ogni caso, gli abati di secondo grado la cui autorità (sebbene quasi vescovile) è intradiocesana, non possono essere considerati vescovi, né possono pretendere diritti e benefici vescovili, tranne, naturalmente, coloro ai quali sono stati accordati direttamente dalla Santa Sede.

Abate generale o abate presidente o arciabate e abate primate

Quando i cenobi nei quali è seguita la stessa regola, o le abbazie della stessa provincia, distretto, o paese, formano una congregazione, cioè una federazione di case per promuovere gli interessi generali dell'Ordine, l'abate che la presiede può essere chiamato "abate primate", "abate presidente", "abate generale" o "arciabate".

Abate titolare e abate secolare

Un ulteriore tipo di abate regolare è l'"abate titolare". Un abate titolare detiene il titolo di un'abbazia che è stata distrutta o è stata soppressa, ma non esercita alcuna delle funzioni di un abate e non ha sotto di sé alcun soggetto che appartenga al monastero da cui deduce il suo titolo.

La legge della Chiesa riconosce anche gli "abati secolari", chierici che, sebbene non siano membri professi di alcun ordine monastico, possiedono un titolo abbaziale come beneficio ecclesiastico, detenendo anche alcuni privilegi dell'ufficio. Questi benefici, che originariamente appartenevano a case monastiche, con la loro soppressione furono trasferiti ad altre chiese. Ci sono varie classi di abati secolari: alcuni hanno diritto a usare l'insegna pontificale; altri hanno solamente la dignità abbaziale, senza alcuna giurisdizione; un'altra classe ancora detiene in alcune cattedrali la dignità principale e il diritto di precedenza nel coro e nelle riunioni, in virtù del retaggio di antiche chiese conventuali soppresse o distrutte che erano chiese cattedrali.

Abate imperiale

"Abate imperiale" era colui che guidava un'"abbazia imperiale". Le "abbazie imperiali" (in tedesco: Reichsabteien o Reichsklöster oppure Reichsstifte) erano delle case religiose del Sacro Romano Impero che per gran parte della loro esistenza avevano mantenuto lo stato di Reichsunmittelbarkeit ("protettorato imperiale"): in virtù di questo, molte di essere erano sottoposte alla sola autorità imperiale e molti territori ad esse relativi erano sovrani (ma di ridotte dimensioni), indipendente da qualsiasi altra realtà territoriale. Questo status apportava numerosi vantaggi politici e finanziari, come l'immunità legale dalla locale autorità del vescovo, oltre a diritti e donativi di varia natura e provenienza.

Il capo di un'abbazia imperiale era solitamente un "abate imperiale" (Reichsabt) o, per le abbazie femminili, una "badessa imperiale" (Reichsäbtissin). Il capo di un Reichspropstei - un prevostato imperiale o un priorato - era generalmente un Reichspropst. Molte delle abbazie più grandi avevano il ruolo di principati ecclesiastici ed erano guidati da un "principe abate" o da un "principe prevosto" (Fürstabt, Fürstpropst), con uno status comparabile a quello di principe vescovo.

Altri tipi di abate