Vulcano (, Volcanus o arcaico Volkanus) è il dio romano del fuoco terrestre e distruttore. Appartiene alla fase più antica della religione romana; infatti Varrone riferisce, citando gli annales pontificum, che re Tito Tazio aveva dedicato altari a una serie di divinità tra le quali vi era anche Vulcano.
Venne in seguito identificato con il greco Efesto secondo lInterpretatio graeca.
Etimologia L'etimologia del nome non è chiara: la tradizione romana sosteneva che il dio derivasse il proprio nome da alcuni termini latini collegati alla folgore (fulgere, fulgur, fulmen), la quale è in qualche modo collegata al fuoco. Al dio sono attribuiti due epiteti: Mulciber (qui ignem mulcet), cioè "che addolcisce", Quietus, proveniente da Roma: dedica di Gaio Giulio Salvio, magister della Regio III. e Mitis: dedica di Gaio Sempronio Urbano, procurator Augusti a Ulpia Traiana Sarmizegetusa, in Dacia., entrambi col significato di "tranquillo"; tutti questi epiteti servono a scongiurare l'azione distruttiva del dio (per esempio negli incendi). In seguito all'identificazione di Vulcano con il greco Efesto, l'epiteto Mulciber fu interpretato come "colui che addolcisce i metalli nella forgia"Festo, libro XI, s.v. Mulciber..
Fino alla metà del XX secolo si pensava che il suo nome non fosse latino ma fosse correlato foneticamente al nome del dio cretese VelkhanosA. B. Cook, Zeus: a Study in Ancient Religion, vol. II, pag. 946 e seguenti. 1925. che però ha funzioni molto diverse da quelle del dio romano.
Secondo Wolfgang Meid il nome del dio romano non è correlato a quello di VelkhanosWolfgang Meid, "Etr Velkhans - lat. Volcaanus", Indogermanische Forschungen, 66 (1961), pp. 259-266. e Christian Guyonvarc'h ha invece proposto di collegarlo al nome di persona irlandese Olcán (ogamico Ulccagni, al genitivo)Articolo su Ogam, 91 (1969), p. 364. Un'altra ipotesi, avanzata da Vasilij Abaev, prende in esame una possibile relazione tra Volcanus e l'osseto -waergon variante del nome di Kurdalaegon, il fabbro mitico dell'epopea nartica. Come fa notare Dumézil, la forma Kurdalaegon è stabile e ha un significato chiaro (kurd, "fabbro" + -on "della famiglia" + Alaeg, nome di una delle famiglie nartiche). La variante che si avvicina al nome di Vulcano, invece, è stata attestata una sola volta per cui, sempre secondo Dumézil, si tratta di un accostamento da respingereGeorges Dumézil, La religione romana arcaica, p. 284, nota 12.
Natura del dio A Creta era venerato Velkhanos, un dio della natura e degli Inferi e in passato si è ipotizzato che Vulcano provenisse dal Mediterraneo orientale tramite l'EtruriaHerbert Jennings Rose, "Vulcano" in Dizionario di antichità classiche. Torino, San Paolo, 1995. ISBN 88-215-3024-8..
Secondo Georges Dumézil, la reale natura di Vulcano si spiega con la teoria dei tre fuochi vedici. Secondo questa teoria per celebrare un sacrificio si devono accendere sul terreno tre fuochi: il primo, chiamato "fuoco del padrone di casa", rappresenta il sacrificante stesso e serve ad accendere gli altri, il secondo, "fuoco delle offerte", porta il sacrificio agli dei per mezzo del fumo, il terzo, "fuoco di destra o del sud", è situato al limite dell'area sacrificale e serve da sentinella contro l'attacco degli spiriti maligni. Questa teoria si sarebbe conservata anche a Roma, dove i primi due fuochi sono rappresentati da Vesta mentre il terzo è VulcanoGeorges Dumézil, La religione romana arcaica, p. 277 e sgg. Milano, Rizzoli, 1977. ISBN 88-17-86637-7. Il dio è quindi il fuoco che divora e distrugge, rivolto verso le potenze ostili e questo spiega ciò che si era chiesto anche PlutarcoPlutarco, Questioni romane, 47., cioè perché i suoi templi dovevano essere costruiti fuori o al limite esterno delle mura, come già il Volcanal alle origini di Roma. Questo spiega anche perché a Vulcano si consegnassero bruciandole per annientarle le armi e le spoglie del nemico prese sul campo di battagliaServio, Commento all'Eneide, VIII , 562., come anche le armi del sopravvissuto alla devotioTito Livio, Storia di Roma, VIII, 10.
Vulcano nella tradizione latina e romana A Vulcano viene attribuita la paternità di alcuni personaggi della tradizione romana e latina: Ceculo, il fondatore di Preneste, Caco, un essere primordiale e mostruoso che abitava nel sito di Roma e Servio Tullio, il penultimo re di Roma.
Catone nelle Origini dice che alcune vergini andate ad attingere acqua trovarono Ceculo in mezzo al fuoco e perciò si pensò che egli fosse figlio di VulcanoCatone il Censore, Origini, frammento 65, citato negli Scholia Veronensia all'Eneide, VII, 681, p. 438, 16 ss. Hagen; ora in Marco Porcio Catone Censore, Opere. Torino, UTET, 2001. ISBN 88-02-05644-7.. Anche Virgilio ricorda nell'Eneide la discendenza da Vulcano di CeculoVirgilio, Eneide, VII, 680 e di CacoVirgilio, Eneide, VIII, 198. Ovidio racconta nei Fasti che Servio Tullio era stato concepito dalla schiava Ocresia sedutasi sopra un fallo eretto apparso nel focolare; la divina paternità fu riconosciuta quando un fuoco circondò la testa del piccolo senza procurargli dannoOvidio, Fasti, VI, 627-636. Anche Plinio il vecchio racconta la medesima storia, ma attribuisce la paternità al Lar familiaris, piuttosto che a VulcanoPlinio il vecchio, Storia naturale, XXXVI, 204.
Jacqueline ChampeauxJacqueline Champeaux, Fortuna, I, Fortuna dans la religion romaine archaïque, Roma, 1982. e Attilio MastrocinqueAttilio Mastrocinque, Romolo. La fondazione di Roma tra storia e leggenda. Este, 1993. hanno avanzato l'ipotesi che sia identificabile con Vulcano il dio ignoto che nella più antica mitologia latina avrebbe fecondato una dea vergine e madre corrispondente alla Rea greca (la dea Fortuna a Praeneste e Feronia ad Anxur). In tal caso Vulcano sarebbe stato il padre di Giove.
Confrontando i diversi racconti mitologici, l'archeologo Andrea Carandini ritiene che Caco e Caca fossero figli di Vulcano e di una divinità o di una vergine locale così come lo è Ceculo; Caco e Caca rappresenterebbero l'uno il fuoco metallurgico e l'altra il fuoco domestico, proiezioni di Vulcano e Vesta. Questi racconti mitologici risalirebbero al periodo pre-urbano del Lazio e il loro significato appare abbastanza chiaro: sul piano divino Vulcano feconda una dea vergine e genera Giove, il sovrano divino; sul piano umano Vulcano feconda una vergine locale (probabilmente una "principessa") e genera un capoAndrea Carandini, La nascita di Roma, §45, pag. 52. Torino, Einaudi, 1997. ISBN 88-06-14494-4.. La prima attestazione di un'associazione rituale fra Vulcano e Vesta risale al lettisternio del 217 a.C.Tito Livio, Storia di Roma, XXII, 10 Altri indizi che sembrano confermare questo legame sembrano essere la vicinanza tra i due santuari e l'affermazione fatta da Dionigi di Alicarnasso, secondo il quale entrambi i culti sarebbero stati introdotti a Roma da Tito Tazio per esaudire un voto fatto in battagliaDionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 50, 3.
A Vulcano, dio del fuoco, era associata Vesta, dea del focolare, come anche dimostrato dal Portico degli Dei Consenti, dove tra le coppie dei duodecim deos ConsentisMarco Terenzio Varrone, De re rustica,I,4 trovava posto anche quella formata da Vesta e da Vulcano.
A Vulcano inoltre, sono collegate due divinità femminili ugualmente antiche, Stata Mater, proveniente da Roma., che è probabilmente la dea che ferma gli incendi, e MaiaAulo Gellio, Notti Attiche, XIII, 23, 2 : Maiam Volcani, il cui nome secondo H. J. Rose deriva dalla radice MAG, per cui va interpretata come la dea che presiede alla crescita, forse a quella dei raccolti. Macrobio riferisce l'opinione di Cincio secondo il quale la compagna di Vulcano sarebbe Maia, giustificando questa affermazione con il fatto che il flamine di Vulcano sacrificava a questa dea alle calende di maggio, mentre secondo Pisone la compagna del dio sarebbe MaiestaMacrobio, Saturnali, I, XII, 18.. Anche secondo Gellio Maia era associata a Vulcano, citando i libri di preghiere in uso ai suoi tempiAulo Gellio, Notti attiche, XIII, 23, 2 . Milano, Rizzoli,. Il dio è il patrono dei mestieri legati ai forni (cuochi, fornai, pasticceri) e se ne trova attestazione in PlautoPlauto, Aulularia, 359, Apuleio (dove fa il cuoco alle nozze di Amore e Psiche)Apuleio, Metamorfosi, VI, 24, 2 e nel poemetto di Vespa contenuto nell'Anthologia Latina e incentrato sulla contesa tra un fornaio e un cuocoIudicium coci et pistoris iudice Vulcano.
Santuari
Il principale e più antico santuario di Vulcano a Roma era il Volcanal, situato nell'''area Volcani, un'area all'aperto ai piedi del Campidoglio, nell'angolo nord-occidentale del Foro Romano, con un'ara dedicata al dio e un fuoco perenne. Secondo la tradizione romana, il santuario era stato dedicato da Romolo, il quale vi aveva anche posto una quadriga di bronzo dedicata al dio, preda di guerra dopo la sconfitta dei Fidenati (ma secondo Plutarco la guerra in questione fu quella contro Cameria, sedici anni dopo la fondazione di RomaPlutarco, Romolo, 24), e una propria statua con un'iscrizione contenente una lista dei suoi successi redatta in caratteri greciDionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 54, 2; secondo Plutarco Romolo era rappresentato incoronato dalla Vittoria. Inoltre il re avrebbe piantato nel santuario un albero di loto sacro, che esisteva ancora ai tempi di Plinio il Vecchio e si diceva che fosse tanto antico quanto la città stessaPlinio il vecchio, Storia naturale, XVI, 236.. Si è ipotizzato che il santuario risalisse all'epoca in cui il Foro era ancora fuori della città. Il Volcanal è menzionato due volte da Tito Livio in merito al prodigium di una pioggia di sangue avvenuto nel 183 a.C.Tito Livio, Storia di Roma, XXXIX, 46. e nel 181 a.C.Tito Livio, Storia di Roma, XL, 19, 2.
Larea Volcani, probabilmente un locus substructus, era circa 5 metri più alta del ComitiumDionigi di Alicarnasso, Antichità romane, II, 50, 2. e da essa i re e i magistrati della prima Repubblica, prima che fossero costruiti i rostra, si rivolgevano al popoloDionigi di Alicarnasso, Antichità romane, XI, 39, 1.. Sul Volcanal c'era anche una statua in bronzo di Orazio CoclitePlutarco, Publicola, 16., che era stata qui spostata dal Comizio, un locus inferior, dopo essere stata colpita da un fulmine. Aulo Gellio racconta che furono chiamati alcuni aruspici per espiare il prodigio, ma questi mossi dal malanimo fecero spostare la statua in un luogo più basso dove non batteva mai il sole. L'inganno fu però scoperto e gli aruspici giustiziati; in seguito si scoprì che la statua doveva essere posta in un luogo più alto e così fu fatto sistemandola nell'area VolcaniAulo Gellio, Notti attiche, IV, 5 ; Gellio dice che l'episodio era narrato nell'XI libro degli Annales maximi e nel I libro delle Cose memorabili di Verrio Flacco. Già nel 304 a.C. nell'area Volcani fu costruito un tempio alla Concordia dedicato dall'edile curule Gneo FlavioTito Livio, Storia di Roma, IX, 46. Stando a Samuel Ball Platner nel corso del tempo il Volcanal sarebbe stato sempre più ristretto dagli edifici circostanti fino a essere ricoperto del tuttoSamuel Ball Platner, A Topographical Dictionary of Ancient Rome, s.v. Volcanal. Londra, Oxford University Press, 1929.. Il culto era comunque vivo ancora nella prima metà età imperiale, come testimonia il ritrovamento di una dedica di Augusto nell'anno 9 a.C.