Dopo aver giocato per un lustro nello Spartak Mosca, nel 1991 si trasferisce in Italia, al Foggia di Zeman, dove gioca 33 incontri di campionato segnando 9 gol e contribuendo in maniera fondamentale al successo di Zemanlandia. Dopo aver disputato un ottimo campionato, la stagione seguente è prelevato dall'Inter in cambio di 17 miliardi di lire: fa bene solo nella sua prima stagione (33 presenze e 9 reti), poi ha un calo di condizione e nel 1994 passa al Duisburg, in Germania, appena dopo aver vinto la Coppa UEFA. Dopo un anno trascorso anche in Svizzera, a Lugano, nel 1995 torna in Italia: gioca tra Udinese, Bologna e Napoli, senza riuscire più a raggiungere i suoi livelli migliori, quelli dei tempi di Foggia e della prima stagione interista, venendo squalificato per due anni nel 1999 per doping.
Tra il 1990 e il 1998 è convocato in Nazionale giocando con URSS (20 partite e 2 gol in 2 anni), CSI (4 incontri senza segnare) e Russia (23 presenze e 3 reti), disputando il Mondiale 1990 e due Europei (1992 e 1996).
Biografia Il padre Michail lavora come operaio, la madre Ludmila invece è una cuoca casalinga. Ha un fratello maggiore, Pavel, che ha giocato assieme a lui nelle giovanili dello Spartak Mosca da calciatore. Va a scuola fino a 16 anni, poi smette: se non avesse intrapreso la carriera calcistica, avrebbe sicuramente seguito le orme del padre andando a lavorare con lui in fabbrica. I suoi svaghi, quand'era calciatore, erano giocare a scacchi, giocare a tennis, e leggere i libri classici russi, quest'ultima passione persa dopo l'arrivo in Italia. A Mosca aveva un appartamento e una Mercedes, dopo il suo passaggio all'Inter invece, decide di comprare casa su una collina che s'affaccia sul lago di Como e sceglie di comprarsi una nuova auto.
Arrivato in Italia, riesce subito ad ambientarsi con i nuovi compagni di squadra e dopo pochi mesi riesce già a parlare abbastanza bene in italiano. Il suo cognome è sia di origine tatara sia di origine nomade.
Durante il suo periodo all'Inter stringe amicizia con Fontolan. Inoltre è amico del connazionale Aleksandr Mostovoj. È uno dei protagonisti del film Zemanlandia, dedicato al Foggia dei miracoli di Zeman.
Caratteristiche tecniche Jolly di centrocampo mancino, in Italia è schierato soprattutto come esterno destro, dopo aver giocato come terzino sinistro in patria e con l'allenatore dell'Inter Marini, da esterno sinistro allo Spartak Mosca, come centrocampista interno nella Nazionale sovietica e come trequartista nel Foggia zemaniano, pur non essendo definibile né come centrocampista centrale né come regista, essendo il suo ruolo naturale quello di esterno di centrocampo. Data la sua polivalenza, nel gennaio 1992, con l'infortunio del centrocampista Mauro Picasso, il tecnico boemo Zeman lo schiera anche come regista, ruolo nel quale viene impiegato anche da Bagnoli all'Inter e che ha già interpretato in passato, essendo in grado di impostare il gioco. Dotato di una buona resistenza, ordinato tatticamente, bravo negli inserimenti e in fase di copertura, è un giocatore offensivo di qualità e prolifico: nella sua prima e unica stagione a Foggia, ai tempi di Zemanlandia, realizza 11 gol tra campionato e Coppa Italia e secondo lo stesso tecnico boemo, nessun centrocampista segnò più così tanto sotto la sua guida anche negli anni seguenti. Possiede un buon tiro col sinistro inoltre Šalimov definisce se stesso come un giocatore «che organizza [il gioco]».
Calciatore dalla classe sopraffina, poteva anche giocare come mediano, ruolo in cui l'ha definitivamente mutato Bagnoli, essendo un ottimo centromediano metodista e buon interditore, ruolo in cui però secondo gli addetti ai lavori sarebbe «sprecato». Con il tecnico Bagnoli, ai tempi dell'Inter, ha giocato anche in attacco nel 3-5-2 a fianco a Dennis Bergkamp; al Bologna invece ha saputo interpretare bene anche il ruolo di esterno d'attacco in un 3-4-3. Chiamato all'Inter per sostituire l'infortunato Matthaeus, è paragonato al tedesco.
Nel 1991 era considerato tra i migliori talenti della Nazionale sovietica allenata da Byšovec.
Carriera Giocatore Spartak Mosca e Foggia Dopo aver realizzato 11 gol in 23 presenze con la squadra riserve, nel 1986 gioca anche qualche manciata di incontri nella massima divisione sovietica con la prima squadra. Nella stagione 1987, è schierato stabilmente nella squadra riserve, segna 6 reti in 28 sfide di campionato e dall'anno seguente è promosso definitivamente in prima squadra. Il 22 maggio 1988, all'undicesima giornata, Šalimov si sblocca, andando a segno contro l'Ararat (1-1) e segnando il suo primo gol da professionista: a fine stagione conta 8 gol realizzati in 8 partite differenti. Il 22 luglio 1989 Šalimov realizza la sua prima e unica marcatura nella stagione del titolo per lo Spartak Mosca durante la partita giocata a Charkiv contro il Metalist (3-3). Alla nona giornata nel campionato 1990, il 21 aprile realizza una doppietta ai danni del Metalist (6-0). Il 28 settembre seguente sigla un'altra doppietta, nel 4-0 inflitto dallo Spartak all'Ararat: chiude l'annata con 5 gol in 29 giornate di campionato. Quella del 1991 è la sua ultima stagione a Mosca: il 27 luglio firma due reti a Kiev contro la Dinamo (2-3).
Dopo aver giocato per un lustro nello tra il 1986 e il 1991, è acquistato dal Foggia nell'estate del 1991 assieme al connazionale Igor' Kolyvanov, entrambi voluti fortemente dall'allenatore ceco Zeman, in cambio di circa 5 miliardi di lire per entrambi, dei quali 1,4 miliardi sarebbero per Šalimov (secondo altre fonti 2,9 miliardi). Il trasferimento è gestito dal suo procuratore, Reso Shonelitze: si accorda per prendere uno stipendio vicino ai 400 milioni di lire l'anno. Arriva a Foggia nell'indifferenza di tutti e durante l'anno soffre i carichi di lavoro che gli assegna il tecnico Zdeněk Zeman, giudicati eccessivi dal russo, dichiarando in seguito che non comprendeva pienamente l'allenatore del Foggia e che con il boemo ha avuto problemi.
Il 5 gennaio 1992 realizza una doppietta contro la , in una partita persa 5-2 dal Foggia di Zeman: tuttavia, Šalimov sfodera un'ottima prestazione, pur giocando sulla mediana. Il 3 febbraio 1992, all'indomani della sconfitta contro la , viola il silenzio stampa indetto dalla dirigenza foggiana, andando a parlare nel conferenza stampa dopo la partita perché nessuno l'aveva avvisato.
Nel finale di stagione, verso marzo, si ritrova tra i più affaticati del Foggia, infatti, anche a causa delle cariche eccessive di allenamento da parte di Zeman, Šalimov comincia a giocare male: l'8 marzo 1992 il russo gioca una delle sue peggiori partite dall'arrivo in Italia durante la sfida con l' persa 2-1 e due giorni più tardi lascia l'allenamento del Foggia poiché troppo stanco dopo aver lavorato senza fermarsi per più di due anni consecutivamente, arrivando da un campionato con il calendario solare. A fine mese torna in condizione e il 29 marzo 1992 sigla una rete nel derby di Puglia giocato contro il Bari (1-3), risultando tra i migliori in campo. Il 15 giugno 1992 s'infortuna al ginocchio destro subendo una distorsione, andando a curarsi in Sardegna.
Al termine del suo primo anno in Italia si rivela essere uno dei giocatori fondamentali al successo del Foggia dei miracoli di Zeman, e dopo aver disputato un ottimo campionato, dov'è ritenuto come il miglior straniero del torneo, il 14 maggio 1992, si trasferisce ufficialmente all'Inter in cambio di 17,4 miliardi di lire (secondo alcune fonti 17, secondo altre 15 miliardi). in un'operazione complessiva di 23 miliardi.
Inter e i prestiti a Duisburg e Lugano Arrivato a Milano, riesce ad ambientarsi subito anche nel suo nuovo club. Firma un contratto quadriennale, andando a percepire un miliardo l'anno di stipendio (altre fonti parlano di 1,7 miliardi e di 900 milioni: diviene così il primo e a tutt'oggi unico giocatore russo nella storia della società milanese e lo straniero più costoso nella storia della Serie A fino a quel momento, andando ad occupare il ruolo dell'infortunato Lothar Matthäus. Dopo aver giocato la passata stagione soprattutto come interno di centrocampo, nel precampionato con l'Inter l'allenatore Bagnoli lo schiera per la prima volta da esterno destro al posto di Alessandro Bianchi. Gioca delle buone partite nella sua prima stagione, divenendo uno dei calciatori più importanti durante quest'annata e a fine anno mette a segno 9 reti: tuttavia, a marzo ha deluso le attese interiste, avendo reso meno di quanto ci si aspettasse da lui.
Nel settembre del 1992 ritira il premio del fair play "cartellino bianco" tenuto a Milano e assegnatogli per non aver preso alcun cartellino durante la sua prima stagione in Serie A, dopo aver giocato 33 incontri di campionato e 2962 minuti. Il 26 ottobre 1992, giocando un ottimo match da mediano, realizza una rete nel derby d'Italia contro la , partita vinta 3-1 dall'Inter. A metà stagione è definito come il giocatore più in forma del torneo. L'11 gennaio 1993 realizza una doppietta contro il suo ex Foggia, che aveva ancora Zeman in panchina, disputando l'incontro come migliore in campo. Dopo aver avuto un calo di condizione, nel mese di marzo torna in forma e il 22 marzo 1993 va in gol nuovamente contro la Juventus (0-2), segnando con un pallonetto che supera l'estremo difensore avversario Angelo Peruzzi.
Diversamente, l'anno successivo non rese alla stessa maniera, in una stagione dov'è subito contestato e venendo ceduto nel 1994 ai tedeschi del .
Nel luglio del 1993 l'Udinese cede Francesco Dell'Anno all'Inter e sembrava che la società friulana si fosse accordata coi milanesi per uno scambio con Šalimov, che doveva arrivare in prestito nonostante non avesse intenzione di trasferirsi a Udine, ma il contratto depositato in Lega dall'Inter non presenta alcuna clausola legata a Šalimov, che resta quindi a Milano: l'Udinese chiede un rimborso di 8 miliardi di lire, ma alla fine si accorda con l'Inter per ottenerne mezzo miliardo.
Comincia la nuova stagione sottotono, collezionando diverse partite giocate negativamente.
Il 25 ottobre 1993, l'allenatore dei nerazzurri Osvaldo Bagnoli lo manda in tribuna nella sfida contro l'. Nel novembre del 1993, Šalimov realizza il 2-1 per l'Inter in una sfida persa contro la Lucchese, consentendo al club nerazzurro di passare agli ottavi di Coppa Italia nonostante la sconfitta (i milanesi aveva vinto 2-0 all'andata). Il 6 dicembre realizza il suo primo e il suo secondo gol in campionato andando a segno con una doppietta contro il (3-1). Per Šalimov gli incontri giocati male continuano anche dopo l'esonero di Bagnoli e l'arrivo in panchina di Gianpiero Marini: il 21 marzo 1994 gioca una delle sue peggiori partite nel derby della Madonnina contro il , riuscendo anche a fare peggio sei giorni dopo, nell'incontro di campionato perso 3-1 in casa contro il . La sua seconda stagione a Milano, terminata con 18 presenze e 2 gol, è considerata fallimentare.
Il 12 settembre 1994 è ufficializzata la sua cessione in prestito ai tedeschi del Duisburg, andando a giocare in Bundesliga. Dopo ventun presenze senza lasciare il segno, ritorna a Milano. Terminata l'esperienza tedesca, il 29 luglio 1995 il russo accetta di andare a giocare in prestito in Svizzera, al Lugano, con cui firma un contratto da 300 milioni di lire e squadra in cui è il miglior giocatore dell'organico svizzero per distacco. Neanche un mese dopo, Šalimov affronta nuovamente la sua ex Inter nella Coppa UEFA 1995-1996: gli svizzeri, sottovalutati alla vigilia, con Šalimov titolare in entrambi gli incontri, che gioca bene sia all'andata sia soprattutto al ritorno a San Siro vinto 1-0 all'85', eliminano l'Inter per 2-1.
Segna 4 gol in 12 incontri di campionato nella prima parte di stagione, tornando in Italia dopo essersi accordato con l'Udinese nel novembre 1995.
Udinese, Bologna e Napoli