Per architetture militari di San Benedetto del Tronto si intendono le strutture fortificate edificate nel territorio dell'omonimo comune. Il patrimonio storico delle architetture militari si identifica principalmente con l'immagine e la struttura stessa del vecchio incasato del Paese Alto. Le mura urbiche, le relative porte d'accesso e la Torre dei Gualtieri (un tempo inglobata nel castello) costituirono per secoli il sistema difensivo fulcro della vita del borgo medievale. La cinta muraria principale risale al XV secolo; a partire dalla metà dell’Ottocento, tuttavia, la quasi totalità delle fortificazioni fu abbattuta. Ulteriori demolizioni si verificarono nel corso del Novecento, in concomitanza con l'espansione urbanistica che spinse l'abitato oltre i limiti dell'antico borgo verso la zona della marina.

Caserma Guelfa La Caserma Guelfa sorge lungo la strada statale 16 Adriatica, nei pressi dell'incrocio con via del Mare, l'arteria principale della frazione di Porto d'Ascoli. Si tratta di un edificio fortificato a pianta quadrangolare risalente al XVI secolo, caratterizzato da corpi d'angolo a "puntone" e da un chiostro interno a doppio ordine con archi a tutto sesto. La scarpatura di base è delimitata a metà altezza da un cornicione a sezione semicircolare, mentre la copertura è realizzata con capriate in legno sovrastate da un manto di coppi.

Concepito originariamente con la funzione di ospizio al porto, osteria e magazzino per il deposito delle merci, l'edificio assunse successivamente il ruolo di avamposto di confine dello Stato Pontificio prima del Regno delle Due Sicilie; per questo motivo è storicamente noto anche come "Dogana Pontificia".

Mura castellane

Le prime mura urbiche dell'antico borgo del Paese Alto risalgono al XV secolo, edificate in seguito all'invasione e al saccheggio da parte dei pirati saraceni. Oltre alla Torre dei Gualtieri (il torrione della rocca), si conservano alcuni elementi della fortificazione originaria che si estendeva attorno al nucleo medievale, comprese due porte d'accesso che nei secoli hanno subito profondi rifacimenti e trasformazioni. La porta principale conserva caratteristiche murarie che denotano la preesistenza di un ponte levatoio, mentre la seconda porta fu ampiamente rimaneggiata nel XVII secolo. Durante storici lavori di sterro nell'area del borgo fu rinvenuto un mattone recante incisa la data 1691, originariamente parte di un arco appartenente all'intricata rete di gallerie e cunicoli che si diramano nel sottosuolo del castello.

A partire dalla metà del XIX secolo fu avviato l'abbattimento sistematico della cinta muraria, ritenuta un ostacolo per l'espansione edilizia del borgo. A causa di queste demolizioni, volte a fare spazio a nuove abitazioni private, dell'antico perimetro fortificato rimangono oggi soltanto quattro segmenti visibili della scarpatura in laterizio. In anni recenti l'amministrazione comunale ha avviato specifici interventi di riqualificazione e restauro conservativo per la salvaguardia dei tratti storici superstiti.

Dell'antica cortina difensiva restano: la Torre dei Gualtieri; tutte le mura dove sorgeva il castello, oggi ai piedi della torre, che danno su via Forte; il bastione che si affaccia su via dei Bastioni; il tratto che da Palazzo Piacentini e Porta da Mare va per via del Consolato; un piccolo bastione in via Fileni, sormontato da abitazioni civili, nel suo punto di intersezione con via del Tesoro.

I cunicoli ipogei e il sottosuolo Il sottosuolo dell'antico borgo del Paese Alto è attraversato da una vasta rete di cunicoli e passaggi sotterranei, realizzati e ampliati in diverse fasi storiche comprese tra l'epoca romana (tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.), il periodo medievale (tra il XIII e il XIV secolo) e l'Ottocento.

A seguito di approfonditi studi e indagini topografiche e geotecniche, è stata rilevata una fitta presenza di grotte e cavità artificiali; sebbene ne siano state mappate circa 50, si ipotizza che molte altre siano sfuggite al censimento a causa di successive modifiche e ostruzioni degli accessi. Non tutte le cavità risultano oggi percorribili a causa di crolli o riempimenti di detriti, ma si ritiene che in origine gran parte di esse fosse reciprocamente collegata. Durante la seconda guerra mondiale, la rete di gallerie, cunicoli e grotte fu riutilizzata dalla popolazione locale come rifugio antiaereo per proteggersi dai bombardamenti che colpirono la cittadina.

Nel seminterrato di Palazzo Piacentini si apre un cunicolo risalente ai primi anni del I secolo a.C., attualmente percorribile per circa 30 metri. Si ipotizza che la struttura fosse originariamente connessa all'intero sistema cunicolare che si snoda al di sotto dell'antico borgo.

Porta da Mare del Castello

Situata nei pressi di piazza Bice Piacentini e dell'omonimo Palazzo Piacentini, l'infrastruttura trae la propria denominazione storica dal passaggio viario che collegava il vecchio incasato con lo scalo marittimo della costa. Storicamente censita dalle fonti d'archivio anche come Porta Marina o Porta Vecchia, costituisce l'unico fornice d'accesso superstite inserito nel circuito delle mura castellane quattrocentesche erette a difesa del Paese Alto. Sotto il profilo architettonico, il manufatto presenta un arco a tutto sesto di fattura cinquecentesca, edificato in epoca posteriore rispetto al circostante tratto di muraglia in laterizio entro cui è inserito. Il corpo dell'arco è formato da una ghiera ad archivolto in laterizio, impostata simmetricamente su due mensole d'imposta sporgenti a sbalzo in pietra modanata. L'infrastruttura è stata sottoposta a molteplici rimaneggiamenti e restauri protettivi nel corso dei secoli, resisi necessari anche a seguito dei gravi danni strutturali causati dai bombardamenti aerei che colpirono il centro urbano durante la seconda guerra mondiale.

Porta antica

Sorge a breve distanza da piazza Dante. Edificata con dimensioni contenute, in antico rappresentava un importante punto di accesso e collegamento tra l'antico borgo del Paese Alto e i territori settentrionali. La struttura originaria non faceva parte delle mura medievali del castello; le forme attuali sono riconducibili alle espansioni eseguite nel 1727 da Domenico Talamonti, il quale ottenne il permesso di edificare sul sito, al di sopra delle antiche mura cosiddette "dei Saraceni", costituite da conglomerati di cocci e pietre simili al calcestruzzo romano. L'utilizzo dei resti del preesistente sistema di fortificazione giustifica la denominazione di "Porta Antica" con cui il manufatto è storicamente noto. Dal punto di vista architettonico, l'edificio presenta un piccolo loggiato rivolto verso il centro abitato, sormontato da una nicchia che originariamente ospitava un affresco, oggi ristrutturato. All'ambiente interno si accede attraversando una serie di arcate che si restringono progressivamente fino a una piccola uscita; quest'ultima si affaccia su una balconata panoramica dove, storicamente, la strada si snodava verso le campagne settentrionali.

Rocca di Monte Cretaccio La Rocca di Monte Cretaccio (o Monte Cretaccio) era un'antica Fortificazione medievale di frontiera situata sulla sommità dell'omonimo colle a Porto d'Ascoli a 167 m s.l.m., nel comune di San Benedetto del Tronto. Eretta nel 1023, sorgeva in una posizione altamente strategica per il controllo della valle del Tronto e dei confini tra le storiche città rivali di Ascoli Piceno e Fermo. Nel 1248 a seguito di nuove dispute papali, gli ascolani occuparono militarmente la zona e distrussero la rocca. Attualmente non rimane molto dell'antico castello che si trova in una proprietà privata e quindi non è visitabile, si notano dall'esterno i resti del poderoso torrione, fulcro della rocca, circondati da una gradevole pineta. Da lontano si scorgono le spianate dove sorgevano la rocca ed il sottostante borgo, oggi occupato da alcune abitazioni.

Torre dei Gualtieri

La Torre dei Gualtieri, più propriamente denominata "Mastio della Rocca" e popolarmente nota come "Torrione" (lu Turriò o lu Campanò in dialetto sambenedettese), è l'elemento più rappresentativo della città. Sorge sull'altura del Paese Alto e domina l'intero nucleo urbano. Edificata in una fase compresa tra il XII e il XIII secolo, la struttura nacque come antica postazione di comando del castello di San Benedetto e mostra evidenti ascendenze trecentesche. Nel 1146 il vescovo Liberto di Fermo, la cui potestà comprendeva il territorio di San Benedetto in Albula, concesse ai fratelli Berardo e Azzo (figli di Gualtiero, già signori della Rocca di Acquaviva Picena) l'autorizzazione a erigere una torre a protezione del nucleo abitativo, che assunse la denominazione di Castrum Sancti Benedicti in seguito a questo primo intervento di fortificazione.

La torre fungeva da mastio del complesso fortificato e ospitava il castellano, il quale coordinava la difesa inviando ordini e segnali alle altre fortificazioni dello scacchiere fermano, in primo luogo alla vicina fortezza di Acquaviva. In caso di forzata evacuazione, il presidio disponeva anche di cunicoli sotterranei di sortita. La caratteristica pianta esagonale allungata — che ricorda la chiglia di una nave con la prua rivolta verso il mare e la poppa verso ovest — consentiva l'appostamento di un maggior numero di uomini. Da questa posizione strategica era possibile sorvegliare l'ampio spazio costiero compreso tra il fiume Tronto e i confini di Cupra Marittima, considerando che all'epoca il mare era arretrato di oltre 500 metri rispetto alla linea di costa attuale e la visuale non era preclusa da altre costruzioni. I baluardi a sgembo, realizzati in epoca successiva all'invenzione della polvere da sparo, rispondevano alla necessità tecnica di deviare ed evitare i colpi frontali degli attaccanti.

Nel 1901 il monumento fu sottoposto a un radicale intervento di restauro e consolidamento sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Sacconi. In quell'occasione furono rinforzati i barbacani, ricostruiti i piombatoi e la merlatura (di tipo ghibellino), ed eliminato un antiestetico campanile a vela che era stato eretto sulla sommità in epoca posteriore.

Torre Guelfa La Torre Guelfa sorge all'interno del parco privato di Villa Laureati, nel quartiere di Porto d'Ascoli, ed è visibile dalla strada statale 16. Si tratta di una struttura difensiva a base quadrata risalente al XIV secolo, edificata in muratura a secco con paramenti esterni e interni in laterizio, e provvista di un'opera a sporgere costituita da beccatelli e piombatoi.

Dal punto di vista storico, l'origine del sito si inserisce nelle dispute confinarie tra Ascoli e Fermo. Nel 1211 l'imperatore Ottone IV concesse alla città di Fermo il dominio sul litorale, ponendo il divieto assoluto di erigere fortificazioni entro la distanza di un chilometro dalla costa. La città di Ascoli Piceno, intenzionata a ottenere uno sbocco sul mare e un proprio scalo portuale, ignorò tuttavia le disposizioni imperiali e costruì in soli tre anni un'imponente fortezza a presidio del territorio. Il complesso originario era munito di due grandi torri maestre, sette torrioni minori e circa settanta merli disposti lungo le cortine di collegamento. Nel 1348 Gentile da Mogliano, signore di Fermo, si mosse con il proprio esercito e pose l'assedio alla rocca ascolana. Dopo quaranta giorni di resistenza la fortezza venne espugnata e rasa al suolo dalle truppe fermane; l'unica struttura che fu risparmiata dalla distruzione totale fu proprio l'attuale torre quadrata.

Torre sul porto

La Torre sul Porto (storicamente nota anche come fortino della Sentina) sorge all'interno dell'area protetta della Riserva naturale regionale Sentina. Edificata tra il 1543 e il 1547, la struttura nacque originariamente con la funzione di torre d'avvistamento costiera.