Per un pugno di dollari è un film del 1964 co-scritto e diretto da Sergio Leone.

Si tratta del primo film della cosiddetta trilogia del dollaro, interpretata da Clint Eastwood, che comprende anche Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto, il cattivo (1966).

Caposaldo del genere spaghetti western, viene erroneamente considerato il primo film del genere; in Europa, prima del 1964 erano già usciti diversi western di questo tipo, senza però riscontrare lo stesso successo. Remake non dichiarato di La sfida del samurai (Yojimbo) di Akira Kurosawa, Per un pugno di dollari reinventò il genere western, ormai in declino, ridefinendone gli archetipi. La colonna sonora, che ebbe un grande successo anche sul mercato discografico, è celebre per il brano fischiato, eseguito dal maestro Alessandro Alessandroni.

Volendo far credere al pubblico che il film fosse di produzione statunitense, molti membri della troupe e del cast si diedero finti nomi inglesi. Sergio Leone usò il nome Bob Robertson (in memoria di suo padre Vincenzo, noto con il nome d'arte di Roberto Roberti), Ennio Morricone firmò la colonna sonora con lo pseudonimo Dan Savio (ma in alcuni titoli è rinominato Leo Nichols), mentre Gian Maria Volonté appare con il nome John Wells.

Trama

Messico, seconda metà dell'Ottocento. Un solitario pistolero statunitense, che viene chiamato "Joe", giunge a dorso di un mulo a San Miguel, tetro villaggio messicano di confine. Il primo abitante a incontrarlo è il campanaro Juan De Dios, che intuita la sua professione, gli rivela che in quel paese potrà arricchirsi se riuscirà a non farsi uccidere.

Giunto nella piazza centrale del villaggio, tre pistoleri lo deridono per il suo aspetto e spaventano il mulo sparandogli fra le zampe. Joe si rifugia nella taverna del vecchio Silvanito chiedendo un pasto a credito. Mentre mangia, il vecchio oste lo invita caldamente a lasciare il paese informandolo che esso è martoriato da una faida fra due famiglie rivali che si arricchiscono con il banditismo e il contrabbando: i Baxter, commercianti di armi, e i Rojo, Benito, Esteban e Ramón, tre fratelli contrabbandieri di alcol. I giorni a San Miguel sono scanditi dagli scontri a fuoco e dagli omicidi, tant'è che il campanaro e il becchino Piripero sono impegnati in un funerale dietro l'altro.

Joe torna dagli spacconi che avevano sparato fra le zampe del suo mulo, scagnozzi dei Baxter, e li fredda, dimostrando di essere un abile pistolero. Ottiene così un ingaggio da don Benito Rojo per 100 dollari, suscitando l'indignazione dell'infido fratello Esteban.

Joe si stabilisce alla taverna di Silvanito. Pochi giorni dopo transita per il paese uno squadrone dell'esercito messicano. Il pistolero e l'oste seguono i soldati di nascosto, e assistono al loro incontro con uno squadrone dell'esercito statunitense sulle rive del fiume Rio Bravo. L'incontro ha però un epilogo tragico: gli statunitensi fanno strage dei messicani. In realtà, i veri soldati statunitensi sono stati sterminati precedentemente, e nei loro panni ci sono degli uomini dei Rojo, capeggiati da Ramón, il più pericoloso dei tre fratelli. I Rojo si impossessano del denaro che i soldati messicani stavano scortando e inscenano uno scontro senza sopravvissuti fra i due diversi schieramenti.

Joe, fingendosi ignaro dell'accaduto, fa conoscenza con Ramón a casa Rojo, ma quest'ultimo annuncia che inviterà a cena i Baxter per stabilire una tregua con loro. Joe, deluso, restituisce l'ingaggio e lascia la famiglia. Quella sera stessa, recupera con Silvanito due soldati messicani uccisi al fiume e li porta nel cimitero fuori paese. Quindi, per alimentare la faida, racconta a entrambe le famiglie, in cambio di un pugno di dollari, di due soldati sopravvissuti rifugiatisi nel cimitero.

Mentre all'esterno del cimitero infuria una sparatoria fra le due famiglie, Joe si intrufola nel magazzino dei Rojo dove scopre il bottino frutto della rapina all'esercito. Qualcuno, però, entra nel magazzino e, temendo sia un uomo dei Rojo, lo stende con un pugno; in realtà si tratta di Marisol, la giovane donna che sta con Ramón. Joe porta la donna priva di sensi da Consuelo Baxter, proprio mentre rientra il marito John raccontando che, al cimitero, i Rojo hanno fatto prigioniero il loro figlio Antonio.

Il giorno seguente, in un'atmosfera tesissima, viene organizzato lo scambio di Antonio per Marisol. In quell'occasione Silvanito spiega a Joe che Marisol è costretta a stare con Ramón in cambio dell'incolumità del marito e del figlioletto Jesús.

Joe torna dai Rojo durante una festa e assiste a un'esibizione dell'abilità di Ramón con la sua arma preferita, un fucile Winchester. Ramón racconta a Joe che il modo più sicuro per uccidere un uomo è colpirlo al cuore con un fucile, e che "quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto". Poco dopo, Ramón parte con alcuni uomini, lasciando Joe e il resto della famiglia a gozzovigliare. Più tardi, fingendosi ubriaco, Joe lascia la festa. Non appena i Rojo lo perdono di vista, libera Marisol, la riunisce al marito e al suo bimbo, regala loro dei soldi e li invita a lasciare quel maledetto paese.

Joe quindi torna nella stanza dei Rojo, dove Ramón, certo del suo coinvolgimento nella sparizione di Marisol, lo stava aspettando. Joe viene pestato a sangue dai Rojo, ma si rifiuta di parlare. Il pestaggio viene temporaneamente interrotto solo per evitare che muoia, e viene rinchiuso nel magazzino. Tuttavia, Joe si sbarazza immediatamente dei suoi guardiani, dà fuoco al magazzino e riesce a fuggire.

Ramón organizza una caccia spietata. Ogni casa viene rovistata, compresa la taverna, dove Silvanito viene percosso senza pietà. Rimane un'ultima casa da ispezionare, quella dei Baxter. I Rojo incendiano la casa, e i membri della famiglia vengono uccisi uno a uno mentre escono per sfuggire al fumo e alle fiamme. Nonostante una resa incondizionata anche John Baxter, Antonio e Consuelo vengono uccisi barbaramente.

Durante il massacro dei Baxter, Joe, che si era nascosto in una bara vuota, viene trasportato fuori paese da Piripero. Rifugiatosi in una miniera abbandonata, e aiutato da Silvanito, Joe cura le proprie ferite, recupera le forze e studia la sua vendetta.

Sfortunatamente, un giorno, i Rojo intercettano Silvanito mentre si prepara a lasciare il paese con delle provviste. Dallo statunitense si reca allora Piripero, che oltre a informarlo dell'accaduto, gli consegna la sua pistola e della dinamite.

Mentre i Rojo stanno torturando Silvanito davanti alla taverna, si verifica una fragorosa esplosione che invade la piazza di fumo. Non appena il fumo si dissolve compare Joe, che intima ai Rojo di liberare il vecchio Silvanito. Per tutta risposta Ramón gli spara una fucilata al cuore. Joe cade, ma si rialza. Ramón gli spara di nuovo, ma Joe si rialza di nuovo e si avvicina sfidandolo a colpirlo al cuore. Ramón scarica contro Joe l'intero caricatore del suo fucile e, una volta sparato l'ultimo colpo senza che Joe muoia, quest'ultimo si avvicina e mostra che sotto il suo poncho nasconde una lastra di metallo che porta i segni delle sette fucilate nei pressi del cuore.

Trascorrono attimi tesissimi, al termine dei quali Joe estrae la pistola e uccide tutti i restanti Rojo, compreso don Benito, ma risparmiando Ramón, al quale fa solo cadere a terra il fucile. Quindi, liberato Silvanito, sfida Ramón a verificare le sue parole, secondo le quali un uomo con la pistola non avrebbe speranza contro un uomo armato di fucile; getta a terra la sua Colt e invita il rivale a raccogliere la sua arma e sparare. Entrambi si chinano a terra, prendono la propria arma e caricano, ma Joe è il più rapido e colpisce Ramón, il quale cerca di rialzarsi, ma muore dopo pochi istanti. La famiglia Rojo e i suoi scagnozzi è sterminata. O almeno così sembrerebbe. Joe sente un colpo di fucile alle sue spalle: si volta e vede Silvanito armato di doppietta, mentre da una finestra precipita Esteban Rojo, colpito a morte. Quest'ultimo si era defilato all'arrivo di Joe per sorprenderlo alle spalle, come aveva sempre voluto fare. Eliminato anche l'ultimo nemico, Joe saluta Silvanito e Piripero lasciando San Miguel libera dai suoi violenti padroni.

Produzione Sviluppo Nel 1963 Sergio Leone stava lavorando su un trattamento dal titolo Le aquile di Roma, ennesimo film del filone peplum per il quale il regista non aveva ancora trovato un produttore; Leone lo definiva come «I magnifici sette ambientato nell'antica Roma».

Alla fine dell'agosto 1963 il regista e direttore della fotografia Enzo Barboni andò a vedere insieme a Stelvio Massi il film di Akira Kurosawa La sfida del samurai, appena uscito nelle sale. In un piccolo villaggio del Giappone feudale, un ronin (termine giapponese che designava il samurai decaduto) senza nome e senza passato si trova coinvolto in una lotta sanguinosa tra famiglie per il controllo della comunità. La spada dell'insuperabile Sanjuro non farà sconti riportando la pace nel villaggio. Memorabile lo scontro finale contro il guerriero armato di pistola. Barboni rimase piacevolmente colpito dal film e, quando uscì dal cinema Arlecchino di Roma, incontrò Sergio Leone al bar Canova di Piazza del Popolo, e subito gli consigliò la visione del film, in quanto secondo lui «conteneva una mescolanza di avventura, ritualità, ironia, che Leone avrebbe potuto apprezzare».

Questa versione dei fatti è avvalorata inoltre dalla testimonianza di Tonino Valerii. Sergio Corbucci afferma invece di essere stato il primo a consigliare il film a Leone:) Secondo Mimmo Palmara, amico di Leone e suo collaboratore nei film Gli ultimi giorni di Pompei e Il colosso di Rodi, Barboni parlò a Leone del film durante una cena, consigliandogli la visione.

Sergio Leone andò dunque il giorno dopo al cinema con la moglie Carla. La reazione del regista fu di assoluta esaltazione. La mattina dopo chiamò Duccio Tessari, Sergio Corbucci, Sergio Donati e Tonino Delli Colli, dicendo loro di andare immediatamente a vedere il film.Intervista di Christopher Frayling con Carla Leone, marzo 1987, pagina 132. Mentre gli altri si fidarono di Leone e andarono a vedere il film, Sergio Donati decise di non partecipare al progetto. Molto tempo dopo, disse: «Non mi fidai del suo giudizio su questa cosa e non ci andai. Col senno di poi, ho diversi rimpianti sulla mia decisione».

Benché egli sapesse che la popolarità del genere era ormai in calo (basti pensare che nel triennio che va dal 1960 al 1963 in America furono prodotti un numero ridottissimo di film western) e avesse dubbi nel lanciarsi in un progetto nuovo, dal costo molto alto, ne scrisse la sceneggiatura e, nei primi mesi del 1964, iniziò a cercare un produttore per il film. Il cognato del regista, Tonino Delli Colli, consigliò di rivolgersi alla Jolly Film di Papi e Colombo, che aveva fatto fortuna con diversi film negli anni cinquanta e aveva già prodotto un western italo-spagnolo, Duello nel Texas (1963).Intervista di Hubert Corbin con Tonino Delli Colli, in Cinéma Méditerranéen Montpellier. Sergio Leone dunque si rivolse a Franco Palaggi, il produttore esecutivo, proponendogli di finanziare il nuovo western dal titolo Il magnifico straniero: il regista seguitò a raccontare all'amico tutta la storia, mimandogli le scene principali. Palaggi fu convinto del potenziale insito nel film e decise di produrlo, purché si trovasse un co-produttore straniero e che non si superasse il basso budget di 120 milioni di lire. Leone pensò che non dovesse essere particolarmente difficile trovare un "partner" straniero: «Avevo avuto ottimi rapporti con tedeschi e spagnoli ai tempi del peplum, e ingenuamente speravo che tutti i contributi sarebbero arrivati senza particolari problemi».