È considerato, insieme a Eschilo e Sofocle, uno dei maggiori poeti tragici greci.

Biografia Nacque sull'isola di Salamina intorno al 480 a.C.: secondo la tradizione, infatti, si fa risalire il suo giorno di nascita al giorno della famosa battaglia di Salamina per creare una linea di continuità tra i tre maggiori tragediografi greci (Eschilo fu combattente a Salamina, mentre Sofocle diresse il peana per la vittoria conseguita in tale circostanza).

Nacque da una famiglia ateniese rifugiata sull'isola per sfuggire ai Persiani e il suo nome verrebbe dall'Euripe, il canale dove si svolse la battaglia. Aristofane, comunque, suggerisce a più riprese nelle sue commedie la bassa estrazione sociale del poeta, confermata da Teofrasto: tuttavia, la sua cultura dimostra una educazione raffinata, acquisita dallo studio presso sofisti come Protagora, che non sarebbe stata possibile senza una condizione sociale agiata, come dimostrato anche dal fatto che avrebbe messo insieme una ricca biblioteca, una delle prime di cui si faccia menzione. Contemporaneo di Socrate, ne divenne amicoGellio, XV, 20, Suida Ε 3695 Adler..

Euripide si propose pubblicamente come tragediografo a partire dal 455 a.C.: la sua prima opera, Le Peliadi, ottenne il terzo premio. Divenne presto popolare, pur avendo ottenuto solo cinque vittorie, di cui una postuma: infatti Plutarco racconta, nella Vita di Nicia, come nel 413 a.C., dopo il disastro navale di Siracusa, i prigionieri ateniesi in grado di recitare una tirata di Euripide venissero rilasciatiPlutarco, Nicia, 29..

Verso il 408 a.C., sfiduciato per alcuni insuccessi, Euripide si ritirava a Magnesia, poi in Macedonia, alla corte di Archelao, dove sarebbe morto, si dice, sbranato dai cani (ma la notizia è quantomeno dubbia) o ucciso da alcune donne mentre, di notte, si stava recando dall'amante di Archelao, Cratero.Suida Ε 3695 Adler. Solo dopo la sua morte gli ateniesi gli dedicarono nel 330 a.C. una statua di bronzo nel teatro di DionisoLeggende e maldicenze su Euripide vennero accolte acriticamente dai biografi ellenistici: cfr. Satiro, Vita di Euripide, a cura di G. Arrighetti, Pisa 1964, passim..

Tragedie

Delle 92 opere attribuite nell'antichità ad Euripide, ce ne sono giunte integre solo diciannove: +OperaData di rappresent.Posizione in garaGenereAlcesti438 a.C.2º postotragediaMedea431 a.C.3º postotragediaGli Eraclidi430 a.C. circasconosciutotragediaIppolito428 a.C.1º postotragediaAndromaca425 a.C. circasconosciutotragediaEcuba424 a.C. circasconosciutotragediaLe Supplici423 a.C. circasconosciutotragediaElettra420 a.C. circasconosciutotragediaEracle416 a.C. circasconosciutotragediaLe Troiane415 a.C.2º postotragediaIfigenia in Tauride414 a.C. circasconosciutotragediaIone413 a.C. circasconosciutotragediaElena412 a.C.sconosciutotragediaLe Fenicie410 a.C. circa2º postotragediaOreste408 a.C.sconosciutotragediaIfigenia in Aulide405 a.C.1º postotragediaLe Baccanti405 a.C.1º postotragediaReso? (forse non originaleQuest'ultima è di paternità dibattuta, anche se è ormai accertato che non si tratta di una tragedia di Euripide ma di un prodotto più tardo, probabilmente del secolo IV a.C., confluita nel corpus Euripideum in virtù dell'omonimia con una tragedia che Euripide effettivamente compose, ma che è andata perduta. Già i filologi antichi dubitavano della sua autenticità. Cfr. Giulio Guidorizzi, Letteratura greca, da Omero al secolo VI d.C., Milano 2002, p. 193; contra Dario Del Corno, Letteratura greca, Milano 1995, pp. 235s., secondo il quale oggigiorno "si tende ad accettarne l'autenticità" e che "se l'autore del Reso è Euripide, in ogni caso si tratta di un Euripide minore". Una teoria recente (Vayos Liapis, Rhesus revisited: the Case for a Fourth-Century Macedonian Context, Journal of Hellenic Studies 129 (2008), 71-88) sostiene che il Reso sia stato composto in Macedonia alla fine del IV secolo avanti Cristo da un drammaturgo, o addirittura un attore, che conosceva bene l'opera di Euripide e quindi era in grado di produrre la notevole mole di citazioni e rimandi contenuta nel testo.)sconosciutotragediaCiclope? (forse 427 a.C.)sconosciutodramma satiresco Euripide mise in scena le sue tragedie nella seconda metà del quinto secolo: la prima da noi conosciuta, appartenente a una fase già matura della sua produzione, è lAlcesti del 438; l'ultima Le Baccanti, messe in scena postume nel 405 o 403 a.C.Sui critteri stabiliti, oltre a quelli esterni, per fissare la cronologia delle opere euripidee, cfr. cfr. B.M. Knox, Euripides, in The Cambridge History of Classical Literature I: Greek Literature, edd. by P. Easterling and B. Knox, Cambridge 1985, p. 33. Agli inizi del IV secolo a.C. dunque erano conservate in Atene tutte le opere del poeta di Salamina (come attestato dalla Suda e dal Bios kai genos premesso ad alcuni manoscritti): novantadue tragedie facenti parte di ventitré tetralogie. L'oratore ateniese Licurgo impose, alla fine del IV secolo a.C., che le compagnie teatrali si attenessero ai testi ufficiali: ciò conferma l'esistenza di veri e propri archivi dei testi scenici.Pseudo-Plutarco, Vite dei Dieci oratori, 7 (Moralia 841 F).

Un secolo e mezzo più tardi sopravvivevano settantacinque tragedie, compresi otto drammi satireschi, e altre tre tragedie sicuramente spurie (Tenne, Radamanto, Piritoo): è sulla base di questo materiale che i filologi alessandrini (nello specifico Aristofane di Bisanzio) alla metà del III secolo approntarono le proprie edizioni critiche, dotate di suddivisione colometrica, commenti (generalmente in volume separato) e hypotheseis (argumenta), cioè brevi premesse con il nome della tragedia e dell'autore, l'anno – se conosciuto – di messa in scena, il risultato dell'agone e il nome delle altre tragedie della serie. Aristofane di Bisanzio, nellipotesi della Medea, ammette che il dramma satiresco della tetralogia corrispondente non si è conservato. Probabilmente è in questa fase che le tetralogie vengono spezzate in favore di edizioni in ordine alfabetico (di cui il manoscritto Laurenziano di Demetrio Triclinio sarebbe, in definitiva, l'ultimo erede).

Durante l'età imperiale si procede a una riorganizzazione del materiale ereditato dall'ellenismo, riducendo gli imponenti commenti a scoli o note a margine (quelli della Medea sono attribuiti a Didimo, di età augusta, e a Dionigi, posteriore a Didimo ma non facilmente identificabile), o, eventualmente, a glosse interlineari. Ancora nel 1160 Giovanni Tzetzes dichiarava di aver letto cinquantaquattro tragedie di Euripide. Poi la IV Crociata e la presa di Costantinopoli determinarono l'incendio e il saccheggio della città, permettendo la sopravvivenza di una minima parte della tradizione classica ivi conservata.

La tradizione manoscritta euripidea, all'epoca della caduta di Bisanzio (1453), si divide in due rami: da un lato i codici di uso “scolastico” (corredati di scolî), suddivisi in gruppi di quattro o tre tragedie (Andromaca, Alcesti, Ippolito e Medea oppure Ecuba, Oreste e Fenicie, ed eventualmente Baccanti, Troiane e Reso); dall'altro altre nove tragedie, con iniziale appartenente al gruppo E H I K (i cosiddetti "drammi alfabetici"), individuabili sul manoscritto Laurenziano L 32, composto entro il 1320 dal dotto bizantino Demetrio Triclinio e solitamente noto agli studiosi con la sigla L.I "drammi alfabetici" di Euripide erano rimasti quasi del tutto sconosciuti a Bisanzio, anche se merita di essere sottolineato che Michele Psello, nel XI secolo, aveva probabilmente letto lIfigenia in Tauride. Cfr. Nigel G. Wilson, Scholars of Byzantium, 2nd ed., London 1996, p. 177. Questo manoscritto comprende anche tutte le altre tragedie del canone scolastico (con l'eccezione delle Troiane). Da questa copia di lavoro sarebbe stato tratto un volume più prezioso, il Vaticano Palatino greco 287 (P) (ma sui rapporti tra L e P il dibattito è ancora aperto).Cfr., per esempio, Stefano Martinelli Tempesta, Sul rapporto tra i codici L e P nel Reso, Rendiconti dell'Istituto Lombardo - Classe di Scienze Morali e Storiche 125 (1991), pp. 227-268.

Comunque, a parte le 19 tragedie giunteci, abbiamo frammenti consistenti, tra citazioni e papiri, di: Le Peliadi (455 a.C.); Telefo (438 a.C., rappresentato con lAlcestiSu questi drammi perduti, cfr T.B.L. Webster, The Tragedies of Euripides, London 1967, pp. 316 ss.); Alcmeone a Psofide (438 a.C., rappresentato con lAlcesti); Le cretesi (438 a.C., rappresentato con lAlcesti); I cretesi (435 a.C. circa); Filottete (431 a.C., rappresentato con Medea); Ditti (431 a.C., rappresentato con Medea); I mietitori (431 a.C., rappresentanto con Medea); Stenebea (prima del 429 a.C.); Bellerofonte (prima del 429 a.C.); Cresfonte (425 a.C. circa); Eretteo (422 a.C.); Fetonte (420 a.C. circa); Melanippe saggia (420 a.C. circa); Alessandro (415 a.C., rappresentato con le Troiane); Palamede (415 a.C., rappresentato con le TroianeEliano, Varia Historia, II 8.); Sisifo (415 a.C, rappresentato con le Troiane); Melanippe prigioniera (?) Andromeda (circa 412 a.C.); Antiope (410 a.C. circaUn papiro che contiene circa 300 versi della tragedia è stato fortunosamente rinvenuto dall'archeologo Flinders Petrie in un cimitero di epoca tolemaica del Fayyum; decodificato nel 1890 da Archibald Henry Sayce e John Pentland Mahaffy fu possibile identificarlo grazie alle citazioni di Platone e dello pseudo-Longino (L. Deuel, Cacciatori di libri sepolti, Bompiani, 1968, pp.108-110).); Archelao (410 a.C. circa); Ipsipile (circa 410 a.C.); Alcmeone a Corinto (405 a.C. circa, rappresentato insieme a Ifigenia in Aulide e Le Baccanti). A queste si aggiungono ulteriori frammenti di opere perdute e incerte, di cui è difficile anche la datazione: Alcmene Alope, o Cercione Antigone Auge Autolico Busiride Cadmo Crisippo Danae Edipo Egeo Eneo Enomao Eolo Epeo Euristeo Frisso Gli Sciti Ippolito velato Ino Issione Lamia Licimnio Meleagro I Misi Il Fenice Piritoo Peleo Plistene Poliido Protesilao Radamante Scirone Sileo Temeno o I Temenidi Teseo Tieste

Il mondo poetico e concettuale di Euripide Le innovazioni tecniche e stilistiche

Le peculiarità che distinguono le tragedie euripidee da quelle degli altri due drammaturghi sono, da un lato, la ricerca di sperimentazione tecnica attuata da Euripide in quasi tutte le sue opere e, dall'altro, la maggiore attenzione che egli presta alla descrizione dei sentimenti, di cui analizza l'evoluzione che segue il mutare degli eventi narratiPer quanto segue, cfr. B.M. Knox, Euripides, in The Cambridge History of Classical Literature I: Greek Literature, edd. by P. Easterling and B. Knox, Cambridge 1985, pp. 316-317..

La struttura della tragedia euripidea è molto più variegata e ricca di novità rispetto al passato, soprattutto per effetto di nuove soluzioni drammatiche, per un maggiore utilizzo del deus ex machina, in particolare nelle tragedie più tarde, e per la progressiva svalutazione del ruolo drammatico del coro, che tende ad assumere una funzione di pausa nell'azione. Anche lo stile risente della ricerca euripidea di rompere con la tradizione, mediante l'inserimento di parti dialettiche per allentare la tensione drammatica e l'alternanza delle modalità narrativeSullo spettacolo in Euripide, cfr. il classico O. Schröder, Euripidis cantica, Lipsia 1928..

L'eroe euripideo La novità assoluta del teatro euripideo è comunque rappresentata dal realismo con il quale il drammaturgo tratteggia le dinamiche psicologiche dei suoi personaggi. L'eroe descritto nelle sue tragedie non è più il risoluto protagonista dei drammi di Eschilo e di Sofocle, ma sovente una persona problematica ed insicura, non priva di conflitti interiori, le cui motivazioni inconsce vengono portate alla luce ed analizzate.