Biografia Secondo le Gesta episcoporum Neapolitanorum Gesta episcoporum Neapolitanorum, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores. Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX, p. 409. e il Catalogus episcoporum Neapolitanorum Catalogus episcoporum Neapolitanorum, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores. Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX, p. 437. il vescovo Stefano (Stephanus episcopus) è stato il 20º vescovo di Napoli, successore di san Vittore e predecessore di san Pomponio, e governò la sua Chiesa per 15 anni e 2 mesi, tra il V e il VI secolo. Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. II, p. 2110.Parascandolo, Memorie storiche-critiche-diplomatiche della chiesa di Napoli, vol. I, pp. 81-82.
Stefano è storicamente documentato per la sua partecipazione ad alcuni concili celebrati a Roma nei primi anni di pontificato di papa Simmaco. Il primo concilio romano a cui partecipò è quello del 1º marzo 499, dove furono stabilite alcune regole per l'elezione dei vescovi di Roma. Stefano di Napoli sottoscrisse la lettera sinodale al 60º posto tra i 71 vescovi presenti. Theodor Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae. A. CCCCXCVIIII DI DII, in Monumenta Germaniae Historica, Auctorum antiquissimorum, XII, Berlino 1894, p. 409. Stefano fu poi presente al concilio del 6 novembre 501 e a quello del 23 ottobre 502; nel primo figura al 14º posto nelle sottoscrizioni della lettera sinodale, tra i 76 vescovi presenti; nel secondo concilio il suo nome compare solo nella lista delle presenze, ma non in quella delle sottoscrizioni degli atti.Teresa Sardella, Società, chiesa e stato nell'età di Teoderico: papa Simmaco e lo scisma laurenziano, Soveria Mannelli-Messina 1996. Theodor Mommsen, Acta synhodorum habitarum Romae. A. CCCCXCVIIII DI DII, in Monumenta Germaniae Historica, Auctorum antiquissimorum, XII, Berlino 1894, pp. 393-455.
Stefano avrebbe preso parte ad altri due concili di epoca simmachiana, nel 503 e nel 504, ma questi sono ritenuti spuri dalla critica storica.Pier V. Aimone, Le falsificazioni simmachiane, Apollinaris 68 (1995), pp. 205-220. Teresa Sardella, Società, chiesa e stato nell'età di Teoderico: papa Simmaco e lo scisma laurenziano, Soveria Mannelli-Messina 1996.
Le Gesta episcoporum Neapolitanorum riferiscono che Stefano fece costruire una basilica dedicata al Santissimo Salvatore e che in seguito, in suo onore, fu chiamata basilica Stephania.Parascandolo, Memorie storiche-critiche-diplomatiche della chiesa di Napoli, vol. I, pp. 84-85. Questa chiesa fu per un certo periodo la cattedrale della città.Ambrasi, Bibliotheca Sanctorum, vol. XII, col. 1.
Culto Nel calendario marmoreo napoletano la deposizione di santo Stefano è ricordata l'11 aprile. Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. II, p. 2111.Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 227.Parascandolo, Memorie storiche-critiche-diplomatiche della chiesa di Napoli, vol. I, p. 82. Hippolyte Delehaye, Hagiographie napolitaine, Analecta bollandiana, nº 57, 1939, pp. 18-19. Secondo Ambrasi, eccetto quest'attestazione, non esiste traccia di un culto a santo Stefano.
Nella vita di san Patrizio, vescovo di Prusa, si narra di un'eruzione del Vesuvio e che il vescovo Stefano riuscì a operare un miracolo facendo spegnere le fiamme. Secondo alcuni autori si tratterebbe dell'eruzione del 512.Ambrasi, Bibliotheca Sanctorum, vol. XII, col. 2.
Note
Bibliografia Domenico Ambrasi, Stefano, vescovo di Napoli, santo (?), Bibliotheca Sanctorum, vol. XII, coll. 1-2 Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. I, Faenza, 1927, p. 227 Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol II, École française de Rome, Rome, 2000 , pp. 2110-2111 (Stephanus 7)
Categoria:Vescovi e arcivescovi di Napoli