La battaglia di San Maurizio, anche nota come battaglia del Rodano, è uno scontro campale combattuto il 7 marzo 1814 lungo il torrente Rodano tra gli eserciti franco-italiano e austro-napoletano che aveva come obiettivo la riconquista di Reggio Emilia, presidiata dai francesi. La vittoria finale andò alle forze della Coalizione.
Contesto storico
Dopo la disfatta in Russia, l'indebolito esercito napoleonico fu attaccato dalle forze della Sesta coalizione, intenzionate a rovesciare il dominio francese sull'Europa continentale e rimuovere Bonaparte dal trono di Francia. Dopo mesi di scontri in Germania e Polonia, le due parti giunsero ad un armistizio, mediato dalla neutrale Austria. I colloqui non portarono ad alcun accordo e alla naturale scadenza dell'armistizio, le due parti ripresero a lottare, stavolta con gli Asburgo schierati contro la Francia.
Napoleone, per proteggere i suoi possedimenti in Italia, aveva inviato il proprio figliastro, Eugenio di Beauharnais, a difendere la penisola. Il generale francese, oltre che viceré d'Italia, aveva radunato un esercito e si era scontrato con le forze dell'armata austriaca di Hiller, poi sostituito da Bellegarde, ritirandosi nel corso dei mesi dal Friuli sino all'Adige e poi sul Mincio, dove l'avanzata austriaca era stata definitivamente fermata.
Antefatti
Mentre il grosso dell'esercito austriaco si recava via terra in Veneto, raggiungendo la linea dell'Adige, un contingente, guidato dal generale Laval Nugent, si era imbarcato da Trieste ed aveva raggiunto il delta del Po, stabilendo una testa di ponte alle spalle della linea difensiva dell'esercito franco-italiano. Per diverse settimane, Nugent aveva lottato contro i vari distaccamenti inviati da Eugenio a contenerlo, prima che l'esercito austriaco riuscisse a riconnettersi con lui, aprendo un secondo fronte a sud del Po. Il corpo di Nugent, ampiamente rafforzato da numerosi reparti dell'esercito principale, iniziò la propria avanzata in Emilia Romagna, lentamente respingendo le forze di Eugenio verso ovest..
Nel frattempo, anche le forze del maresciallo Murat erano giunte nella regione. La loro posizione, nel contesto della guerra, restava piuttosto ambigua: non erano direttamente intervenute negli scontri ed avevano solamente occupato alcune città dell'Italia centrale, spingendosi poi sino a Bologna verso metà dicembre, tutte ancora in possesso delle guarnigioni dell'esercito napoleonico.. Murat, infatti, stava trattando con Metternich per cambiare fazione e mantenere il suo regno al termine della guerra: l'accordo fu raggiunto a metà gennaio e il 15 febbraio il re di Napoli rese pubblica la sua defezione. La collaborazione tra i due eserciti fu comunque difficoltosa: i reciproci sospetti ed i differenti interessi delle due parti causarono non pochi screzi tra i due comandanti,. sebbene gli sforzi dei due eserciti avessero portato le forze di Severoli, comandante dei napoleonici in Emilia-Romagna, a retrocedere dietro al Taro..
Dopo un fallito tentativo di attraversamento del Po da parte dei napoletani, le forze di Grenier, inviato appositamente da Eugenio, approfittarono della momentanea debolezza dei coalizzati per cacciare gli austriaci di Starhemberg da Parma: il 2 marzo i franco-italiani passarono il Taro, attaccarono la città emiliana e scacciarono gli austriaci dal suo interno,. facendo numerosissimi prigionieri e liberando il territorio dalle forze nemiche fino al fiume Secchia.. Nel frattempo, per facilitare la collaborazione con i napoletani, l'imperatore d'Austria Francesco aveva inviato una lettera a Murat, rassicurandolo del suo personale impegno nel mantenere gli accordi presi. Allora il maresciallo francese, nel frattempo nominato comandante di tutte le forze della Coalizione in Emilia-Romagna ed ottenute le garanzie che stava cercando, passò all'attacco..
Il 6 marzo le forze della brigata Gober, che andavano a formare il contingente austriaco, vennero rafforzate da alcuni reparti napoletani ed iniziarono a muoversi verso ovest da Rubiera in direzione di Reggio Emilia. Tra le 15 e le 16 giunsero a Masone, dove incrociarono i primi avamposti di Severoli a difesa della città emiliana. I franco-italiani, 2 compagnie di fanteria leggera ed un reggimento di cacciatori a cavallo, furono prima caricati da uno squadrone di ussari Radetzky, che disperse la cavalleria napoleonica e poi attaccati dall'artiglieria austro-napoletana. Inutile fu la resistenza della fanteria franco-italiana, che si era disposta a quadrato ed aveva respinto gli assalti nemici a colpi di baionetta, bombardata dal fuoco d'artiglieria: i napoleonici registrarono tra le 160 e le 300 perdite tra morti e prigionieri..
La battaglia Sebbene i rapporti austriaci stimassero le forze di Severoli a Reggio in uomini, in realtà il generale italiano poteva contare solo su quattro battaglioni francesi, comandati dal generale Soulier, e tre battaglioni italiani, distribuiti tra la città ed il vicino centro di San Maurizio, oltre ai due reggimenti di cavalleria del generale Rambourgt. Queste forze, composte per lo più da soldati giovani ed in condizione non ottimale a causa di stanchezza e malattie, si aggiravano su un massimo di uomini adatti al servizio. Il resto delle forze francesi erano dietro all'Enza, lontano dal futuro teatro di battaglia: nonostante ciò Severoli decise di resistere e provare a mantenere la posizione.. Il torrente Rodano, ingrossato dalle nevi e dalle piogge avrebbe costituito un importante difesa naturale, dietro alla quale si sarebbero piazzati gli uomini di Severoli, la prima linea di difesa italiana: barricarono il ponte di San Maurizio ed inviarono due compagnie, una più a valle ed una più a monte, per coprire ulteriori passaggi del fiume. Due cannoni furono posizionati all'interno della chiesa del paese.La brigata Gober andò a posizionarsi verso Carpi e Guastalla, formando la destra dello schieramento austro-napoletano; il colonnello Gavenda formò la sinistra, dirigendosi verso Scandiano, mentre il centro fu formato dalle divisioni di Carrascosa e di Starhemberg, supportati dalla cavalleria di Livron.. I combattimenti iniziarono alla mattina del 7 marzo e fu quest'ultima colonna che attaccò il ponte, guidata dall'intrepido Carrascosa: la resistenza italiana fu ostinata, ma i soldati di Severoli si limitarono a cercare di mantenere la posizione e occasionalmente a rispondere ai colpi d'artiglieria nemica.. Fu durante questo scambio di colpi che Severoli rimase gravemente ferito: una palla di cannone austriaca lo colpì alla gamba destra, frantumandola sotto al ginocchio. Il generale tentò di combattere ancora, ma fu costretto ad abbandonare il campo di battaglia per farsi amputare la gamba prima che fosse troppo tardi. Il comando fu passato al generale Rambourgt..
Nel frattempo, il generale Pepe, presi con sé due battaglioni di soldati napoletani e qualche lanciere, si fiondò contro la sinistra franco-italiana, allontanandosi dalla strada principale e dal resto della colonna austro-napoletana. Dopo che i lancieri a cavallo ebbero attraversato il Rodano, fece lanciare delle grosse corde da una parte all'altra del corso d'acqua, così da permettere anche alle forze di fanteria il passaggio, altrimenti reso impossibile dalla forza della corrente e dall'enorme volume d'acqua. Nonostante la rottura di alcune corde, il rapido intervento delle forze a cavallo permise a quasi tutti i soldati napoletani di trovare la salvezza e non morire annegati. Vedendo spuntare le forze nemiche alla sua sinistra, Rambourgt comprese di non poter ancora mantenere a lungo gli italiani a San Maurizio e decise di iniziare a ripiegare verso Reggio, dove avrebbe condotto un'ulteriore resistenza..
Quando le ultime manovre austriache, volte ad aggirare Reggio ed intrappolare i napoleonici stavano per essere ultimate, Murat giunse personalmente sul campo di battaglia. Non è chiaro quali fossero i motivi che spinsero Murat alla sua decisione, ma il re di Napoli inviò un diplomatico, probabilmente il generale Livron, a trattare con Rambourgt: l'esercito della coalizione si sarebbe impegnato a non occupare Reggio sino all'8 marzo, permettendo a tutte le forze napoleoniche di abbandonare la città in sicurezza. Il generale francese, ovviamente, si affrettò ad accettare la proposta di Murat e,. dopo cinque ore di combattimento, iniziò a sgomberare la città.
Bilancio e conseguenze
Le stime sui caduti napoleonici non sono univoche: i francesi ammisero di aver perso 420 uomini mentre i rapporti austriaci aumentano tale cifra sino a - uomini. Le perdite della coalizione sono poche ed altrettanto inaffidabili e confuse. I rapporti indicano circa 400 uomini come perdite totali tra austriaci e napoletani. Inoltre, secondo le memorie di Don Pietro Bigi, parroco di San Maurizio, non tutti i corpi furono seppelliti in loco e molti furono gettati nel Rodano, ragion per cui il bilancio complessivo delle perdite rimane approssimativo.
I francesi, durante la notte, passarono l'Enza e si unirono alla divisione di Gratien. Questi decise di indietreggiare ancora, attraversando il Taro e ponendo la propria avanguardia a Castelguelfo. Il 9 marzo i vincitori di San Maurizio avevano raggiunto il Taro, occupato Parma e si stavano avvicinando a Piacenza.. Il 10 marzo entrò a Reggio facendo sfilare in parata lungo il corso della Ghiara, odierno corso Garibaldi, oltre fanti napoletani.. Il 25 marzo tornò a Modena. Dopo la battaglia di San Maurizio, il teso rapporto tra le due parti emerse nuovamente, complice anche l'arrivo nella regione del comandante inglese Bentinck.. Nessun progresso fu fatto per oltre un mese, con i francesi saldamente fermi sul Taro. Solo la notizia della resa di Napoleone a Fontaineblue spronò Murat a tornare nuovamente all'attacco, ordinando un'offensiva sul Taro negli ultimi giorni prima della conclusione del conflitto..
Note
Bibliografia
Don Pietro Bigi, Memorie, 1814.
Categoria:Battaglie che coinvolgono il Regno d'Italia (1805-1814) Categoria:Guerra nel 1814 Categoria:Storia di Reggio Emilia