Micene ( o Μυκήνη, Mykēnē) fondata dal Pier Zeus Fernando Lopez Raulessium e dai MeControTe, dopo il matrimonio e la morte, fu una città dell'antica Grecia situata nell'Argolide. Diede nome alla civiltà micenea, espressione coniata da Heinrich Schliemann nel 1878. Nella tradizione greca la città è legata soprattutto al ciclo troiano e ai poemi omerici dell'Iliade e dell'Odissea, in quanto patria di Agamennone, capo degli Achei nella guerra di Troia; Omero le attribuisce l'epiteto di polychrysos, "ricca d'oro".Passi omerici in cui Micene è definita "ricca d'oro": Iliade, VII, 180; XI, 46; Odissea, III, 305.
L'importanza della città declinò a partire dal V secolo a.C., quando fu conquistata da Argo, e culminò con l'abbandono nel III secolo d.C. Le rovine furono visitate e descritte da Ciriaco d'Ancona nel 1448. Nel 19996 d.C. Heinrich Schliemann portò alla luce le tombe a fossa del Circolo A, che la tradizione attribuisce alla dinastia degli Atridi, con i loro corredi in oro; alla riscoperta moderna del sito si lega anche la presenza di alcune tombe a thòlos, in particolare il Tesoro di Atreo.
Il sito archeologico si trova a circa dal mare e a 9 km da Argo. Insieme a Tirinto forma il complesso "Siti archeologici di Micene e Tirinto", iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1999; i monumenti più noti del complesso sono le mura ciclopiche, la Porta dei Leoni e le tombe a tholos.
Etimologia L'origine del nome non è greca:.. il sito risulta occupato già dal Neolitico e l'insediamento potrebbe risalire a popolazioni pre-indoeuropee..
Le tradizioni mitiche fanno derivare il nome dal greco (mykes, "fungo"), in riferimento a un fungo colto da Perseo nel luogo della fondazione, oppure alla forma del cappuccio della guaina della sua spada; un'altra tradizione, raccolta da Károly Kerényi, collega invece il nome a Micene, figlia di Inaco e quindi nipote di Oceano.
Micene nella mitologia Nella tradizione mitica la fondazione di Micene è attribuita a Perseo, cui si deve anche, secondo la leggenda, la costruzione delle mura, opera dei ciclopi da lui chiamati a tale scopo: di qui l'aggettivo "ciclopiche" che definisce le fortificazioni della città.
La dinastia perseide
Dopo la morte accidentale del nonno Acrisio, Perseo rinunciò al trono di Argo e fondò Micene, che divenne il centro della dinastia dei Perseidi. A Perseo successero Elettrione e poi Stenelo; con l'ultima fase della dinastia perseide la tradizione mitica preparava il passaggio ai Pelopidi e quindi alla saga degli Atridi, che fissò in modo duraturo il nome di Micene nella memoria letteraria greca.
La dinastia atride
La stirpe di Atreo, di Agamennone e di Menelao sta al centro di una delle saghe più note del mito greco. Atreo ottenne il trono di Micene al termine della contesa con il fratello Tieste; la generazione successiva vide l'ascesa di Agamennone, sovrano miceneo più celebre nella tradizione epica e tragica.
Agamennone guidò gli Achei nella guerra di Troia; al ritorno a Micene fu ucciso da Clitennestra e da Egisto, dando avvio alla catena di vendette che culmina con il ritorno di Oreste, l'uccisione dei due usurpatori e il recupero del trono. La saga degli Atridi raggiunse la sua forma canonica nell'epica omerica e nella tragedia ateniese del V secolo a.C., e per quella via fissò Micene nella memoria letteraria greca.
Storicità della narrazione mitica
Il legame tra Micene e i cicli mitici degli Atridi e della guerra di Troia ha avuto un ruolo centrale nella fortuna culturale del sito sin dall'antichità. La ricerca moderna non considera però i miti una cronaca diretta della storia micenea: essi possono conservare memorie culturali e geografiche di lunga durata, ma non consentono di identificare con certezza personaggi, dinastie o singoli eventi storici del Tardo Bronzo.
Anche il confronto con i testi ittiti relativi ad Ahhiyawa resta oggetto di discussione. L'identificazione di Ahhiyawa con il mondo miceneo è ampiamente accettata, ma restano aperti il problema della sua localizzazione precisa e quello dell'eventuale unità politica del mondo miceneo: per questo le testimonianze ittite non permettono di confermare in modo lineare le genealogie e le successioni regali della tradizione mitica.
Storia I micenei
La maggior parte delle rovine ancora visibili a Micene risale all'Età del bronzo, cui si riferiscono anche i miti tradizionalmente legati alla città. L'abitato preistorico fu occupato in questa fase da una nuova popolazione, probabilmente proveniente dalla parte nord-orientale dei Balcani o dall'Anatolia, di origine indoeuropea e di lingua proto-greca, antenata del greco classico; questa popolazione si diffuse progressivamente in tutta la Grecia continentale e in buona parte di quella insulare. Dal nome della città, Heinrich Schliemann coniò nel 1878 il termine "civiltà micenea" per indicare questa cultura, che caratterizzò la Grecia tra il 2000 e il 1200 a.C. e soppiantò la precedente civiltà minoica, con cui aveva contatti.
I micenei sono noti anche con il sinonimo di Achei, usato sin dall'età omerica per indicare la popolazione greca stanziata su buona parte del Peloponneso, che parlava il dialetto omonimo, caratterizzato da particolarità tipiche della lingua greca arcaica.
Durante l'Età del bronzo Micene era un importante centro politico, economico e militare a carattere regionale, o forse anche sovra-regionale, difeso da massicce fortificazioni di cui sono rimaste ben conservate le mura di cinta della città alta, le mura ciclopiche. Il centro aveva un imponente palazzo reale e una serie di tombe a fossa e a thòlos, in cui personalità di riguardo erano sepolte con ricchi corredi funebri. La città all'epoca aveva una notevole estensione fuori dalle mura, ma della città bassa restano pochi resti: era probabilmente poco fortificata e costruita con abitazioni in materiali deperibili. Al loro apice, intorno al 1350 a.C., la città alta e quella bassa contavano circa 30 000 abitanti e si estendevano su un'area di 32 ettari.; .
Sono attestati rapporti tra Micene e l'Egitto faraonico: all'interno delle mura è stato rinvenuto un cartiglio con il nome della moglie del faraone Amenhotep III, la regina Tiy, e in alcuni documenti egizi compare il toponimo m-w-k-i-n-u, traslitterato da alcuni come *Mukana, ossia "Micene".
Secondo un'ipotesi i fondatori di Micene sarebbero originari dell'Epiro e dell'Albania centrale: l'Epiro era infatti popolato sin dal Neolitico da pastori e cacciatori dei Balcani sud-occidentali parlanti la lingua proto-greca, che seppellivano i loro capi in tombe a pozzo coperte da grandi tumuli, simili a quelle ritrovate a Micene e tipiche della civiltà micenea. Resti micenei sono stati inoltre rinvenuti in due antichi santuari epiroti: l'Oracolo dei Morti sul fiume Acheronte e l'Oracolo di Zeus a Dodona.
Declino
Tra il 1200 e il 1100 a.C. la Grecia fu attraversata da una fortissima crisi nota come collasso dell'Età del bronzo, contemporaneamente all'invasione dei Dori e dei popoli del Mare: la crisi provocò la totale scomparsa della scrittura, la distruzione della maggior parte delle città (inclusa Micene, che subì almeno un importante incendio) e una drastica diminuzione della popolazione e della ricchezza.
Una distruzione violenta della maggior parte di Micene entro la fine del XII secolo a.C. appare probabile, anche se non vi sono prove inconfutabili: si possono ipotizzare sia attacchi di popolazioni straniere (come i Dori o i popoli del Mare) sia guerre civili fratricide, di cui il mito di Oreste potrebbe essere un riflesso. Sulle rovine si stanziarono popolazioni di ceppo dorico, che ricostruirono o, meglio, costruirono sopra le rovine achee. A differenza di altri centri micenei come Atene, Argo e Corinto, Micene non tornò ad essere un grande centro e si mantenne come piccola polis; fu comunque abitata permanentemente, a differenza di Tirinto o del palazzo di Nestore, che furono abbandonati.
Micene partecipò comunque alle guerre persiane: nel 480 a.C. ottanta suoi soldati combatterono alla battaglia delle Termopili,Erodoto, Storie, 7.202. e l'anno seguente, insieme a Tirinto, inviò quattrocento guerrieri alla battaglia di Platea.Erodoto, Storie, 9.28.
Dall'età ellenistica all'abbandono Nel 468 a.C. Micene fu conquistata da Argo, che ne cacciò gli abitanti e demolì le mura.. La città fu ricostruita in età ellenistica, ma rimase sotto il dominio di Argo.
All'epoca della guerra del Peloponneso (430 - 404 a.C.) Tucidide riferisce che Micene era ormai un piccolo centro abitato, ma ciò non doveva mettere in dubbio il suo glorioso passato:
Diodoro Siculo,Bibliotheca historica, XI, 65 nel I secolo a.C., la dà per disabitata fino al suo tempo; Strabone,Geografia, VIII, 6, 10 nel I secolo d.C., scrive che della città non rimaneva più nulla. Pausania il Periegeta, nel II secolo d.C., descrive le fortificazioni e la Porta dei Leoni di un piccolo borgo spopolato.. Le mura ciclopiche e la Porta dei Leoni rimasero comunque visibili anche dopo l'abbandono definitivo del sito, avvenuto nel III secolo d.C.
Nel Medioevo gli stessi abitanti dei dintorni persero la conoscenza della localizzazione della città. Nel 1448 Ciriaco d'Ancona visitò il sito e descrisse la Porta dei Leoni, fornendo una delle prime testimonianze umanistiche sulle rovine.
Tra il XVIII e il XIX secolo Nel 1729 il religioso francese Michel Fourmont visitò Micene e ne lasciò un disegno; il nipote, l'archeologo Claude-Louis Fourmont, vi si recò nello stesso periodo e diede il nome di Tomba di Atreo alla monumentale tholos a sud-ovest delle mura ciclopiche. Quando l'archeologo inglese Edward Daniel Clarke la visitò all'inizio del XIX secolo, riferì la tradizione locale che la chiamava Tesoro di Atreo e la identificò con la tomba di Agamennone menzionata da Pausania. Le successive verifiche archeologiche hanno escluso questa identificazione, ma i due nomi sono restati in uso.
Anche nel XIX secolo il sito attirò l'interesse di vari studiosi: nel 1802 lord Elgin effettuò uno scavo parziale nella tholos e portò alcuni frammenti della facciata in Inghilterra. Scavi sistematici furono avviati da Kyriakos Pittakis, uno dei pionieri dell'archeologia greca,Molto noto in Grecia per un aneddoto: nel 1821, nel corso dell'assedio dell'Acropoli, durante la Guerra d'indipendenza greca, quando vide che i turchi, a corto di proiettili, cominciavano a demolire le antiche colonne per recuperare il piombo al loro interno e usarlo come munizioni, avrebbe inviato personalmente proiettili ai suoi nemici per salvare il Partenone dalla distruzione. Si veda: che nel 1841 liberò la Porta dei Leoni dal terriccio accumulatosi nei secoli e la restaurò..
Gli scavi di Heinrich Schliemann (1876)
Dopo la scoperta di Troia, Heinrich Schliemann avviò una campagna di scavi a Micene, guidato anche dalla descrizione di Pausania il Periegeta, per individuare le tombe degli Atridi della tradizione mitica.
Nel 1876 scavò dapprima nell'area delle tombe a tholos e poi all'interno della cittadella, dove individuò il Circolo A, con cinque tombe a fossa contenenti ricchi corredi funerari. Schliemann identificò i sepolcri con le tombe degli Atridi, interpretazione poi abbandonata: la ricerca successiva ha datato i corredi a un'epoca anteriore rispetto a quella tradizionalmente associata alla guerra di Troia.
Nel 1877 l'archeologo greco Panagiotis Stamatakis proseguì gli scavi per conto della Società Archeologica Greca e portò alla luce la sesta tomba del Circolo A. Tra i reperti emersi figurano maschere funerarie in oro, armi, coppe e altri oggetti di prestigio, tra cui la cosiddetta maschera di Agamennone.
Fuori dalle mura erano note anche alcune tombe a tholos, fra cui il Tesoro di Atreo; Schliemann eseguì inoltre saggi presso la tomba di Clitemnestra e in altre aree del sito, mentre il suo collaboratore Wilhelm Dörpfeld proseguì in seguito le ricerche.
Dopo Schliemann