Ipotesi circa il nome Viracocha Viracocha è il nome con cui è conosciuto l'ottavo sovrano della dinastia Inca del Cusco. Si tratta del terzo regnante della casata degli Hanan-Cuzco. Il suo nome originario era quello di Hatun Topa (Tupac) e, solo successivamente venne mutato in quello di Viracocha che, da allora, lo distinguerà. Poiché Viracocha è anche il nome della divinità creatrice degli Inca, è normale interrogarsi sul perché di questa scelta singolare. Gli indigeni, interpellati in proposito dai primi cronisti spagnoli, fornirono risposte discordanti.

Sarmiento de Gamboa riporta una versione che parla dell'apparizione in sogno, al giovane principe, di un fantasma che si sarebbe rivelato per la divinità in questione. I nobili del Cuzco, appena conosciuta la visione notturna, avrebbero acclamato il loro futuro sovrano col nome di Viracocha che, da allora, non lo avrebbe più abbandonato.

Cieza de Léon, interessato, al pari degli altri alla particolarità di questo nome, effettuò, a sua volta, un'approfondita indagine presso i suoi informatori. Costoro gli assicurarono che l'assunto non si richiamava a nulla di eccezionale. Quelli che avevano parlato dell'intervento della divinità si erano burlati dei loro ascoltatori perché Viracocha era, anche, un nome comune, come tale usato nel Cuzco.

Ai nostri giorni, la celebre studiosa della civiltà incaica, Maria Rostworowski, nella sua magistrale opera "Pachacutec", ha osservato che, effettivamente, il nome Viracocha appare nelle cronache peruviane a partire dal regno di Lloque Yupanqui e che anche in epoca coloniale vivevano indigeni con questo nome, come risulta da documenti, di quegli anni, pervenuti fino a noi.

Si tratterebbe quindi di un nome proprio, raro, ma non eccezionale, scelto, dal sovrano in questione, probabilmente in riferimento alle sue personali inclinazioni religiose.

L'ascesa al Regno Alla morte di Yahuar Huacac il regno del Cuzco era rimasto, pericolosamente, privo di un regnante designato. Se dobbiamo credere a Cieza de Léon, gli Inca avrebbero pensato, addirittura, di abolire la monarchia per instaurare una sorta di governo oligarchico, retto da un ristretto numero di cittadini, scelti tra quelli maggiormente rappresentativi.

Nel clima di anarchia e di confusione che regnava nella popolazione, riunita in una sorta di assemblea vociante, una donna, soverchiando le voci dei presenti, avrebbe indicato il giovane Viracocha come il migliore sovrano possibile. Con il rapido cambiamento di umore, che spesso, caratterizza le moltitudini, tutti avrebbero convenuto e il principe sarebbe stato eletto all'unanimità.

Pur mantenendo tutte le riserve possibili sul carattere romanzesco di questa versione, è facile riconoscere una certa veridicità, almeno alla rappresentazione di una elezione turbolenta e inusitata che seguiva ad una guerra sfortunata e pericolosa per la sopravvivenza stessa del regno.

Ma Viracocha era, in effetti, figlio di Yahuar Huacac come molti cronisti hanno asserito?

Molti elementi consentono di dubitarne. Alcuni cronisti, tra cui Cieza de Léon e Murua hanno affermato che il precedente sovrano non lasciava eredi dopo di sé. L'affermazione di un rapporto di legame diretto, padre-figlio, tra i due sovrani, è una costante di tutti i racconti incaici, ma risponde più ad una esigenza culturale dei cronisti spagnoli che a un resoconto esatto degli avvenimenti. I criteri di successione strettamente patrilineare, seguiti in Europa, erano sconosciuti nell'antico Perù, ma gli indigeni si adeguarono prontamente alle categorie mentali dei vari cronisti, fornendo loro le notizie che, questi, erano desiderosi di assumere.

Se Viracocha fosse stato, veramente, figlio di Yahuar Huacac, non vi sarebbero state quelle turbolenti agitazioni che ne hanno, invece, caratterizzato l'elezione.

Difficoltà dei primi anni di regno Congiure nel Cuzco Una volta consolidato il suo potere, Viracocha pensò bene di superare le tensioni che si erano accumulate nel Cuzco intraprendendo una serie di operazioni militari per la riconquista dei territori che, approfittando delle difficoltà conseguenti alle vicende della successione, avevano allentato la loro fedeltà all'impero Inca.

Della sua assenza pensò, però, di giovarsi la componente Hurin-Cuzco che mal sopportava il passaggio di potere alla fratria Hanan-Cuzco a cui Viracocha apparteneva.

Sobillato dai suoi componenti, un maggiorente di questa fazione, di nome Capac, insorse contro il potere regio eliminando, per prima cosa, il governatore della città. Inorgoglito dal successo, il tiranno si autoproclamò sovrano assoluto, cingendo le insegne imperiali. La sua azione non si fermò qui. Capac si diede a perseguitare tutti i sostenitori di Viracocha, trucidando i suoi intimi e le sue donne rimaste in città. Questo feroce comportamento gli alienò, però, i sentimenti della popolazione che, senza aspettare l'intervento del sovrano legittimo, si sollevò come un sol uomo. Capac comprese di aver perso la partita e, senza attendere l'arrivo di Viracocha si diede spontaneamente la morte. Con lui si suicidarono tutti i suoi congiunti assumendo un potente veleno.

A Viracocha che, a marce forzate, giunse nel Cuzco, non restò altro da fare che intraprendere una vasta opera di epurazione nei confronti di quanti avevano appoggiato il tiranno.

Cieza de Leon, a cui dobbiamo i particolari di questa vicenda, ci rende noto che i corpi degli insorti, per sommo spregio, furono abbandonati, insepolti, nei campi antistanti la città.

Opposizione dei sacerdoti Non vi sono prove che la classe sacerdotale fosse l'animatrice della congiura di Capac, ma data la sua affinità con la componente Hurin-Cuzco, è assai probabile che fosse coinvolta nel tentativo di rovesciamento del sovrano.

Da quando Inca Roca aveva determinato una divisione dei poteri, la casta dei sacerdoti che aveva il possesso dellIndicancha, in piena zona Hurin-Cuzco, era diventata la naturale antagonista del potere regale.

Molti accenni, nelle varie cronache, ci lasciano intravedere l'esistenza di questo conflitto sotterraneo, ma un'opera, in particolare, ci illumina su questa, più o meno latente, contrapposizione.

Si tratta di un testo anonimo, attribuito, da molti, a Blas Valera, ma, in ogni caso, sicuramente frutto delle ricerche della scuola di pensiero del gesuita "mestizo" seicentesco. L'autore, anche lui gesuita e "mestizo" ha svolto un'accurata indagine sui riti e sulle credenze religiose dei peruviani al tempo degli IncaL'opera in questione è la Relación de las costumbres antiguas de los naturales del Pirù. Vi si legge testualmente: Fueron en los tiempos antiguos todos estos minostros di grande autoridad y reverencia entre los piruanos, asi porque eran ricos y poderosos, como porque eran nobles y muy emparentados; mas, en el tiempo de Viracocha Inga, fueron muchos destos ministros causa principal para que se amotinase y rebelase el pueblo, y particularmente Hanta Huaylla con los Chinchas, de donde resultaron grandes guerras y casi perderse el reino ....

Per quanto attiene a Viracocha vi si legge che, durante il suo regno, i supremi sacerdoti avevano acquisito notevole autorità presso gli inca diventando ricchi e potenti oltremisura. La loro autorevolezza poggiava sulla condizione di nobiltà che li distingueva e sull'appartenenza a importanti famiglie che li appoggiavano. I sacerdoti, però, avevano fatto un cattivo uso di questo potere perché avevano fomentato disordini e veri e propri ammutinamenti, giungendo a favorire il nemico mortale del regno, quei temibili Chanca che per poco non provocarono la caduta dell'impero.

In questo contesto Viracocha appare impossibilitato a padroneggiare la situazione, vittima del crescente potere della classe sacerdotale che, pur di abbatterlo, non avrebbe indietreggiato neppure di fronte all'eventualità di un'alleanza col nemico esterno. Questa ipotesi potrebbe spiegare diversi interrogativi che si pongono sul comportamento di Viracocha in occasione della guerra con le tribù dei Chanca che verrà esaminata nell'apposito paragrafo.

Campagne militari Tutti gli autori dell'epoca attribuiscono a Viracocha una serie di successi militari che fanno di lui un sovrano guerriero. Non si tratta, però, di vere e proprie conquiste, in quanto gli Inca non avevano, ancora, dato corso a quella politica di assimilazione delle tribù debellate che, invece, avrebbe caratterizzato il regno del suo successore, il vero fondatore dell'egemonia imperiale. Sulla identificazione dei territori oggetto di queste campagne, le fonti non sono concordi e vanno da una estensione importante, riportata da Garcilaso e dalle Informaciones a Vaca de Castro, a località situate a poche leghe dal Cuzco secondo la maggior parte degli altri cronistiGarcilaso ha dato prova di confondere spesso l'Inca Viracocha con Pachacutec e quindi le conquiste che attribuisce a Viracocha non sono attendibili perché furono effettuate proprio dal suo successore e figlio. Le informazioni rese dai quipocamayoc a Vaca de Castro sono esagerate perché sostengono, per esempio che questo Inca ricevette la sottomissione del signore dei Chimù, affermazione questa sicuramente inesatta. La ricostruzione delle conquiste di Viracocha più attendibile resta quella di Sarmiento de Gamboa (Mohina, Pinagua, Casacancha, Rondicancha, Guaypamarca e altre località). Questo cronista sostiene che l'Inca in questione non operò conquiste situate a più di nove leghe dal Cuzco..

Da tutte le cronache appare, però, che gli Inca, sotto questo sovrano, avevano imposto un timoroso rispetto ai loro vicini che, lungi dal provocarli, tentavano di farsene degli alleati.

Una campagna, in particolare, merita di essere esaminata nei dettagli perché, più di ogni altra, rivela la politica incaica nel periodo considerato. Si tratta della spedizione nel Collao, la regione dell'altipiano andino conosciuta come "meseta" del Titicaca,

Il territorio era conteso tra due gruppi rivali, che facevano capo a due distinti distretti, quello di Hatun Colla e quello di Ciquito. Ambedue erano retti da condottieri ugualmente animosi, Çapana per Hatun Colla e Cari per Ciquito. I due capi, non sentendosi sicuri sull'esito del conflitto, decisero di chiedere, entrambi, l'intervento della potente gente del Cuzco. Per Viracocha si profilò una vantaggiosa occasione per intromettersi nella contesa di un territorio vicino e l'Inca decise di approfittarne.

Restava, solo, da scegliere il partito a cui unirsi e Viracocha fece ricorso agli auspici. I suoi sacerdoti, consultarono gli oracoli e decretarono che la sorte propendeva per Cari e così quest'ultimo divenne l'alleato degli Inca. La decisione non fu però resa pubblica e venne comunicata, in gran segreto, al prescelto, con l'ingiunzione di tenerla strettamente per sé. Cari, ovviamente, si attenne a queste condizioni, ma non sapeva che, ugualmente in segreto, anche Çapana aveva ricevuto la medesima risposta.

L'esercito Inca si avviò, così, verso le regioni del Titicaca. La strada passava per il territorio dei Cancha e si temeva che questa bellicosa etnia avrebbe difeso, a caro prezzo il passaggio per le sue terre. Viracocha preferì avanzare offerte di pace, ma i suoi fieri avversari gli sbarrarono la strada e la battaglia fu inevitabile. La vittoria arrise agli Inca, ma i soldati del Cuzco non cercarono di approfittarne e proseguirono il loro cammino.

Nel frattempo Çapana aveva compreso la vera posizione del Cuzco nella disputa che lo opponeva alle genti di Ciquito e decise di scendere in campo, prima che le forze di Viracocha potessero congiungersi a quelle del suo avversario.

La battaglia, che ebbe luogo a Pauparcolla, fu particolarmente sanguinosa e Cieza de Léon, a cui dobbiamo i particolari di questo racconto, assicura che vi parteciparono non meno di 150.000 uomini e che almeno 30.000 di essi vi perirono.