Il capitalismo della sorveglianza è un concetto di economia politica che denota l'ampia raccolta e mercificazione dei dati personali da parte delle aziende. Questo fenomeno è diverso dalla sorveglianza governativa, sebbene i due possano rafforzarsi a vicenda. Il capitalismo della sorveglianza, come descritto da Shoshana Zuboff, avviene a scopo di lucro ed è nato quando le aziende pubblicitarie, guidate da AdWords di Google, hanno intravisto la possibilità di utilizzare i dati personali al fine di targettizzare i consumatori in modo più preciso.

Una grande raccolta dei dati può avere vari benefici per gli individui e per la società, come l'auto-ottimizzazione (il quantified self), l'ottimizzazione della società (come città intelligenti) e l'ottimizzazione dei servizi (come molte applicazioni web). Tuttavia, dato che il capitalismo si concentra sull'espandere la percentuale di vita sociale disponibile per la raccolta e il trattamento dei dati, questo può comportare importanti implicazioni per la vulnerabilità e il controllo della società, nonché per la privacy.

Le pressioni economiche del capitalismo stanno spingendo all'ulteriore espansione del monitoraggio online con l'obiettivo di realizzare profitto e/o a regolare i comportamenti. Pertanto i punti di dati personali sono aumentati di valore dopo che sono diventate note le possibilità che la pubblicità mirata offre. Di conseguenza, la crescita dei prezzi ha limitato l’accesso all’acquisto dei punti di dati personali solo ai più ricchi della società.

Contesto Shoshana Zuboff scrive che «l'analisi di enormi moli di dati è iniziata come un modo per ridurre l'incertezza attraverso la ricerca delle probabilità di pattern futuri nel comportamento delle persone e dei sistemi». Nel 2014 Vincent Mosco ha definito il capitalismo della sorveglianza come la commercializzazione dei dati dei clienti e degli abbonati agli inserzionisti e sottolineato come la sorveglianza da parte dello stato sia al suo fianco. Christian Fuchs ha constatato che la sorveglianza statale si fonde con il capitalismo della sorveglianza.

Allo stesso modo, Zuboff afferma che la questione è resa ancora più complessa dagli accordi di collaborazione nascosti con gli apparati di sicurezza dello Stato. Secondo Trebor Scholz, le aziende reclutano persone come informatori per questo tipo di capitalismo. Zuboff contrappone la produzione di massa del capitalismo industriale al capitalismo della sorveglianza, dove il primo era interdipendente con le sue popolazioni, che erano i suoi consumatori e dipendenti, mentre il secondo predava le popolazioni dipendenti, che non sono né i suoi consumatori né i suoi dipendenti e in gran parte sono non consapevoli delle sue procedure.

La loro ricerca mostra che l’aggiunta del capitalismo all’analisi di enormi quantità di dati ha portato il suo scopo originario in una direzione inaspettata. La sorveglianza ha cambiato le strutture di potere nell’economia dell’informazione, spostando ulteriormente la bilancia del potere lontano dagli stati e più vicino alle grandi aziende che sfruttano le logiche del capitalismo della sorveglianza.

Zuboff osserva che il capitalismo della sorveglianza si estende oltre il terreno istituzionale convenzionale dell’impresa privata, accumulando non solo risorse e capitale di sorveglianza, ma anche diritti, e operando senza significativi meccanismi di consenso. In altre parole, l’analisi di enormi quantità di dati ad un certo punto non è stata eseguita solo dagli apparati statali ma anche dalle aziende. Zuboff sostiene che sia Google che Facebook hanno ideato il capitalismo della sorveglianza e lo hanno tradotto in "una nuova logica di accumulazione".Zuboff, Shoshana (2019). The Age of Surveillance Capitalism: The Fight for a Human Future at the New Frontier of Power. p. 504-505, 519.

Questa mutazione ha portato entrambe le società a raccogliere un'enorme mole di dati sui propri utenti, con lo scopo principale di realizzare un profitto. Vendendo questi dati ad esterni (in particolare agli inserzionisti) è diventato un meccanismo economico. La combinazione dell’analisi di grandi dataset e l’uso di questi come meccanismo di mercato ha plasmato il concetto di capitalismo della sorveglianza. Il capitalismo della sorveglianza è stato annunciato come il successore del neoliberalismo.

Oliver Stone, creatore del film Snowden, ha indicato il gioco basato sulla posizione, Pokémon Go come «l'ultimo segno dell'emergente fenomeno e dimostrazione del capitalismo della sorveglianza». Stone ha criticato il fatto che la posizione degli utenti venga utilizzata non solo per l'esperienza ludica, bensì anche per recuperare maggiori informazioni sui giocatori. Tracciando le posizioni degli utenti, il gioco ha raccolto molte più informazioni oltre ai semplici nomi e posizioni degli utenti: «può accedere ai contenuti della memoria USB, ai tuoi account, fotografie, alle connessioni di rete e alle attività del telefono e può persino attivare il tuo telefono, quando è in modalità standby». Questi dati poi possono essere analizzati e mercificati da aziende come Google (che ha notevolmente investito nello sviluppo del gioco) per migliorare l'efficacia della pubblicità mirata.

Un altro aspetto del capitalismo della sorveglianza è la sua influenza sulle campagne elettorali. I dati personali recuperati dai data miner possono consentire a varie aziende (la più nota Cambridge Analytica) di migliorare la targetizzazione della pubblicità elettorale, un passo in più rispetto agli obiettivi commerciali delle precedenti operazioni del capitalismo della sorveglianza. In questo modo, è possibile che i partiti politici siano in grado di produrre pubblicità politica molto più mirata in modo tale da massimizzare il proprio impatto sugli elettori. Ad ogni modo, Cory Doctorow scrive che l'uso improprio di questi dati «ci porterà verso il totalitarismo».[Necessaria fonte migliore] Questo potrebbe assomigliare ad una corporatocrazia, e Joseph Turow scrive che «la centralità del potere aziendale è una realtà diretta nel cuore dell'era digitale».

Teoria

Shoshana Zuboff

Il termine “capitalismo della sorveglianza” è stato reso popolare dalla professoressa di Harvard Shoshana Zuboff. Nella sua teoria, il capitalismo della sorveglianza è una nuova forma di mercato e una logica specifica dell'accumulazione capitalistica. Nel suo saggio del 2014, A Digital Declaration: Big Data as Surveillance Capitalism, lo ha caratterizzato come una «variante radicalmente disancorata ed estrattiva del capitalismo dell'informazione» basata sulla mercificazione della "realtà" e sulla sua trasformazione in dati comportamentali per l'analisi e le vendite.

In un successivo articolo del 2015, Zuboff ha analizzato le implicazioni sulla società di questa mutazione del capitalismo. Ha fatto distinzione tra "risorse della sorveglianza", "capitale della sorveglianza" e "capitalismo della sorveglianza" e la loro dipendenza da un'architettura globale di mediazione informatica che lei chiama "Big Other", una nuova espressione del potere. distribuita e in gran parte incontrastata che costituisce meccanismi nascosti di estrazione, mercificazione e controllo che minacciano valori fondamentali come la libertà, la democrazia e la privacy.

Secondo Zuboff, il capitalismo della sorveglianza è stato introdotto da Google e successivamente da Facebook, proprio come il capitalismo manageriale e la produzione di massa sono stati introdotti da Ford e General Motors un secolo prima, ed è ora diventato la forma dominante di capitalismo dell’informazione. Zuboff sottolinea che i cambiamenti comportamentali consentiti dall’intelligenza artificiale si sono allineati con gli obiettivi finanziari delle società statunitensi di internet come Google, Facebook e Amazon.

Nella sua conferenza all'Università di Oxford pubblicata nel 2016, Zuboff ha identificato i meccanismi e le prassi del capitalismo della sorveglianza, tra cui la produzione dei “prodotti di previsione” da vendere nei nuovi “mercati comportamentali futuri”. Ha introdotto il concetto di "privazione mediante sorveglianza", sostenendo che esso mina le basi psicologiche e politiche dell'autodeterminazione concentrando i diritti nel regime di sorveglianza. Questo è descritto come un «colpo di stato dall’alto».

Caratteristiche principali Il libro di Zuboff Il capitalismo della sorveglianza è un'analisi dettagliata del potere senza precedenti del capitalismo della sorveglianza e della ricerca da parte delle grandi aziende di prevedere e controllare il comportamento umano. Zuboff identifica quattro caratteristiche chiave nella logica del capitalismo della sorveglianza e segue esplicitamente le rispettive quattro caratteristiche chiave identificate dal capo economista di Google, Hal Varian:

La spinta verso una sempre maggiore estrazione e analisi dei dati. Lo sviluppo di nuove forme contrattuali utilizzando il monitoraggio informatico e l'automazione. Il desiderio di personalizzare e adattare i servizi offerti agli utenti delle piattaforme digitali. L'utilizzo dell'infrastruttura tecnologica per effettuare continue sperimentazioni sui propri utenti e consumatori.

Analisi Zuboff paragona la richiesta di privacy dal capitalismo della sorveglianza o le pressioni per la fine della sorveglianza commerciale su internet al chiedere ad Henry Ford di realizzare a mano ogni Modello T e afferma che tali richieste sono minacce esistenziali che violano i meccanismi di base della sopravvivenza del capitalismo stesso.

Zuboff avverte che i principi di autodeterminazione potrebbero essere persi a causa di «ignoranza, impotenza appresa, disattenzione, disagio, assuefazione o deriva» e afferma che «tendiamo a fare affidamento su modelli mentali, vocabolari e strumenti distillati da catastrofi passate», riferendosi agli incubi totalitari del ventesimo secolo o alle predazioni monopolistiche del capitalismo dell'Età dell'oro, in cui le contromisure sviluppate per combattere quelle minacce del passato non sono sufficienti e nemmeno appropriate per affrontare le nuove sfide.

Pone anche la domanda: «saremo i padroni dell'informazione o ne saremo schiavi?» e afferma che «se il futuro digitale deve essere la nostra casa, allora siamo noi che dobbiamo renderlo tale».

Nel suo libro, Zuboff discute le differenze tra capitalismo industriale e capitalismo della sorveglianza. Inoltre denota un parallelismo, come il capitalismo industriale sfrutta la natura, il capitalismo della sorveglianza sfrutta la natura umana.

John Bellamy Foster e Robert W. McChesney Il termine "capitalismo della sorveglianza" è stato utilizzato anche dagli economisti politici John Bellamy Foster e Robert W. McChesney, anche se con un significato diverso. In un articolo pubblicato su Monthly Review nel 2014, lo applicano per descrivere la manifestazione "dell'insaziabile bisogno di dati" della finanziarizzazione, la quale spiegano è "la speculazione sulla crescita a lungo termine delle attività finanziarie rispetto al PIL" introdotta negli Stati Uniti dall'industria e dal governo negli anni '80 che si sono evoluti dal complesso militare-industriale e dall'industria pubblicitaria.

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