Il parco naturale regionale Molentargius-Saline (in sardo: Parcu naturale regionale Molentargius-Salinas) è un'area naturale protetta della Sardegna istituita nel 1999.

Descrizione È una delle più importanti aree umide d'Europa. Lo stagno di Molentargius è riconosciuto negli elenchi ufficiali delle aree umide da sottoporre a tutela: è classificato Sito di Importanza Comunitaria (SIC), ai sensi della direttiva dell'Unione europea n. 43 del 1992 (cosiddetta direttiva Habitat), Zona di Protezione Speciale (ZPS), ai sensi della direttiva dell'Unione europea n. 409 del 1979 (cosiddetta direttiva Uccelli, abrogata e sostituita dalla direttiva n. 147 del 2009) e Zona umida di importanza internazionale, ai sensi della convenzione di Ramsar.

Ubicazione Il sistema degli stagni di Molentargius e Quartu è compreso all'interno dell'area metropolitana dell'hinterland di Cagliari, immediatamente adiacente agli insediamenti urbani. È delimitato a nord dalla città di Quartu Sant'Elena e dagli insediamenti commerciali e industriali che formano la cintura di collegamento fra Cagliari e l'hinterland, a ovest e a sud da alcuni quartieri di Cagliari (San Benedetto, Genneruxi, La Palma, Quartiere del Sole, Poetto), a sud-est dalla striscia costiera del Poetto, a est dal Margine Rosso, quartiere periferico di Quartu Sant'Elena.

Si raggiunge facilmente da tutte le direzioni attraverso la rete di strade a scorrimento veloce che innerva l'area metropolitana. Le migliori viste panoramiche si hanno dal viale Europa sul colle di Monte Urpinu, dalla Sella del Diavolo, dal lungomare del Poetto e dal viale Colombo di Quartu.

Idrografia e geologia

L'origine del sistema degli stagni costieri di Molentargius e di Quartu risale al Pleistocene, i cui ripetuti cicli di ingressione e regressione marina hanno portato al deposito di due strisce sabbiose alluvionali. Quella più interna, Is Arenas (la cui denominazione in sardo campidanese significa le sabbie), è una spiaggia fossile che separa il bacino delle Saline dal Bellarosa maggiore. Quella più esterna, il Poetto, è un sistema retrodunale più recente che separa le Saline e lo stagno di Quartu dal Golfo degli Angeli.

Dal punto di vista idrologico il sistema di stagni è alquanto complesso e si distingue in più formazioni.

Il Bellarosa minore è lo stagno più interno, composto di acqua dolce, situato nella zona settentrionale del sistema di stagni ed è alimentato da alcuni torrenti e dalle acque affinate provenienti dall'impianto di fitodepurazione detto "Ecosistema Filtro". I torrenti sono: Riu Mortu: attraversa il comune di Monserrato. Nel suo tratto finale passa fra i centri abitati di Monserrato e Pirri (frazione di Cagliari) confluendo sul lato nordoccidentale del Bellarosa minore presso il Viale Poetto di Cagliari Riu Nou: attraversa il territorio del comune di Selargius. Nel suo tratto finale passa a ovest del centro abitato di Selargius confluendo sul lato settentrionale dello stagno, presso un noto centro commerciale. Riu Is Cungiaus: scorre lungo il confine fra i comuni di Quartucciu e Quartu Sant'Elena. Nel suo tratto finale attraversa la periferia occidentale di Quartu confluendo sul lato nordorientale del Bellarosa minore.

L'"Ecosistema Filtro" è un grande impianto di fitodepurazione, o meglio un'area umida artificiale, costruita durante i lavori di risanamento che sfrutta le capacità autodepurative tipiche di questi ambienti per affinare una parte delle acque provenienti dal depuratore di Is Arenas e renderle idonee all'alimentazione degli stagni. Oggi è parte integrante del sistema degli stagni ad acqua dolce ed è esso stesso sito di sosta, svernamento e nidificazione di numerose specie di uccelli acquatici, tra cui specie protette.

Il Bellarosa maggiore occupa il settore centrale degli stagni, compreso fra il Bellarosa minore e la striscia de Is Arenas e costituisce il bacino di prima evaporazione della salina di Stato, ora dismessa.

Le Saline è costituito dal sistema di bacini compreso fra la striscia di Is Arenas e la città di Quartu a nord e la striscia del Poetto a sud. Da est a ovest è composto dal bacino di seconda evaporazione, da quello di terza evaporazione e dal sistema delle vasche salanti. Il settore orientale è noto anche con il nome di Stagno di Quartu.

Il regime idrografico, alquanto complesso, è il risultato di una modificazione strutturale dell'Uomo, finalizzata allo sfruttamento delle Saline e, in epoche più recenti, al risanamento ambientale dell'ecosistema.

Il regime naturale, realizzato in epoca Sabauda, si basava sull'alimentazione del Bellarosa minore con le acque dolci dei corsi d'acqua a regime torrentizio provenienti dal Campidano di Cagliari. Il sistema lacustre costiero, corrispondente ai bacini delle Saline e dello di Quartu, era fisicamente separato dal Golfo degli Angeli dal sistema retrodunale del Poetto e per natura sarebbe destinato al progressivo prosciugamento con il deposito di un suolo alluvionale sabbioso.

Nel 1985 la tracimazione di acque dolci inquinanti in alcune zone della salina ha portato il blocco dell'attività produttiva, ed oggi la circolazione delle acque viene mantenuta esclusivamente al fine di tutelare il delicato ecosistema ed evitare il suo prosciugamento.

Emergenze ambientali L'evoluzione dell'ecosistema del Molentargius è strettamente legato alla storia e allo sviluppo dei centri urbani dell'hinterland di Cagliari che lo circondano. In origine le aree occupate dagli attuali stagni costituivano la vasca di espansione delle acque piovane ed il Bellarosa Minore era esclusivamente il recettore finale delle acque provenienti dal Rio Selargius, dal Rio Is Cungiaus e dal Riu Mortu. Per la scarsa portata dei piccoli corsi d'acqua a flusso effimero la superficie acquitrinosa è rimasta confinata ai margini dei territori di Selargius, Quartucciu e Quartu S. Elena sino a che, dopo gli anni 50, le stesse aree non divennero anche il recettore delle acque reflue dei comuni limitrofi, che ebbero in quegli anni un forte incremento dovuto all'aumento della dotazione idrica e all'espansione urbana. Da allora il sistema ha subito una profonda trasformazione: gli afflussi idrici hanno superato la capacità di assorbimento del terreno sabbioso, dando origine a specchi d'acqua permanenti, abbastanza estesi e relativamente profondi, delimitati da cannetti ed erbe palustri, ove hanno trovato dimora specie migratorie e stanziali.

Gli apporti fognari hanno così portato un duplice effetto: positivo e negativo. Da un lato i sedimenti portati dai rii affluenti e l'arricchimento del bacino con sostanze nutritizie portate dagli scarichi fognari ha fatto diventare il ciclo di trasformazione delle sostanze nelle biocenosi delle vasche un ciclo incompleto con conseguente accumulo sul fondo di materiali organici vegetali non decomposti, rischiando di far diminuire notevolmente gli specchi d'acqua liberi. Allo stesso tempo il processo di interrimento delle superfici d'acqua con il cannetto tipico di acque dolci (tipha e phragmites), iniziato nel 1961/1962, ha creato la parte più caratteristica del bacino del Bellarosa Minore aumentando notevolmente il numero di nicchie ecologiche e quindi la diversità biologica di tutto il complesso del Molentargius.

Negli anni '70 e '80 la zona umida di Molentargius viene considerata tra le aree umide di primaria importanza a livello internazionale e si riconosce la necessità di una sua tutela, si rileva che gli strumenti indispensabili per raggiungere tali obiettivi non erano ancora stati adottati, ovvero i pochi allora disponibili, come il Piano Territoriale Paesistico, non avevano avuto applicazione. In quegli anni il livello di complessità nel rapporto città - ambiente arriva ad un punto tale da ritenere essenziale non affidarsi più solo allo spontaneo ricostituirsi naturale di nuovi punti di equilibrio, ma programmare un'attiva e consapevole pianificazione delle relazioni tra i ruoli, gli utilizzi, i vincoli e le salvaguardie per l'insieme dell'area e per i sotto - sistemi che la compongono.

Durante quegli anni infatti diversi fattori avevano contribuito al peggioramento della qualità dell'ecosistema e nel 1985 si ha la tracimazione delle acque dolci provenienti dal Bellarosa Minore nel Bellarosa maggiore e la sospensione del processo produttivo del sale con conseguenze sia economiche che di carattere ecologico, dati dalla compromissione delle vasche evaporanti e degli habitat in esse presenti.Elio Aste, Un'oasi da salvare: lo stagno di Molentargius, "La Nuova Sardegna", 28 ottobre 1973.

Tra i principali problemi si ricordano: l'eutrofizzazione delle acque dello stagno, con lo sviluppo considerevole di una vegetazione secondaria che invadeva progressivamente l'alveo del Bellarosa minore provocandone nel tempo l'interrimento; l'alterazione degli equilibri del regime idrografico; il rischio igienico-sanitario associato alla contiguità del Bellarosa minore con il Bellarosa maggiore, vasca di prima evaporazione delle Saline.

A questi problemi si sono affiancati altri, di diversa natura, ma fondamentalmente dovuti alla forte pressione antropica derivata dalla particolare posizione di un ambiente, fondamentalmente naturale, all'interno di un'area metropolitana: La fascia sabbiosa di Is Arenas da lunga data è stata interessata da insediamenti agricoli che hanno modificato la composizione floristica, per quanto restino relitti della vegetazione arbustiva ed erbacea originaria, in parte inquinata dalla naturalizzazione di specie spontanee invadenti di provenienza esterna. La stessa fascia è stata per lungo tempo interessata dall'abusivismo edilizio e dalla costituzione di cave di sabbia per l'estrazione del materiale a fini edilizi, mettendo a rischio la sopravvivenza dell'arenile fossile. La fascia sabbiosa del Poetto ha subito nel corso di un secolo drastiche trasformazioni a causa degli insediamenti urbani che costituiscono il quartiere omonimo, della consistente frequentazione nella stagione balneare, della utilizzazione come cava di sabbia. La particolare finezza della sabbia, la sistematica eliminazione della vegetazione psammofila (che ha un effetto di stabilizzazione), unitamente ad altri fattori di natura antropica, hanno determinato una progressiva erosione dell'arenile per molti decenni, al punto che di recente si è reso necessario un drastico e discusso intervento di ricostituzione dell'arenile con l'apporto artificiale di sabbia dragata dai fondali al largo. La presenza sulle acque del Bellarosa maggiore di tralicci e cavi dell'alta tensione rappresentava un fattore di deturpamento paesaggistico e di minaccia dell'incolumità di un numero imprecisato di volatili. I tralicci sono stati rimossi nel 2007 e attualmente di essi restano solo alcune tracce dei basamenti. Secondo alcune associazioni ambientalistiche, la dismissione delle Saline è causa di una riduzione del sistema di argini, probabilmente a seguito di un innalzamento del livello delle acque. Poiché gli argini costituiscono un sito di nidificazione si accentua la competizione territoriale nell'ambito dell'avifauna con il possibile rischio di un ridimensionamento delle popolazioni stanziali. Questa emergenza è stata segnalata di recente.

Nel 1988 si ha lo stanziamento nella Finanziaria, da parte del Parlamento, di 120 miliardi per il recupero dell'ecosistema, affidato dal Ministero dell'Ambiente al Consorzio Ramsar Molentargius terminati nel 2005. I lavori del Piano di Risanamento hanno riguardato il sistema delle acque dolci, delle acque salate e la fascia di Is Arenas.

L'ecosistema filtro