Il Missile Defense Alarm System, o MiDAS e MIDAS, è stato un sistema di allarme rapido costituito da 12 satelliti e realizzato dal comando di difesa aerea dell'aeronautica militare statunitense tra il 1960 e il 1966, avente lo scopo di avvisare i responsabili della difesa del lancio di missili balistici intercontinentali da parte dell'Unione Sovietica. Originariamente pensato per andare a costituire un sistema di allarme rapido completo lavorando assieme al Ballistic Missile Early Warning System, il progetto del Missile Defense Alarm System fu in realtà limitato a un ruolo di ricerca e sviluppo in seguito ai dubbi sollevati sulla sua affidabilità e sui costi di realizzazione e gestione. Diversi dei satelliti che riuscirono a raggiungere l'orbita, infatti, sperimentarono malfunzionamenti e solo pochi di essi riuscirono a fornire un servizio di allarme precoce veramente operativo.

Sebbene abbia fallito nell'assolvere lo scopo principale di fungere da affidabile sistema di allarme precoce, il MiDAS, assieme alle serie Corona e SAMOS, rappresenta uno degli elementi facenti parte della prima generazione di satelliti da ricognizione statunitensi che funsero da banco di prova per le tecnologie adottate nei sistemi successivi, come il Defense Support Program.

Antefatti Il 4 ottobre 1957, dalla catena montuosa del Tyuratam, nel Repubblica Socialista Sovietica Kazaka, l'Unione Sovietica lanciò lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale al mondo. L'evento, pur costituendo un trionfo scientifico, significò anche che l'Unione Sovietica sarebbe stata in grado di attaccare gli Stati Uniti d'America con un missile balistico intercontinentale, poiché l'R-7, il razzo che era stato usato per mettere in orbita lo Sputnik 1 e lo Sputnik 2, avrebbe potuto essere armato con una testata termonucleare e quindi utilizzato in un attacco a sorpresa agli USA e al Canada. Per garantirsi il preavviso di un qualsiasi attacco sovietico con missili balistici intercontinentali, i governi di Stati Uniti, Canada e Danimarca, la quale aveva autorità sulla Groenlandia, sito di una base aerea statunitense, decisero di realizzare il Ballistic Missile Early Warning System (BMEWS), un sistema costituito da 12 stazioni radar in grado di rilevare i missili in arrivo.

Il BMEWS, tuttavia, risentiva della curvatura terrestre e dei limiti intrinseci dei sistemi radar. Dato che l'Unione Sovietica si trovava dall'altro lato dell'emisfero settentrionale, infatti, i potenziali siti di lancio dei missili balistici intercontinentali sovietici si trovavano migliaia di chilometri oltre l'orizzonte anche delle stazioni radar BMEWS più vicine al territorio sovietico, ossia quelle presso la base aerea Thule, in Groenlandia, e la base aerea Clear, in Alaska, peraltro ancora in costruzione, cosicché un eventuale lancio non sarebbe stato immediatamente rilevabile e il preavviso sull'impatto sarebbe stato, come già dimostrato da diversi studi, di massimo 20 minuti. Volendo portare a 30 minuti tale preavviso, così da dare più tempo ai bombardieri nucleari dello Strategic Air Command per decollare dalle proprie basi e dimostrare all'Unione Sovietica come questi fossero impossibili da distruggere con un attacco a sorpresa, cosa che avrebbe dissuaso i sovietici dal condurre un attacco nucleare senza preoccuparsi della risposta, l'aeronautica statunitense decise di realizzare il sistema MiDAS, che avrebbe avuto anche il compito di confermare un eventuale avvistamento da parte del sistema BMEWS, riducendo così le possibilità di un falso allarme nucleare.

Sviluppo e costi Il 16 marzo 1955, l'aeronautica militare statunitense aveva commissionato lo sviluppo di un satellite da ricognizione avanzato atto a fornire una sorveglianza continua di determinate aree del pianeta al fine di determinare lo stato della potenziale capacità bellica di un nemico. Risultato di tutto ciò fu la creazione di un programma dell'aeronautica, allora mantenuto segreto, noto come WS-117L e avente lo scopo di controllare lo sviluppo della prima generazione di satelliti da ricognizione statunitensi, che incluse poi le già citate serie Corona e SAMOS. A fianco a quanto richiesto, la società assunta per progettare, sviluppare e produrre i sistemi satellitari, e che sarebbe poi diventata l'odierna Lockheed Martin Corporation, suggerì la realizzazione di altri satelliti utili a ricoprire ruoli secondari, incluso uno che, dotato di un telescopio e di sensori a infrarossi, sarebbe stato in grado di rilevare il calore prodotto dai bombardieri nucleari e dai missili balistici intercontinentali. Prima della fine del 1957, in risposta al lancio sovietico dello Sputnik e al manifestarsi della minaccia nucleare, quello che era allora chiamato "sottosistema G" fu ufficialmente aggiunto al programma WS-117L e, nel novembre 1958, fu ribattezzato MiDAS dall'Agenzia per i progetti di ricerca avanzata (ARPA), creata meno di un anno prima, che lo prese in carico.

Nel febbraio 1959, l'ARPA presentò all'aeronautica militare un primo piano di sviluppo del progetto. Secondo quest'ultimo, tra il novembre 1959 e il maggio 1961 sarebbero stati sviluppati 10 satelliti che, come definito nella proposta iniziale, avrebbero utilizzato sensori a infrarossi per rilevare i lanci di missili balistici intercontinentali dallo spazio sopra l'Unione Sovietica e avrebbero quindi fornito un allarme tempestivo di attacco termonucleare. Al termine della fase di sviluppo, se tutto fosse poi andato come previsto, il piano prevedeva quindi di mettere in opera il sistema rendendolo pienamente operativo. I satelliti progettati utilizzavano come corpo principale quello dello stadio Agena che, una volta raggiunta l'orbita avrebbe quindi costituito il supporto per il telescopio. Come risultato finale, i satelliti MiDAS avevano quindi una forma cilindrica che ricordava una matita lunga diversi metri, con la punta costituita dal telescopio a infrarossi che, collegato a una piattaforma girevole e inclinato di un certo angolo, avrebbe consentito, se il satellite fosse stato messo in orbita con la punta rivolta verso la Terra, di scandagliare una vastissima area. Il tutto, era poi corredato da due pannelli solari che avrebbero garantito al satellite l'energia necessaria al proprio funzionamento. Peraltro, sin dall'inizio si previde di avere diverse serie di satelliti, una più performante dell'altra, che si sarebbero susseguite nei lanci..

Poiché l'utilità delle informazioni raccolte dai satelliti MIDAS era fortemente dipendente dal tempo, i progettisti dei satelliti non poterono utilizzare il sistema di rilascio dei contenitori di pellicola che era stato introdotto per la prima volta dalle serie di satelliti da ricognizione Discoverer, Corona e SAMOS e che prevedeva che le telecamere a bordo dei satelliti espellessero capsule contenenti la pellicola fotografica che poi rientravano nell'atmosfera per essere recuperate a mezz'aria da un aereo militare. Di conseguenza, data l'impossibilità di trasmettere immagini via radio a causa della limitata capacità del canale RF allora disponibile, i satelliti furono dotati di trasmettitori che avrebbero semplicemente inviato messaggi radio contenenti l'ora e il luogo del sospetto lancio missilistico.

Nel 1959, dopo diverse revisioni, fu infine calcolato che, per mantenere un monitoraggio costante 24 ore su 24 di tutto l'enorme territorio sovietico, sarebbero stati necessari 12 satelliti posti su un'orbita polare a circa di quota, il tutto al netto del fatto che, all'epoca, non era ancora stato realizzato un razzo vettore in grado di inserire un satellite su un'orbita geostazionaria. Secondo le stime, l'implementazione di un simile sistema sarebbe costata tra i 200 e i 600 milioni di dollari, equivalenti a 1,6 e 4,8 miliardi di dollari del 2023, rispettivamente. Data una simile spesa e le tante domande ancora senza risposta, nel 1959 il comitato scientifico del presidente Eisenhower sui sistemi di allarme precoce raccomandò di andare avanti con il programma di ricerca ma di rimandare di almeno un anno il via libera all'implementazione del sistema.

L'inizio del programma e i lanci Serie 1

Il programma MiDAS prese dunque il via il 26 febbraio 1960, quando un razzo Atlas-Agena con a bordo il satellite MIDAS 1 decollò dall'LC-14 di Cape Canaveral. Il primo lancio non fu tuttavia coronato dal successo, poiché al termine della fase di propulsione, durante la fase di veleggiamento verso l'orbita decisa, la pressione del serbatoio di ossigeno liquido dell'Atlas andò improvvisamente a zero e il missile si ribaltò, con la telemetria dello stadio Agena che sparì dagli schermi.L'indagine post-volo propose diverse cause per l'accaduto, indicando come più probabile l'attivazione involontaria delle cariche del sistema Inadvertent Separation Destruct System (ISDS) dell'Agena, di cui fu quindi decisa la riprogettazione e che fu rimosso dal razzo utilizzato per il lancio del MiDAS 2.

Il secondo satellite della serie fu quindi lanciato il 24 maggio successivo ed entrò in orbita come da programma. Tuttavia, il sistema di controllo dell'assetto sperimentò un malfunzionamento e furono inviati a terra solo pochi dati registrati dal sensore a infrarossi, un modello W-17, prima che anche il sistema telemetrico andasse in tilt. In seguito al fallimento del lancio, diversi esperimenti pianificati, come il rilevamento di razzi a terra e un test missilistico con un Titan I, furono cancellati, mentre il satellite rientrò in atmosfera, disintegrandosi, nel 1974.

Prima di effettuare il terzo lancio, fu deciso di spostare la base operativa a Point Arguello, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, e di aspettare più di un anno, così da verificare meglio i sistemi sviluppati. Durante tale lasso di tempo, i sensori dei satelliti MiDAS furono testati in orbita inviandoli nello spazio assieme a due satelliti del sistema Corona e le loro buone performance rinnovarono le opinioni di fattibilità del progetto MiDAS, che fu dunque ripreso.

Serie 2