San Pietro in Ciel d’Oro è un quartiere di edilizia residenziale situato nella parte centro-occidentale di Pavia.Vittorio Prina, 2003, p.124-126

Costruito dall'VIII secolo, ha un impianto quadrangolare irregolare delimitato a nord da Viale Nazario Sauro, a sud-ovest da Viale Giacomo Matteotti e a sud-est da Viale XI Febbraio.

Descrizione Sull’affaccio di Viale Giacomo Matteotti sono concentrati gli studi medici-architettonici e la Casa di riposo Pio Albergo Pertusati. All’incrocio con viale XI febbraio vi è Palazzo Devoti, la caserma militare, il palazzo dell’INCIS e la casa dell’IACP che fronteggia Porta Milano. La zona settentrionale è caratterizzata da una forte pendenza dovuta alla presenza delle Mura Spagnole. In essa, così come nell’area occidentale, vi sono diversi studi giuridici-architettonici e parcheggi ed è concentrata la zona residenziale. L’interno è presieduto dalla Piazza San Pietro in Ciel d’Oro (da cui il nome del quartiere) con l’omonima basilica e il convento dei padri agostiniani ad essa limitrofo. Sul lato opposto si ha invece il Comando Provinciale dei Carabinieri situato nel Palazzo dei Padri lateranensi in stile barocco. Procedendo poi in senso antiorario: la casa dell’INCIS, Casa Milani e casa Castelli.

Storia

Diatribe tra Lateranensi e Agostiniani Il quartiere di San Pietro in Ciel d’Oro si sviluppò intorno all’area nominata dal 1360 come “Cittadella”. Essa fu costruita contemporaneamente (e solo successivamente annessa) al Castello Visconteo ad opera di Galeazzo II Visconti. Era costituita da delle mura soggette a lavori di fortificazione nel 1372, 1374, 1378 diretti dall’ingegnere Giacomino AbramelliA.C. Lettere ducali, cart. 12: 1378, 10 marzo; Robolini, Notizie, V, I, pp. 345-346, 352, 357. Un’area piú ristretta all’interno della Cittadella era il “castellarium”. Quest’ultimo si estendeva a nord fino al monastero petrino, (un muro in modo particolare confinava con le diverse proprietà concesse in affitto dallo stesso monastero), poi si estese fino alla prima cerchia muraria ed infine alla seconda cerchia. Nella costruzione di quest’ultima, si è resa necessaria la formazione di una “posterula” che mettesse in comunicazione le proprietà di San Pietro all’interno e all’esterno delle nuove mura. Questo fatto induce a credere che il “castellarium” potesse essere stato allestito già al momento della fondazione del monastero nell'VIII secolo da parte del re longobardo Liutprando.

Successivamente, con la costruzione del parco visconteo, venne occupata da diverse residenze, stalle e magazziniNatale, Per la storia dell'archivio visconteo, 1983, pp. 459-460, 464. In età sforzesca tra il 1457-1463 venne fatta una riedizione dei passaggi coperti dei vicoli della parrocchia di San Pietro in Vincoli verso Strada Nuova per ampliare e unire le abitazioniA.C. Ms. A II 29: 1463, 19, ultimo di febbraio e 28 aprile.

Dal Trecento al 1785 le diverse controversie tra i Canonici e gli Agostiniani circa la spartizione e la destinazione d’uso degli spazi testimoniarono i vari mutamenti dell’assetto edilizio-urbanistico dell’area.

Una prima documentazione si ha con una bolla del 1327asmi, F. religione., Convento di San Pietro in Ciel d'Oro, cart. 6117, fasc. 8 di papa Giovanni XXII che in occasione dell’installazione degli Eremitani di Sant’Agostino in San Pietro in Ciel d’Oro stabiliva un uso comune della chiesa, del campanile e la condivisione delle spese con i Canonici.

Un documento del dicembre del 1353 attesta inoltre la vendita agli Agostiniani da parte dei Canonici di alcuni corpi di fabbrica a sud della chiesa, con la richiesta tuttavia di una gestione coordinata degli spazi e delle pertinenze. I Canonici mantennero giurisdizione sulla porta maggiore della basilica, sul cimitero (nuovamente reclamato dagli Agostiniani nel 1387asmi, Fondo di religione, Convento di San Pietro in Ciel d'Oro, cart. 6117, fasc. 9: 1378 maggio 10) e sul portone di accesso dalla via pubblica all’area del sagrato. Spettò invece agli Agostiniani una porta che collegava il loro convento all’atrio (nel 1399 l’abate Dionigi voleva farla murareasmi, Fondo di religione, Convento di Sant'Agostino, cart. 5751, fasc. aa n. 2: 1399 settembre 1) e al loro sacrista furono consegnate le chiavi della porta maggiore della chiesa.

Per l’operazione di ampliamento del dormitorio si fa inoltre riferimento alle “cappelle” cioè resti prossimi all’atrio della basilica preromanica (in parte rinvenuta nel 1750 con dei lavori di sistemazione della pavimentazione dell’atrio e in una planimetria conservata all’archivio di stato di Milanoasmi, Fondo di religione, Convento di San Pietro in Ciel d'Oro, Cart. 6118, fasc. 218). Tra questi vi era la Chiesa parrocchiale di Sant’Andrea in cittadella, di pertinenza dei monaci e poi dei Canonici che lo delimitava a sud-ovest, in parte crollata circa vent’anni prima e non più ricostruita. L’atrio in questione non venne mai completato per la presenza di strutture più antiche nell’area. Di esso rimangono infatti solo le ammorsature previste per le volte, immacolate d’intonaco. Un documento del 12391239 dicembre 27, p. 209; m. P. Andreolli Panzarasa, Immagini della città, cit. p. 33 e una veduta del VeneroniG. Veneroni - G. rami, Veduta della facciata di San Pietro in Ciel d'Oro, acquaforte 1722 (da S. S. Capsoni, 1788) attestano la sua annessione alla via pubblica mediante la turris porte: una torre facente parte dell’assetto altomedievale dell’area, posta sopra il voltone e la porta di accesso dell’atrio. La torre, costruita tra il X-XI secolo presentava fitte lesene con archetti pensili binati uniti da larghe mensole alla sommità. Al piano superiore vi era un vano che ospitava i laici più importanti. Nel 1401 una bollaasmi, Fondo di religione, Convento di San Pietro in Ciel d'Oro, cart. 6118, fasc. 94 di Bonifacio IX circa la chiesa e l’atrio imponeva l’uso comune della navata centrale e riserva una navata minore per ciascuna delle due comunità.

Una panoramica dell’area si può riscontrare nella planimetria di ClaricioG. B. Claricio, Pianta di Pavia, fine del XVI secolo o nella veduta dell’ingegnere Tiberio Romussi del 1634BUPv, Ms. Ticinesi 428/D e in quella del Ballada del 1654Cesare Bonacina, Pianta di Pavia, a cura di Ottavio Ballada, 1654, particolare (Pavia, Musei Civici).

Da una veduta del 1711S.G. Lombardia, rilievo della Piazza di Santa Croce, particolare. Disegno, 31 marzo 1711 (Pavia, archivio dell'ospedale San Matteo) di Giuseppe Lombardino e da una del MonetaG. Moneta - G. Cattaneo, Disegno tipografico (...) del Monastero di Sant'Agostino di Pavia, acquaforte 1786 (?) (Pavia, Musei Civici) è possibile notare che l’area antistante la basilica era dotata di due percorsi divisi da un muro addossato a un albero, più tardi sostituito da colonne lapidee, conducevano a due ingressi. Il primo a sinistra, riservato ai Canonici (successivamente aperta anche al traffico della popolazioneAsmi, Fondo di religione, Convento di Sant'Agostino, cart. 5751, fasc. b, s.n.: 1616), conduceva al sagrato; il secondo degli Agostiniani ai locali del convento e del sagrato. Nel 1740 si aprì una violenta diatriba circa la selciatura dell’atrio a seguito della richiesta dei Canonici del rifacimento dell’ingresso al palazzo. Gli Agostiniani contribuirono alle spese previa estensione della selciatura all’intero piazzaleBUPv, Ms.Ticinesi 428/D, 1750 febbraio 6. L’area fu soggetta a crolli parziali nel 1754Asmi, Fondo di religione, Convento di San Pietro in Ciel d'Oro, cart. 6118, fasc. 99, 1756 gennaio 6, a cui seguirono un progetto di ricostruzione cinque anni più tardi. Nel 1751-1757 in una planimetriaIl Catasto Teresiano di Pavia, Como 2000, pp. 40-41, nn. 16-18, 20-21, e mappa: Parrocchia di S. Andrea in Cittadella del catasto teresiano l’area del sagrato della basilica risultava ancora delimitata a sud e ad ovest da edifici, pertanto la formazione del piazzale deve essere avvenuta nel 1799. A ovest di esso è presente un muro che separa il cimitero dei canonici lateranensi dal piazzale stesso. A destra, la cappella mortuaria costituisce un residuo dell’antica chiesa di Sant’Andrea in cittadella precedentemente citata. Alle sue spalle si osservano dei corpi di fabbrica in cui si apriva il portone di accesso e in fondo la struttura in cui si apre la porta che dal sagrato immetteva al chiostro degli Agostiniani e conduceva separatamente all’esterno. A sinistra, si riconosce la facciata settecentesca del palazzo dei canonici lateranensi.

Nel 1756asmi, Fondo di religione, Convento di San Pietro in Ciel d'Oro, cart. 6118, fasc. 99, 1756 gennaio 6 le funzioni parrocchiali furono trasferite temporaneamente a San Pietro. Nell’OttocentoC. caproni, Tipo della soppressa chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro del Convento di Sant'Agostino. Disegno, 25 luglio 1812 (Pavia, Archivio Storico Civico, Archivio Roggia Carona) infine, le strutture nella zona meridionale della basilica vennero demolite.

Piano regolatore Il quartiere è stato oggetto delle modifiche imposte dal nuovo Piano Regolatore del 1938. Il concorso nazionale, indetto nel 1932, si riproponeva di: riordinare le viabilità, colmare la mancanza di strutture essenziali, risolvere i problemi di igiene soprattutto lungo i quartieri vicini al Ticino (soggetti a inondazioni),ammodernare il sistema fognario, conservare il centro storico e assolvere alle nuove esigenze dovute all’incremento demografico subito dopo la grande guerra. Il concorso, giudicato solo due anni più tardi nel 1934, vide al primo posto il piano regolatore Motto Regisole n.38Musei Civici e Archivio Storico Civico, 1988, 98-99 dell’architetto Carlo Morandotti; al secondo posto l’ingegnere Carlo Alberto Sacchi e gli architetti Ferdinando Reggiori e Umberto Sabbioni con il Motto Papia Mirabilis 111Musei Civici e Archivio Storico Civico, 1988, 100. Infine al terzo posto il Motto Caesar 1947Musei Civici e Archivio Storico Civico, 1988, 101-102 degli ingegneri Camillo Bianchi e Giuseppe Gazzaniga e dell’architetto Mario Bacciocchi.

In modo particolare il quartiere fu citato nel piano di ripristino e riqualifica Motto Papia Mirabilis 111 che prevedeva un approccio storicistico volto alla preservazione degli edifici come il Duomo di Pavia, San Michele, e le absidi di San Pietro in Ciel d’Oro da arbitrarie demolizioni e compromissioni.

Compare inoltre nel Piano Regolatore e d’ampliamento del 1938-1941 dell’UTC a cura dell’ingegnere Astori. Egli infatti, per volere del podestà, prese il posto dell’architetto Morandotti (a seguito della sua rinuncia nel 1937 al piano Regisole n.38) e rifacendosi a un piano precedente del 1913 redatto dall’UTC prevedeva di sistemare due strade di accesso alle absidi di San Pietro in Ciel d’Oro.

Sant'Andrea in Cittadella