La Madonna col Bambino in trono e Angeli è una tavola dipinta conservata nel Museo Nazionale d'Abruzzo a L'Aquila proveniente dalla chiesa di San Comizio a Penne. È attribuita al Maestro di Offida, anonimo pittore attivo tra il secondo e terzo quarto del Trecento tra l'Abruzzo e la bassa Marca. L’opera è una tavola di pino, sulla quale è stata incollata una tela di lino. Le dimensioni sono modeste: 140 x 68 centimetri. Quest'opera rappresenta una fase precoce della carriera del pittore ed è quindi databile entro gli anni Trenta del XIV secolo.
Storia La Madonna col Bambino in Trono e Angeli, proveniente dalla chiesa di San Comizio a Penne è stata attribuita al Maestro di Offida da Ferdinando Bologna all'inizio degli anni Duemila. È pervenuta al Museo Nazionale d'Abruzzo nel 1980, dopo essere stata per breve tempo custodita nella sagrestia della Chiesa della Santissima Annunziata a Penne.
La tavola dipinta ha subito un primo restauro a Roma nel 1917 e un secondo e ultimo nel 1987. Nella relazione di restauro presente nell'archivio restauri della Soprintendenza ABAP per le province di L'Aquila e Teramo è riportata la meticolosa descrizione dei vari interventi che si sono resi necessari nel supporto ligneo, negli strati preparatori e nella pellicola pittorica.
Descrizione La tavola rappresenta una Madonna col Bambino in trono, ma quest'ultimo è ormai quasi scomparso a causa dell'alterato stato di conservazione dell'opera, se ne può intravedere una piccola parte di colore rosso in basso a sinistra. Larghe porzioni mancanti di tela lasciano grandi lacune: soprattutto nella parte inferiore, in cui uno squarcio taglia verticalmente l’opera per più della metà della sua altezza. La Madonna veste un lungo e scuro mantello preziosamente contornato da una fascia color oro decorata da motivi rossi e perlinature a pennello. La figura della Vergine è poi affiancata da due angeli reggicortina. Anche di questa non rimane quasi nulla: la sua presenza è solo suggerita da una sottile riga rossa che doveva costituirne il bordo superiore. Un ulteriore prezioso elemento è rappresentato dalle aureole rilevate in pastiglia di stucco. La figura del Bambino, che rimane rigidamente in piedi sulle gambe della Vergine, è vestito con una tonacella chiara ed è cinto da una corda di un vivo colore vermiglio, molto simile al cordone di San Francesco.
L’iconografia della Vergine corrisponde a quella dell’Hodighitria, soggetto tradizionale proveniente dall’Oriente cristiano. La rigida iconografia del bambino dritto sul suo grembo, invece, è di provenienza oltralpina ed è arrivata in Italia a partire dal XIII secolo. Ad essa attinsero soprattutto i pittori toscani, come Cimabue e Duccio di Buoninsegna, seguiti dai protogiotteschi riminesi come Giuliano da Rimini. Arrivò dopo il 1320 nella regione piceno-aprutina, dove ha lavorato il Maestro di Offida.
Dal punto di vista stilistico la tavola mostra elementi della cultura giottesco-riminese, rielaborati attraverso la sensibilità del pittore adriatico in una fase precoce della sua carriera, entro gli anni Trenta del XIV secolo. L'opera è quindi testimone della formazione abruzzese del maestro.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Maestro di Offida Museo Nazionale d'Abruzzo
Categoria:Opere nel Museo nazionale d'Abruzzo Categoria:Dipinti sulla Madonna in trono col Bambino