Villa Crespi è un edificio situato a Vigevano (PV), in Strada dei Ronchi, progettato dall'architetto milanese Giuseppe de Finetti (1892-1952) e costruito dall’impresa Borio Mangiarotti di Milano. La villa, costruita tra il 1938 e il 1940, si trova in una delle due riserve di Vittorio Crespi, lungo le rive del fiume Ticino. Completata nel 1942, la villa fu utilizzata come residenza di caccia. La struttura presenta un corpo centrale con pianta quasi quadrata, affiancato da due ali allungate collegate da un portico colonnato che sostiene un loggiato al piano terra.
Nel 1942, l'opera fu presentata sulla rivista "Architettura - rassegna di architettura", pubblicazione del sindacato nazionale architetti fascisti, che dedicò alla villa sia la copertina che un breve articolo corredato da numerosi riferimenti iconografici.
Storia Su incarico di Vittorio Crespi, l'architetto milanese Giuseppe de Finetti iniziò nel 1938 a progettare quella che è considerata la sua opera più significativa dal punto di vista professionale e culturale. Tra le sue proprietà figuravano due riserve lungo il fiume Ticino, il "Castagnolo" e i "Ronchi", quest'ultima estesa su circa 28.000 pertiche tra Vigevano e Borgo San Siro. Fu proprio in questa riserva che, tra il 1938 e il 1940, venne progettata e costruita Villa Crespi ai Ronchi.
Dall'introduzione di Milano. Costruzione di una città emerge che l'opera di Giuseppe de Finetti è stata quasi completamente ignorata dalla storiografia. La complessità di classificazione è accentuata dal fatto che, sebbene per Veronesi l'opera di de Finetti avesse anticipato il Razionalismo in Italia per la sua semplificazione formale e logica costruttiva, lo stesso de Finetti era in aperto contrasto con il Razionalismo, non riuscendo a coglierne il valore etico e artistico. Solo negli anni Sessanta, studi più recenti degli architetti Canella e Gregotti hanno affrontato in modo approfondito i temi e le personalità del periodo, presentando per la prima volta anche le opere di de Finetti. Pur riconoscendone l'autonomia e l'importanza del contributo, questi studi evidenziano anche la sua posizione "antistile".
Descrizione Vittorio Crespi incarica de Finetti di costruire una casa di caccia "di pietra e mattoni al buon uso lombardo", senza imporre ulteriori restrizioni formali o economiche. L'area scelta per il progetto, la riserva Ronchi, si trova nella pianura lombarda vicino a Vigevano, non lontano dal Ticino, dove fitte foreste si alternano a radure. Si accede alla riserva da nord-ovest, percorrendo una strada che, dopo aver attraversato un cancello in legno e mattoni, segue il corso del torrente Scavizzolo, passando prima per edifici rustici e poi avvicinandosi alla villa, offrendo diverse visuali parziali fino a raggiungere il fronte principale a sud-est. La villa è orientata secondo l'asse nord-ovest / sud-est delle rogge, vicina al corso d'acqua, integrandosi nella natura come se ne fosse parte integrante, simile a come alcune ville romane si adattavano alla centuriazione. Tuttavia analogamente alla villa romana e alle ville di Palladio, di Schinkel e di Loos, la villa si costruisce secondo le leggi proprie dell'architettura e quindi della ratio da cui essa discende come altro dalla natura. De Finetti utilizza assi visuali, distanze e inquadrature calibrate nella composizione architettonica per facilitare l'incontro tra natura e cultura, permettendo all'uomo di abitare seguendo i ritmi naturali.
L'equilibrio dei rapporti definisce il volume della villa, suddiviso simmetricamente in tre parti principali: il corpo centrale e le due ali, secondo un impianto di derivazione classica. De Finetti progetta la villa con “un'alta sala mediana intorno alla quale si allineano in simmetrico equilibrio tutti gli ambienti minori", ispirandosi a edifici rinascimentali con sala centrale come il palazzo d'Alfonso d'Aragona al Poggioreale di Napoli, "la Rotonda" del Palladio a Vicenza e la villa di Tolomeo Gallio a Gravedona. Tuttavia, rispetto a questi esempi, la planimetria risultante si arricchisce nella complessa articolazione degli spazi e dei percorsi, distaccandosi dallo schema iniziale statico.
Interni Sul prospetto sud-est, l'atrio d'ingresso dalla strada carraia è composto da due ambienti di dimensioni contenute. Il primo è circolare, con una cupola voltata in mattoni, pavimento in pietra chiara e scura, e pareti rivestite in legno, esso richiama l'atrio ovale della villa Karma di Loos. Superata una porta ripiegabile a libro, il secondo ambiente, di forma quadrata, conduce all'armeria, che insieme all'atrio dei cacciatori e alla cantina, forma le tre sale del corpo centrale.
Questa tripartizione planimetrica si ripete anche ai piani superiori, con ogni piano che si configura in modo autonomo per diverse funzioni, con altezze, partizioni e finiture differenti. Le lunghe volte ribassate in mattoni della cantina e dell'armeria indicano la loro natura di spazi sottostanti la raffinata “casa di villa".
Il piano della caccia mostra una sapiente interpretazione dell'architettura rurale, con spazi unificati da forme e materiali tradizionali: muri e volte in mattoni a vista con inserti lapidei, e pavimenti in lunghe tavole di larice.
La sala dei cacciatori è ancora oggi l'elemento di maggior pregio stilistico, rappresentando il nucleo centrale dell'intero edificio. Occupa uno spazio pressoché quadrato, delimitato da superfici in mattoni, con una struttura lignea di pilastri e travi che definisce la zona centrale. È arredata con mobili originali in rovere disegnati da de Finetti: due coppie di tavoli e panche semicircolari che si fronteggiano. Questa sala era il luogo in cui si decidevano gli itinerari e si socializzava tra i partecipanti delle battute. Le panche a coro, dette anche a refettorio, sono caratterizzate da schienali conformati per ogni posto.
Gli spazi di servizio, che hanno la stessa dignità delle altre aree, sono studiati con cura, come dimostrano lo spogliatoio dei cacciatori con appendiabiti fissi in legno e i bagni ,disposti nell’ala con il portico antistante, con raffinati nettapiedi. Una piccola stanza simmetricamente all'atrio d'ingresso è dedicata allo studiolo del capocaccia. Da questi spazi si poteva accedere all'esterno per le battute di caccia senza attraversare altre parti della casa. In una posizione marginale si trova l'ala per il personale, con atrio di servizio, mensa, cella frigorifera e cantina del cuoco. La separazione tra ambienti domestici e padronali è evidente in tutta la villa, con disimpegni e corridoi che fungono da filtro tra una zona e l'altra. Anche i percorsi verticali seguono questa regola, con due scale separate per servizio e padronali, che hanno inizio ciascuna dai rispettivi atri e proseguono sino all'ultimo piano della villa.
La scala padronale, interamente in legno, avvolge un nucleo di servizio con rampe e piani di riposo che coincidono ,a livello delle sale, con la sequenza di atri che da accesso al salone centrale. La scala di servizio, con una prima rampa a forma di S, sviluppa il dislivello in minore spazio, si ricongiunge alla scala principale e prosegue con una seconda rampa in ferro sino al tetto, in stile “viennese”.
Al piano nobile, un percorso suddiviso tra scala e locali di piccole dimensioni, porta alla tripartizione del corpo centrale, affiancando il salone a doppia altezza alla sala da pranzo e alla sala del camino friulano. Il salone, con dimensioni di 11x8,62 metri e un'altezza di quasi 8 metri (m. 7.84), è il baricentro della casa, con una monumentale porta-finestra, su cui si imposta la cornice con mensole "a sostegno" della leggera volta di copertura, che inonda di luce lo spazio interno, creando una connessione naturale con l'esterno.
La disposizione opposta delle aperture, che illuminano il locale, crea un legame stretto tra lo spazio interno e quello esterno, facendo sembrare quest'ultimo una naturale estensione del salone. Questa sensazione è rafforzata dal meccanismo della porta-finestra a nord-ovest, che si solleva verticalmente senza ostruire il passaggio. Un asse visivo, perpendicolare a questo, collega le due stanze adiacenti al salone, mettendo in relazione visiva i finestroni dei camini attraverso ampi varchi nei muri. Questo espediente progettuale fa sì che lo spazio centrale del salone diventi il fulcro spirituale della casa e il punto di connessione con la natura, che viene filtrata e interpretata dall'architettura. La presenza di due grandi camini caratterizza le stanze adiacenti al salone centrale.
La "sala del camino friulano", il cui nome completo è “sala del camino friulano, coi libri ed il gioco”, si distingue non solo per il camino con base circolare e cappa centrale in rame, dotato di tiraggio naturale/forzato e movimento a scomparsa regolabile, ma anche per gli arredi fissi incassati nella boiserie. Questi includono una libreria sulla parete di fondo (originariamente prevista per accogliere divani), un mobile con ante a cerniere nascoste, e quattro cristalliere ai lati dell'ingresso e del finestrone, tutte con cerniere in ottone.
L'attenzione ai dettagli è evidente nel sistema di apertura dei serramenti, utilizzato in tutto l'edificio: finestre a saliscendi e persiane scorrevoli azionate da robuste maniglie circolari. Un'ampia apertura nel muro del salone, simile a quella che dà accesso alla sala del camino friulano, inquadra il camino in mattoni della sala da pranzo. Questo camino, di ispirazione wrightiana, è sormontato da un finestrone di uguali dimensioni che si affaccia sul camminamento esterno, riprendendo una soluzione già vista nella casa della Meridiana.
La sala è rivestita in legno su tre lati, mentre il muro comune con il salone è intonacato di chiaro, creando un effetto di progressivo alleggerimento accentuato da una tenda che può ulteriormente separare gli spazi, insieme a due ante scorrevoli nascoste nell'imbotte.
Va inoltre evidenziato che il sistema tecnologico degli impianti è integrato da raffinate soluzioni di dettaglio che completano il design degli interni e nascondono parti degli impianti o spazi di servizio della casa. In questo contesto, i pannelli scorrevoli del passavivande sono solo parzialmente apribili, poiché una parte di essi, con lo stesso motivo architettonico, copre le canalizzazioni di aerazione dei locali.
È fondamentale notare l'articolazione volumetrica percepibile internamente attraversando ortogonalmente i tre saloni. Questa soluzione progettuale, che varia le altezze dei locali creando movimento all'interno del volume, riflette il concetto di Raumplan, uno degli elementi architettonici chiave nell'architettura di Loos per conformare lo spazio.
La cucina occupa gran parte dell'ala sinistra ed è suddivisa in tre aree: un ampio spazio per la preparazione dei cibi, un office, e una piccola stanza per lavare. L'office, accessibile dal portico esterno, funge da tramite tra la sala da pranzo e la cucina vera e propria. Tra gli arredi più notevoli, la maggior parte dei quali non esiste più, vi erano un lungo piano in acciaio con lavelli che si estendeva lungo il muro, un mobile passavivande con zone calda e fredda e una vetrata superiore apribile sulla cucina, cristalliere e armadi incassati, e un pavimento in vetrocemento che illuminava l'atrio sottostante. Al centro della cucina erano disposti tavoli in marmo e acciaio e un blocco cottura elettrico, mentre lungo le pareti si trovavano attrezzature fisse come lavelli, un grande camino con spiedo, un armadio frigorifero e lo scrittoio del cuoco.