Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno (tedesco: Also sprach Zarathustra. Ein Buch für Alle und Keinen) è un libro del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, composto in quattro parti, la prima nel 1883, la seconda e la terza nel 1884, la quarta nel 1885.
Il filosofo tedesco Nietzsche giunse a Rapallo nel rigido novembre del 1882 alloggiando in “un alberghetto proprio in riva al mare” (Villa San Faustino), che si trovava in quella che oggi è Piazzetta Est. Nel tentativo di liberarsi delle terribili emicranie di cui soffriva e convinto che “tutti i pensieri veramente grandi sono concepiti camminando”, percorreva in solitudine i ripidi sentieri da Rapallo verso Portofino o Zoagli. Nel suo Ecce Homo scriverà: “Su queste due strade mi venne incontro tutto il primo Zarathustra: più esattamente, mi assalì…”. È infatti durante questo soggiorno che prenderà forma la prima parte di Così parlò Zarathustra, una delle sue opere più celebri.
Gran parte dell'opera tratta i temi dell'eterno ritorno, della parabola della morte di Dio, e la profezia dell'avvento dell'oltreuomo, che erano stati precedentemente introdotti ne La gaia scienza. Definito dallo stesso Nietzsche come "il più profondo che sia mai stato scritto", il libro è un denso ed esoterico trattato di filosofia e di morale, e tratta della discesa di Zarathustra dalla montagna al mercato per portare l'insegnamento all'umanità.
Il comportamento di Zarathustra qui descritto è opposto a quello già espresso da un saggio di Arthur Schopenhauer che prefigura - al contrario - un allontanamento del mistico dal mercato verso, appunto, la montagna. Ironicamente il testo utilizza uno stile simile a quello della Bibbia, ma contiene idee e concetti diametralmente opposti a quelli del cristianesimo e del giudaismo riguardo alla morale ed ai valori tradizionali.
Con questo testo Nietzsche prosegue la propria strada di allontanamento dalla filosofia di Schopenhauer e dal mondo di Richard Wagner a cui era stato fino ad allora legato. L'opera è il frutto della ripresa, da parte di Nietzsche, dello studio di un autore amatissimo sin da quando era diciottenne, Ralph Waldo Emerson. I temi emersoniani percorrono infatti tutta l'opera: tra questi spiccano la fiducia in sé stessi, l'affermazione della vita intramondana, l'amore del fato e l'idea dell'oltreuomo.
Nietzsche scrisse l'opera mentre vagava in varie località artistiche italiane (la quarta e ultima parte del libro fu scritta da Nietzsche in residenza a Rapallo).
Origini dell'opera e suo stile
Zarathustra veniva introdotto per la prima volta al termine de La gaia scienza, nell'inquietante Incipit Tragoediae, mentre la parabola della morte di Dio è resa nel famosissimo "aforisma 125" (anche, in parte, nel 108). L'opera, scritta nel 1882, in seguito alla pubblicazione di Umano, troppo umano, nel quale il filosofo rende sé colpevole del suo appoggio intellettuale a Wagner, da lui rinnegato alla stagione mattutina del suo pensiero come un "nostalgico cristiano" è catartica per la comprensione dell'alba della filosofia di Nietzsche, e, per di più, contiene anche la prima formulazione della dottrina dell'eterno ritorno, uno dei concetti cardinali degli insegnamenti di Zarathustra. L'autore dichiara che l'opera è superiore al Faust di Goethe per "il vigore e la virilità del linguaggio".
Struttura e temi trattati Il libro racconta i viaggi fittizi e la pedagogia di Zarathustra: il nome del personaggio protagonista è tratto da quello dell'antico fondatore dello zoroastrismo il cui testo sacro è costituito dall'Avestā; basato sul monoteismo e la contrapposizione di bene e male.Nietzsche vuole qui raffigurare chiaramente un tipo nuovo di Zarathustra, profeta e fondatore di religione, ossia colui che predica al mondo col suo esempio la trasvalutazione dei valori, di tutti i valori fino ad oggi considerati tali (argomento incalzato da Nietzsche in L'Anticristo).
Compreso il proprio errore, il profeta Zarathustra lo comunica agli uomini e annuncia loro una nuova dottrina, quella dell'oltreuomo, un superamento radicale del sé che perde la sua essenza, del sé nichilista e passivo davanti alla decadenza della cultura occidentale cristiana e socratica, dell'idea di un "mondo dietro al mondo" avallata dalla metafisica, dal cristianesimo (nient'altro che "platonismo per il popolo", come diceva Nietzsche) e dal pietismo etico derivante.
Caratteristica del tutto originale, presentata per la prima volta nel Prologo, è la designazione degli esseri umani come una transizione tra le scimmie (come in Darwin) e l'Übermensch, superamento dell'uomo nichilista, padrone di sé stesso e della propria vita, rinnegante di qualsiasi autorità impostagli: il funambolo sulla corda sopra l'abisso è colui che cerca d'allontanarsi dalla sua istintuale animalità in direzione dell'oltreuomo.
Tra i molti temi proposti nel libro, ve ne sono alcuni ricorrenti: la morte di Dio; l'essere umano come ponte tra le bestie e l'oltreuomo; l'eterno ritorno dell'uguale; la volontà di potenza come componente fondamentale della natura umana, in quanto espressione dell'impulso di vivere.
Molte delle sue future critiche al cristianesimo (come nel seguente Anticristo) possono già essere trovate in nuce nello Zarathustra, in particolare quella dei valori cristiani di bene e male, e la sua tendenza a porsi come platonismo per il popolo, cioè a togliere valore al mondo presente per assegnarlo ad un mondo oltre il mondo. Compassione e pietà, virtù della piccola gente, non sono degne degli uomini superiori: il loro sguardo deve ergersi al di sopra della piccola gente come quello dei cani da pastore sulle pecore, e volgersi al nuovo nell'atto creativo.
Idee centrali di base: volontà di potenza, morte di Dio, oltreuomo, eterno ritorno dell'identico
Nietzsche utilizza la figura dell'antico profeta persiano per collegare e sviluppare i 4 elementi principali su cui poggia l'intera sua opera, tutti ampiamente discussi in questo libro definito insieme "per tutti e per nessuno".
Dal punto di vista dell'originale Zoroastro tutti gli esseri umani si trovano in condizione d'uguaglianza di fronte all'unico Dio: poco prima della morte di Dio, tutti gli individui risultano uguali in quanto folla, gregge anonimo. Conseguentemente la morte di Dio è una possibilità d'espressione per il futuro superuomo.
Nel 3° paragrafo della Prefazione il profeta definisce l'uomo come un ponte lanciato in direzione del superuomo: "L'uomo è qualcosa che dev'essere superato", per l'avvento del superuomo è pertanto necessaria la caduta finale dell'uomo attualmente presente in questo mondo. Ma ad un tale sforzo creativo d'allevamento e formazione non è possibile giunger sostando nel bel mezzo della piazza, dove s'assembra la folla sterminata e senza alcun valore di sorta: questa folla la quale in cambio di vantaggi e beni materiali (il "benessere") fa solo ciò che favorisce il proprio personale beneficio di guadagno e tornaconto individualistico.
L'uomo superiore è invece "fine a sé stesso", spirito creativo piuttosto che passivo consumatore di beni e cose: egli è un innovatore che continua imperterrito a produrre ciò che alla gente che vive in mezzo al mercato sembra inutile e indifferente; in tal maniera si innalza al di sopra della folla, dell'immondo "spirito del gregge". Il simbolo dell'oltreuomo allude anche alle nozioni di padronanza e coltivazione di sé, auto-direzione ed auto-superamento.
Espressioni preferite da Nietzsche per indicar l'affermazione dell'esistenza in tutte le sue manifestazioni son la leggerezza data nella risata e nella danza: la più alta forma di affermazione della vita è simboleggiato nell'"anello del ritorno". Anche se il mondo non tende affatto ad una meta finale divina, in modo che il superuomo trovi nel suo atto creativo di auto-perfezione la propria suprema affermazione, egli vive l'eterno ritorno affermando costantemente sé stesso.Di fronte alla consapevolezza che ogni azione è destinata a ripetersi infinitamente solamente un superuomo è in grado d'accoglierne tutte le conseguenze non avendo mai alcun rimpianto.
La trasvalutazione di tutti i valori fino a quel momento creduti come veri, conduce il suo creatore ad aspirare e realizzar la volontà di potenza (parte 2°, discorso 12-Dell'autosuperamento). Sulla base di un tale principio, la creazione d'un mondo rinnovato senza più alcun Dio sfugge alla sua insignificanza implicita e trova un nuovo significato al suo interno.
Le nuove virtù propugnate dal superuomo sono: creatività; amore nei confronti d'ogni evento dell'esistenza, anche il più terribile, e fiducia nelle proprie capacità; la volontà (di potenza) come unica scala di valore ed azione; coraggio, forza ed intransigenza nel perseguire gli obiettivi prefissati.
Proemio di Zarathustra (10 paragrafi)
Dopo aver trascorso 10 interi anni come eremita in cima a un monte, Zarathustra inizia a provar una qual sorta di nostalgia nel confronti dell'umana convivenza mondana, poiché prova il desiderio di condividere la saggezza acquisita anche con altri. Scende pertanto, appena compiuti 30 anni, alla medesima età in cui Cristo principiò la propria predicazione, dalle vette innevate e inizia a predicare alla folla di una cittadina chiamata "Vacca pezzata": annunzia l'avvento d'un nuovo tipo di essere umano, il superuomo. Così ebbe inizio il tramonto di Zarathustra. Prima però incontra in mezzo ai boschi un vecchio che vive in una capanna; questi gli sconsiglia caldamente di recarsi in mezzo agli uomini, in quanto esseri ancor troppo imperfetti: l'amore per l'uomo uccide, è molto meglio amare Dio. Zarathustra porta un dono agli uomini? Meglio non dar loro nulla, se non un'elemosina, ma non prima d'averla lungamente richiesta. Il vecchio incalza: non gettarti in mezzo agli uomini, rimani invece al sicuro nella foresta tra gli animali, cantando e danzando, ridendo e piangendo e lodando Dio.Si separano, Zarathustra e il vecchio eremita, ridendo come fanciulli, ma quando è lontano il profeta medita: Incredibile, il vecchio santo non è ancora giunto a conoscenza della grande notizia riguardante la morte di Dio. Ai margini del bosco sorge una cittadina e quivi il popolo si era radunato nella piazza centrale del mercato, era stato difatti promesso uno spettacolo circense e tutti stavano in attesa col naso in su. Zarathustra inizia a parlare a quella gente ammucchiata: gli uomini, dice, dovrebbero creare qualcosa che stia al di sopra di loro stessi, nell'esser umano vi è difatti ancora molto del verme e al giorno d'oggi egli è ancora molto più scimmia di qualsiasi vera scimmia. Ecco, voglio istruirvi nei riguardi dell'oltreuomo, egli è il nuovo senso della terra, sia questa la vostra ultima e più alta volontà: smettete di credere ai moribondi che predicano speranze ultraterrene!Infatti Dio è morto, pertanto l'unico crimine è oggi quello perpetrato contro la terra: la divinità dei moribondi chiedeva un'anima che disprezza il corpo, un'anima brutta e cattiva, l'odio per il mondo era il suo alto godimento; quest'anima povera, miserabile e immersa nella sporcizia data dalla "buona coscienza" morale. In verità l'uomo è una cloaca vivente, uno scarico d'acque nere: l'oltreuomo è l'oceano che può ripulirlo.