La battaglia del Trasimeno è stato uno degli scontri bellici maggiori della seconda guerra punica, e fu combattuta il mattino del 21 giugno 217 a.C.Secondo Ovidio (Fasti, VI, 765-8), era ...quintus ab extremo mense bis ille dies..., quindi il decimo giorno prima delle calende di luglio (giugno aveva 29 giorni). È da tener conto che il calendario romano all'epoca differiva da quello riformato, giuliano, per cui non è possibile identificare esattamente la data. Per una trattazione sull'argomento si veda . presso le sponde nord-occidentali del lago Trasimeno tra l'esercito romano, guidato dal console Gaio Flaminio Nepote, e quello cartaginese, al cui comando era Annibale Barca.
Annibale voleva decimare le due legioni guidate da Flaminio, che lo stavano seguendo lungo la sua marcia in Etruria, prima che si ricongiungessero con quelle dell'altro console Gneo Servilio Gemino. Scendendo la Val di Chiana in direzione di Roma, il condottiero cartaginese fece accelerare il passo alle sue truppe e giunse con alcune ore di anticipo in prossimità del lago Trasimeno: decise quindi di deviare verso est il suo percorso, in direzione di Perugia, poiché aveva individuato, in una valle compresa tra le estreme pendici dei monti di Cortona e il lago, i luoghi adatti per tendere un'imboscata alle legioni romane. Annibale qui si accampò con la fanteria pesante su una collina e dispose gli altri reparti sulle pendici dei colli circostanti, nascosti in modo da sorprendere ai fianchi l'esercito romano e circondarlo.
Il console romano arrivò presso le rive del lago quando il sole stava per tramontare e fu costretto ad accamparsi e ad attendere il giorno seguente per riprendere l'inseguimento, ignaro che l'accampamento nemico si trovasse lì vicino, essendo separati solo dai bassi colli di Cortona che si protendono verso il lago.
L'indomani, i reparti di Annibale erano già pronti all'agguato quando i Romani, all'alba, incominciarono a lasciare l'accampamento e, superato uno stretto passaggio tra uno sprone roccioso e le acque del lago, entrarono nella valle immersa nella nebbia, ignari del pericolo incombente, non avendo inviato esploratori in avanscoperta.A quell'epoca i Romani erano ancora legati ad un modo di combattere cavalleresco basato sulla fides (lealtà, leale comportamento) che non concepiva l'uso di astuzie e di agguati in guerra, in presenza di iustus hostis, un nemico regolare. Secondo i Romani, solo il combattere seguendo i canoni del iustum bellum avrebbe garantito loro la vittoria finale. Per lo scontro tra la fides romana e la metis punica si vedano e .
L'esercito cartaginese conseguì sul campo una vittoria piena, avendo colto la maggior parte delle truppe romane ancora in ordine di marcia nel fondo della valle.Le fonti storiche maggiori che descrivono l'evento sono Polibio, Storie, III, 83-84 e Tito Livio, Ab Urbe Condita, 22, 4-6
Le fonti riferiscono della morte in battaglia del console Flaminio e di notevoli perdite romane, mentre quelle cartaginesi furono tra i 1 500 e i 2 500 soldati, compresi soprattutto nelle file celticheSecondo Tito Livio (Ab Urbe Condita, 22, 7), si ebbero 15 000 soldati romani uccisi, 10 000 Romani scampati e 2 500 Cartaginesi uccisi. Secondo Polibio (Storie, III, 84-85), i Romani ebbero 15 000 morti e 15 000 prigionieri. Per i Cartaginesi, le perdite si assommavano a 1 500 soldati.
La disfatta, la morte di Flaminio e la distanza da Roma dell'altro console Servilio spinsero i comizi centuriati a nominare dittatore Quinto Fabio Massimo Verrucoso e maestro della cavalleria Marco Minucio Rufo.Polibio, Storie, III, 87 e Tito Livio, Ab Urbe Condita, 22, 8
Antefatti Nella prima fase della seconda guerra punica, Annibale e il suo esercito composto da Libi, Numidi, Mauri, Iberi, Celtiberi e Balearici riuscirono, nell'autunno del 218 a.C., a raggiungere la Valle Padana, dopo una lunga marcia partita dai possedimenti cartaginesi in Iberia. Dopo aver valicato le Alpi, gli effettivi sotto il comando del Barcide consistevano in 20 000 fanti e 6 000 cavalieriPolibio in Storie, III, 56 dichiara di aver personalmente letto questa cifra sulla stele che Annibale lasciò a Capo Colonna (Lacinium), vicino al tempio di Hera Lacinia, nei pressi del quale Annibale aveva posto i quartieri invernali negli ultimi anni di sua permanenza in Italia. Annibale riuscì in breve tempo a vincere i primi scontri importanti contro i Romani: prima al Ticino, poi alla Trebbia. Stabilì quindi i suoi campi invernali nella pianura Padana. Le tribù celtiche, che intanto si erano a lui alleate (Boi e Insubri le più importanti), gli consentirono di aumentare i propri effettivi di ca 20 000 unità.
Le residue forze armate romane, scampate alle due disastrose sconfitte, vennero trasferite a Cremona e Piacenza, per svernare in luogo sicuro. Nel frattempo, a Roma si tennero i comizi che elessero come consoli per l'anno 217 a.C. Gaio Flaminio Nepote, plebeo, e Gneo Servilio Gemino, patrizio.Polibio, Storie, III, 75 Il Senato decise che la difesa si sarebbe dovuta spostare entro i confini della Repubblica. Ritenendo la Valle Padana non difendibile e le colonie di Piacenza e Cremona, appena fondate, al sicuro da assedi cartaginesi, il Senato suddivise le forze e assegnò a ciascuno dei consoli un'area di azione: Flaminio doveva controllare i passi e i valichi in Etruria, mentre Servilio doveva controllare l'area di Rimini e l'accesso alla via Flaminia... Per eseguire il proprio compito, ogni console avrebbe avuto a disposizione due legioni "rinforzate" (con un numero maggiore di effettivi rispetto alla norma), a cui si affiancavano contingenti di socii, per un totale di circa 25 000 unità... Erano attive altre sette legioni: due a Roma, due in Spagna, due in Sicilia, una in Sardegna. Altre forze erano state inviate a Taranto e furono allestite ulteriori sessanta quinqueremi. Ulteriori rinforzi vennero inviati da Gerone, re di Siracusa, storico alleato di Roma, che consistevano in cinquecento arcieri cretesi e mille peltasti.Polibio, Storie, III, 75, 4. Non si sa se questi contingenti fossero presenti al Trasimeno
Annibale, d'altro canto, intendeva spostare la guerra entro i confini della Repubblica di Roma. La strategia che Annibale aveva in mente per vincere la guerra era di staccare le popolazioni italiche federate da Roma e di allearle a sé,Polibio, Storie, III, 77 incrementando così truppe e risorse a propria disposizione, diminuendo al tempo stesso quelle di Roma, portandola al collasso e costringendola alla resa. La propaganda e le battaglie vinte sarebbero state gli strumenti per raggiungere la capitolazione economico-politica della Federazione, minata all'interno dalle forze centrifughe, catalizzate dall'intervento cartaginese.
Nella primavera del 217 a.C. Flaminio rilevò a Lucca le truppe che avevano svernato a Piacenza sotto Sempronio, integrò le file arruolando nuovi effettivi e attraversò quindi l'Etruria, fino ad accamparsi ad Arezzo.Tito Livio, Ab Urbe Condita, XXI, 59, 10 e Polibio, Storie, III, 75, 5-6; 77,1 Annibale, visto il malcontento crescente dei CeltiPolibio, Storie, III, 78. In questo passo Polibio descrive anche gli stratagemmi - parrucche e travestimenti - che Annibale utilizzò per evitare gli attentati timorosi del protrarsi della guerra nelle loro terre, e volendo prendere di sorpresa i Romani, si mosse velocemente dal suo campo invernale situato in Emilia ed entrò in Etruria, secondo la via più breve, e al tempo stesso scomoda. Lungo la direttrice Bologna-Pistoia valicò gli Appennini, probabilmente presso Passo Collina, e raggiunse quindi la Val d'Arno allagata dalle forti piogge. Per attraversarla l'esercito cartaginese impiegò quattro giorni e tre notti, lasciando sul posto molti animali e vettovaglie. Annibale stesso perse la vista da un occhio a causa di una infezione oftalmica non curata.Polibio, Storie, III, 79 Il piano di Annibale era comunque riuscito: aveva valicato gli Appennini ed era giunto in terra etrusca senza trovare opposizione. Dopo aver fatto riposare presso Fiesole i propri soldati ed essersi informato sulle caratteristiche della regione, sulle forze romane e sul loro comandante, il Barcide decise di spingere il console romano a battaglia, prima che questo potesse congiungersi con il collega e le sue armate.Polibio, Storie, III, 80 e Tito Livio, Ab Urbe Condita, XXII, 3, 1-5
Le forze cartaginesi, pertanto, iniziarono a mettere a ferro e fuoco l'Etruria, depredandola, per evidenziare le debolezze romane, creare loro imbarazzo politico con gli alleati federati e provocare il sanguigno Flaminio. Annibale cercò di muoverlo a battaglia, sfidandolo apertamente mentre sfilava con il suo esercito proprio ad Arezzo, dove era accampato il console con le sue truppe. Questi rifiutò la sfida, inviò messaggeri a Servilio per avvertirlo della situazione,Polibio, Storie, III, 86 e Tito Livio, Ab Urbe Condita, XXII 3, 6-14 e decise, contro il parere dello stato maggiore, di placare gli animi degli alleati, seguendo a distanza l'armata punica. Egli doveva evitare di perdere il contatto con l'esercito nemico, facendo in modo che il condottiero cartaginese non potesse marciare liberamente verso Roma o verso le truppe di Servilio, mettendolo in seria difficoltà. L'obiettivo da perseguire era, dunque, quello di ricongiungere le legioni dei due consoli e solo allora dar battaglia.È possibile che vi fosse la speranza nei Romani di replicare quanto accaduto nel 225 a.C. nella battaglia di Talamone, quando le due armate consolari erano arrivate sul campo di battaglia da direzioni diverse e avevano sconfitto l'esercito gallico, disposto a cuneo
Annibale colse l'occasione: mentre procedeva in Val di Chiana, avendo Cortona sulla sinistra e il lago Trasimeno sulla destra, decise di non proseguire sulla strada che portava a Chiusi - e quindi a Roma (la futura via Cassia) -, ma cambiò direzione volgendo verso est, verso la via Flaminia, e, attraversando uno stretto passaggio, entrò in una valle posta lungo le sponde nord-occidentali del lago. Egli lo ritenne il luogo adatto per un'imboscata, per cui, qui fece accampare le proprie truppe e le dispiegò lungo le colline che delimitavano la valle, attendendo l'arrivo dell'esercito romano.Tito Livio, Storie, XXII, 3, 6-14 Flaminio, con le sue due legioni, raggiunse il Trasimeno solo in serata e dovette accamparsi per la notte nelle sue vicinanze, in un'area non distante dal défilé.
Schieramenti e battaglia La strada che attraversava la vallata inizialmente passava attraverso uno stretto passaggio, lungo circa quattrocento metri, causato dalla vicinanza delle ultime pendici rocciose dei monti di Cortona alle sponde lacustri. Annibale voleva sfruttare a proprio vantaggio le caratteristiche di questi luoghi e dei propri soldati, oltre che i punti deboli del nemico.