Primo ministro della Romania dal 26 dicembre 1989 al 26 settembre 1991, fu una delle principali figure del periodo di transizione del paese alla democrazia. Guidò il primo governo provvisorio risultante dalla rivoluzione del 1989 e fu riconfermato nell'incarico in seguito alle elezioni parlamentari del 1990, varando le prime riforme di stampo democratico e capitalista. Il suo governo fu rovesciato nel settembre 1991 dall'intervento dei minatori guidati da Miron Cozma. Fu anche presidente del Senato dal 1996 al 1999 e ministro degli affari esteri dal 1999 al 2000.
Presidente del Fronte di Salvezza Nazionale (1990-1993) e poi del Partito Democratico (1993-2001), fu due volte senatore e tre volte deputato.
Il 13 giugno 2017 fu rinviato a giudizio per crimini contro l'umanità insieme a Ion Iliescu e altri importanti leader politici dei primi anni novanta, nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria sulla mineriada del giugno 1990.
Formazione e carriera professionale Famiglia Il nonno paterno proveniva da una famiglia di origine ebraica chassidista di Oradea. Il padre Valter Roman, nato con il nome Ernő Neuländer, fu un militante comunista e veterano delle Brigate Internazionali nella guerra civile spagnola. Negli anni successivi si trasferì prima a Parigi e poi a Mosca, dove conobbe la moglie Hortensia Vallejo, attivista repubblicana basca di religione cattolica rifugiatasi in Unione Sovietica dopo la sconfitta contro le forze franchiste nello stesso conflitto. Roman rientrò in Romania con la famiglia nel 1945, dopo l'instaurazione della nuova repubblica socialista.
Valter Roman occupò successivamente diverse posizioni nell'apparato statale, fino a diventare membro del comitato centrale del Partito Comunista Rumeno (PCR) nel 1951, ministro delle poste e, successivamente, direttore della casa editrice del PCR. Hortensia Vallejo fu per un ventennio a capo della redazione per i programmi per l'estero di Radio Romania Internazionale a Bucarest.
Petre Roman, nato nel 1946, trascorse l'infanzia nella casa paterna situata nell'esclusivo quartiere di Primăverii nella capitale rumena. Fu il terzo di quattro figli, dopo Raúl e Mirella (nati in Russia), e prima di Carmen, sorella minore nata in Romania.
Studi Frequentò il liceo Petru Groza, prestigiosa scuola con insegnamento in lingua russa a Bucarest. Nel 1963 fu ammesso alla facoltà di ingegneria elettrica dell'Università Politecnica di Bucarest, dove si laureò nel 1968, con il titolo di miglior studente dell'anno. Durante gli anni universitari svolse un tirocinio presso il cantiere del complesso idroelettrico delle Porte di ferro.
Grazie a una borsa di studio concessa dallo stato rumeno proseguì gli studi di specializzazione in Francia, presso l'Università di Tolosa III Paul Sabatier, conseguendo nel 1971 un master e nel 1974 un dottorato all'Istituto di meccanica dei fluidi dell'ateneo con una tesi dal titolo «Aerazione naturale dei flussi con superficie libera» («Aerarea naturală a curgerilor cu suprafață liberă»).
Attività accademica Nel 1968 divenne assistente universitario presso l'Università Politecnica. In Francia fu assistente per l'Istituto politecnico di Tolosa, la Scuola superiore di aeronautica e l'Università Paul Sabatier.
Tornato in Romania, nel 1976 ottenne il titolo di lettore dell'Università Politecnica di Bucarest, nel 1982 quello di conferenziere e nel 1990 quello di professore universitario.. Nel 1985 assunse l'incarico di capo del dipartimento d'idraulica della facoltà di idrotecnica. In tale periodo fu noto soprattutto per il suo lavoro accademico e per la ricerca nel campo della fisica dei fluidi e dell'inquinamento. Come riportato dallo storico Vladimir Tismăneanu, sul finire degli anni ottanta frequentò insieme a Ion Iliescu gli incontri del circolo di discussione su scienza e tecnologia fondato dal matematico Mihai Drăgănescu, cui presero parte diverse personalità e tecnocrati del regime.
Autore di centinaia di pubblicazioni nel campo dell'ingegneria (prima del 1989) e delle scienze politiche (dopo il 1989), fu autore di importanti studi sugli effetti dello scarico delle acque calde della centrale nucleare di Cernavodă, sui modelli di simulazione delle turbolenze che trovarono applicazione nella previsione dei getti inquinanti, sull'autopulizia delle linee di fognatura e sugli schemi predittivi delle alluvioni.
Nell'aprile 2000 ottenne il titolo di dottore honoris causa dall'Università Tecnica della Moldavia.
Fu membro dell'Associazione internazionale di ricerche idrauliche (IAHR), del Club di Madrid e dal 2004 del collegio nazionale dell'Istituto della rivoluzione romena del dicembre 1989 (IRRD). Nel 2021 ne divenne direttore generale in sostituzione di Gelu Voican Voiculescu.
Nel 2000 fondò l'Istituto romeno per gli studi democratici, attivo nella formazione di personale specializzato in programmi europei.
Carriera politica
Rivoluzione del 1989 Membro del Partito Comunista Romeno dal 1965, con il tempo iniziò a disprezzare le politiche del dittatore Nicolae Ceaușescu. Per tale motivo nel 1989 sostenne in prima persona la rivoluzione che portò alla sua deposizione. Roman prese parte alle proteste di strada che ebbero luogo a Bucarest e fu tra i manifestanti che occuparono l'ex sede del comitato centrale del partito, rivolgendo alla folla proclami in favore della democrazia appena conquistata. Roman fu uno dei membri che nella sera del 22 dicembre 1989 contribuirono alla nascita del Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN), nuovo organo di potere provvisorio presieduto da Ion Iliescu e costituito prevalentemente da ex militanti comunisti che si erano opposti a Ceaușescu...
Pur carente di esperienza specifica, il 26 dicembre 1989 fu nominato da Iliescu per il ruolo di primo ministro del governo provvisorio, incarico concepito come prevalentemente amministrativo, mentre le strategie politiche rivenivano al CFSN... Il governo Roman I fu costituito essenzialmente da tecnocrati e figure che avevano avuto un ruolo politico attivo nei quadri del regime. L'obiettivo principale del nuovo gabinetto era quello di gestire l'amministrazione del paese fino a nuove elezioni.
Primo ministro
I primi mesi del 1990, tuttavia, furono caratterizzati da dure proteste antigovernative organizzate dalle forze di opposizione, che contestavano la decisione del CFSN di trasformarsi in un partito politico, il Fronte di Salvezza Nazionale (FSN). Alle mineriade dei mesi di gennaio e febbraio, in aprile seguì una più intensa manifestazione, la golaniada, conclusasi in modo tragico in giugno, con l'azione di migliaia di minatori chiamati ad intervenire al fianco delle forze dell'ordine contro i protestatari, in quella che passò alla storia come mineriada del giugno 1990. A tal proposito Roman dichiarò che aveva ordinato l'intervento della polizia quale legittima operazione volta a salvaguardare l'ordine pubblico, ma non giustificava le brutalità commesse dai minatori. L'episodio ebbe profonde ripercussioni negative sulla percezione internazionale della Romania.
Alle elezioni parlamentari del maggio 1990 il FSN ottenne una vittoria schiacciante, che permise la riconferma di Roman a primo ministro. Sebbene eletto anche come deputato, il 31 luglio rinunciò all'incarico parlamentare.
A differenza del precedente, i membri del governo Roman II erano personalità che, pur con un passato nel PCR, non avevano avuto ruoli di primo piano nel regime. Ion Iliescu vinse le elezioni per la presidenza della repubblica. Poiché il quadro normativo impediva al capo di stato di rivestire ulteriori incarichi politici, il 26 luglio Petre Roman assunse formalmente la guida del FSN.. Nel corso della seconda conferenza nazionale del FSN tenutasi tra il 16 e il 17 marzo 1991, venne adottato il programma politico del partito «Un futuro per la Romania» («Un viitor pentru România»), basato su una mozione proposta da Roman, che venne contestualmente riconfermato presidente del partito.
Il nuovo esecutivo entrato in carica il 28 giugno 1990 prometteva di far uscire la Romania dall'isolamento internazionale con l'avvicinamento alle potenze occidentali e realizzare la transizione ad un'economia di tipo capitalista. Nel complesso le manovre del governo portarono alla creazione delle istituzioni di base dell'economia di mercato (sistema bancario, privatizzazioni, investimenti stranieri). Roman si presentò più volte in parlamento proclamando la necessità di realizzare ampie riforme di liberalizzazione, anche se ciò portò a contrasti con le frange più conservatrici del FSN e con lo stesso presidente Iliescu...
L'emergere di tensioni sociali, scaturite dalle misure economiche realizzate dal governo, portò alla sollevazione dei lavoratori del comparto minerario, che nel settembre 1991 diedero il via alla quarta mineriada. Per placare le violenze di strada nella capitale, il 26 settembre Petre Roman rimise il proprio mandato nelle mani del presidente della Romania. Mentre per poter proseguire il percorso di ristrutturazione dell'economia nazionale il primo ministro si aspettava la nascita di un nuovo governo guidato dalla sua persona, che includesse anche altre forze politiche, invece, Iliescu prese atto delle sue dimissioni, dando credito alla parte conservatrice del partito, riluttante verso un netto processo di riforma..
Leader del Partito Democratico
Il conflitto tra le due correnti del FSN si risolse con una scissione nel corso della conferenza nazionale del 27-29 marzo 1992. La maggioranza dei delegati del partito sostenne il programma di Petre Roman «Il Futuro-Oggi» («Viitorul-Azi»), che definiva il FSN come una forza di centro-sinistra che si impegnava a completare la riforma dell'economia. Mentre Roman fu rieletto presidente, numerosi elementi della fazione conservatrice fedele a Ion Iliescu si dimisero in segno di protesta e nei giorni successivi fondarono un nuovo partito, il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN)..
Indebolito dagli addii, alle elezioni parlamentari del 1992 il FSN ottenne il 10% e andò all'opposizione di un governo sostenuto dal FDSN con a capo Nicolae Văcăroiu. Roman ottenne un seggio alla camera dei deputati e fu presidente della commissione difesa per l'intera legislatura fino al 1996. Dal 1993 al 1996 fu anche relatore speciale dell'Assemblea parlamentare della NATO.
Nel corso della convenzione nazionale straordinaria del 28-29 maggio 1993 fu decretato il cambio del nome in Partito Democratico (PD), mentre Roman ne fu riconfermato presidente anche in occasione del congresso del 24-25 ottobre 1994. In qualità di leader del PD nel 1996 riuscì ad ottenerne l'ammissione all'Internazionale socialista con lo status di membro osservatore e favorì l'avvicinamento agli altri partiti d'opposizione, che unirono le proprie forze in occasione delle elezioni parlamentari e presidenziali del 1996.
Concorrendo per il ruolo di capo di Stato, al primo turno del 3 novembre 1996 Roman ottenne il 20%, insufficiente a conseguire l'accesso al ballottaggio. Grazie ad un accordo siglato il 7 novembre con la Convenzione Democratica Romena (CDR), però, Roman garantì il sostegno del PD al candidato presidenziale del centro-destra Emil Constantinescu che al secondo turno concorreva contro Iliescu, riuscendo a mettere le basi per la nascita di una coalizione di governo tra le due parti.
Presidente del Senato e ministro degli esteri
Con la vittoria di Constantinescu il PD entrò nel governo Ciorbea con sei ministri, mentre Roman conseguì la presidenza del senato con 87 voti a favore e 52 contrari, vincendo la concorrenza di Teodor Meleșcanu, candidato del PDSR..
Alcuni mesi più tardi la convenzione nazionale del 29-30 agosto 1997 lo riconfermò ancora alla presidenza del PD.