Con processi contro i crimini nazisti () si indicano i processi penali relativi ai crimini commessi sotto il regime nazionalsocialista. La forma abbreviata processi NSG (abbreviazione del : NSG-Verfahren) è ampiamente utilizzata in ambito accademico per i processi relativi ai crimini del nazionalsocialismo, alcuni di questi processi sono anche indicati genericamente come processi per crimini di guerra.

Storia Il perseguimento legale dei crimini commessi legati al regime nazionalsocialista fu deciso dagli Alleati nel corso della guerra e a cui si diede seguito subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. I processi di Dachau davanti ai tribunali militari statunitensi iniziarono il 15 novembre 1945 all'interno dell'ex campo di concentramento di Dachau: fu questo il caso in cui si scoprì che i prigionieri di guerra erano stati maltrattati e uccisi nei campi nazisti, anche attraverso gli esperimenti sugli esseri umani. Il processo di Norimberga si svolse tra il 20 novembre 1945 e il 14 aprile 1949 nel Palazzo di Giustizia di Norimberga, contro i principali criminali di guerra, davanti al Tribunale Militare Internazionale (TMI) appositamente istituito. I dodici processi successivi, invece, furono condotti dai tribunali militari statunitensi: gli alti ufficiali militari e governativi di Germania e Austria, e analogamente del Giappone, furono accusati di crimini contro la pace, crimini contro l'umanità e crimini di guerra e furono per lo più condannati. Questo condanne crearono la base legale per le successive decine di migliaia di procedimenti contro i singoli responsabili subordinati che erano stati coinvolti in crimini di vario tipo.

Negli anni successivi, questi processi furono lasciati ai sistemi giudiziari degli Stati sovrani nei cui territori erano avvenuti i rispettivi crimini, in quanto occupati o attaccati dal Reich tedesco e dall'Impero del Giappone tra il 1939 e il 1945: in questa casistica figurano Bulgaria, Francia, Grecia, Gran Bretagna, Jugoslavia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Romania, Unione Sovietica, Cecoslovacchia e Ungheria. Due processi individuali furono tenuti in Israele: il processo Eichmann e il processo a John Demjanjuk.

La maggior parte dei criminali di guerra riuscì a fuggire utilizzando le cosiddette ratlines: con l'aiuto della Delegación Argentina de Inmigración en Europa, le vie di fuga portarono principalmente in Argentina e nel Medio Oriente, non esistono però dati precisi sul numero di criminali nazisti che riuscirono a fuggire. Gli storici ipotizzano un numero variabile tra 180 e 800 nazisti emigrati solo in Argentina.

Gli Alleati avevano deciso un percorso da seguire per la denazificazione della Germania., in cui rientrava la maggior parte dei responsabili della politica nazista: si trattò del primo passo verso il riconoscimento penale degli anni del nazismo e, a tal fine, gli imputati furono classificati come i "principali colpevoli, incriminati, meno incriminati, seguaci e non incriminati". In particolare nella zona di occupazione statunitense, ciò significò che la maggior parte dei "meno incriminati" e dei "seguaci" dovevano essere processati prima in tribunale. I processi previsti in seguito contro coloro che erano più pesantemente incriminati non furono quasi mai portati avanti. Questa procedura incontrò l'ostilità sempre più forte della popolazione tedesca, tanto che nei singoli Stati federali tedeschi i procedimenti si conclusero nel 1951-1952.

Dagli anni Cinquanta si svolsero altri processi nazisti nella Repubblica Federale Tedesca, nella DDR e in Austria: in questi Paesi hanno rappresentato un momento essenziale del processo, sia dal punto di vista legale che morale, per fare i conti con il recente passato: le circostanze politiche, soprattutto per la guerra fredda, portarono a differenze significative nella portata, nell'intensità e negli obiettivi da perseguire degli altri processi nazisti nei Paesi coinvolti. Alcuni crimini nazisti non furono perseguiti o non portarono a una pena adeguata per i responsabili. I fascicoli con le prove raccolti durante le indagini e i processi costituiscono un'importante fonte di materiale per la ricerca storica sul nazionalsocialismo.

Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, gli Stati Uniti iniziarono a reclutare gli scienziati e i tecnici tedeschi per assicurarsi le loro competenze raggiunte in ambito tecnologico, e le conoscenze militari, facendo in modo che non venissero perseguiti.

Risoluzioni alleate sul perseguimento dei criminali nazisti Dal 1942 in poi, gli Alleati dichiararono pubblicamente la loro volontà e determinazione nel punire i criminali nazisti, in particolare i responsabili della guerra e dello sterminio degli ebrei. Il 13 gennaio 1942, i rappresentanti degli Stati occupati (Belgio, Francia, Grecia, Jugoslavia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia e Cecoslovacchia) si riunirono a Londra nel Palazzo di St. James. Cina, Gran Bretagna, URSS e USA inviarono degli osservatori, gli Stati occupati chiesero che la punizione dei crimini di occupazione commessi contro i loro cittadini fosse dichiarata uno dei principali obiettivi di guerra degli Alleati e giurarono nella Dichiarazione di Palazzo St. James di "assicurare, in uno spirito di solidarietà internazionale, secondo cui i colpevoli o i responsabili, indipendentemente dalla loro nazionalità, siano rintracciati, assicurati alla giustizia e condannati le sentenze pronunciate vengano eseguite".

A questa dichiarazione hanno aderito in seguito anche Cina e URSS..

La costante pressione dei governi in esilio degli Stati occupati portò il Ministero degli Esteri britannico, insieme ai rappresentanti degli Stati Uniti, a decidere nell'ottobre 1942 di istituire la Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra (UNWCC), che avrebbe dovuto raccogliere le prove dei crimini di guerra commessi dalle potenze dell'Asse. Questa istituzione iniziò il suo lavoro nell'ottobre 1943 come Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra e nacque prima dell'ONU. Non aveva poteri esecutivi, ma fino al 1949 riferì alle nazioni che in seguito entrarono come membri dell'ONU sui crimini di guerra commessi durante la guerra e che i loro stessi governi poi perseguirono a propria discrezione.

Nella Dichiarazione di Mosca del 1º novembre 1943, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica accettarono di portare i principali criminali di guerra, la cui responsabilità non era geograficamente limitata al singolo Paese, davanti ai tribunali penali internazionali: i criminali di guerra dovevano essere processati nei Paesi in cui avevano commesso i crimini e fu anche concordato l'arresto e l'estradizione a livello globale dei presunti criminali nazisti.

L'Accordo di Potsdam prevedeva che i criminali di guerra nazisti fossero processati dagli Alleati nelle rispettive zone di occupazione. L'accordo, che gli Alleati firmarono nel Palazzo Cecilienhof di Potsdam l'8 agosto 1945, formulò la definitiva carta del Tribunale Militare Internazionale (TMI), noto come Statuto di Londra, e costituì la base legale di questo tribunale. Essa spiegava lo scopo, definiva la procedura del procedimento penale e determinava i singoli capi d'accusa.

Il 20 dicembre 1945, il Consiglio di controllo alleato delle quattro potenze vincitrici emanò la Legge del Consiglio di Controllo nº 10, dove si stabilì una procedura uniforme per il perseguimento dei crimini nazionalsocialisti. In base a questa legge, i comandanti delle quattro zone di occupazione erano autorizzati a condurre i processi penali per aggressione bellica, violazione della legge marziale, crimini contro l'umanità e appartenenza a organizzazioni criminali. Tuttavia, i tribunali militari degli Alleati si limitarono per lo più a perseguire i reati di cui erano vittime i loro cittadini e quelli dei loro alleati.

Responsabilità

Quando le truppe alleate invasero la Germania, tutti i tribunali tedeschi vennero chiusi in base all'art. III del Proclama nº 1 del Comandante Supremo AlleatoABlAmMilReg. A S. 1. L'amministrazione della giustizia subì una battuta d'arresto.vgl. hierzu den mündlichen Bericht des damaligen Bundesjustizministers Fritz Schäffer in der 104. Sitzung des Rechtsausschusses des 3. Deutschen Bundestages vom 11. Mai 1960, Kurzprotokoll S. 27. Solo nella seconda metà del 1945 i tribunali ripresero le loro attività, in tempi e luoghi diversi. La riapertura dei tribunali fu legalizzata dalla legge del Consiglio di controllo nº 4 del 30 ottobre 1945 sulla riorganizzazione del sistema giudiziario tedescoABlKR S. 26. e dalla legge nº 2 del governo militare americanoABlAmMilReg. A S. 7. La giurisdizione dei tribunali tedeschi fu stabilita dall'Art. III della legge nº 4 del Consiglio di controllo. In particolare, i tribunali tedeschi non potevano giudicare i reati commessi dai nazionalsocialisti o da altre persone contro i cittadini delle nazioni alleate o dei loro alleati senza un'autorizzazione specifica.

Gli Alleati inizialmente rivendicarono la giurisdizione esclusiva per giudicare i crimini del regime nazionalsocialista. Secondo l'art. II nº 1 a, b, c della Legge del Consiglio di Controllo nº 10 del 20 dicembre 1945ABlKR S. 50 si criminalizzavano i crimini contro la pace, i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità. L'art. III, nº 1, lett. d, frase 1, della stessa legge concedeva alle autorità di occupazione il diritto di portare le persone accusate davanti a un tribunale idoneo per il processo, le autorità di occupazione potevano dichiarare i tribunali tedeschi competenti a giudicare i crimini commessi dai cittadini tedeschi contro altri cittadini tedeschi o apolidi. Nella zona americana, questa autorizzazione fu concessa per ogni singolo caso; nelle zone britannica e francese, furono concesse autorizzazioni generali.Art. I Nr. 1 der VO Nr. 47 der britischen Militärregierung (ABIBritMilReg. S. 306), in Kraft getreten am 30. August 1946; Art. 2 Nr. 5 der VO Nr. 173 des französischen Oberkommandierenden in Deutschland (JournOff. S. 1684), in Kraft seit 23. September 1948

Gli articoli 14 e 15 della legge nº 13 dell'Alta Commissione Alleata del 25 novembre 1949ABlAHK S. 54 abrogarono la legge nº 4 del Consiglio di Controllo con effetto dal 1º gennaio 1950. Le disposizioni che limitavano la giurisdizione dei tribunali tedeschi in materia penale furono abrogate, ad eccezione di alcuni diritti riservati delle potenze occupanti.vgl. BVerfG, Beschluss vom 26. Februar 1969 – 2 BvL 15, 23/68 Rdrn. 43 ff.

Ai sensi della Parte I, articolo 3, paragrafo 3, lettera b), del Trattato sul regolamento delle questioni derivanti dalla guerra e dall'occupazione (Trattato di transizione nella versione pubblicata il 30 marzo 1955)BGBl. II S. 301, 405, i reati alla base del procedimento non potevano più essere perseguiti dai tribunali e dai pubblici ministeri della Repubblica Federale Tedesca se le indagini penali erano già state condotte e definitivamente concluse da una delle tre potenze occupanti occidentali.

I processi in Germania Processo di Norimberga per i crimini di guerra Dal 1º ottobre 1945 al 18 ottobre 1946, il Tribunale Militare Internazionale, presieduto dai giudici di tutte e quattro le potenze vincitrici, condusse il Processo di Norimberga contro i principali criminali di guerra, in cui furono processati 24 principali criminali di guerra tedeschi e austriaci, di cui furono condannati 22 imputati e 12 dei quali furono condannati a morte per impiccagione.

L'accusa comprendeva originariamente quattro capi d'imputazione:

piano comune con lo scopo di commettere crimini di guerra (cospirazione); crimini contro la pace (in particolare preparazione della guerra di aggressione); crimini di guerra; crimini contro l'umanità.