La basilica di San Siro, una delle più antiche chiese di Genova, in Liguria, è un luogo di culto cattolico situato nell'omonima via, nel quartiere della Maddalena. Eretta secondo la tradizione nel IV secolo, fu inizialmente intitolata ai dodici apostoli; vi fu seppellito il santo vescovo Siro e divenne la prima cattedrale di Genova, per poi esserne concattedrale. La sua comunità parrocchiale fa parte del vicariato "Centro Ovest" dell'arcidiocesi di Genova.La Basilica di San Siro sul sito dell'arcidiocesi di Genova Il ricchissimo interno è fra i più rappresentativi del barocco genovese.

La Basilica è affidata agli Oratoriani della Congregazione di Genova .

Storia Le origini

Situata fuori della primitiva cinta muraria di epoca carolingia, in quello che oggi è il cuore del centro storico, la basilica è stata la prima cattedrale della diocesi di Genova. L'attuale chiesa fu eretta sul sito di un antichissimo luogo di culto, intitolato ai Dodici Apostoli, che secondo la tradizione sarebbe stato costruito nel IV secolo (ma più probabilmente nel VI secolo).

Inizialmente intitolata ai Santi Apostoli la chiesa venne poi dedicata a San Siro, uno dei primi vescovi di Genova, vissuto nel IV secolo, e per alcuni secoli ebbe la funzione di cattedrale della diocesi di GenovaTouring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009, all'epoca dipendente da Milano.Solo nel XII secolo, e precisamente nel 1133, la diocesi di Genova sarebbe stata costituita come arcidiocesi autonoma da parte del papa Innocenzo II. sul sito di Gerso, azienda specializzata nel restauro di immobili storici ed opere d'arte. Nel X secolo la sede vescovile fu trasferita alla nuova cattedrale di San Lorenzo (lo storico settecentesco Francesco Maria Accinelli riporta il 985 come data del trasferimentoFrancesco Maria Accinelli, Compendio delle Storie di Genova dalla sua fondazione al 1776, vol 1, pag 15), dove, come già ricordato, sarebbero state in seguito traslate anche le reliquie di San Siro.G.B. Cevasco, in "Descrizione di Genova e del Genovesato", Tipografia Ferrando, Genova, 1846 Secondo altri storici il trasferimento della sede vescovile sarebbe invece avvenuto all'inizio dell'XI secolo, forse dopo un periodo in cui le due chiese avevano condiviso la cattedralità.

Sul trasferimento della cattedrale ebbe un peso decisivo il fatto che la chiesa di San Siro era esclusa dalla cerchia muraria medievale e quindi più esposta alle incursioni saracene, che in particolare nel IX e X secolo avevano colpito duramente la città.

La prima ricostruzione Nel febbraio del 1007 il vescovo Giovanni II la eresse in abbazia, assegnandola ai Benedettini che grazie a munifiche donazioni tra l'XI e il XII secolo fecero costruire una grande basilica romanica a tre navate, in luogo della chiesa originaria, e dettero un grande impulso all'urbanizzazione dell'area circostante, il cosiddetto "Burgus".

La basilica fu solennemente consacrata il 9 agosto 1237 dall'arcivescovo Ottone II, alla presenza di numerose alte autorità ecclesiastiche tra cui il patriarca di Gerusalemme Geroldo di LosannaG.B. Semeria, Secoli Cristiani della Liguria, Torino, Tipografia Chirio e Mina, 1843; i Benedettini vi rimasero fino al 1398, quando, sotto il pontificato di Bonifacio IX, dopo un periodo di declino protrattosi per tutto il XIV secolo la chiesa venne data in commenda. L'arciprete Oberto Sacco fu il primo abate commendatario.

Due secoli dopo, il 5 agosto 1575, con il definitivo abbandono degli ultimi benedettini, un breve del papa Gregorio XIII affidò la chiesa ai Padri Teatini, presenti a Genova dal 1572 nella vicina chiesa della Maddalena; il titolo di abate venne invece trasferito al vescovo pro-tempore di Genova, ed è tuttora attribuito all'arcivescovo in carica.

Il rifacimento cinquecentesco Nel 1580 l'intera ala meridionale della chiesa fu distrutta da un incendio e i Padri Teatini ne decisero la totale ricostruzione. La paternità del progetto del nuovo edificio barocco, strutturato secondo le forme previste dalla Controriforma, è incerta: dagli storici è alternativamente attribuito al Vannone (al quale si deve con certezza la cappella Pinelli all'interno della chiesa), al padre teatino Andrea Riccio o a Daniele Casella, con la collaborazione dell'architetto savonese Giacomo Besio. Accanto alla chiesa furono realizzati anche il convento e il chiostro.

I lavori, iniziati nel 1584, si protrassero fino al 1619, quando fu completata la cupola, ma già nel 1610 vi si celebrò la prima messa solenne, mentre nel 1613 vennero completate le principali strutture murarie; le decorazioni interne furono realizzate nel corso di tutto il XVII secolo mentre la facciata principale, in stile neoclassico, sarebbe stata realizzata solo nell'Ottocento.

I Teatini chiesero inutilmente un finanziamento pubblico per la ricostruzione della chiesa, mentre le sovvenzioni non mancarono da parte di varie famiglie patrizie genovesi (Centurione, Grimaldi, Invrea, Imperiale, Lomellini, Pallavicini, Pinelli, Serra e Spinola).

Nel XVIII secolo l'apertura della Strada Nuovissima (attuale via Cairoli), comportò un ridimensionamento del convento e del chiostro. Nel 1798, per le leggi di soppressione degli ordini monastici emanate dalla Repubblica Ligure napoleonica, i Teatini dovettero abbandonare il convento e la chiesa, che fu affidata al clero diocesano.

Dall'Ottocento ai giorni nostri Nel 1821 fu finalmente realizzato il prospetto principale, in stile neoclassico, su disegno di Carlo Barabino. Prima di allora la facciata era rimasta grezza, poiché il progetto previsto all'epoca della ricostruzione, il cui disegno era stato riportato dal Rubens nel 1622, non fu mai eseguito.

Nel 1904 per scongiurarne il crollo fu decisa la demolizione dell'antico campanile romanico, che aveva evidenziato pericolose crepe.

La chiesa subì gravi danni a causa di bombardamenti durante la seconda guerra mondiale e fu restaurata negli anni immediatamente successivi. In particolare furono distrutte due cappelle della navata di sinistra e l'altare di nostra Signora della Provvidenza.

Tra il 2007 e il 2008 sono stati eseguiti restauri delle decorazioni e degli affreschi delle cappelle e del presbiterio.

Descrizione Esterno L'attuale prospetto principale della basilica, rimasto a lungo incompiuto, fu realizzato tra il 1819 e il 1821. In stile neoclassico, è opera di Carlo Barabino, architetto genovese al cui nome sono legati numerosi edifici pubblici nei primi decenni dell'Ottocento e il piano di espansione urbanistica della città. Ai lati del portale d'ingresso, statue in stucco della Fede, di Nicolò Traverso, e della Speranza, di Bartolomeo Carrea. Sotto al timpano si trovano dei bassorilievi raffiguranti vari episodi della vita di San Siro, ispirati all'agiografia tradizionale del santo.

Interno

L'interno della chiesa, suddiviso in tre navate da due file di archi sorretti da colonne binate, è ricco di opere d'arte. La decorazione, in stile barocco, è per la maggior parte opera della famiglia ticinese dei Carlone: in particolare Taddeo, autore di diverse sculture, e Giovanni Battista, al quale si devono gli affreschi della navata centrale, della cupola e del coro, eseguiti con la collaborazione del quadraturista bolognese Paolo Brozzi. Al primo si devono le statue in stucco degli apostoli nelle nicchie delle navate laterali, al secondo gli affreschi raffiguranti Il miracolo del basilisco, nella volta del coro e la Gloria di S. Siro in quella del presbiterio (1652).

Gli altri affreschi del Carlone, tutti eseguiti tra il 1650 e il 1670, raffigurano Costantino adora la croce e L'imperatore Eraclio riporta la vera croce sul Calvario, nella volta del transetto, episodi della vita di S. Pietro (Vocazione di San Pietro, Martirio di San Pietro, San Pietro fa precipitare Simon Mago), Cattura di Cristo nell'orto degli ulivi, Beatitudini, Virtù teologali, Virtù cardinali e Profeti e Gerarchie celesti.

Altri celebri artisti genovesi del Seicento (Gregorio De Ferrari, Domenico Fiasella e Domenico Piola) realizzarono gli affreschi nelle volte delle cappelle e delle navate laterali.

L'altare maggiore, in marmo nero e bronzo (1670), è opera di Pierre Puget, artista marsigliese attivo a Genova nella seconda metà del Seicento, al quale è attribuito anche il Crocifisso.

Il prospetto della controfacciata, opera di Rocco Pellone (1641), è ornato da una grande statua di S. Pietro, lavoro di un discepolo dei Carlone.

Nell'abside il gruppo della Pietà, opera di Giacomo Carlone (1533-1566), è ispirato alla celebre statua michelangiolesca della basilica di San Pietro.

Sagrestia Una vasta quadreria è conservata nella sagrestia, a cui si accede dalla navata sinistra. Vi si trovano opere dei maggiori artisti genovesi del periodo barocco, tra questi lAssunta, su ardesia, di Andrea Semino, Ultima Cena di Orazio De Ferrari, Riposo durante la fuga in Egitto e Estasi di S. Francesco di Gregorio De Ferrari, Cristo al Calvario di Bernardo Castello, Decollazione del Battista, Annunciazione e I Santi Gaetano e Andrea Avellino di Domenico Piola.

Cappelle laterali Lungo ciascuna delle navate laterali si trovano sei cappelle riccamente decorate e un pregevole corredo di opere d'arte; due di queste cappelle (dedicate a Nostra Signora della Provvidenza e a Sant'Antonio) chiudono sul fondo le due navate. Le cappelle laterali sono intitolate alle principali famiglie patrizie che contribuirono alla decorazione della chiesa e che ne ebbero il giuspatronato.

Cappelle di destra Prima cappella, dedicata alla Santissima Annunziata (famiglia Grimaldi-Cebà): Annunciazione di Orazio Gentileschi (1624) e vari dipinti settecenteschi di Giovanni Luca e Girolamo Celle. Tra la prima e la seconda cappella si trova il fonte battesimale (1445), appartenente alla vecchia chiesa benedettina.C.G. Ratti, Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura, scultura ed architettura, ecc., 1780 Seconda cappella, dedicata a San Gaetano di Thiene (famiglia Lomellini): gruppo ligneo raffigurante S. Gaetano col Bambino e la Vergine, attribuito a un allievo del Maragliano. Alle pareti tre dipinti di Domenico Piola (San Gaetano in preghiera, Apparizione di Cristo, San Gaetano aiuta Cristo a portare la croce), autore anche dell'affresco nella volta (Gloria di S. Gaetano). Terza cappella, dedicata a Sant'Andrea Avellino (famiglia Cybo): sull'altare dipinto di Domenico Fiasella raffigurante la Morte di Sant'Andrea Avellino di Domenico Fiasella. Alle pareti S. Andrea Avellino assalito dai demoni e Transito del santo di Orazio De Ferrari. Nella volta Gloria di S. Andrea Avellino di Gregorio De Ferrari. Quarta cappella, dedicata alla Madonna della Guardia (in passato alla Madonna delle Grazie; famiglia Spinola); l'altare è attribuito a Tommaso Carlone; alle pareti Natività di Maria di Aurelio Lomi e Decollazione del Battista del ferrarese Carlo Bononi. Nelle volte affreschi di G.B. Carlone (S. Rosa in adorazione della Madonna) e di suoi allievi. Quinta cappella, dedicata al Sacro Cuore (famiglia Centurione); altare in marmi policromi con moderno quadro raffigurante il Sacro Cuore e due dipinti attribuiti a G.B. Carlone (Miracolo di San Nicola e San Nicola distribuisce elemosine). Sesta cappella, in capo alla navata destra, dedicata a Sant'Antonio (famiglia Pinelli); sculture di Taddeo Carlone e della sua bottega (San Gregorio, San Giovanni Battista, San Francesco da Paola, San Carlo Borromeo). I dipinti sono opera di Giovanni Domenico Cappellino (Coronazione di spine e Flagellazione) e Aurelio Lomi (S. Antonio risana un infermo).

Cappelle di sinistra Prima cappella, dedicata a San Matteo (in passato alla Disputa con i Dottori; famiglia Imperiale). Dipinto dei fratelli Agostino e Giovanni Battista Montanari, allievi del Paggi, raffigurante il Martirio di San Matteo, parzialmente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.