La decorazione interna della Pieve di San Pietro (Gropina) è particolarmente ricca, soprattutto nei capitelli e nel pulpito, i cui programmi iconografici sono una vera "enciclopedia sacra" con evidente intento didascalico. Sono raffigurate scene tratte dall'Antico, Nuovo Testamento, animali e creature fantastiche con un preciso valore simbolico, ma anche episodi tratti dalle favole di Fedro con preciso valore morale.

Il pulpito fu realizzato nel IX secolo ed è notevole testimonianza di arte longobarda, mentre i capitelli risalgono alla seconda metà del XII secolo (a destra) e alla prima metà del XIII secolo (a sinistra) e sono notevole espressione di scultura romanica. Si ignorano le identità degli scultori. Secondo Guido Tigler, un primo scultore, di cultura lombarda, eseguì i capitelli di destra, in controfacciata e quelli in fondo alla navata sinistra, mentre una maestranza più moderna e di influsso linguadocano, a breve distanza di tempo scolpì i primi quattro capitelli della navata sinistra.

Pulpito Per quanto riguarda il pulpito, la tavola che l'Angelo di Matteo mostra è riportata una scritta assai consunta che nel 1996 Carlo Fabbri riuscì a decifrare e che permette di risalire ad una commissione di tale prete Bernardo nell’anno 825: [...]Q[...] [PRESBIT]ERV(M) BERNARD(VM) [...] M(ISE)R(I)CHORD(EM) A(NNO) D(OMINICE) I(NCARNATIONIS) DC[CC]XXV I.R.f(ecit).

La colonna ofitica ed il capitello con le figurine oranti Il pulpito è sostenuto da una colonna ofitica, che simboleggia la Trinità, dove le due colonne più alte e più basse sono, rispettivamente, il Padre (amante) ed il Figlio (amato), mentre il nodo rappresenta lo Spirito Santo (Amore); oppure rappresenta la doppia natura di Cristo, divina e umana, indissolubilmente legata. Il capitello sopra la colonna ofitica presenta i dodici apostoli in posizione inginocchiata ed orante in atto di ricevere lo Spirito Santo simboleggiato dalle fiammelle soprastanti.

La fascia con tralci di quercia ed i quattro evangelisti Alla base del pulpito, sopra la colonna, vi è una fascia con tralci di quercia stilizzati, simboleggianti la forza della Fede,, o comunque la forza data da Cristo. Sopra la colonna, sul parapetto, spiccano i Quattro Evangelisti raffigurati, dall’alto verso il basso, dall’ aquila simbolo di Giovanni, Angelo simbolo di Matteo, Leone simbolo di Marco, e Bue simbolo di Luca, quest’ultimo tra i dentelli del capitello più in basso.

Le quattro grandi specchiature Ai lati dell’asse fornito dai quattro evangelisti, sul parapetto, sono poste quattro grandi specchiature, due per lato. Partendo dall’estrema sinistra, vi è il Serafino con le sei ali spiegate, insieme a due piccoli immagini dellAgnello di Dio (in basso) e due Grifoni, simbolo di Cristo giudice e misericordioso (in alto). Più a destra si ammira la Tentazione contro la Fede, raffigurata dalla Sirena con la coda bicaudata aperta, simbolo di tentazione lussuriosa, e di Adamo (per alcuni un Acrobata), che è divorato da due serpenti. Quindi è presente la specchiatura con le spirali, interpretate come ricerca della Fede, anche se la posizione che fa da "pendant" rispetto a quella della Tentazione suggerisce un significato più negativo, ovvero le spirali verso il peccato, considerando che tutte le spirali terminano il percorso in uscita verso il basso. È stato anche ipotizzato, essendo le spirali affrontate con percorsi in senso orario ed antiorario, che rappresentino i cammini virtuosi e peccatori, oppure evoluzione e involuzione. Infine, all’estrema destra, vi è il Disco solare, raffigurante Cristo come luce del mondo, la cui nascita fissata al 25 dicembre coincide proprio con la Festa del Sole degli antichi Romani. L’immagine è interpretabile anche come simbolo di Trinità, considerando gli otto petali (numero riconducibile a Dio), i quattro rami della croce più esterni (Cristo) e le fiammelle (Spirito Santo).

Capitelli I capitelli scolpiti nella pieve sono sedici in tutto, sette principali per lato, compresi quelli in controfacciata, su semipilastri rettangolari, ed i due su semicolonne addossate alla parete di fondo. A questi vanno aggiunti due ulteriori capitelli su semicolonne nelle cappelle alle estremità delle navate e quelli dei due registri di colonnine sull'abside. I pilastri dopo il pulpito e quello opposto invece non sono decorati. Le raffigurazioni dei capitelli sono nel complesso una allegoria della lotta tra il bene ed il male e presentano un’alternanza regolare di figure negative (male) e positive (bene) dalla controfacciata fino all’abside dove trionfa il bene, riportando lo stesso connotato benigno (o maligno) sui due capitelli destro e sinistro dello stesso livello.

Controfacciata Capitello di destra

Raffigura gli episodi di due novelle di Fedro. Sul lato rivolto alla parete della navata destra si ammira una scena rappresentativa della favola del lupo e dell’agnello in cui si vede il lupo che addenta l’agnello indifeso, favola che allerta il buono (martire salvato da Dio) sull’esistenza di persone malvagie ingiustificabili che con pretesti di ogni tipo sono determinate a fare del male e che non sono disposte a tornare indietro (che invece sono condannate). Questa favola è anche un richiamo alle accuse pretestuose rivolte a Gesù Cristo (Agnello di Dio) da sacerdoti e anziani crudeli (i lupi cui Cristo fa menzione più volte nel Vangelo) che vogliono metterlo in croce a tutti i costi cercando pretesti di ogni tipo. In particolare, l’agnello della favola ribatte in verità a tutte le accuse del lupo, ma senza riuscire a cambiare la volontà del lupo di sbranarlo comunque. Allo stesso modo, Cristo ribatte in verità alla accuse pretestuose rivolte dal popolo tramite Ponzio Pilato, ma senza cambiare il suo destino di crocifissione. Al centro e sul lato opposto una scena rappresentativa della favola del lupo e della scrofa partoriente, in cui si vede il lupo che proferisce l’inganno di voler fare da ostetrico (condannato) e la scrofa che non fidandosi partorisce da sola mettendo al mondo ed allattando quattro lattonzoli (saggia che si tutela con l’assistenza di Dio). L’immagine della scrofa viene anche interpretata come la scrofa bianca che allatta trenta piccoli indicata dal dio Tevere ad Enea come luogo in cui suo figlio Ascanio fonderà Alba Longa (Eneide, VIII, 43-48), da recuperare in chiave cristiana come simbolo della Parola di Dio che nutre e fortifica le anime, così come i lavori agricoli nutrono l'uomo nelle quattro stagioni dell'anno (i quattro porcellini). Viene anche interpreatata come simbolo generale di maternità.

Capitello di sinistra

Raffigura un animale o creatura fantastica che è stata interpretata come orso, oppure come chimera. In ogni caso è simbolo del maligno perché dalla sua bocca che digrigna i denti escono tralci e la sua coda è bifida con una parte più lunga che si attorciglia intorno alle zampe. Sia l’orso che la chimera in arte romanica hanno significati negativi di ferocia ed aggressività ed impersono quindi il malvagio, il peccato, Satana o comunque il male che assale il cristiano e che agisce quindi qui da monito (l’orso può avere anche significato positivo, in realtà, ma non con questo aspetto feroce).

Prime colonne Capitello di destra

Raffigura tre cavalieri con lancia e scudo, più la figura di un uomo seduto su un cavallo all’amazzone (con gambe cioè sullo stesso lato); agli angoli quattro uomini nudi più piccoli che mostrano il loro membro. I cavalieri sono generalmente figure positive, perché rappresentano una nuova classe di uomini liberi e ricchi, educati al cristianesimo e quindi equilibrati ed al servizio della difesa della fede cristiana, ad esempio in lotta nelle crociate che conducono all’ascesa in Paradiso, oppure fedeli la cui anima (cavaliere) domina il corpo (cavallo). Secondo entrambe le interpretazioni si contrappongono alle figurine nude più piccole che rappresentano infedeli o peccatori. Secondo un autore, i cavalieri sono simbolo di guerra, ferocia e passioni smodate, peccatori quanto gli uomini nudi più piccoli. Tuttavia, i cavalieri hanno sempre un connotato positivo nelle chiese romaniche e la rappresentazione in equilibrio piuttosto che in lotta tra loro o in posizioni contorte tende ad escludere questa interpretazione. Il quarto cavaliere in posizione inconsueta è più difficile da interpretare. Può indicare lo spinario, che necessita di rimuovere la spina dal suo piede, intralcio in questo cammino sia fisico che spirituale (la spina è il peccato o la difficoltà nella ricerca della salvezza). In quanto spinario, può essere simbolo del lussurioso o comunque del peccatore che ha smarrito la retta via facendosi male. È stato visto anche come Teodorico da Verona che, secondo la leggenda, fu rapito da un cavallo nero per essere gettato dentro un vulcano per punirlo della sua persecuzione ai Cristiani.

Capitello di sinistra

È un capitello semplice con volute di acanto tipico dello stile corinzio. Secondo la leggenda, l’architetto Callimaco (V secolo A.C.) vide spuntare dalla tomba di una bambina di Corinto un tralcio di acanto interpretandolo come segno di rinascita e traendone ispirazione per creare il capitello di ordine corinzio. Il Cristianesimo recuperò questo significato, collocando capitelli in stile corinzio nelle sue chiese più spesso di altri ordini, in particolare nel coro e nelle absidi, il luogo più sacro della chiesa (e la pieve di Gropina non fa eccezione). È quindi simbolo di immortalità, di vita ultraterrena concessa per misericordia di Dio o guadagnata per virtù, facendo quindi da "pendant" simbologico al capitello dei cavalieri anche loro destinati all’immortalità.

Seconde colonne Capitello di destra

Raffigura leoni (o meno probabilmente tigri) in lotta tra di loro ad indicare il caos e le lotte che esistono tra le forze del male che non riescono a trovarsi d'accordo neppure tra di loro. Un’interpretazione alternativa, meno probabile, è l’indicazione della lotta fratricida tra Caino e Abele. In ogni caso è capitello che raffigura forze del male.

Capitello di sinistra

Raffigura sulle quattro facce simboli demoniaci, ovvero un demone cornuto che digrigna i denti (rivolto verso l’entrata), un caprone (verso la parete), un felino, drago o animale fantastico che digrigna i denti e spalanca gli occhi demoniaci (verso l’abside) ed infine una figura umana con la bocca aperta (verso la navata centrale). Sono tutti simboli negativi. Solo sull’attribuzione dell’ultima figura rimane qualche dubbio, in quanto generalmente non è interpretata dagli storici dell’arte ed ultimamente è stata associata al Green Man anglosassone, ovvero forza generatrice naturale arcaica. È tuttavia interpretazione improbabile per la presenza di forze malefiche sugli altri lati e perché il Green Man ha in genere fogliame che esce dalla bocca, mentre qui le foglie sembrano entrare dall’esterno nella bocca aperta a sproposito.

Terze colonne Capitello di destra

Descrive un tralcio di vite con uva. È simbolo dell'eucaristia oppure si riferisce al Vangelo in cui Gesù Cristo disse “Io sono la vite e voi siete i tralci, se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto; senza di me non potete far nulla” (). È quindi segno positivo.

Capitello di sinistra